Adi 5 Zener el Pontifice, per haver habuto assà moltitudine de Franzesi baroni che li era venuto a basar li piedi et haver la beneditione sua, li venne una certa angossa, et fo portato in letto, et stette tre hore come stramortito, tandem revenuto deliberò el zorno di Pasqua, che fo la circoncisione dil Signore, a dì 6, in la sua camera medema far concistorio; et cussì el Pontifice vestito in letto fece chiamar concistorio, dove venne Cardinali 16, tra li qual vi era el cardinal Santo Dionysio franzese. Et el Papa propose la richiesta fatta per el Re, dicendo la risposta data, et le ragione movea Soa Beatitudine a non voler exaudirlo in niuna cosa di quello havea mandato a dimandar. Et cussì terminono ivi in concistorio: prima laudato l'opinione de Soa Santità, poi che iterum li replicasse che questa era etiam ferma voluntà del concistorio de non darli el castello per niun modo. Za era andate parole attorno Roma, che el Papa havea deliberato, si el Re de Franza volesse pur al tutto haver el castello et lo volesse bombardar, che metteria sopra le mure la Veronica, zoè el sudario de Christo proprio che ivi si attrova, le teste di S. Piero et Polo Apostoli loro protettori, el corpo di Cristo et altre reliquie, et che si esso Re, havendo fama de Christianissimo, poi voleva bombardar, dovesse bombardar a soa posta in queste cose sacre; ancora, che non potendo più, faria una excomunica a lui e tutti i soi; con un jubileo plenario a tutti coloro fusse contrarii et offendesse ditto Re de Franza, el qual veniva contra la Chiesa. Tamen niuna cosa fo fatto.
Ma el Re mandò iterum quelli quattro baroni a dimandar al Pontifice la risposta, perchè za se intendeva in quel zorno faceva concistorio. Unde el Pontifice li fece chiamar dentro, et li disse largo modo el voler suo; et che el Re non si pensasse fino lui era Papa de haver mai el castello ne le mano, bastava haver el passo etc.; et che era fermo et costante in quello havea avanti risposto; et che manderia 4 Cardinali da Soa Maestà a justificar ogni sua volontà cussì esser et de Rev.mi Cardinali. Et ditti baroni ritornono dal Re. Et el Papa mandò questi 4 cardinali, el cardinal de Napoli, el cardinal Alexandrino, el card. Santa Anastasia et el card. Monreal, i quali andati dal Re, appena fono visti, imo exposto la loro imbassata, stetteno un gran pezzo credendo haver risposta dal Re, el qual post multa li disse: andè, et manderò a dir al Papa per li miei baroni quello vorrò.
Et inteso la risposta dil Papa, el Re deliberò de voler haver el castello, usando assà alte parole. Et in Roma tutti stevano con gran paura, perchè seguite certa novità, che alcuni de soi messeno a sacco li Zudei et fece gran danno. Ancora a dì 8 se apizò alcuni Italiani con Sguizari, et Sguizari se messe in ordine et messe a sacco la caxa di uno spicier, nome Piero Branca, et fece bottin per 8 milia ducati, per modo che el Re, inteso questo, havendo molto a mal, fece cavalcar alcuni soi capitani per cessar ditto rumore, et fo presi fra italiani, franzesi et do negri, n.º X, dei qual fo appiccati uno franzese et li do negri, et fece uno editto che niun non andasse senza luse la notte per Roma, et chi andava fusse appiccato. Item che, in termene de tre zorni, quelli havea ditte robe tolte ut supra, sotto pena di la forca si venisse a manifestar. Et cussì fo restituido gran parte. Item che li Zudei portasse una † bianca su la spalla, ai qual, havendo ditto segno, non li fosse fatto noja alcuna. Oltra di questo ordinò che 4 cavalieri franzesi con 500 cavalli per uno andasseno la notte attorno Roma, a ciò non fosse fatto danno ad alcuno. Et fu trovato alcuni senza luse, li quali secondo l'editto regio fonno appiccati; et a dì 9 de notte el Re fece appiccar uno suo cavalier, et questo per haver messo su le zente a tal rumori.
Ma el Papa per timor de novitade, a dì 7 ditto si redusse ad habitar in castello, et pur si tramava pratiche di accordo con el Re. El qual poi seguite, come dirò di sotto.
Adi X per l'abondantia di le acque havea piovesto, per el cargo di le artegliarie et di li repari fatti dentro, che molto cargava il muro, cazete cinque passa di muro attorno dil castel Santo Anzolo, zoè 14 merli, nel qual loco el Papa fo la sera avanti, le qual muraglie fonno subito riconzate et di novo fortificato, ma è mirum quid che avanti el Re intrasse in Roma cazete certa parte di muro di la terra, et a hora cazete queste dil castello. Et non molto da poi seguite l'accordo dil Pontifice et dil Re, come intenderete leggendo. Ergo son gran segnali.
Provvisione fatte per re Alphonso nel reame in questo tempo.
Domente queste cose a Roma si fanno, havendo inteso el re Alphonso era a Napoli la intrata dil Re di Franza in Roma, fece molte provisione. Prima mandò vice re in la Puia Camillo Pandon, con commissione amplissime dovesse trovar danari. Mandò do comissarii per il paese a tuor le vittuarie, sì de fuora come in alcuni castelli, e far la tansacione de le bocche, e non lassarli vittuarie se non per 4 mesi. El resto fece condur a Napoli in li castelli et in altre fortezze lì attorno, a ciò Franzesi non havesse vittuarie. Item mandò per uno zudeo di cadauna casa dil suo reame, che statim dovesseno venir a Napoli alla sua presentia, dai quali volse tra loro tutti ducati 56 milia in termene de zorni 8. Mandò per li marani spagnoli, sì per quelli habitava in Napoli quam fuora, e tolse danari a imprestedo a ducati 36 per cento de usura, et per ogni 100 ducati li dava ducati 3 al mese, da esser pagati ogni mese. Et za havea comenzà a pagar la prima paga, zoè la prima usura; et molti de questi marani in questo tempo al meglio poteno con loro brigate si partino di Napoli et venneno ad habitar qui a Venetia, et portè grande haver con loro. Et è da saper che questi marani sono zente baptizata, tamen li soi furon zudei, et stavano nel paese dil serenissimo Re di Spagna, e tenivano quodammodo un'altra leze, media tra la hebraica et Christiana: pur dimostravano esser boni christiani publice, et privatim tenivano le sinagoge in casa. Ma parse a questo glorioso Re et Regina di Spagna, di cazzarli tutti dil paese, zoè quelli che non volevano lassar la vita loro teniva, et fece molti inquisitori frati per tutti li soi regni, con grande auctorità, et uno sopra tutti chiamato l'inquisitor major, i quali facevano la inchiesta, et molti marani fono brusati, altri fuziteno in diverse parte dil mondo, et le loro statue erano brusate. Molti capitono qua a Napoli et in Reame ancora l'anno 1492. Esso altissimo Re di Spagna discaccioe di tutti li soi regni tutti li zudei, che fonno numero grandissimo, ita che niun per tempo potesseno ritornare, et li concesse certo termene a veder el suo, et che non portasseno danari fuora dil paese; ma ben mobele quanto a loro piacevano. Et questi venneno ramengi in diverse parte dil mondo; molti qui in Reame, altri a Constantinopoli, altri in varie regione; et molti essendo su le nave, per fortuna si summerseno nel mare, adeo che più sotto el dominio dil potentissimo Re di Spagna non si attrova più zudio, nemichi di la fede christiana. Et per haver dato re Ferando recapito nel suo regno, fortasse Iddio li dà al presente tal affanni.
Ancora re Alphonso vendette molti castelli e contadi per zerca ducati 30 milia; fra i qual ne comprò uno D. Tulio suo secretario per ducati 12 milia; et questi comprava ditti contadi e castelli, compravano a rason de ducati 40 per cento a l'anno de intrata de iurisdictione havea. Item mandò in Sicilia do comessarii con danari a far fantarie; mandò Perucha corsaro cathelano, era lì in Napoli, havia disarmato, homo di gran cuor, con 600 provvisionati et alcune artegliarie a uno passo di Trajetto, è sora el fiume Garigliano. Et cussì in altri passi et fortezze messe custodia. In Napoli faceva soldar fanterie a ducati 3 al mese, paga di tre mesi avanti trato. Tansoe tutte le sue terre et castelli di reame et regno suo, che cadauna dovesse far fanti in aiuto di la sua corona, maxime a tanto bisogno: et, fatta la descritione, sariano zerca fanti 12 milia, come per lettere di l'ambassador nostro Paulo Trivisano cavalier se intese, con el qual el Re conferiva ogni cosa. Item fece spianar verso Roma mia 60, butar e ruinar a terra tutte case e conventi, zoè a li passi dove se puol venir in Reame, perchè per tre vie vi si va, et tutte buttano al piano di Sessa. La prima è da Taiacozzo al contà d'Alba, poi la Celana et al pian di Sessa; la seconda a S. Germano, a Pontecorbo, al passo de Mignano et al pian di Sessa; la terza a la volta di Marino, Velitri, Fondi, Itri et pur al pian di Sessa; sì che tutte tre vie metteno cao al pian di Sessa. Ancora fece brusar li strami et fieni, voltar le semente sotto sora, et arar in questo tempo la terra era seminata, che fo una compassion che tante biave se perdesse. Tamen fece a ciò Franzesi nè al presente nè questo altro anno havesseno vittuarie, et che da la grandissima carestia et inopia prendesseno altro partito, ma poco li valse. Item fè stropar tutti i pozzi, romper et stropar le fontane al meglio poteva, perchè non trovasseno acqua. In la Calavria era vicere Don Cesare, fo fiol di suo padre non legittimo, el qual etiam lì in Calavria fece molte provvisione, elesse uno ambassador a la Signoria chiamato Hieronimo Sperandio dottor, el qual per la via de la Puia venisse poi per mar a Venetia, et quando zonzete et quello volse intenderete di sotto. Ancora esso re Alphonso fece molte provvision, provvedendo al meglio poteva al suo stato. Et non restava advisar al suo ambassador era in Spagna, che el Re desse aiuto et a lui et alla Majestà di sua sorella raina, in compagnia di la qual era andato za molti mexi a starvi, de comandamento dil Re, l'arcivescovo di Teragona, et è fino al presente. Era za partito l'ambassador dil sig. Turco, con el qual Alphonso havea concertato et pregato gran cose, maxime che facesse romper a Zenoesi, et che el Turco mandasse a tuor l'isola de Scyo a lui vicina, perchè Zenoesi erano stati bona causa di far venir el Re a suo danni, per haverli fatto l'armata lì a Zenoa. Et quelli di l'Aquila mandò ambassadori a Napoli, dicendo non si dubitasse mai di la fede loro, et cussì fermi sariano a mantenir l'omagio et fedeltà zurata a sua Majestà, la qual cosa fo molto accetta al Re, benchè poi fo el contrario.
In questo mezo, el duca de Calavria partito con le sue zente da Teracina andò per quelle parte, et a San Zermano si pose, el qual loco è mia 30 da Roma et 60 da Napoli, fortissimo et come si divulgava inexpugnabile. Era con squadre 60 et fanti 5000. Et ditto Duca andò con alcune zente, essendo venuto in campo don Fedrigo, el qual era andato a far certa quantità di fanti. Or andò esso Duca a uno luogo dil prefato, chiamato Sora, mia 70 da Roma et 50 da Napoli, el qual fu alias de Ferdinando, et concesso a papa Pio, perchè, diceva, era di la Chiesia. Unde Sixto Pontifice volendo benificiar li soi, come fece el conte Hieronimo de Riario che li dette Imola et Forlì, et a questo prefato che era suo nepote, fratello dil cardinal San Piero in Vincula, oltra Senegaglia li dette contado: et qui Calavresi li detteno la battaglia et sachizolo, ma li custodi si defeseno. Et inteso questo a Roma, subito se partì el sig. Prospero Colonna con alcune squadre de cavagli et fanti et franzesi, et lo andò a soccorrer, et za el duca de Calavria non l'havendo potuto haver era ritornato.
Per lettere di 10 Zener da Napoli, venute con grandissima difficultà perchè non poteva venir corrieri per le vie rotte, se intese come a dì 9 il duca de Calavria era partito dil campo da San Zermano, et venuto prestissimo con X cavalli et non più in Napoli; et con la Majestà dil Re suo padre steteno in colloquio soli zerca hore 8, dove consultano gran cose, come l'è da creder: poi l'altro zorno, ita che stete solum hore 16 in Napoli, tolse licentia dal padre, dove vi era l'ambassador nostro, perchè altri oratori ivi non se ritrovava, et inzenochiato, magna spectante caterva, volse la benedition dal padre, et quella habuta, lo basò con gran contamination de li circumstanti, quasi dimostrando voleva al tutto esser a le mane con Franzesi, et far fatti d'arme. Et ritornò con bon animo a San Zermano, dove era el suo exercito, con questo che cadauno sarebbe stato per si sotto degno capitano, zoè el sig. Virginio Orsini, el conte de Petigliano, Zuan Iacomo di Traulzi, Iacomo conte, el marchexe di Pescara, et molti altri signori et baroni, et continue andava augumentando l'exercito.