A dì.... ditto la sera, presi a la scaramuza 4 homeni d'arme, tra i qual mons. Loys di Sansonaia, morti 25, di quali li nemici ne fece sepelir 15; el resto fece sepelir nostri; item cavalli 31, pedoni 15, et un altro homo d'arme, el qual tolseno li Elemani, oltra cavalli assaissimi morti.

A dì 16 ditto in Megnone fo discavalcati homeni d'arme 26, de li qual X morti et 4 presoni con ferite; cavalli 12 morti, et fra arzieri et pedoni morti e feriti assaissimi.

A dì 17 Luio da matina, per lettere di 13 di Zenoa dil Secretario nostro, se intese come l'armada franzese de legni n. 12, tra galie et galioni et barze, era stata presa; sopra la qual havea trovato oltra li butini, che fonno assà, boche 300 di artilarie, 400 botte di polvere, le porte enee di Castelnuovo di Napoli, le qual costono ducati 20 milia, ut dicitur; etiam 200 donne, tra donzelle et altre giovane, licet da franzesi fusseno state assà tastate: le qual fo quelle tolseno a Gaeta, come ho scritto di sopra; et ancora 20 moniche, le qual essi Franzesi menava in Franza, et il modo le preseno, sì come per do lettere mandate al Duca de Milan, le qual saranno qui sotto scritte, se intenderà. Et essendo andato a ditta impresa Zuan Adorno capetanio di le fantarie fratello dil Governador, et Zuan Alvise Dal Fiesco fratello di Domino Obieto, tamen teniva col Duca de Milan, con molta zente verso Rapallo a dì 13 ditto a hora di terza l'armata zenoese assaltò ditta franzese et quella prese con tutti li homeni, che non potè fugir niuno. Et fo preso il capetanio mons. de Miolans, el qual era amalato; et esso medemo disse a Baptista Spinola, che fo quello lo prese, come dil suo proprio era su ditte Galie per ducati 10 milia, sì che zenoesi vadagnò per questa impresa più de ducati 100 milia, oltra li legni et le artilarie; et cussì ditta armada fo menata in Zenoa con grandissima consolatione. Et uno di quelli fantacini prese mons. Peron de Basser assà nominato di sopra, et quasi la prima causa di far venir el Re de Franza in Italia, et con inzegno si seppe liberar, perchè non era conosuto, et li dete ducati 125 a quello lo havia presone, et fo lassato; el qual andò a trovar li altri, zoè mons. di Bressa et il Cardinal San Piero in Vincula et quello di Zenoa, i quali si ritrovavano a Besegna su quella Riviera. Et Zenoesi con questa vigoria volevano mandar zente contra de questi. Ma Filippo mons. di Bressa preditto have comandamento dil Re dovesse venir con tutte le zente in Aste da Soa Majestà, unde subito si miseno in camino con li ditti do Cardinali, et venivano per certe vie per scontrar el Re, da poi inteseno el successo de Fornovo. Ma el Marchexe de Mantoa et Provvedadori nostri di campo, intendendo el venir de queste zente, mandò Piero Duodo provedador con li Stratioti zercha 200 et Cozanderle Todesco con 500 Elemani per obviarli la via, et si quelli fusseno venuti sarebbeno stati presi; ma loro, inteso questo contrasto, feceno un'altra via assà arida et cativa per alcuni monti, et tandem non senza pericolo zonseno in Aste, dove era zonto el Re, et San Piero in Vincula fo sempre al so consejo, ma quelli nostri fanti andono in Alexandria di la Paia per custodia di quella città.

Questa è una oratione devotissima scritta in franzese sul officiolo del re de Franza Carlo ottavo, la qual dicono fo di re Carlo Magno, transcripta et traduta in italian ydioma, ut infra, ad literam[139].

Come l'exercito di la Signoria andò poi a campo a Novara in aiuto dil Duca de Milan.

Essendo apropinquato l'exercito di la Signoria a Vegevene, per andar ad acamparsi a Novara, a dì 17 Luio, Piero Duodo provedador con li Stratioti volse prima venir a conzonzerse con li altri era sotto Bernardo Contarini, et li andò contra esso ditto Bernardo Contarini, usandoli savie et acomodate parole, volendolo ricever come suo cavo (capo), perchè quello fo electo per el consejo di Pregadi. Et zonto Piero Duodo scrisse a la Signoria, come per non metter division fra Stratioti era con lui con questi altri, non stava ben dui capi ivi; et zonse ditta lettera a dì 20 ditto. Et considerando el Principe con li padri de Collegio come optime se portava el Contarini, et senza alcun salario, prima li scrisse una lettera laudandolo summamente, exortando el perseverar di ben in meglio, et fo decreto che lui con li 50 Stratioti dovesse star separati di quelli era con el soprascritto Piero Duodo provedador, et fo mandato danari per dar paga a li Stratioti, et etiam a lui per farse le spexe, trombeta et stendardo, fo dato licentia potesse operar, licet ancora non havia titolo di Provedador, ma solum Governador o vero diretor de ditti Stratioti. Conclusive, le sue opere fo dimostrate esser accette a la Signoria. Et poi il campo preditto nostro, a dì 19 ditto, zonse a Castel Chiasuol mia uno et mezo di Novara et zerca uno dil campo duchesco, li venne contra el sig. Galeazzo capetanio zeneral dil Duca de Milan con tutto el so campo; et con gran vigoria nostri se alozono. El qual castello, è da saper, la notte avanti fo preso a patti, salvo l'haver et le persone; nel qual erano franzesi 30, dei qual molti fonno feriti. Et questi intendendo venia l'exercito di Venitiani, se volseno render; et fo trovato era assà biave et più de fuora in alcune caxe, le qual franzesi, intendendo ivi andava el campo duchesco, le brusono con le caxe, zudegando poterse loro tenir nel castello. Ma come li fo trato 4 passavolanti, subito se reseno al sig. Galeazzo capetanio con li so Elemani; pur fo trovato fermenti et vin poco et altre robe; le qual volendole partir tra Elemani et fanti ducheschi, tra loro veneno a remor, et ne fo morti alcuni. Et sopra venuto el nostro exercito, fo sedato el tutto. Et, subito zonto, scrisse li Provedadori in questa terra, come lì in campo era do openion. Una dil sig. Governador et altri condutieri fo de andarse alozar ne li borgi, et per assedio veder de rehaver Novara, facendo el tutto non vi entrasse vittoarie nè soccorso, unde convegnisse prender partito; et cussì voleva custodir tutti li passi. Quella dil Conte de Caiazo et ducheschi era di piantarli le bombarde per forza, non si volendo render, con battaia veder di haverla; et questa sarebbe stata la miglior via et manco spesa. Item che era venuto uno trombeta di Aste in campo, da parte di mons. di Arzenton che fo qui ambassador, dimandando salvo condutto de poter venir con 40 cavalli in campo a veder di conzar le cosse, et che loro Provedadori non l'haveano voluto far, benchè el Governador dimostrasse fosse ben fatto a farlo, per intender el voler suo. Et zonte quelle lettere a dì 22 da matina in questa terra, et el corier de le poste disse publice el nostro campo esser sta rotto et messo di mezo; unde, parse molto di novo a quelli l'uditeno, et stavano assà sospesi et di malavoia, non sapendo la verità. Et poi, lette le lettere, et visto la cossa come era, de baruffa de Elemani solamente, fo ordinato subito ditto corrier fusse retenuto a ciò havesse nunciatura di tal nuova. Et per li cai dil Consejo di X (era questo mese Marin Contarini, Francesco Mocenigo et Polo Trivizan kav. da la Dreza) li fo dato cinque strapà de corda, per voler intender dove havia inteso questo; et poi fo lassato con admonitione più non dovesse dir quello non sapeva, ma portasse solum le lettere. Et da poi disnar fo chiamato Pregadi, et scritto in campo che per niente fusse dato audientia a esso Arzenton, maxime havendo visto quello sempre ha operato, sì in la giara dil Taro, quam quando era qui orator; et che dovesseno piantar le bombarde, et al tutto veder de acelerar l'impresa et rehaver la terra, tuttavia havendo a mente et caro la vita di soldati nostri, la qual la Signoria molto amava. Et el zorno seguente venne lettere di 21 de Milan, come il campo havia cinto di ogni parte l'assedio a Novara, et non havia lassato aperta se non la via di monti; et questo fece a ciò venisse Franzesi per darli soccorso, li qual da nostri sarebbe stati presi, perchè non potevano venir senza esser visti da nostri; et che 'l Duca voleva mandar bombarde in campo; et che la Domenega venendo el Luni de notte, fo di 19, in Novara era sta visto gran fuogi, judicavano dimandasse soccorso; et che pur volendo mons. di Arzenton, zoè il suo messo, risposta da li Provedadori dil salvo condutto, etiam da ditti Provedadori questo istesso se intese; li quali, non havendo ancora habuto el decreto di la Signoria, ma tolseno rispetto uno zorno. Et poi a dì 20 la sera, consultato con el Governador, li detteno ditto salvo condutto, et che si ben per loro non l'havesseno fatto, el capetanio dil campo duchescho za lo havia fatto. Quello di lui seguite, et si venne o non venne, sarà scritto di sotto. Item, notificava come, per presoni presi di Novara, erano certificati esser assà numero de zente, el Duca d'Orliens et el Gran Bastardo de Borbon et altri signori assà, et che haveano vittuarie per pochi zorni, et non potendo venirvi per niuna via, necessario li sarà prender partito: la qual cossa feva per nui. Et a ciò el tutto se intenda, qui sarà notado quello fece summarie el nostro exercito, dal zorno che zonze fino a dì 28 Luio, come per una lettera venuta di campo vidi. Et prima, alozato che fu el campo, el sig. Marchexe de Mantoa, governador, con alcuni pochi da poi disnar essendo ussite di la terra zerca cavalli 200 per far la sguaita (la spia) a nostri sacomani andavano disproveduti, et per le guarde discoperti, ditto Marchexe andato, fonno a le man con nostri sti Franzesi, dei qual fo morti 4, feriti X, et de nostri fo feriti zerca 6, morti do, et do cavalli: et Franzesi fuziteno in la terra, et si disfidono per el zorno seguente, fo el Marti a dì 20. Unde, el campo se messe in arme et cavalcò, zerca persone 4000 tra le fanterie el homeni d'arme, verso la terra, et ne ussite Franzesi 2000, el forzo era però Sguizari, et fono a le man le fanterie, et de ditti fo morti 4, feriti da 30 in 40; de li nostri, do morti et zerca X feriti; et scaramuzono un hora. Et el sig. Marchexe non intrò in la scaramuxa, ma stette sempre a veder. Et Franzesi fono reculati ne li borgi. Et a dì 22, a uno castello mia 8 lontan dil campo, dove era zerca 40 cavalli di sacomani franzesi che andava lì intorno, da quelli dil castello fono presi e fatto presoni. Et a dì 24 de matina fo messo a sacco uno castello, chiamato Castellazo, che si teniva per franzesi, et dentro ne era da 30 persone, fonno tutte prese. Et la sera poi, volendo andar carra 10 in 12 di vittuarie in Novara, le qual venia condute per una strada di sopra verso la montagna, et havia una grossa scorta de Franzesi, i quali si haviano imboscato, et le zente de Paris da Lodron era sta messe do trati di balestra lontan di la terra con la sua compagnia, esso Paris di zerca provisionati 800, et vedendo ditte vittuarie le preseno et menavale per via per modo che ussite fuora la varda de Franzesi, e fono a le man con nostri, et recuperò li suoi carri, et menolli pur in la terra; et mandando in campo a dimandar soccorso et cri: Armedar! Arme! subito quello si messe in arme, ma non fono a hora. Et questo è quanto successe in sti zorni. Et a dì 25 ditto zonse in campo el sig. Pandolfo Malatesta de Arimano con squadre 12, era a soldo nostro; etiam zonse Zuan Paulo di Manfron, el fratello del sig. di Pesaro, et le zente dil Duca di Gandia, come dirò di sotto. In Novara era pur carestia; el pan picolo se vendeva uno soldo l'uno; vin poco et cussì strami da cavallo, come per uno fo preso questi zorni intesene nostri. Et si questi 12 carri non intravano, stavano molto mal. Atendevano a fortificar la terra, far fossi, repari dentro le mure; et in rocca era assà vittuarie et artilarie, et ogni zorno aspettava soccorso di Aste. Et è da saper che mons. di Arzenton, licet havesse el salvo condutto, non venne in campo, ma fo divulgato andò verso la Franza, o vero per far venir la zente o tuor danari, come di sotto più diffusamente scriverò. Verum est, che in campo era spetato, et lui non venne, et la cagion non se intendeva.

Questo è l'ordene per lo levarsi da Vespola e andar a conjungersi con l'altro campo verso Novara, fato a dì 18 Luio 1495.

Primo li guastadori.

Dom. Piero Duodo, provedador, con li stratioti di Levante.

Tutti li altri cavalli lezieri italiani.