Questa notte, essendo stà la sera deliberato de reiterar de dar el guasto a Novara, et Bernardo Contarini mandò 100 stratioti, et el capetanio mandò molti provisionadi e fanti a piedi, et detteno il guasto. Poi questa matina per tempo fo mandà tutti li sacomani e guastadori, con bona scorta di zente armata, sotto la terra a vendemar et tagiar li sorgi et megi, di le qual cosse quei di Novara trazeva grande sustantia; et niuno di la terra vene fuora a difendersse, ma con le bombarde fece alquanto de deffensione, per metter terror a' nostri, tamen non fece alcun danno nè dispiacer. Et in questo zorno vene fuora di Novara uno nostro fante a pe', preso dai nemici, et riferite come in la terra si vendeva pan molto negro e vin mosto. Et intendeva esser formento per tre mesi et non più; animali da far carne uno mexe; et la notte passata era intrati alcuni danari per dar la paga; tamen questo se divulgava, et lui non li havia visti; eran assai amalati, molti morivano; et che tutta questa setimana erano franzesi stati in arme, per il guasto aspettavano si dovesse dar, et eran 4000 ben armadi.
Nel nostro campo ne era molti amalati ne moriva, et etiam cavalli morivano; et li Provedadori continuamente dimandavano licentia de repatriar, et fusseno mandati altri in suo loco; ma il Senato non volsse, considerando la suficientia, maxime di Marchiò Trivixan.
In questa matina, come fortasse ho scritto, fo mandato uno presente al Ducha di Milan, di la preda dei nemici; zoè pedoni 53, tra francesi, guasconi et elemani, aziò ne facesse quello pareva a Soa Excelentia di loro.
La Signoria scrisse gli dovesse ultimar l'impresa; laudava Bernardo Contarini et li condutieri; che se diga a Cozanderle fazi li suoi elemani siano uniti, pronti a li bisogni et aparati; et che advertissa i non fuzano; et che quelle zente di Rimano, Pexaro et Ducha di Gandia, fatte le loro mostre, li debbino dar la soa paga.
In ditto zorno, Bernardo Contarini con li stratioti passò la Sesia, è uno fiume a presso Verzei, a man destra; et lui rimase con il resto in cima una collina, con ordene che quelli che correvano con el butin dovesseno andar a passar mia 5 di sotto, come havia mandato X stratioti a la varda di quel passo, perchè quel passo fusse stà occupato, li butini seria andati più basso mia X seguramente; et poi ritornò in campo.
In questo zorno fo rescatato el cavalaro nostro, fo preso da li fanti de Novara, et tenuto fin ozi; et fo reschatato per uno prete franzese, che za molti zorni era stato presone in campo.
Dil Nontio dil Pontifice, andò dal Re, O se intendeva, che subito dovea tornar, per haver fatto quello ho scritto. Et questo basti quanto a le cosse seguite il mese di Avosto in ditto campo. Et per sequir l'hordene di tempi, altro scriveremo; poi ritornerò al campo, al successo dil mexe di Septembrio, secondo il consueto.
Successo seguito a Napoli et in Reame in questo mexe di Avosto 1495.
A dì primo Avosto, per lettere di Hironimo Rengiadori, date in Napoli et mandate a Roma a l'ambassador nostro, demum in questa terra, come a dì ultimo Luio era ritornato el sig. Prospero Colonna con li capitoli dil Principe di Bisignano, et per il Re fonno subito expeditti. Le cosse di Calabria si prosperava; in Abruzo la città di Chieti alzò le bandiere di Ferando, li castelli più si teniva per il Re de Franza, et assa' molestavano la terra con le artiglierie, et ogni giorno erano a parlamento di acordarsi, tamen senza conclusione. Ferando pativa assai de artilarie et bombardieri; et qui sotto sarà notado una lettera di esso Re, scritta a li soi ambassadori a Roma, di le nove occorreva; la qual è questa: