ATTO SECONDO
In quell’atto il Redentore richiama a vita il figlio della vedova di Naim. Il miracolo giunge a cognizione di Simone, il quale si fa un dovere d’invitar Cristo alla sua mensa. Quivi la Maddalena unge i piedi del Messia: e Giuda vien preso da ira e sdegno per il balsamo che quella adopera. I Farisei risanno, a lor volta, la guarigione dell’ossesso fatta da Cristo, e lo tentano colla famosa domanda relativa al tributo di Cesare: il Redentore li confonde con sagge risposte: torna poi dalla sua Madre; e coll’ordine che dà ai suoi discepoli di preparare l’ultima cena si dà fine all’atto secondo.
ATTO TERZO
Torna in iscena Giuda, il quale spiega il suo odio contro Cristo: mette in esecuzione il suo tradimento: va alla casa di Caifa, onde accusare il suo Maestro presso quel Pontefice: un servo ne porge avviso a Caifa. Giuda entra nell’appartamento del Pontefice, e dice:
«Padri coscritti, Scribi e Signori,
So ben che tutti siate di buona mente;
Aver seguito Cristo assai mi duole,
Prestando troppa fede a’ sue parole».
Ciò detto, il traditore contratta col Capo dei Farisei la somma da sborsarsi per la consegna della persona di Cristo: stabilisce la maniera onde portare ad esecuzione il suo tradimento, e col mettersi che egli fa in tasca i trenta danari, si chiude il terzo atto.