Caracalla si dilettò grandemente dei giuochi gladiatorî e delle venationes[486]. Parecchi spettacoli fe’ celebrare nel nostro Anfiteatro: colle proprie mani uccise un elefante, una tigre ed un ippotigre[487]. Costrinse il famoso gladiatore Batone, da tutti stimato invincibile, a battersi nello stesso giorno, ed uno dopo l’altro, con altri tre gladiatori: Batone, già sfinito, rimase vittima del terzo.

Antonino Caracalla onorò il cadavere di Batone con pompose e magnifiche esequie[488]; e, per compensare in qualche maniera quel suo atto crudele, gli fece edificare un magnifico sepolcro. Il Fabbretti[489], presso la Via Aurelia, nella villa Doria-Pamphili, ritrasse il disegno del cippo, alto piedi 6, once 6, dedicato a questo famoso gladiatore:

BA . TO . NI .

Sotto il nome così punteggiato, si scorge una figura scolpita, barbata, rappresentante Batone con fasce legate intorno al petto, avente sui lombi una larga cintura, ed al collo una doppia catena, o collana, adornata con due pallottole rotonde (torques). Colla destra stringe un coltello; la sinistra è difesa dallo scudo, ed egli ha la testa nuda. Il Winckelmann[490] pubblicò di nuovo questo bassorilievo, e su di esso fece le seguenti osservazioni: «Egli non ha che un gambale alla gamba sinistra, formato da una lastra, e legatovi dietro con delle fasce...... Questa gamba, che mirasi così armata nelle figure di Castore e Polluce, tanto rinomati pei giuochi ginnici, dipinte in un vaso di terra cotta....; sì in due gladiatori impressi in una lucerna anch’essa di terra cotta[491], fanno vedere quest’uso essere stato proprio di coloro che combattevano nei giuochi pubblici. L’andar poi eglino così armati ne fa supporre che i gladiatori, mettessero avanti il piede sinistro, e ritirassero il destro; sebbene la destra gamba di Batone non rimane senza difesa; vedendovisi legato sotto il ginocchio un riparo per li colpi, che l’avversario avesse cercato di dargli in quella parte».

Regnando Macrino, un fulmine, come vedremo, appiccò il fuoco all’Anfiteatro, che rimase perciò mutilo per qualche tempo; ed i giuochi gladiatorî si diedero nello Stadio[492].


Eliogabalo ne intraprese il restauro, e Severo Alessandro lo portò a perfezione. Una medaglia di quest’imperatore (dell’a. 223) rappresenta il combattimento di un uomo con una belva[493] nell’arena dell’Anfiteatro Flavio. Fuori di questo si scorge, su di un piedistallo, un frammento di colonna, e l’imperatore in atto di entrare nell’Anfiteatro, seguito da una guardia: dall’altra parte apparisce una specie di portichetto con frontone[494]. La medaglia ha questa scritta:

IMP . CAES . M . AVR . SEV . ALEXANDER AVG .

e, nel rovescio: