A dì 14 Zener el re Alphonso si comunicò coram populo, et levò una fama di voler partirse de Napoli, et lassar suo fiol al governo, et lui venir in campo contra el Re de Franza con 3000 biscaini, i quali erano venuti et passati in Sicilia per tuor soldo di esso Re, tamen mai si partì più Alphonso di Napoli, fina fece quello seguite et intenderete di sotto. Questo re Alphonso in questo tempo era molto dato alla devotione, conversava ut plurimum con frati, lezeva l'offitio grande come religioso, et non voglio star di scrivere una devotione faceva il zuoba santo, che el Re serviva in persona regiamente a 12 poveri, et fè chiamar 46 poveri l'anno 1494, a dì 23 Marzo zoè passato, et felli sentar in tre tavole: questo fece perchè havea anni 46, e tanti anni quanti ha tanti poveri serve, crescendo ogn'anno uno: et alla prima tavola, ch'è di 12 poveri, pur ditto numero lui medemo serve, come ho scritto, con grande humanità et abondantia de ferculi; a le altre do, conti, duchi, marchexi et baroni. Poi el Re lava li piedi a ditti 12 poveri, et li basa i piè, et li dette panno per camisa, zupon, calze, mantello et scarpe, et tre carlini per uno, ch'è una bellissima consuetudine a imitatione dil nostro Signor Yesu Christo, che lavò li piedi a li Apostoli. Sed de his satis.

Dil re Maximiliano alcuna cosa notanda, et di la sua Dieta.

El re Maximiliano, inteso la morte di suo cugnato duca de Milano, ritrovandose in Fiandra ne le terre di suo fiol archiduca Philippo di Bergogna con sua moglie madona Bianca, molto si dolse. Et più la moglie dimandando vendetta contra el duca Ludovico, che si havea fatto lui Duca, et privato el nepote. Et subito scrisse a Milano, dolendosi molto di la morte di suo cognato, et che el signor Ludovico dovesse haver custodia dil Ducheto, moglie et fratello, et governar ben quel stato: ita che, a tempo legittimo, esso Re possa dominar pacifice. Et però Ludovico dubitando di novità si scriveva: Ludovicus Maria Sforcia, dux etcetera, come ho scritto di sopra; benchè poi mutasse ancora. Esso Re di Romani, mandò ambassadori a Milano, i quali gionti in questi giorni, et andati a l'audientia dil signor Ludovico duca, si dolseno di la morte dil Duca, et come la Cesarea Majestà dil Re et Regina havea habuto grandissimo dolor, nè mai si alegrò di alcuna creation sua a ditto Ducato, benchè sapesse quello era successo, quasi dimostrando non haver habuto piacer de questo, et dimandò el resto di la dota sua restava haver, et era ducati 100 milia, et etiam passo et vittuarie, el qual, senza haverlo domandato, era certo di haverlo habuto, sì per il parentado, quam per essere Milano terra de Imperio, et che al tutto voleva venir a tuor la corona a Roma. Et li fo dato ducati 60 milia, et loro pur steteno fermi a Milano, per veder de haver el resto. Et poi andono a Roma dal Re di Franza, come scriverò di sotto. Et in questo mexe di Zener, sì per haver la investisone dil ducato da esso Re de Romani, quam per tasentarlo, etiam el Duca di Milano li mandò do ambassadori, quali fonno Zuan Francesco da Marliano dottor, et Baldissera de Pusterla cavalier, el qual mandò con la imperatrice sua moglie, et da ditto re Maximiliano fu decorato de la militia. Ma ditto Re era pur occupado contra el Duca de Goler (Juliers) et lo episcopo di Lexe (Liegi), che li havea tolto alcuni castelli et molto dannizava. Tamen non molto da poi sedò et pacificò ogni cosa, et venne in Alemagna, et ordinò de far una dieta a dì 2 di Fevrer a Vormes, zoè uno conseglio generale, dove havevano a deliberar gran cose, et quelle voleva far con uno grande exercito che havea ordinato, et maxime la compagnia dil..., che sono sette comuni, che fanno da persone 40 milia in suso quando vogliono si metter in ordine, et faceva zente in favore di ditto Re Maximiliano. Et scrisse a tutti coloro doveva venir a ditta dieta, come per la lettera qui accopiata vederete el tutto; benchè ditta dieta fusse prolongada poi assà, come scriverò più avanti. Ancora ditto Re scrisse a la Signoria che havea creati li soi ambassadori, li quali di breve seriano a Venetia, ma fo judicato, per el molto tardar, volesse far prima la dieta et poi mandarli. La qual cosa molto dispiaceva al duca de Milano, et pur mandava a notificar a la Signoria, come era certo el Re preditto faceva gran zente per venir in Italia. Et etiam lui elexe do solenni ambassadori a ditta Signoria, li nome di qual zonti sarà nominati, i quali etiam fonno molto tardivi. Ma avanti descriva alcuna cosa, per cognitione di coloro non hanno molto pratica di le cose, voglio scriver el modo di la incoronatione, et prima elexione de l'imperator romano. Et è da saper che del 1486, vivente Federigo terzo padre suo imperator, a dì 16 Fevrer in Franchfordia questo Maximiliano, el qual era veduo, et per moglie dil 1476 madona Maria fo fiola dil duca Carlo di Bergogna, rotto in battaglia da Lodovico padre de questo Re de Franza presente, di la qual have uno fiol et una fiola. Or questa donna, cascando di uno cavallo, morite, et el fiol fo sublevato Archiduca di Bergogna, et esso Maximiliano discaziato dil governo. Or da li septe electori, li quali nominarò di sotto, fo eletto, l'anno sopra ditto, Re di Romani; el qual ordene fo instituido del 1002, et in quel tempo primo elexeno Re di Romani, et poi incoronato dal Pontifice e imperador Augusto. El qual se die incoronar con 3 corone. Prima di ferro, che significa potentia et fortezza, et di questa se die coronar per l'arciepiscopo Coloniense, in la villa ditta Acquese vel Acquisgrano, in la provincia coloniense, leodiense dyocese. La seconda di arzento, che significa che esso è clara justitia et munda, et se die coronar per l'arzivescovo de Milano, in la chiesia de Modoetia de la diocese milanese[110]. La terza è di oro, che significa maiorità et nobilità de tutti altri metalli, et se die coronar a Roma per el Pontifice, in la chiesia de San Piero a l'altar de San Mauritio, in segno ch'è Imperator, et è sotto la sua confirmatione. Et ditto Imperator non die star in Roma, da poi la sua coronatione, se non una notte, ma ne l'uscir de la città, die andar su il monte appresso la chiesia di San Piero fuora di le mura per do mia, che si chiama monte Mauro, el qual monte è più alto de li altri ivi a torno, et quando è in cima, levando la man, die dir: omnia quae videmus nostra sunt, et ad mandata nostra perveniunt. Et statim die mandar per tutto el mondo, che a li soi mandati vegni tutti i baroni et principi christiani et pagani. Et ancora è da saper che in la città Acquense lì in Alemagna è coronato con la corona propria, che fu di Carlo Magno, et Federico so padre stette 13 anni a coronarse, per caxon di scisme era: però che del 1440 fo creato, et dil 1452 incoronato da papa Nicola quinto. Et morite dil 1493, a dì 19 Avosto, a le 23, come ho scritto di sopra nel primo libro.

Electores Imperii.

Archiepiscopus Maguntinus, sacri Imperii per Germaniam archicancellarius. — Archiepiscopus Coloniensis, sacri Imperii per Italiam archicancellarius. — Archiepiscopus Treverensis, per regnum Arelatense archicancellarius. — Rex Bohemiae, qui fuit Dux. — Marchio Brandeburgensis. — Dux Saxoniae, et — Dux Bavariae (sic). — Ut patet his versibus: Sunt autem officiales isti: Maguntinus, Treverensis, Coloniensis, quilibet imperii sit cancellarius horum. Inde Palatinus dapifer, Dux portitor ensis, Marchio praepositus camerae, pincerna Bohemus. Hi statuunt regem, servantque per ordinem legem, atque creant dominum, cuncta per saecula summum.

Maximilianus Dei gratia Romanorum rex semper Augustus[111]. A Venetia quello si faceva et anche a Milano.

A dì 5 Zener zonse a Venetia uno ambassador dil Re et Regina di Spagna, chiamato don Lorenzo Suares de Figarola (Figueroa) cavalier casigliano, et menò con lui uno suo fiol de anni zerca 20, nominato don Consalvo Ruis, el qual ambassador, come disse, era venuto prestissimo, partito di Madrit dove era l'altezza dil Re et Regina con la corte, ch'è terra situada su piera che buta fuogo, fortissima, et era stado do mexi in cammino, sempre cavalcando, venuto per la Franza, et in alcuni luoghi disse veniva ambassador al Re di Franza, a ciò non fusse ritenuto intendendo veniva a la Signoria, maxime per la caxon veniva, et passò incognito per Milano, et zonto a presso li nostri confini scrisse a la Signoria come veniva, et passato per Vicenza da Alvixe Malipiero capitano, el qual li andò incontra, fu benigne ricevuto, ma non volse dimorar, et venne di longo a Padoa, dove stette 3 zorni sì per causa di reposarsi quam di mettersi in ordine de habiti, et venne con belle mule. Et de ordine di la Signoria da li rettori di Padoa fu molto honorato, et misser Antonio Morosini cavalier capitano li andò contra con essa compagnia, et venne ad alozar nel palazzo de ditto capitano, et da Marin di Garzoni podestà etiam fu visitato. Or poi, deputato questo zorno di venir ch'era la vezilia di Pasqua, per la Signoria li fo mandato contra molti cavalieri et dottori et altri patricii fino a Lizza Fusina. Etiam vi andò Ioh. Baptista Spinello dottor et cavalier, ambassador dil re Alphonso, et Aldobrandino di Guidoni dottor ambassador dil Duca di Ferrara, el qual è longamente stato orator quivi, et fu menato con li piati fino alla Zuecha, dove era preparata una caxa, et lì fe fatto le spexe, mentre stette in questa terra, per l'officio di le Raxon vecchie a queste deputato. Et li fo fatto grande honor, sì per esser ambassador de chi era, quam perchè etiam el suo Re molto honoroe Hieronimo Lion cavalier et Zorzi Pixani dottor, etiam lui fatto cavalier quando andono ambassadori in Spagna a congratularsi dil regno acquistato di Granata. Or tutta la terra era in expectatione de intender quello voleva ditto ambassador, et quasi tutta la corte di palazzo era piena a vederlo venir. Et la mattina, fo el zorno de Pasqua, andò in collegio all'audientia, dove stette poco, perchè el Principe dovea andar a messa secondo el consueto in chiesia de San Marco. Et cussì vi andò con questi ambassadori: legato dil Papa, oratori de Franza, de Spagna, de Napoli, de Milan, de Ferrara et de Mantoa. Et el Senato poi el zorno driedo have audientia privata, et nostri patricii sapeva la lengua castigliana fonno interpreti, et expose la sua ambassada: come el suo serenissimo Re et Regina, compadre di questa Signoria, però che Nicolò Michiel, dottor et cavalier, ritrovandose del 1478 ambassador di questa Signoria in Sibilia, baptizò el principe fiolo primario dil Re[112], et ogni anno, quando vi va galie, la Signoria li manda presenti di panni d'oro et sede, come a suo fiol et fiozo; et che l'altezza dil Re et Regina preditta lo havea mandato per visitar la Signoria Illustrissima, offerendosi in tutto ogni suo poter. Conclusive, dolendosi di la venuta dil Re di Franza in Italia, et che quando el se partì non se intendeva el suo tanto prosperar, et benchè el suo Re et Regina havesseno paxe con el Re de Franza, tamen che antiqua era con questa Signoria l'amicitia et grande benivolentia: et però offeriva el poter di loro Altezze, sì per mare quam per terra, a comandi di quella; et altre cose secrete poi conferiteno... Ma ben se divulgava che, non potendo Spagna romper guerra a Franza, pur per aiutar suo parente re Alphonso di caxa di Aragona, voleva: volendo la Signoria però dimostrarsi nemiga di esso Re de Franza, prometteva darli ogni aiuto etc. Et a la risposta fo fatto consultatione, et poi che el Principe li disse el voler dil Senato, questo ambassador subito spazò fanti in Spagna al Re, et stette qui allozato ut supra. Demum alcuni mexi da poi si mutò di stanza, per non comportarli l'habitar a la Zuecha, et venne a star a la Charitade, in la caxa fu da ca Correr sopra el canal grando. Ditto ambassador era sapientissimo in parlar mirabile et ornato chastigliano, et molto virtuoso, adeo nostri faceva grande extimatione di lui. Era fradello di don Garcilasso di la Vega, che etiam in questo tempo era ambassador dil suo Re et Regina al Summo Pontifice, stato za uno anno. Et se intese certo, come 50 caravelle dil suo Re erano preparate; capitano di le qual era el conte da Trivento altramente chiamato conte de Rechesens, et quelle venivano in Sicilia a Palermo per essere a la obedientia dil Pontifice et in aiuto dil Re de Napoli; et quello di dette caravelle seguite scriverò più avanti.

A dì 14 ditto, a hore 3 di notte, a Venetia fo visto fuogo in cielo da molti, a modo di una coxa ardente, ma poco durò, che parve la cascasse in acqua et disparve. Questi son prodigii che vieneno secondo Plinio, che poi segueno mutatione de regni, come fo questo de Napoli.

In questi zorni zonse a Venetia quello ambassador del signor Turco, che poco mancò non fosse presone dil prefato, come ho scritto, et stato infino hora a Mantoa, et dal Marchexe vestito d'oro, et habuto presenti a presso ducati 1000, ritornò per Po per andar ne li soi paesi, et allozò a la caxa dove habitava l'ambassador di esso Marchexe di Mantoa. Et la matina andò a la Signoria, dove per interprete usò grande parole, dicendo che si doleva di la Signoria non habbia fatto obbedir, et che si doveva haver mandato diexe galie a ruinar Sinegaia, havendo fatto questa inzuria al suo Signor, con el qual havevemo bona paxe, et al Papa. Demum che intendeva el successo di questo Re di Franza, et che 'l diceva di voler andare contra el suo Signor; et che lui voleva tornar a Constantinopoli non da ambassador ma da messo prestissimo, et far che 'l suo Signor mandi galie a tuor Franzesi se i non haverà con che passar in Turchia, a ciò i passino. Et che el suo Signor lo lasserà acquistar qualche luogo e reposarsi per do mexi, et poi ordinarà ai soi Bassà che li vadi contra, che non si degnerave di andar in persona, et farà tanta straze di loro, che non tornerà niuno Franzese di qua a portar la nuova nel suo paese, per la grandissima rotta haverave per la gran potentia dil suo Signor. Et molte altre parole disse. Unde per el Principe li fo risposo accomodatamente, tanto che quasi rimase satisfatto. Et poi ditto ambassador, montato in gripo se partì per Corphù, et poi a Constantinopoli a la presentia dil Signor.

Arrivoe a Milano, in questi zorni, Zenoesi, benchè tra loro za un tempo si havessano quasi tolti di l'ubidientia dil Duca de Milano, et discaziata la loro parte contraria, zoè Fregosi con li soi seguazi, et maxime el Cardinal, che era Doxe et arciepiscopo di Zenoa; et electo tra loro di l'altra parte uno capo, el qual in questo tempo era Augustin Adorno, et ha questo titolo: Ducali Ianuensi gubernatori ac locumtenenti. Et di queste parti di Zenoa, et quali sono, di sopra assai ne habbiamo descritto. Et el Doxe, o vero capo, domina el castello de Zenoa, el palazzo, et le altre fortezze de la cittade et castelli dil Zenoese, et ha la sua provvisione ordinaria et obedientia de li populi. Tamen San Zorzi he le sue intrade de dacii e altre cose da per sè, et si governano da signori che sono deputati. Or Zenoesi deliberono di redurse sotto la pristina ubedientia de Milano, maxime in queste novitade de Italia, et creono tra loro sedece ambassadori di principali cittadini, et questi andono a Milano dal duca Ludovico, et quello elexeno per loro Signore, et havesse el dominio, come prima havea li altri Duchi, et fonno benigne ricevuti et carezati.