Sanctissime pater.
Noi havemo receputo el breve de Vostra Sanctità, facendo mentione di missier Monaldo di Guerra che sta in quella parte di là, che non lassa passar per lo Tevere le vittuarie che sogliono andar a Roma. Sanctissime Pater, noi l'havemo sempre cognosciuto per homo da ben, nè mai in lui fo trovato cossa che fusse di reprensione. Noi li scrivemo quello che voi ne havete ditto, e faccio quello che in vostre lettere si contiene senza fallo; le qual mandemo a Vostra Santità, et semo certi che lui non darà alcun impedimento, imo vorrà far tutti li apiaceri et servitii a Vostra Santità et a li habitanti in Roma, a li qualli nui siamo molto tenuti, perchè loro ci hanno molto ben trattati et tutta nostra compagnia, et ultimamente, quando passassemo per Roma; et cussì nui intendemo de loro; et piacia a la Santità Vostra cussì mandarli et notificharli. Sanctissime Pater, nui havemo inteso che vi sono state referite molte novelle de nostra venuta da po' di Roma fino qui, et specialmente quando noi siamo passati, et dove habiamo trovato tutta la potentia de' venetiani et la mazor parte de quella de Millan et altri de Italia et de altri loci; al qual loco piaque a Dio a noi donar victoria contra quelli che vollevano impedir nostro pasazo; et restò de loro quasi 4000 homeni d'arme, et de li più da bene et capi di squadra et conduttieri et de loro altra zente, fino al numero di homeni 3500 in 4000; et de li nostri, in fra boni et mali, non restò 60: il tutto fo in difensione de nostra persona. El Nostro Signor sempre ha condutto nostre facende; et si a lui piacerà le condurà fino a la fine. El qual sa bene nostra intentione quella era de andar contra turchi, per augumentation et exaltation di la fede et de la Sancta Ecclesia, se non fusse stato la machination et malli spiriti che hanno desturbato fino a questi zorni, attendendo a li malvasi prepositi.... Noi siamo stati mal contenti de la effusion dil sangue; niente di meno ci è stato ditto che hanno fatto li fochi de allegrezza in Roma, credendo che eravamo morti o ver menati presone a Milano, o ver a Venetia; unde nui havemo voluto notifichar a la Sanctità Vostra, che quelli che hanno fatto a questa intentione, doveano esser più mal contenti che alliegri. Perchè havemo inteso che Vostra Santità et alcuni de li signori Cardinali havete mandato soccorso de danari e de zente al re Ferdinando contra nostra zente che havemo lassato a Napoli, quello che non potevemo creder de Vostra Sanctità, che per rason non lo pò ne lo deve far; e più conveniente cossa è de quella mostrarse neutralle, che parte fermata, et cussì facendo fa l'officio de bono judice, perchè contra Vostra Sanctità non possamo haver fatto nè pensamo far cossa, per la qual quella da noi non se debba contentar, et speremo de bene in meglio continue, per l'honor de Dio et de sua Ecclesia et Vostra Santità, in quello saperemo et poremo per resone. Sanctissime Pater, noi siamo restati qui per resister al mal voler de' nostri inimici, et per mostrarli con effetto che non sono per venir a loro mala intention; perchè, considerato le turbation et impedimenti che loro ci hanno messo nel nostro Reame de Napoli, non semo deliberato di andar al nostro Reame de Franza,... che habiamo proveduto et assicurato nostro ditto Reame de Napoli, et che se dovessemo nui medesimo andar in persona; unde noi speremo, avanti sia la fin de questo mese, esser cussì forti, che quelli sopra ditti in loro potentie non saperano guardar quello che noi siamo deliberati di far, avanti che noi habiamo recuperato quello che hanno pigliato sopra noi da poi nostra partita, et mostrar a quelli che ne sono stati casone, che noi non semo de sofrir et comportarlo; et despiacentia a noi con tutto el nostro core saria, si in questa facienda intervenisse effusione di sangue, che meglio saria et volleria che le forze nostre et arme, che fusseno uno contra l'altro, fusseno drizzate contra li turchi et infedelli, per ben de la Ecclesia et exaltation di quella. Sanctissime Pater, qualche cossa che a noi ci è stata ditta, et che si potrà dire de Vostra Santità, che quella sia totalmente contra di noi, non lo potemo creder, vedendo le bone parole et tractamenti che voi ne dicesti et facesti in Roma; de nostra parte non remetemo, come Vostra Santità sa, da far verso de quella, modo debito, con mancho male che sapemo et potemo; et tutto el zorno, non obstante qualche cossa che si dice et che si potrà dire ne potesse intervenire, Vostra Santità ce troverà humilissimo et obedientissimo figliolo et christianissimo di la Ecclesia et de Vostra Santità, presto a metter el corpo et li beni per bene et honor de la Ecclesia et de la fede et de la christianità; et quando se potrà trovar le cosse disposte, che Vostra Santità, Principi de' christiani et altri voranno attender a la augumentation de la ditta christianità, ce troverà sempre aparechiato et il primo, per mostrar exempio ad altri, cussì come più volte per nostri oratori et per lettere habiamo explicato et richiesto instantissimamente a ditta Vostra Santità, perseverando et continuando come da principio. Insuper, sanctissime Pater, nui havemo inteso che havete, da pocho tempo in qua, revocato li privilegii dil nostro carissimo et fedel amico cardinale de Santo Pietro ad Vincula, per darli occupatione et turbulentie ne li soi beneficii; et lui è continuamente a presso de nui et ne fa de grandi servicii, come voi sapete. Per la qual cossa nui vi preghiamo carissimamente, che lo vogliate tractare benignamente, per nostro favor, et revocarlo in li soi benefitii et privilegii, et liberar in modo che non sia più impedito in li sui preditti beneficii, cussì come voi et lo Santo Collegio havite promesso, et come voristi nui facessemo per li vostri. Sanctissime Pater, nui preghiamo lo benedetto Figliolo di Dio, che longamente conserva Vostra Santa Ecclesia. Sanctissime Pater, per obviar a la longa vacatione de la Ecclesia de Cosenza, noi ordinamo, uno pezo fa, al cardinal de Sancto Dyonisio, quando il mandamo a Vostra Santità, et simelmente al nostro procurator, lo archidiacono de Chalons, et da poi per maistro Simon Assardi, nostro secretario, de suplicharve che vi piacesse deputar nostro confessor, administrator di la ditta ecclesia de Cosenza; quel che anche non è stato fatto niente, secondo che havemo inteso; et oltra che nostro ditto secretario, facendo questa sollicitudine, è stato amazato, et non sapemo in che modo, cussì supplichemo Vostra Santità che in quella volta li piaccia di voler cussì far, senza metter più questa materia in longo o dissimulatione, che havemo tanto al cor.
Data a Quier, die 21 Augusti 1495.
Vostro fiolo lo Roy de Francia, de Sicilia, de Hierusalem,
Carles.
Copia di una lettera dil Re de Franza a Monaldo di Guerra suo capetanio in Hostia.
Capetanio, io ho receputo uno breve di la Santità di N. S., come si lamentava et dolle, che non vollete soferir nè permetter che le vittualie et altre cose necessarie per Tevere venghino a Roma nè discendano di quella città. Io li faccio risposta, che vi ho sempre trovato sì bono et savio, che mai non havesti nissuna reprensione, nè spierò che haverete; et che vi scrivo per questa causa. Io vi prego che, continuando sempre vostri boni costumi, che tutti li servicii et piaceri che voi potete fare al ditto nostro Santo Pare, lo facciate, et simelmente a li signori Romani, a li qual voria far piacere con tutto lo mio potere, perchè voi sapete che me hanno ben tratato. El piacere che voi li farete, el tenerò fatto a me medesmo. Simelmente ho recevuto una lettera, per la qual me fate saper de le nove del mio Regno de Napoli, donde vi rengratio; fateli a loro sapere de le mie simelmente. Scrivetemi a presso, et tutti li piaceri et favori che a lor potete fare, fatilo. Io ho concordato con la Signoria de Fiorenza, li qualli vi daranno 1000 duchati a 12 carlini per ducato, et mi ha promesso Neri Caponi che ve li farà deliberar; et simelmente ho concordato con la ditta Signoria, che deve pagar per me a Fabricio Colonna, lo prefetto Viteleschi, Antonio Sabello, al qualle ho cresciuto fino 100 lanze, et a Troylo Sabello li ho ordinato 50, saranno pagati per la ditta Signoria de Fiorenza fino al primo dì de Zenaro proximo; et molti altri ballestrieri franzosi, che io mando, fatelo sapere a quelli sopraditti. Se afferma di le molte parole non vere, donde molti sono consternati; et, intra le altre cosse, da la giornata a Fornovo, ne la qualle hanno seminato che io stava morto, et era presone a Milano et a Venetia, et le mie zente simelmente. Niente di mancho, con lo aiuto de Dio, contra tutte le potentie de' Venetiani, la più parte de quel de Milano, et de molti altri de Italia et de altri luogi, restò de quelli detti mei nemici ben 4000 homeni d'arme, la più zente da ben, ne li qual erano 15 o ver 16 grandi personagi, cussì conti come capi di squadra, et di loro altre zente fino a 3500 in 4000; de li miei non restò, intra boni et malli, morti et presonieri presso a 60, donde il Bastardo di Mattheo è in presone; di che vi ha volluto bene advisar di la verità. Et per questo io arivai in Aste, et seppi che li miei nemici haveano pigliato alcuna piaza del mio Reame de Napoli, mi son deliberato non ritornar nel mio Reame de Franza, che non habbia donato ordine al recuperamento de quello ch'è stato pigliato nel mio ditto regno di Napoli; et per tutto questo presente mese ho speranza che la mia forza et potentia sarà sì bona, che non sarà solamente a ressister a li miei nemici, ma andar in persona o mandar fino al mio ditto Reame de Napoli, et recuperar quello che ha usurpato sopra me, et monstrar a quelli.... che hanno fatto mal. Io ho concluso simelmente a la liga con.... de' sguizari, del quale la bona memoria Re mio padre, che Dio absolva... con loro; et me mandano X milia combattenti che saranno qui nanti la fine de questo mexe, senza quelli che io ho. El mio fratello d'Orliens sta in Novara, ben acompagnato, et è stato dato victuaglie 4 volte da poi 8 dì, non obstante tutta la potentia de li ditti miei nemici; et da poi do dì sono venuti a dar uno asalto a uno de li borgi de la ditta Novara, nel qual restò 200 lanze, che vagliono 300 altri italiani, 1000 feriti, et incontinente s'andorno con lor cosse svergognati, hanno brusato et brusano ogni dì le picole ville et picoli castelli et villazi che sono intra ditta Novara et lo fiume Ticino, et hanno fatto cridar che tutto el populo con lor beni se retireno da quel fiume andando versso Milano. È segno che si vogliono andar senza voler expectar la mia venuta. Se non mi vogliono aspectar, sarà bisogno che io vada o manda driedo a loro, perchè questo è lo camino per andar nel ditto reame di Napoli. Io ho concordato con li fiorentini, et sono amici de' miei amici et nemici de' miei nemici; et per questo favorizateli in quello che poterete, expectando nostra ditta potentia. Mandamo avanti per terra, in nostro ditto Reame di Napoli, 600 homeni d'arme et 3000 ballestrieri; vui ne serete advertito, si presto passerano per vostri confini; per altro loco io mando altri soccorsi; et mi son deliberato, quel che mi costa, che io vederò la fine nanti ch'io vadi nel Reame de Franza. Mandate de mie nove ad Gaeta, ad Napoli, a la Calabria, a li sigg. d'Obegnì, a l'Aquila, al bailo de Vitrì, al prefetto, al sig. Fabricio Colonna, a li Sabelli et altri miei servitori, che per cossa dil mondo non li abandonerò, et che stiano securi che saranno soccorssi, sopra il mio honore, et ben presto, et più presto dal canto di Franza; et quelli che mi aranno ben servito, li recognoscerò per tal modo, che sarà exemplo a li altri. Capetanio, mai non dismentigarò li boni servigii che mi harete fatto, et spero che mi farete; et spero vi farò saper de le mie novelle; fatime saper di le vostre, et di quelle del ditto mio Reame di Napoli.
Scritto a Quier, a dì XXI Augusto.
Charles
Dubois.