Et oltra di questo fo scritto a li Provedadori in campo, et mandato queste provisione date, et che proclamano, che per questo la Signoria non si dimentica de li vivi restati che si hanno ben portato contra Franzesi; et che la volontà di la Signoria è di remeritar tutti ai benemeriti, et che hanno fatto questo quanto per la informatione habuta, et a li morti tanto; et che tutti debbino vigilar in portarsi bene etc. Et scrisseno al sig. Marchexe capetanio zeneral, et il titolo di la mansione e qui posto: Illustri et Potenti Domino Francisco Gonzaga Marchioni Mantuae et omnium nostrorum gentium armigerarum Capitaneo Generali filio nostro carissimo.

Ancora in ditto zorno fo premiato li heredi et muger di Piero Bembo patricio nostro, morto Soracomito da le artilarie de i nemici a la battaglia de Monopoli in Puia: fo preso che uno suo fiul habi a l'anno in vita soa ducati 120 da l'ofitio dil Sal per spexe de viver. Item, maridar do so fie quando saranno in età perfetta, et darli de li danari di la Signoria ducati 2000 per una; et do altre fie voleno andar munege, ducati 200 per una al suo munegar; et un'altra vestita nel monasterio di Santa Maria de le Vergene li sia dato a tempo di la soa sagra, per la festa ducati 50, et cussì fonno date queste provisione.

Seguito ne li campi di Novara fino a dì primo Avosto 1495.

El nostro campo in questo mezo alozato a Castel Tigliano, dove stava li Provedadori, el resto a la campagna; et erano vicini mia... a Novara, et stavano su pratiche de moversi, per non esser in loco sicuro alozato. Et li ducheschi zerchava molto di tuor le fanterie dil ditto, et non bastava. Zonto che fo lì ditto nostro campo, volseno 500 fanti per mandar in Alexandria di la Paia, poi fanti per mandar a Tortona, poi altri 500 per custodia di uno castello di la Duchessa di Savoia haveano preso, chiamato Castellazzo, come ho scritto avanti; et a dì 26 Luio dimandono fanti 1000 et cavalli 300 per mandar a custodia di uno passo, et li fono dati. Et Marchiò Trivixan, provedador, volea poner fine a l'impresa et dar el guasto a Novara; ma loro non volseno. La causa non se intendeva; imo intendendo nostri che in molti lochi vicini erano robe de inimici in salvo, non volseno consentir che le se tolesse, et dicevano voleva haverla più presto fatta che disfatta la terra; però non erano di opinione di piantarli le bombarde, le qual non erano però lì, ma dicevano di ozi in domane die zonzer, nè il guasto consentì fusse dato per non disfar el paese, ma haveano piacer di tenir el nostro campo ivi. Et a dì 26 ditto fo mandato Francesco Grosso, capetanio di la cittadella de Verona, nominato di sopra, con molti cavalli et fanti per expugnar uno loco chiamato Brionza, lontan dal campo mia 6, di la Duchessa di Savoia; et zonti haveno la terra, ma la rocca si tenne, et voleva pati. Mons. di Arzenton have el salvo conduto, et non venne in campo; et fo divulgato era andato in Franza. Et a dì 27 da matina li nostri Provedadori, ricevuto lettere di la Signoria dil crear dil capetanio zeneral el sig. Marchexe se andono a congratularsi con Soa Signoria el qual era molto di bonavoja e contento. Poi feceno lezer le lettere publice di le provision date, et come la Signoria era per premiar quelli che viriliter et con fede si havia portato nel fatto d'arme, adeo tutto el campo benedizea el Senato, digando, se uno moriva, lassavano a' sui figlioli et padre et madre. In questa sera mandono zerte zente d'arme et fanterie al loco di Brionza, a ciò non li vegni soccorso, perchè la rocca tolse termene fino a dì 28 a le 20 ore a renderse se non li venendo soccorso. Et per una lettera venuta a la Signoria dil Marchese di Mantova, tunc governador, fo decreto a dì 24 Luio per il Senato, et scritto in campo a li Provedadori dovesseno far comandamento a Piero Duodo, era sopra i Stratioti, dovesse subito venir a Venetia non passando per Crema. Et cussì a dì 28 da mattina li fo fatto tal comandamento; el qual subito montò a cavallo et venne verso Venetia, et zonse a dì 4 Avosto; et tamen non fo trovato in lui oppositione alcuna, pur non fo più rimandato in campo, ma el governo de li Stratioti tutti fo dato per li Provedadori a Bernardo Contarini, et poi confirmato per la Signoria, demum a dì... Avosto preso nel Consejo di Pregadi per portarse bene havesse titolo de Provedador de Stratioti, et ducati 100 al mexe, come havia esso Piero Duodo et ogni altra cossa. Et per spie tornate in campo a dì 28 Luio, li Provedadori inteseno fra Turin e Aste si feva aparati per alozar assà numero de persone, le qual di breve dovevano zonzer; et che 'l Re havia fatto tre consegli in Aste, et volea venir in persona a socorrer Novara. Ma poi haviano terminato non si mover ma mandarvi zente, et esser a le mano con nostri; et per questo li Provedadori erano in qualche consideration, et per non star col campo in loco securo, perchè, dove erano, da tre bande potevano esser assaltati: primo da li nemici da Verzei; secondo da le zente de Novara, dove eran zercha persone 3000 da fatti; tertio di le zente di Aste. Et convenendo combatter da tre bande, impossibil saria stato a resister; et li Ducheschi volevano nostri se tirasse mia 3 lontan, in loco manco securo; et nostri volevano redursi a Vegevene, et sarebbeno stati securissimi; et cussì stavano quotidie in disputation, scrivendo a la Signoria quello li pareva dovesseno far. Et in questo zorno la roca di Brionza se rese a patti.

In Aste per una spia inteseno se facea con gran pressa uno revelino a la porta. El conte Carlo de Pian de Meleto era con le sue zente in guarda de Tortona; li Ducheschi el mandò a Zenoa, et etiam Zuam Griego con balestrieri, la qual cossa non piaque a' nostri, de haver mandato senza licentia. Et a dì 29 Luio da mattina fo fatto consejo da li Provedadori, dove se redusse el capetanio zeneral nostro, et el conte de Chaiazo so fradello, et el conte de Petigliano, et altri conduttieri, et Jacomazo capetanio di le fanterie, et parlato per tutti quid agendum; ultimo volse esser Marchiò Trivixan, provedador, dicendo al tutto et mostrando con rason evidentissime, che meglio era andar alozarse in loco che si havesse el stado de Milan da drio le spalle, perchè non haveriano briga de custodir se non davanti per niente, perchè davanti saria el campo dil Re, dai ladi (lati) le zente di Novara, da l'altro lai (lato) quelli di Verzei. Et disse molte rasone, le qual non voglio qui scriver. Et tutti quasi si risolse ne la soa opinione, excepto li Ruberteschi o vero Sanseverini, li quali volevano sbaraiarsi et star in campagna; tamen non deliberono cossa alcuna. Era anco in questo conseio Bernardo Contarini, al qual in questo zorno li fo dato el governo de li Stratioti; et a hore 19 andò dove alozaveno li Stratioti dil Duodo, col canzelier de li Provedadori; el qual li comesse dovesseno tutti obedir questo come so Provedador, et tutti li basò le man, et fonno molto contenti, perchè havia etiam lui la lengua loro, et li acceptò benigne. Habuto nostri la rocca Brionza, el conte de Chaiazo mosse le so zente a custodia, et el sig. Talian da Carpi con la so compagnia fece ussir, et fo mandato a guarda di un'altra forteza chiamata Torqua. Le fanterie nostre per zornata andavano fuzendo, et non potevano nostri far tante provision che restasseno, secondo el costume de fanti, ma per la paga tutti erano. El Duca de Milan intendendo questo de li campi, deliberò de venir lui medemo in campo, per veder con l'ochio meglio li alozamenti, et udir tutte le opinion; et scrisse volea venir. Item, mandò più volte et in questi zorni a dir a la Duchessa de Savoia, che restasse di dar adito et alozamenti a' Franzesi; ma lei si scusava dicendo non poter far altro, ma che per sui subditi non sarà dato alcuna molestia a' nostri; et per queste parole el Duca non voleva, li Stratioti corseno a dar el vasto fino a presso Verzei. Et questo basti dil seguito fin primo Avosto. Quello succederà vederete.

Quello seguite a Napoli et in Reame fin a dì primo Avosto.

In questo mezo a Napoli el re Ferandino continuamente andava a li repari sopravedendo, et andava armato con una curazina et falda di maia et una partesana in man, insieme con el sig. Prospero Colonna, el qual zonse lì a dì 18 Luio, come ho scritto; et el consolo nostro spesso andava a parlarli, dimostrandoli nove de qui de li campi. Et essendo insieme a dì 21 a una fenestra, esso Re disse: Io ho causa de star de bona voia, conoscendo con quanto amor quella Illustrissima Signoria s'è mossa ad aiutarme, unde, avegna che io habbi portato sempre ogni paterna reverentia per la bona amicitia è stata fra quella et la Majestà dil sig. Re passato, tanto più al presente la ho in honore et reputomeli ubligato, quanto che ha fatto più per me che per niun de quelli. Et però sempre li sarò buon et optimo figliolo, et spero lo cognoscerà in dies; et cussì in tutte cosse occorrano sempre per servitio di quella, et per ciascun de quella terra, me troverà prompto et ben disposto etc. Et è da saper che andò contra el sig. Prospero Colonna, per honorarlo, Don Alphonso fratello dil Re et Don Carlo fratello dil Cardinal di Aragona, ambi naturali; et molto signori aozò in Capuana in Castello, et cenò la sera con il Re, et de amico dil Re de Franza si fece di questo re Ferandino. Ma so fradello sig. Fabricio era pur soldato ancora, et sviscerato, dil Re de Franza lì in Reame.

A Napoli li repari se lavorava continuamente, et era assistente el Marchexe de Peschara, fidelissimo al Re nuovo. Di continuo tirava a la terra artiglierie, et faceva pur qualche danno. Et a dì 18 di notte feno assà luminarie, et treteno più del solito; la causa non se intendeva. Et a dì 21 da matina, a hora di messa, quelli dil castello trete una bombarda, la qual dette nel tetto di la chiesia di San Domenico, dove era assà persone; inter caetera, el consolo Lunardo di Anselmi nostro, et fece uno buso, spavì (spaurì) ogni uno, et passò oltra di fuori. Item, a Napoli haveno a dì 20 lettere di 16 de Trani, come le rocche di Bari, Trani, Barletta et Manferdonia ancor se tenivano per Franzesi, ma speravano di breve haverle. Item, a dì 23 si aspettavano lo duca de Melfi a Napoli, et il simile lo duca di Gravina. Era divulgato esser morti in Calabria mons. di Obegnì, tamen non sapevano certo; ma ben stava malissimo. Et a dì 23 el molo grande con una torre si rese al re Ferandino; la qual torre subito il Re la fece ruinar, et fatto repari per ponervi le artiglierie, con le qual potrano far danno al castello da la banda dil mar, et l'armata; et li repari quotidie se lavoravano, et el Re andava ogni dì a soraveder. Et in castello si diceva mons. di Mompensier esser amalato, et steteno 3 zorni che non frequentono cussì el trazer, come soleano. Item a dì 24 inteseno le rocche preditte di la Puia erano rese; et che Leze havia alzato le bandiere di Ferandino, et preso el Duca con uno altro si chiamava el re de Pitot. A Taranto erano reducti molti Franzesi. El Prencipe de Altamura era a Brandizo; et per intender el tutto, qui sarà scritto una lettera dil re Ferandino, scritta a soi secretarii a Roma.

Exemplum literarum Ferdinandi regis.

Rex Siciliae al Ripol et Berardino.