PONT . MAX . TR . P . II . COS . P . P . S . C .[543]

(a. 976/223).

Il Maffei crede che l’ultima mano al restauro l’abbia data Gordiano Pio (a. 238); e lo deduce da quell’insigne medaglione che egli riporta nella tav. I della sua opera sull’anfiteatro di Verona. La medaglia offre nel dritto la protome di Gordiano III, coll’epigrafe:

IMP . GORDIANVS PIVS FELIX AVG .[544]

e, nel rovescio, l’Anfiteatro avente a sinistra la Mèta ed il Colosso, a destra una specie di portichetto arcuato, sostenuto da colonne ed ornato di timpano il quale copre una statua stante; in mezzo all’arena poi presenta un toro alle prese con un elefante, e nel dintorno l’iscrizione:

MVNIFICENTIA GORDIANI AVG.

In basso si scorge l’Imperatore a cavallo, munito di scettro e preceduto da una Vittoria; e dietro il cavallo, un soldato. Questa medaglia o monumento numismatico non presenta una data positiva, ma certo appartiene al periodo fra l’anno 238 dell’êra volgare (in cui Gordiano ebbe il titolo d’Augusto) e l’anno 244, quando Gordiano rimase estinto pel nero tradimento di Filippo[545]. Anche il Canina[546] è di parere che Gordiano abbia aggiunte altre opere all’Anfiteatro. Ma il Ch. Lanciani[547] dice che questa asserzione è gratuita; imperocchè di Gordiano Giuniore opera.... Romae nulla extant praeter quaedam nymfia (sic) et balneas[548].


Circa l’anno 259 o 260 l’Anfiteatro Flavio tornò a subire un nuovo incendio; ma il danno fu lieve, e il monumento venne tosto restaurato dall’Imperatore Decio[549]. Se di questo restauro ne fu lasciata memoria in marmo, questa è perita.

Una legge[550] emanata da Costantino in Sardica il 17 Dicembre, e ricevuta gli otto marzo del 321, si riferisce alla consulta degli aruspici, in caso che un fulmine colpisse un pubblico edificio. In questa legge parlasi di un anfiteatro, e molti pensano che si alluda all’Anfiteatro Flavio. Se così fosse, il danno prodotto dal fulmine dovè essere di piccolissimo momento, giacchè nè gli storici nè i cronografi ne fanno menzione.