A dì 6 Avosto, zonse lettere per la via di Zenoa, di Francesco Capello, kav., et Marin Zorzi, oratori nostri al Re et Raina di Spagna, date a dì 12 Luio in Burgos. Narra come erano stati da Barzellona fin a Burgos in camino zorni XXI, et passato per lochi amorbati, et cativi alozamenti habuti a Barzelona chatelena, Saragosa di Ragon; demum assa' honorati. Et che a dì 6 ditto, zoè Luio, di Luni, fo il zorno di la bataia, ritrovandossi mia 3 di Burgos, li veneno contra molti signori et gran maistri, zoè li presidenti de la città de Burgos, el comandador mazor, tutti li cavalieri, il comandador di Chalatra', il comandador di la Cantara, il comandador di Lion con cavalieri di l'hordine di San Jacomo, el conseio de Aragon, el conseio de Chastiglia, lo arziepiscopo di Messina, lo arziepiscopo di Calgos, lo episcopo de Burgos, de Vallentia, lo episcopo de etc. Item, de Villa, de Salamanca, de Tui, de Almeria, de Maioricha, de Barzelona con altri prelati, el ducha di Nazera, conte di Benivento, l'armirante di Ragon, conte de Niena, conte di Goziano, conte di Trivigno, marchese di Villafranca, presidente di Moran, prescidente de Chastiglia, signori et baroni et cavalieri assa' altri; in tutto 3000 cavalli, fra i qual era 200 mulle. Et a hore 24 faceva l'intrata in la terra; et il Re et la Raina erano a le finestre, et con gran jubilo dil populo introno a questo modo. El Capelo con l'arzivescovo de Milan, ambassador dil Duca, et il Zorzi con l'altro de Milan; et andati a lo alozamento. Poi el zorno driedo, ebbeno audientia. Era sentato il Re et la Raina su do sedie regal, et li fece bona et perfetta ciera, et volse tutti 4 sti oratori lì sentasseno per mezo, su uno scagno. Et presentate le lettere di credenza, Marin Zorzi li fece una oration latina; et il Re li fece risponder a uno maistro Diego, frate predichator valentissimo. Poi Zuan Battista di Sfondradi, orator de Milan, fece la sua oratione et risposta. Andono el Re, la Raina et questi 4 oratori in una camera secreta; et Francesco Capello notifichò a Soa Majestà el bisogno de Italia, et che dovesse romper al Re de Franza. Et il Re disse che ad ogni modo el volleva romper, et che 'l manderia di ogni ij uno; et dimostrò poi lettere havia di Perpignano, come Franzesi li havia scritto, che dovesseno levar ditte zente, che etiam loro si leveria. Item, che havia cavalli 13 mille et 8000 pedoni, et che scrivesseno in questa terra et a Milan, che certo romperia, perchè la liga lui la voleva mantegnir, et esser amico nostro.
Per lettere di Fiorenza, a dì 8 ditto, se intese come Fiorentini, seguendo pur l'impresa di reaquistar Pisa, et etiam Monte Pulzano da' Senesi, in questi zorni a presso Cassina et Monte di Sasso fonno a le man con Franzesi, et ne rupe zercha 200; parte di qual fonno aperti per mezo, perchè si divulgavano haveano danari ne le viscere, tamen non trovono alcuna cossa. Et pur non restavano Fiorentini di volersi acordar et far liga con il Re. Do loro ambassadori erano a Turin; et certo si divulgava, tal liga et amicitia havesse a esser causa di perturbar Italia, per aderirsi a esso Re. Quello seguite, et le lettere scritte zercha questo, di sotto intenderete.
Per la venuta di le nave di Soria, le qual zonseno a dì 16 ditto, et per lettere di Damasco, nostri fo certifichati come el sig. Turcho havia mandà uno ambassador al Soldan al Chaiero per queste cosse de Franza, havendo mo assae paura, et che de li Mori quasi vollevano far garbuio a le natione, dicendo: Questo Re di Franza prosperava, et vuj non reparate. Unde ne veniva a dischatiar nuj, sì come le prophetie loro dicono, che a questi tempi la sua leze deva patir. Unde Zuan Vallaresso, consolo, chiamato il conseio di 12, terminono di far certe lettere false, pareva venisse de qui, per le qual si advisava esso Re de Franza era rotto et andato in malhora, come, ita volente Deo, fu pocho da poi; et di questo deteno sacramento a tutti, adeo, mostrate queste lettere, Mori fonno aliegri, et non seguite altro; pur merchadanti stevano con gran paura di loro. Et oltra di questo se intese come il Soldan, havendo inteso che nel monasterio di frati di monte Syon in Jerusalem, li frati haveano arme nel convento, et che aspettava el Re de Franza, unde mandò alcuni Mori lì a veder, et vollea ruinar el tempio e occider li frati; et, cerchato ben per tutto, non trovono se non cortelli da taiar dil pane; et li frati li dixeno non erano di tal sorte, nè venuti a la religion per tenir arme ascose, et che era vania et calunnia. Unde, trovato la verità, non seguì altro.
A Roma el Pontifice, exortato da li oratori di la liga, et maxime dal veneto, dovesse excommunichar el Re de Franza, a ciò tornasse in Franza, lassando pacifice Italia, unde, chiamato concistorio et desputato, deliberono di farli uno brieve, el qual sarà qui sotto scritto; et questo per lettere di 3 Avosto di Roma se intese; et voleva mandar uno mazier fino a Turin a portarlo. Anchora fece esso Pontifice in concistorio uno nuovo decreto, che de cætero, li 4 Patriarchi siano cardinalli, zoè quello de Jerusalem, di Constantinopoli, di Antiochia et Alexandrino; et questo fece perchè aliquando in corte fra ditti Patriarchi et Cardinali sono venuti in contrasto zercha a li luogi, perchè li Patriarchi dicevano dover preceder et esser propinqui al Pontifice, et Cardinali non vollevano; et questo fo causa di l'odio ha el Patriarcha da cha' Lando nostro in corte per haver voluto precieder; unde non l'hanno mai voluto far cardinal, et tamen è dignissimo prelato. Hor el brieve dil Pontifice, mandato al Re de Franza, scriviamo; el qual fo traduto in terza rima per Zorzi Summarippa, veronese patricio, et butato a stampa; ch'è belissimo lezer.
Exemplum brevis sanctissimi Domini nostri ad Carolum Regem Francorum[140].
Cosse seguite in campo di Novara, dil mexe di Avosto, succincte descritte.
Vedendo questa gallicha historia, per le cosse successe et qui verissime descripte, venir assa' grande volume, unde mi è forzo di abreviar; et però, pretermetendo lettere per li tempi zonzevano in questa terra di campo, però che una al zorno almancho era scritta a la Signoria per li Provedadori, solum qui scriverò zorno per zorno quello seguite dil mexe di Avosto, et sic poi successive in ditto campo. Et nil miremini, lectores; chè, licet non me habi trovato presente, ma tutta la verità, nil praetermisso che sia da conto, qui scriverò, et prima:
A dì primo Avosto, pur essendo el campo nostro a Castel Chiasol sotto Novara, et in grandissime desputatione di levarse, Ducheschi volevano se tirasse più avanti, et li Provedadori volevano redurse in loco securo. Unde el Duca de Milan scrisse el zorno driedo vollea venir in ditto campo.
Item, in questo zorno esso Duca mandò una lettera al sig. Galeazo suo capetanio in campo, notifichandoli esser conclusa la liga con la compagnia dil Bo, o vero li sette comuni che sono sguizari, i qualli fin hora hanno dato assa' aiuto al Re de Franza. La qual nuova, intesa da' nostri, fo tenuta perfettissima. Et poi venuto a Milan, li capitoli sigillati, di questo fece gran dimostratione di alegreza, facendo fuogi; et cussì in campo. Questo accordo fo fatto per forza de danari; et fo divulgato esso Duca de Milan le deva ducati 30 milia in tempo di pace et 40 milia in tempo di guerra. Et ditti sguizari mandono a dir a li sguizari erano in campo dil Re de Franza, et quei sono in Novara col Duca di Orliens, in termene di 3 zorni si debbino redur in loro paesi, sotto pena di rebellione et confiscation di beni. Et cussì in campo aspettavano ussisse li sguizari di Novara.
In questo zorno vene una spia nostra da Verzei, mia X di Novara, dove il Re havia mandato cavalli 400 et 3000 pedoni, et continue veniva li franzesi; notifichava il Re esser a Turin, et si aspettava a Verzei a dì 2 ditto; et che judichava in tutto, ivi, fin quel hora, vi fusse di le persone 8000, et divulgavano di venir asaltar il nostro exercito; et ditta spia, per esser tolto suspetto, ebbe cinque ferite.