Adi 8 Novembrio adoncha, esso Piero zonse dal Re preditto, el qual era a una badia mia do lontan de Serzana, et voleva metter campo a ditta Serzana, et al tutto ottenirla. Et zonto Piero de Medici, fatta riverentia come a tal Re si richiedeva, visto la sua potentia, non solum li seppe nè volse contradir, ymo aderite ad ogni suo voler; et inzenocchiato davanti el Re, li presentò Serzana, Serzanella, Pietrasanta, el porto di Livorno et Pisa in le sue man, a sua discretione, dicendo: Vostra Maestà mandi con mi, che tal luogi haverà in suo dominio. La qual cosa non havea in commissione di far da Fiorentini; et fu molto accetta al Re. Et poi che le sue zente introe in Serzana, essendo cussì el voler di Piero, esso Piero disse al Re volea tornar in Fiorenza, a poner ordine di la sua felice intrata. Ma li altri ambassadori li venivano driedo, inteso questo accordo havea fatto Piero, havendolo molto a mal, ritornono a Fiorenza, et non volseno andar di longo.
Adi 9 tornato Piero in Fiorenza, et zà lo suo palazzo era preparato di molte tapezzarie per la posada dil (Re), benissimo in hordine. Ma Fiorentini ebbeno a mal quello havea fatto Piero contra il voler loro, et erano molto sdegnati contra di lui, et volendo andar Piero al palazzo di la Signoria per riferire tal accordo, el qual zà si sapeva, con alcuni provisionati secondo il consueto, et Piero si havea armato, sentendo il mormorar di la terra, tamen di sopra si puose el suo mantello di coroto portava per il padre ancora; et credendo andar di longo in palazzo li soi provisionati, come erano assueti di andarvi senza diponer le spade haveano, trovano a la porta dil palazzo predetto Jacomo di Nerli cittadino, fratello di Bortolomio de Nerli, che a Venetia è gran mercante et ha gran fatti. Or questo Jacomo per esser deputato, volendo intrar uno provisionato di Piero avanti in palazzo, li disse: metti zoso (giù) le arme. El qual volendo contrastar, li bastò l'animo di metter man su la spada, perchè li non era tolta, et disse: tu non vi entrarai. Et Piero meravigliandosi di questo, esso Jacomo li disse certe parole, per le qual Piero cognobbe la Signoria esser sdegnata contra de lui, et che lì in palazzo vi era custodia; unde deliberoe di andar attorno la terra, cridando: Libertà! per veder come il populo si moveva. Zà su le porte di Fiorenza suo cugnato sig. Paulo Orsini, el qual era soldato de Fiorentini, et havea 500 cavalli, veniva in suo ajuto. Et cussì andato attorno la città, cridando lui et li soi come ho ditto: Libertà! Libertà! ma il populo era admirato di questo, et ritornò a casa, dove li soi facevano gran festa, butando confettioni, acciò il populo li fusse amico. Ma la Signoria, visto questo, sonò una campana che di raro si sona, se non quando intravien qualche gran cosa, come fo questa, di andar uno privato cittadin attorno la terra; per la qual cosa tutta Fiorenza si levono in arme, et correno su la piazza. Ma li amici et partesani de Piero preditto lo consigliono, perchè il populo li era molto contrario, che per il meglio dovesse subito partirsi; havendo visto quando andò attorno la città cridando, che niuno fece segno alcuno in suo favore. Unde esso Piero con li do fradelli, Zuane cardinal, tituli Sanctae Mariae in Dominica, et Juliano, etiam el sig. Paulo Orsini preditto suo cugnato, vestiti incogniti se ne partiteno di Fiorenza, et veneno a Bologna, lassando alcuni de soi che dovesse tuor quello potevano di l'aver sottil, maxime alcune medaie d'oro et zoje, le qual medaie era di gran precio et le prime cose de Italia, che fu di Lorenzo suo padre, et che li dovesseno venir driedo. La moglie, chiamata Alfonsina di Orsini, rimase lì in Fiorenza. Et zonti a Bologna, el cardinal rimase nel monasterio de San Domenego: Piero, Juliano et Paulo Orsini veneno a Venetia, come dirò sotto. Ma in questo mezzo la Signoria de Fiorenza, chiamato el consiglio, inteso el ditto fuzer, feceno molte provisione, detteno taglia a Piero et Juliano de Medici, che chi li presentasseno vivi havesse ducati 4000, et 3000 morti; et alcuni corseno al suo palazzo volendo metterlo a sacco, el qual era, come ho scritto, preparato di molte tapezzarie per la venuta dil Re. Et a ciò non fusse disconciato, vi andò alcuni deputati per la Signoria a custodia, et non lassò di sopra fusse toccato alcuna cosa: ma ben di sotto, zoè vini de le soe caneve, formenti et altre cose fonno sacchizzate. Et Fiorentini, consultato quello dovesseno far, perchè il Re si approximava, elexeno quattro ambassadori, i quali insieme con uno frate, Hieronimo di Ferrara, di l'ordine di San Marco, frate predicatore, homo molto religioso et di gran sanctimonia, el qual lì in Fiorenza era adorato per santo, et, come Fiorentini dicevano, questo havea preditto la venuta dil Re et tal confusione: et a questi cinque commesseno che andasseno dal Re, et si accordasseno con gli miglior patti potevano. Et inteso questa nuova a Venetia, Antonio Soderini, era ambassador de Fiorentini a questa Signoria, essendo il Consejo de Pregadi suso, battè a la porta, et tolse licentia da la Signoria, et statim partite, et ritornò a Fiorenza.
Ritorniamo al Re di Franza, el qual habuto la fortezza di Serzana, vi messe a custodia monsig. de Citem, che fo a Venetia ambassador, et li commesse quello loco governasse, et fece levar le sue insegne. In Livorno mandò monsig. di Biamonte di Normandia; et partito di Serzana intrò in Pietrasanta, dove vi messe uno altro suo barone in governo, et pur fece levar le bandiere di Franza. Qui venne etiam Lucchesi, che con desiderio aspettavano la sua intrata: onde il Re terminò, prima andasse a Pisa, di andarvi a Lucca.
El Re di Franza adonca, adi.... Novembrio, intrò in Lucca, dove honorifice fu ricevuto. Li venne contra alcuni cittadini vestiti di bianco, con l'arma dil Re nel petto, et intrò sotto uno baldacchino: in summa li fo fatto grandissimo honor da Lucchesi. Allozò nel vescovado. Et quivi stette un zorno et mezzo. Lucca è città antichissima in Toscana, da Greci edificata: fu colonia de Romani, et, come scrive Strabone nel quinto libro di le molte cose, et Livio nel duodecimo. Et da poi Paulo Guinigio che del 1400 tyrannice Lucca governava. El qual in questo anno, essendo Lucchese, con favore di Galeazzo duca de Milano si fece totalmente signore, et regnò anni 30; et edificoe ivi uno palazzo degno et superbo, et poi, per ordinatione de Fiorentini et soi cittadini, fo preso et menato a Milano in prigione al duca Philippo con li figlioli; el qual sì lo confinò in perpetua carcere: et cussì perse el dominio di Lucca et grandissime ricchezze che havea. Ma poi Lucchesi che hebbeno tal tiranno scacciato, si redusseno in libertà, et fino al presente stanno governandosi a populo, facendo il suo governo tra loro. Di Lucca vi fue Lucio pontifice maximo, et zà Lucchesi ottenero da Federico imperatore che in Toscana non fusse lecito usare altra moneta che lucchese, con certi segni de l'imperio; et Lucio pontifice concesse privilegio a Canonici de San Martino, che è la chiesa cattedrale, che potesseno portare in coro le mitre ad uso di vescovo. Ancora Alexandro Secundo pontifice fo lucchese. Questa città, dicono alcuni, fu chiamata Lucca dagli scudi d'oro i quali rilucevano essendo in su le torre de ditta città altissime, li quali vi sono stati molti tempi. Et la ymagine dil Volto Santo, cussì da loro chiamato, ch'è uno crucifixo vestito, el qual havea scarpe d'oro, una di le qual dette a uno povero che era molto calamitoso, et d'indi è posto una lezenda di sotto questo pè è senza scarpa. Et meteno tal ymagine nelle loro monete et ducati, è in gran veneratione, et fa molti miracoli. Et questo el Re volse veder.
Et essendo el Re qui a Lucca, zonse el Cardinal di Siena, homo de gran reputatione et dottrina, el qual da Alexandro pontifice era stà mandato a esso Re per legato, per veder si poteva adattar le cose con el re Alphonso. Et volendo aver audientia dal Re, quello non li volse parlar, perchè fo nepote di papa Pio, che a la bona memoria dil Re suo padre fu contrario, et coronò Ferdinando dil Reame di Napoli, come ho scritto di sopra. Et li mandò a dir a Sua Signoria per alcuni suoi baroni, che come Cardinal lo havea in gran reverentia, ma come legato non li voleva dar audientia. Et habuto tal risposta, se ne tornò a Siena, et ivi stette fino el Re vi entrò. Questo partì di Roma adi 17 Ottubrio.
Venne qui a Lucca tre ambassadori de Senesi, i quali fonno Nicolò Burgese cavalier, Bortolomio Sozino dottor famoso, et...... ......... a congratularsi con el Re di la sua venuta, offrirgli el Stato de Senesi, et che l'aspettavano volentieri, promettendo passo et vittuarie, i quali fonno ricevuti molto volentieri dal Re, et fattoli bona cera. Et el Sozino andò a Milano et zonse adi 22 Novembrio, per congratularsi col sig. Ludovico di la sua creatione, come dirò di poi, scrivendo de Milano.
Li ambassadori de Fiorentini nominati di sopra zonseno dal Re et exposeno la loro imbassada, et che Fiorentini erano contenti di la soa venuta, et che Sua Maestà non si maravigliasse di quello haveano fatto a Piero e fradelli de Medici, perchè sempre contra la soa Republica mal si havea portato, concludendo volevano conzar li capitoli in miglior forma. Et el Re li respose che non era venuto per far alcun danno a Fiorentini, et che si meravigliava di questo, et che avanti loro dovea venir a darli il passo et ogni altra cosa necessaria, come zà al principio di questa impresa li haveano promesso: et che voleva intrar in Fiorenza dove conzeria li capitoli. Et questi partiti, ritornono a Fiorenza, essendo stati dal Re.
Et el Re volse da Lucchesi imprestedo ducati 20 milia, et cussì li fonno presentati; et ancora volse la fortezza di Montegioso in le sue mano, et Lucchesi gela detteno, dove messe custodia de soi Franzesi. Qui in Lucca Franzesi feceno molte violentie a donne, però che sono zente molto lussuriose, et fino hora erano stati su quel di Milano, et non havea osato far nulla per l'amicitia havea el Re. Ma quivi, come fo ditto, feceno assà disonestà, et tra le altre el Re, piacendogli una donna......... bellissima, la qual era, ut dicitur, de Guastalla, sì la mandò a tuor, et habuto el suo desiderio, la lassoe qui; tamen poi che zonse in Napoli per ditta mandò, et appresso Sua Maestà tenne.
Adi 8 ditto, essendo el Re partito da Lucca a hore zerca 24, introe in la città de Pisa. Li andoe contra el suffraganeo Arciepiscopo, el qual era vicegerente dil cardinal San Zorzi e arcivescovo di Pisa, et con tutta la chieresia apparata, Francesco Secco, nominato di sopra, che ivi stanciava, et Annibal Bentivoj, figlio dil magnifico Joanne, era soldati de Fiorentini, et el sig. Francesco Cibo, fo fiol di papa Innocentio, el qual etiam lui havea soldo da Fiorentini: et cussì riceveteno el Re dentro la terra; benchè Pisani poco honor li potesse far, perchè era supposti a Fiorentini. Questo Re era vestito di veludo negro, con uno cappello in testa: li và da presso sempre cavalcando monsig. de Brexe et monsig. de Lignì so cusini, di una età de anni 24, et sempre dormiva con Sua Maestà: etiam do episcopi monsig. de Angier et uno altro. Monsig. episcopo di Samallo et monsig. di Beucher erano governadori apresso la sua persona de l'impresa, come ho scritto di sopra. Et ne l'intrar in Pisa havea 500 arcieri attorno, et 200 zentilhomeni franzesi li va dintorno, et lui in mezzo, per la sua guardia. Monsig. di Mompensier, ch'è capitano a tal impresa, è il primo di andar con le sue zente in le terre, avanti vi entra la persona dil Re. Et el Re allozò in la caxa di Piero de Medici, dove li era preparato. Et è da saper che qui in Pisa, entrato monsig. di Mompensier, volendo visitar Francesco Secco, che era suo barba, per sua moglie ch'è sorella dil marchese di Mantoa, zoè di ditto Mompensier, non volse parlarli per esser stato rebello dil suo cugnato, ymo più che alcuni de li soi. Partito che fu Francesco Secco di Pisa, et venuto a Lucca, dove havea mandato il bon et miglior dil suo, per dubio di quello l'intravenne, Franzesi andono alla caxa sua per metterla a sacco, et cussì la messe di quello trovono, che furon vittuarie et poche robbe. Annibal Bentivoj andò a Fiorenza, et el sig. Franceschetto a Zenoa.
La Domenega, fo 9 dil mexe, andò per la terra il Re, vedendo le do cittadelle, el Domo, el Campo Santo, el sito di la terra, et ogni altra cosa; sempre a cavallo. Et per seguir il mio consueto, alcuna cosa di Pisa qui voglio scriver.