[3]. Hist. de la Rep. de Venise, Paris, 1819, Didot, VI, pag. 398 e seg.
[4]. Hist. de Charles VIII, deux. édit., I, 239, not. 3.
[5]. Arch. storico per le prov. napoletane, Ann. II, fasc. I, p. 13.
[6]. Della lett. venez., pag. 17, 151.
[7]. Nelle note all'Eloquenza del Fontanini, II, 229.
[8]. St. della lett. ital. (ediz. di Napoli, 1781), IX, 225, 318.
[9]. De antiquitate urbis Patavii, pag. 258.
[10]. Degli scrittori padovani, alla voce.
[11]. È naturale lo studio con cui tenta di dissimulare il suo plagio, senza riuscirvi sempre. Descrive il Sanuto le ceremonie con cui fu consegnato il bastone e lo stendardo di Capitano generale al marchese di Mantova, e dice che fu cantata una messa «con cantadori, trombe et pifari venuti da qui» (pag. 552); e il Guazzo dice «con molti et buoni cantatori, e suono di piffari e trombe venuti da Venetia» (c. 201 t.º). Poco dopo il Sanuto ricorda il «protetor nostro San Marcho» (pag. 553); e il Guazzo sostituisce il «protettore loro San Marco» (c. 202). Similmente, il Guazzo, scrivendo dopo l'evento, soppresse (c. 5 t.º) la frase che aveva letto in Sanuto relativamente a Carlo VIII: «benchè non fusse creto (creduto) volesse venir» (pag. 32). Ma qualche volta, non intendendo il suo testo, lo storpiò in modo che si tradì. Dice di fatti che a dì 4 Marzo 1495 vennero a Venezia due ambasciatori del Moro, e che furono condotti «con gli patti alla casa del duca di Ferrara» (c. 108 t.º), dove alloggiarono. Ma il Sanuto avea detto «con li piati» (pag. 252), cioè con quelle barche molto capaci e bene adorne che si usavano in simili circostanze. Ad ogni modo, il plagio del Guazzo non mi fu sempre del tutto inutile. Egli aveva sotto gli occhi un testo migliore di quello di cui ho dovuto servirmi, e ho potuto così in più d'un luogo ristaurare la lezione o supplire le sue mancanze. Vedi, per es., a pag. 393.
[12]. Lo dice egli stesso (pag. 218, 221) nella Cronachetta, che pubblicai nel 1880 (Venezia, Visentini), per le nozze Papadopoli-Hellenbach.