Pisa è città in Toscana dignissima, et zerca 1700 anni avanti lo advenimento di Christo fo edificata da Greci, i quali veneno da Pisa de Archadia, come (dice) Strabone; et edificono questa Pisa in Italia. Et zà fu potentissima, non a tempo de Romani, ma poi che Populonia et Luna città furono guaste, comincioe, et in tempo di Carlomagno imperadore havea sotto il suo dominio molte isole et la cittade de Jerusalem. Ma poi per soe discordie nel 1400 da Fiorentini soi emuli fue sottoposta, et d'indi fino al presente sempre è stata. Et Fiorentini, per trattato di uno Joanne Gambacurta, essendo col campo attorno stati gran tempo, el zorno de Santo Dionixio, ch'è adi 9 Ottubrio, intrò; nel qual zorno ogni anno in Fiorenza si fa sollemnità grandissima, dannosi pecunia deputata, vestissi duodecim giovenette povere, si fà processione, et ciò in memoria di tanto beneficio et vittoria, et si corre uno bellissimo palio. Or qui in Pisa la chiesa cathedral di Santa Maria è bellissima, il cimiterio chiamato Campo Santo, dove è di quella terra di Jerusalem, et ivi è posti li corpi de morti, et in termine di tre zorni non vi si trova più ossi, e tutti vanno in polvere.

Pisani, desiderando molto la libertà, per la subietione havevano da Fiorentini, deliberono provar si potevano ridursi in libertà, et prima praticato con li sig. Gran Maestri et Baroni dil Re allozati in diverse caxe, dove li patroni de ditte caxe exortaveno quelli li dovesseno esser propicii, et etiam col sig. Galiazzo di Sanseverino, che poi tornato dal Re mai si partì da Sua Maestà, et steva quasi come ostaso di la fede dil sig. Ludovico; et ancora praticò con Don Alphonso fiol dil Duca di Ferrara primario, che, zonto el Re propinquo a Pontremolo, venne da Sua Maestà, et con quello andava verso Roma, et etiam con suo fratello don Ferrante, che stava in corte di esso Re.

Ma lasciamo questi Pisani praticar, et quello successe questo zorno scriviamo.

Adi 12 ditto, Fiorentini mandò 4 ambassadori al Re, i quali fonno lo episcopo di Volterra, Francesco Soderini, lo prothonotario Capponi et do altri lo nome di qual a mi è incognito; et venuti dal Re a Pisa li exposeno quattro cose. La prima li apresentò el fio, fo dil sig. Carlo di Faenza. La secunda per ricercar la liberation di Marino Tomaselli, orator dil re Alphonso, el qual era stato lì a Fiorenza gran tempo, et in questi zorni con la fede de Fiorentini publica era uscito de Fiorenza, et stava in uno castello, et Franzesi lo prese et menò dal Re, taia ducati 400. Questo fevano Fiorentini per dubito, Alphonso non facesse questo medemo al loro ambassador si ritrovava a Napoli, et etiam per le mercadantie havevano in Reame. Et tertio per sollicitar la sua intrata in Fiorenza, et satisfar il desiderio dil populo, advisando Sua Maestà di la carestia di vittuarie vi era. Quarto et ultimo, perchè si provvedesse a li danni et disordini nel paese fatti. A le qual richieste el Re rispose: primo quanto al sig. Carlo li era molto a grato, et voleva per suo; secondo poteva tenir Marino Tomaselli, per esser orator dil suo inimico, appresso di lui, per haverlo preso fuora di la terra di Fiorenza; tertio che l'entreria presto; et quarto che daria remedio a li desordini. Et cussì, habuto tal risposta, ditti ambassadori ritornò a Fiorenza.

Ancora zonse 4 ambassadori di Zenoesi al Re, venuti per la reintegration di le terre sue teniva Fiorentini, le qual era ne le man dil Re. Ai quali fo deputati li auditori, et expediti ritornono da poi a Zenoa.

A dì 10 Fiorentini bandite la caxa di Orsini, et svalisono la compagnia dil sig. Paulo Orsini nominato di sopra.

Ma Pisani, che erano pur vigilanti al fatto loro, la Domenega de sera, che fo 9 Novembrio, li principal cittadini andono a caxa a trovar il Re; et uno di loro fece le parole, pregando Sua Maestà Christianissima li volesse difender et cavarli de man de Fiorentini, dimostrando la subietion havevano: concludendo, volevano esser in libertà, et che dovea bastar a Fiorentini del 1406 in qua haver quella povera terra posseduta, et che volevano esser sempre suposti a soa regal corona. Unde el Re, mosso a compassione, exhortato da li soi che lo consigliava, fo contento di farli quanto domandava; et cussì tutti li Pisani in quell'hora medema, che erano molti reduti per udir la voluntà dil Re, comenzono a cridar: Franza! Franza! facendo per la terra grandissimi rumori in quella notte, et luminarie de fuogi, et corseno al ponte vecchio, ch'è uno dei tre ponti è sora l'Arno, ch'è uno fiume nominatissimo passa per Fiorenza, et qui mette in mar, et rumpeteno una colonna sopra la qual era uno marzocco di pietra, ch'è la insegna de Fiorentini, et quello rotto di la colonna, lo ligono con corde et strassinò per la città, et poi fense de brusarlo mettendovi fuogo intorno; demum lo buttò ne l'Arno, et cussì molti marzocchi per Pisa ruinorono et spegazono, et era uno bellissimo veder l'allegrezza dimostravano Pisani, sì donne come homeni. Ancora quella notte, davanti la casa dove era il Re, fo fatto grandissime feste et fuogi pareva zorno. Et il Re stava a la finestra, et ne havea grande piacer. Et il capitano de Fiorentini era lì in Pisa, chiamato Serristorio de Serristori, et li tre consoli fiorentini, i quali devano ragion, fonno discacciati, et andono via con il resto de li custodi dil Stato Fiorentino. Et conclusive si reduseno in libertà, et mandono a tuor a Lucca li soi ordini, per governarse come facevano Lucchesi. Et da poi che il Re fo partito di Pisa, el zorno medemo che fo 10 Novembrio, Pisani si redusseno in consiglio, et fece 6 signori antiani, et X signori di la Balia et il Confaloniero: mandò compitamente fuora le gente de Fiorentini, tamen fece uno edito quelli rimaseno per il Re al governo di Pisa, che nominerò di sotto, che a Fiorentini nè a loro nè al suo haver fusse fatto alcun dispiacer; ma libere dovesse andar et uscire di la cittade. Et ancora in Pisa dove era marzocco di piera, al ponte ditto di sopra, messeno una bandiera con l'arma dil Re di Franza; et etiam a la gabella dove si levava il stendardo con el zio (giglio), ch'è l'arma de Fiorentini, levono l'arma dil Re con tre zii (gigli) et di sopra la corona. Qui in Pisa el Re lassò do commessarii franzesi, chiamati uno monsig. Zuan Rabot, uno di signori dil Parlamento de Garnoboli, et monsig. Zuan Fier dottor in leze, suo consier; et ancora volse el Re tenir la cittadella nuova, ch'è la più forte, et Pisani tenisseno la vecchia, et ivi lassò uno de soi capitani, chiamato Sariachi, che fu quello vardava el castello di Perpignano, al qual commise fusse capitano de Pisa, de Livorno et Pietrasanta, dove etiam era alcuni franzesi in governo de quelli lochi.

Et essendo stato el Re uno zorno et do notte in Pisa, el luni da mattina montò a cavallo e partite per Fiorenza, et andò ad allozar a Empole, mia 25 lontan de Fiorenza, poi a Ponte Segna, mia 20 lontano, dove stette 6 zorni, zoè fino a l'altro luni, che fo a dì 17 Novembrio, che intrò in Fiorenza: questo perchè voleva aspettar che 'l suo esercito si ponesse in hordine, et che armati intrasseno in la terra per più magnificentia. Et el zorno da poi partì el Re di Pisa, vi gionse in Pisa, partito di l'armata di Zenoa, el cardinal San Piero in Vincula, che veniva a trovar el Re. Et come per lettere di Zenoa se intese, questo a dì primo Novembrio partì di Zenoa con do galie, et venne a trovar el Re. Etiam el Principe de Salerno a dì 3 partite, et venne a parlar con Soa Maestà, et subito tornò a Zenoa per montar su alcune nave si preparava, et andar a dismontar in Reame. Or questo Cardinal, per haver le gotte, si faceva portar da quattro persone, allozò in Pisa al monasterio di San Michiel, poi andò a trovar el Re a Ponte Segna, et con lui intrò in Fiorenza, et seguitollo fino che 'l Re intrò in Napoli. Et mentre che el Re dimorava lì a Ponte Segna, Pisani li mandono alcuni ambassadori, pregando Soa Maestà volesse confirmar el Studio in Pisa, cussì come prima era et Fiorentini lo tenevano, et dil suo pagavano li dottori lezenti. Unde, mancando il dominio loro, ex consequenti mancò el lezer et stipendio di dottori: la qual cosa per honor suo Pisani volevano pagar loro, a ciò vi fosse il Studio. Ma el Re, per esser implicito di altre faccende, allora non deliberò cosa alcuna. Et è da saper che quivi veneno li quattro ambassadori ultimi de Fiorentini, li quali scrissi di sopra che andono dal Re a Pisa, ma la verità è che fonno qui a Ponte Segna. Ma lassiamo qui el Re, et a le cose intervenute in questo tempo in altre parte de Italia scriveremo.

Quello seguite a Roma in questo mezzo.

A Roma el Pontifice, vedendo el prosperar dil Re, era molto di mala voglia; l'armada di Zenoa si approximava al Tevere, come dirò di sotto; terminò di far alcuni fanti per custodia di Roma; et vedendo Fiorentini li davano passo, et quello seguiva in Toscana, non sapeva che farsi: et però cum Paulo Pisani ambassador veneto spesso consultava, pregando scrivesse a la Signoria non lo volesse abbandonar. Molto dubitava di esser privato dil Papato, o ver da li cardinali teniva dal Re fusse eletto uno altro Papa, et seguir scisma, come in diversi tempi in la chiesia sono state, per numero 23, dal 234 fin 1444, secondo si leze ne le historie: et però feva il tutto per haver li cardinali con lui, et con monsig. Ascanio vice cancellier spesso lo mandava ad exortar volesse ritornar a Roma, et cussì esso Ascanio deliberoe venir in Roma, ad abboccarsi col Pontifice, et veder si poteva conzar le cose, che desse il passo al Re di Franza. Et venuto a Marino, castello de Colonnesi, mia X da Roma, per ostaso el cardinal Valenza, nepote dil Papa, Ascanio a dì 2 Novembrio intrò in Roma di sera. Li andò contra el cardinal Monreal, nepote etiam dil Pontifice, et la fameia di Sua Beatitudine, et andato dal Papa stette in colloquio fino a mezza notte, poi il zorno driedo andò in concistoro, et, statim disciolto, si partì et tornò a Marino, havendo dormito quella notte in palazzo dil Papa. Et qui a Marino erano le zente de Colonnesi redate, et aspettavano Antonello Vitelli soldato dil Roy con squadre dodexe.