Unica christicolae spes et fiducia gentis,

Ingredere et felix subeas mea tecta, secundis

Auspiciis, nam re ipsa libens vultuque sereno

Urbe mea accipio, felicibus annue ceptis,

Committoque tibi veteres mea moenia Senas,

Senas Gallorum Senonum de nomine dictas.

Siena adoncha è città seconda in Toscana de potentia et ricchezze, et come scrive Policarpo nel VI suo libro di le Croniche fo edificata più de 300 anni avanti l'avvenimento di Cristo da Franzesi Sennonesi per habitatione de loro homeni antichi; ma al presente si può numerare fra le altre moderne, perchè in quella non è alcun segno de antiquità ma tutta degnamente rinnovata. Altri vol fusse edificata da Carlo Martello, ma Biondi foroliviense historico scrive esser stà edificata da Iohanne XVIII, et da sei plebatichi a quella assignati fo chiamata Siena, de quali fo el primo de Perosa, de Chiusi, de Rezzo, Fiesole, Fiorenza et Volterra. Questa città è in su un colle, ha intorno ripe de tufi, ma nella parte superiore de questa città sono paesi plani, con molti giardini, et è molto coltivata. Vi sono molti superbi et degni edificii et studio publico in ogni facultà, una piazza degnissima con palazzi di Signori ed altri privati superbissimi, uno hospitale ricchissimo et piatoso con un degno governo, et ha grande intrata. Per la città sono torre altissime et forte. El suo territorio è paese fertilissimo in ciascuna cosa a l'humana vita necessaria. È mia 80 discosta da Roma. In questa alcuna religione ebbe principio: come fu Monte Oliveto quello descoperto numerato fra Canonici regulari di Santo Augustino, de gli Iesuati et quasi quello di Santo Francesco per San Bernardino che fu di Siena. Quivi del 1058 fu fatto el Concilio, et Nicolao II creato pontifice. Di questa città vi fu Alexandro III che sostenne molti mali da Federigo Barbarossa et alla fine aiutato da Venitiani: etiam Pio secundo, Santa Catharina di Siena del terzo ordine di Santo Domenego, Ugo Benzi medico summo, et molti altri li quali numerare sarebbe perder il tempo.

Or il Re intrò in Siena con 4000 cavalli, dove era il Cardinal di Siena nominato di sopra tituli Sancti Eustachii, el qual è episcopo di quella città. Or el Re, visto non li haver voluto parlar a Lucca come legato, quivi essendo persona privata et non nomine Pontificis, li fece le debite accoglienze, dimandando perdono si a Lucca non li havea parlato, perchè sì come Cardinal o vero per nome de Senesi fusse venuto, libentissime li arebbe dato audientia, ma non volse come legato dil Papa, et cussì al presente li fece bona ciera, per esser degno prelato. È da sapere che la prima cosa che fece el Re quando intrò in Siena, fu che andò di longo al Domo. Ivi fece l'oratione, seguendo quel ditto di Christo: Primum quaerite regnum Dei, et poi dimandò a la Signoria, però che Siena si governava come Fiorenza fanno. Li Signori et Confalonier stanno in palazzo, et portano certi signali a le barette per esser conosciuti. Li chiamano et sottoscrivonsi alle lettere: Priores, gubernatores comunis et cap. populi civitatis Senarum. Et cussì come a Fiorenza è confalonier, cussì qui è capitano dil populo. Or el Re dimandò 4 cose: Primo, che li fora ussiti dovessero esser lassati intrar, et li fosse perdonato. Secundo, che li fusse prestati certa quantità de danari. Tertio, che li desseno formenti, promettendo di pagarli. Quarto, potesse haver il passo aperto. A le qual richieste, fatto le debite consultatione, risposeno: prima non voler più li fora ussiti, tamen che vederebbeno di adattar, come cussì fo. Che danari non havevano, ma che formenti erano contenti di dar a Sua Maestà moza mille, che valevano ducati 4000, di quali volevano li danari. Tamen ebbe promesse et mai fo satisfatti. Oltra di questo per liberalità di Senesi, li appresentono in dono altri mille moza de formenti. Et cussì seguite le cose con Senesi.

Viene qui a Siena dal Re el Cardinal di Sanseverino, el qual licet fusse da la parte di Ascanio, tamen era in Roma, et per esser episcopo maleacense (di Malaga) et stato qualche tempo in Franza, parse al Pontifice di mandarlo per legato, et con lui uno ambassador di re Alphonso, per veder si potevano conzar che non venisse più di longo, mediante li ambassadori venitiani, et darli qualche tributo etc. Ma el Re dato audientia a ditto legato, et dittoli come al tutto voleva esser a Roma, et ritrovarsi far le feste di Nadal ivi con la Beatitudine dil Pontifice, dove el vederia di conzar e far quello si havesse a far. Et ditto cardinal, havendo tal risposta, in uno zorno et mezzo ritornò da Siena a Roma, ch'è mia 100.

Quelli di Viterbo, in questo mezzo, ch'è una città dil Pontifice mia 40 da Siena et 60 da Roma, la qual dil 1193 per Celestino III pontifice fu denominata città, et ordinò in quella la dignità episcopal, el cui vescovo fusse similmente pastore di Toscanella et di Centocelle, et terra bella, grandissime chiese et torrazze assai et fontane, circonda mia 3 et si dice Viterbo. È loco di 4 città piccole, et già dil 1493, perchè a Roma vi era la peste grande, questo Pontifice con molti Cardinali et la corte qui in Viterbo vi stette. Or appropinquandosi el Re, el Pontifice era contento che 'l sig. Virginio Orsini a compiacentia dil re Alphonso con alcune squadre de cavalli et assà fanti dovesse intrar a custodia di Viterbo, et etiam se divulgava el Re preditto Alphonso havea scritto a suo fiol duca di Calavria, venuto di Santo Arcangelo, dove era stato fino hora, più propinquo a Roma con le sue zente, et conte di Petigliano, che dovesse entrar lì in Viterbo a ciò Franzesi non tegnisseno quella terra. Ma Viterbesi non volendo guerra sopra il suo, mandò a notificar al Re, che ancora era quivi a Siena, dovesse mandar zente che le metteriano in la terra avanti che giongesse el presidio aragonese, offerendosi loro et la terra sua a Sua Maestà. Per la qual cosa el Re vi mandò monsignor di Alegra nominato di sopra, et poi immediate venne monsignor di Monpensier con 4000 Franzesi et introno in Viterbo. Ma alcuni custodi dil Pontifice intrò in la rocca, tamen etiam di subito si rese.