Eran d’avorio levigate ruote,

Il cui volubil perno delle fere,

Col volger pronto, l’adugnar fu vano,

E si avventan, le rovescia a terra.

Splendevan anco di fin auro attorte

Le reti che sporgeano inver l’arena

Per più denti disposti a ugual distanza:

Ed era (s’io pur merto fede alcuna,

La mi porgi, o Licota) era ogni dente

Assai più lungo d’un de’ nostri aratri.