Adoncha, concludendo, re Ferando prosperava et reaquistava el suo regno; et a tutti perdonava, dicendo: Io son Ferando; et si havete sig. Baroni fatto alcuna inzuria o rebellion al Re mio padre o mio avo, non l'havete fatta a me, et vi perdono. Et volendo perdonar al Principe di Salerno, era in Castello con Franzesi a Napoli, in questi zorni li mandò a dir venisse a lui, che li perdonava ogni offesa. El qual rispose era Anzuino et volea morir al servizio dil Re di Franza. Et vedendo nostri el so felice successo, risposeno a la lettere di Soa Maestà sapientissime, con parole di gran conforto, congratulandose del so felice ingresso, sperando di rallegrarsi di l'aquisto di tutto el regno, et come per soa exaltazione li aveano eletto Paulo Capello kav. ambassador a Soa Majestà, el qual presto lo manderebbe, et conferirà con Soa Majestà el tutto.
Remuneratione fatte a molti benemeriti di la Signoria per le operationi fatte al Taro.
Parendo a li Savij di Collegio et a quelli che governano la Republica Veneta, non esser cosa più degna et laudabele in uno Stato quanto premiar quelli che nelle cose opportune si adopera, non solum dimostrando bon voler et vera fede, ma ancora meteno la propria vita per la salute dil Stato di quelli da li qual hanno stipendio; et conciosiachè in questa battaglia fatta a Fornovo su la giara dil Taro contra il Re di Franza, molti si portò valentissimamente, mediante de li quali seguite la fuga de Franzesi, non havendo stimato la vita per questa Signoria; et havendo inteso li principal nostri morti, et etiam quelhoro vivi fedelissimi, deliberono remeritarli con queste provisioni saranno notade qui sotto. Et cussì, a dì 24 Luio, nel Consejo di Pregadi fecero tutti questi decreti, et prima:
Conoscendo la fede de lo ill.mo sier Francesco de Gonzaga, marchese de Mantoa, Governador dil nostro exercito, et non havia ancora habuto el baston et stendardo, et strenue si havea portato in questa impresa, et per remunerarlo, licet fusse d'anni 28 et non più in altra battaglia experimentado, fo eletto Capetanio zeneral nostro da terra di tutte le zente sì da piè come da cavallo, et mandarli con grandissimo triumpho infino in campo el baston et stendardo: et per Piero Marcello et Zorzi Emo, eletti a questo oratori, fonno mandati, come dirò di sotto. Item, che l'habia tutta la conduta l'ha, et più quella di suo barba sig. Redolfo morto..... Item, ogni anno, per el suo fratello, li sia dato ducati 2000, et per il fratello di madona Ixabella soa mujer ducati 1000 ogni anno; et che di presente li sia dato ducati X milia d'oro de contanti, mandati fino in campo. Questo fo assà presente, et da esser stimato. Era in questa terra do soi oratori, venuti a inchinarsi a la Signoria, zoè dom. Phebus di Gonzaga suo cusino, et l'altro Zorzi Brognolo, era venuto per star fermo de qui; ancora uno Zuam Carlo, suo secretario: et in questa sera feceno assà fuogi et feste a la soa caxa; et la mattina andono in Collegio a referir gratie, et in questa sera medema li fo scritto.
Ancora, havendo ne li zorni superiori la Signoria ricevuto una lettera sapientissima di madona Catharina relitta dil sig. Redolfo di Gonzaga morto da Franzesi, et letta in Pregadi, la qual fece quasi tutti lacrimar, et era di questo tenor: Serenissimo Principe et Excelsa Signoria. Heri mi fo portato el corpo del sig. Redolpho mio dolcissimo consorte, la morte dil qual mi fo di amarissimo dolor, el qual m'ha lassà cinque figlioli, 3 femene e do maschij, li qual haveria mandati a far uno presente a la Vostra Serenità come servi, ma per esser quelli in tenera età gli nutrirò a nome di quella come suo schiavij, et come i serà in età perfetta, i manderò a donar a la Signoria Vostra, a la qual i racomando insieme con la povera madre, e prego V. S. si degni dar risposta a l'aflitta madre. In modo che, come ho ditto tutto el Pregadi si commosse, et preseno, sì come la richiese, prima di tuor li soi castelli in protetione et dar a lei con li figlioli di provisione a l'anno in vita ducati 1000 d'oro, et mandar tre sue fiole a spexe di la Signoria nostra, quando saranno a età legiptima, condecentemente. Item, a li do filioli promettono di dar a tempo saranno etiam in etade, la conduta havea il padre; la qual al presente ha el sig. Marchexe di Mantova loro cusino.
Et essendo morto quel strenuissimo sig. Ranuzo dil Farnese, preseno di dar la sua condutta di cavalli 600, zoè a uno suo fiul ha anni 14, cavalli 200, et ad uno altro di manco età altri cavalli 200, come havia il padre; licet in questa guerra havesse 200 in più: la qual condutta, fino saranno atti a governarla et ad età perfetta, sia governata per uno che parerà a la Signoria nostra. Item, che habbino de provisione a l'anno con le sorelle ducati 400; et le ditte etiam siano maridate juxta el so grado de li danar di la Signoria, quando saranno a la etade. Et el conte Bernardino Fortebrazo, condutier nostro, el qual era ancora a Parma in caxa di Don Andrea Baiardo, uno dei primi di quella città et si miedegava, et oltra li altri medici andò a la sua cura, per la Signoria nostra li fo mandato maistro Andrea Morandino cyroycho excellentissimo sta a Padoa, et etiam di qui uno maistro Zuam de Tristan da Verona, pur cyroycho; el qual lui lo richiese. Et per saper el tutto, come per una lettera soa scritta da poi megliorato assà. A dì 20 Luio in questa terra a Piero Marcello, fo di Jacomo Antonio kav. fiul, la qual ho etiam letta, come successe esso Conte in la battaglia, et la substantia sarà qui posta. Primo come lui non era di openione de apizar el fatto d'arme, ma voleva lassarli muover et loro stessi se rompevano; ma deliberato el sig. Marchexe di dar dentro primo, a lui tocò el secondo colonello, et el tertio al conte di Chaiazo; et assaltato ogni uno li nemici al luoco suo, procedevano a l'impresa. Et esso Conte armato, sopra el so cavallo combattendo, molti messe al basso. Et poi lo assaltò uno kavalier con sopravesta su le arme de veludo negro e d'oro a falde, et steteno un pezo a le man; tamen, ferito, si rese a lui et detoli el stocho suo, el qual messe a la cadenella de l'arzone; et demum ne prese uno altro, et successive in un momento 4, computà do kavalieri boni baroni, con catene al collo, et havia 4 stochi di nemici a un tratto a l'arzone. Et tuttavia andava combattendo verso el stendardo, con openion, si era seguitato, di haverlo o tutto o parte. Et zonto lì, lo afrontò uno gran maestro, et fonno a le man; et al suo cridar era saltato ditto conte da altri 4 kavalieri, et li presoni havia si mosse contra di lui, salvo uno; tandem combattè contra 8, et in fine have una bota di aceta in la tempia, un'altra in su la copa pur d'aceta et lo stornite; poi una lanza restata in la schiena, et cussì tramortito fo gittato da cavallo a terra, et li deteno 12 ferite, 7 su la testa, 3 in la gola, et do in le spalle; et si non havea el gorzerino doppio sotto l'elmo, le ferite in la gola l'harebbe morto; ma non lo penetrono: tamen li dette passion, adeo non poteva ingiotir l'aqua. Et cussì, habuto 12 ferite, Franzesi lo lassono per morto, abbandonato da tutti, dil so colonello, et fo conculcato da cavalli. Ma uno suo regazo lo strassinò in uno fosso, et il suo ragazo za era sta morto, che lo serviva a combatter, et tuttavia pioveva. Cessato il fatto d'arme fo per uno de li soi portato in campo a lo alozamento, et visitato da li Provedadori, et per essere in extremità li fo ricomandato l'anima; poi fo portato a Parma, et li medici de lì non se curavano medicar tal ferite, dicendo non era speranza. Et Alexandro, so cancellier, mandò a Bologna per medici, et li fo levato tre pezzi d'osso di la testa, in modo restò scoperto tanto cervello come uno fondi di bona tazza, per haver fatto di tre feride una sola; poi zonse la soa donna et lettere di la Signoria che molto lo rallegrò, et etiam maistro Andrea Morandin; adeo comenzò a star meglio, et in pochi zorni varite. Et el sig. Galeoto di la Mirandula, comissario de lì dil Duca, do volte lo andò a visitar, offerendoli per nome dil Duca etc. Et cussì la Signoria mandò per lui, et zonse in questa terra a dì primo Avosto, non però al tutto compito da varir; et fo medicato, mandatoli danari per la Signoria; et alcuni Savij di Collegio, nomine Dominij, lo andò a visitar, confortandolo etc., adeo in brevissimo tempo varite, et andò molto alegramente in Collegio, et tutta la terra have piacer di la sua salute per la sua fideltà. Adoncha, a questo conte Bernardin el qual havia 460 cavalli, li fo cressuto di condutta fino a summa di mille, et dato di provvisione a l'anno ducati 500 per la sua persona. Et a uno fiul fo di Vincenzo Corso morto ut supra, li fo dato el resto di la condotta che erano rimasti vivi degli homeni d'arme dil padre; el qual havia 200 cavalli, et mandar le so fie, et dar ducati 400 per dota; le qual non havendo madre, siano messe ad habitar in uno monasterio qual parerà, et habi ducati 40 per farsi le spexe.
Ancora Alexandro Beraldo patavino virilissimamente morto, fo conferito la sua condotta di cavalli 100 a uno suo fradello chiamato Francesco, et etiam confirmatoli la provision havia annuatim a la camera de Padoa, de ducati 8 al mexe, per haverse alias questo Alexandro in Roverè a la guerra di Thodeschi ben portato. Unde li fo dato ditta provisione.
A Ruberto di Strozi fiorentino foraussito, fo dato la sua condutta a uno suo fradello si ritrovava etiam ferito da franzesi a Ferrara; el qual scrisse a la signoria una lettera dicendo voleva morir come el fradello per quella. Et per questo, a ciò si restaurasse per Zuam Francesco Pasqualigo dottor, kav., vicedomino a Ferrara, li fo fatto dar ducati 100 d'oro.
A la muger de uno Zuan Bianco era contestabele, morto ut supra, tamen era saracino valentissimo, li fo dato una caxa in la cittadella di Verona, dove potesse habitar, et ducati 6 mese in vita suo.
A Nicolò da Nona fidelissimo nostro, havendosi operato strenue et non ateso tuor cariazi come li Stratioti, questo havia ducati 20 di provisione al mexe a la camara di Zara, che de coetero habi ducati 25 al mexe et 30 in tempo di guerra, et cavalli 100, et in tempo de pace tegnir cavalli 25.