Et el Re in questi zorni intese: le nave nominate di sopra, col prencipe di Salerno et altri baroni franzesi, erano zonte in Sardegna, isola vicina a Corsica sotto el re de Spagna, ivi per fortuna capitade, et che havevano perse vele, antenne, et rotto arbori, in summa per le gran fortune erano mal conditionate, et una nave mancava, la qual judicavano fosse perita. Et è da saper che la causa che era solamente nave et non galie, fu perchè galie sottil da questi tempi non puol navegar per star in spiaza.
Et oltra di questo el Re terminò de mandar el card. Samallo a Fiorenza...., licet suo fratello vi fusse lì governador. Altri dicevano per conzar le discordie tra Fiorentini, che erano grandissime. Et etiam con Pisani che molto li dannizavano. Ancora per domandar li ducati 40 milia restava haver, sì che di questa sua venuta era varia opinione. Et in quel zorno medemo che 'l Re partì di Roma, zoè a dì 28 Zener, ditto mons. Cardinal con 100 cavalli, tolto licentia dal Papa et dal Re, insieme con uno monsig. di Albì venuto in sua compagnia, de mandato regio si partì di Roma, et arrivò a Fiorenza a dì 5 Fevrer, dove fo molto honorado. Quello di lui seguite, quello volse et operò, poi l'intenderete.
A dì 26 el Re venne a corte, et intrò in camera di parlamenti, et disse come el voleva cavalcar, et che l'era venuto a tuor Gem sultan, dove si ritrovava col Pontifice 6 cardinali: Santa Nastasia, San Dionysio, San Severin, el Grimani, l'Alexandrino et Valenza, el qual dovea andar con el Re legato; dove venne et fu menato ditto Gem sultan, et el Re li toccò la man, et el Turco li basò le spalle et cussì fece al Papa. Et el Papa disse: Domini mei, io consegno Gem sultan al Re qui presente, secondo se contien in li capitoli nostri. Et Gem pregò el Papa dicesse al Re li facesse bona compagnia, et cussì fece raccomandandolo sommamente. Et el Re li disse: non havesse paura di haver alcun danno, et che venisse pur di bona voglia sotto sua protetione. Et ditto Gem fu accompagnato a hore una e mezza di notte da quattro cavalieri di Rodi et molti arcieri al palazzo di San Marco, dove habitava el Re.
Et per Roma fo divulgato, partito el Re, el Pontifice voleva andar, per la gran carestia era, a Perosa.
Et è da saper come el Re de Franza stette 28 zorni in Roma, et le porte de Roma erano in mano de Franzesi e in custodia.
Et a dì 27, la sera, ditto Re di Franza andò dal Pontifice per tuor comiato, come la mattina si dovea partir, et habuta la beneditione, la qual tolse con gran divotion, abrazatosi tolse licentia, et fu accompagnato da dui Cardinali, S. Piero in Vincula et Valenza. Et cussì tutti li soi baroni tolse licentia dal Papa, ai qual, per carezarli, el Pontifice a chi concesse bolle gratis di absolutione od altri perdoni, a chi una cosa et a chi un'altra, per carezarli, ita che tutti fonno contentissimi, et con gran benivolentia preseno licentia da Soa Santità. Ad altri donava Agnus Dei, Paternostri ecc., per devotione. Et in questa sera el Pontifice, havendo inteso el successo seguito a Napoli di re Alphonso, el qual è qui sotto descripto, quello accadete a Napoli el tutto intenderete.
Come re Alphonso renonciò la corona a so fiol don Ferando et si partì di Napoli; et quello ivi seguite.
A Napoli per lettere di l'ambassador veneto se intese, date a dì 23 Zener, et zonte alla Signoria a dì 31 ditto, in zifra, venute per la Calavria et a la marina via con gran difficultà: come a dì 21 zonse ivi la nuova di l'accordo fatto tra el Papa et el Re de Franza. Et essendo el re Alphonso molto di malavoia, non sapendo che farsi per la furia de Franzesi, non sperando più aiuto da niuno, quasi non se impazava più di niente, et tutto el governo era in le mano di suo fratello don Fedrigo, prencipe de Altemura. Et za era venuto el fiol do zorni avanti in Napoli, partito dil campo, mia 50 fè in uno dì, per la qual cosa la brigata se meravigliava. Et re Alphonso, vedendo el populo esserli contrario, deliberò partirse. Dove volesse andar, non se intendeva la verità. Et cussì a dì ditto, renonciò el Reame al fiol, et fo fatto instrumento publico, licet la madregna Raina et ditto fiol li fusse a li piedi in zenochioni, pregando Soa Majestà non volesse far questa movesta, et che, partito lui, Napoli saria perso. Et lui respondeva: che non potendo assecondar a la madre, li voleva dir come lui vedeva tutto questo infortunio et mal procedeva da li soi peccati, et che lui havea in vodo de andar frate za molti anni, et che voleva andar in Cecilia a uno monasterio de frati religiosi a Mazara, però che la Raina ditta havea ivi, in Cecilia ultra Faro, do terre, zoè Mazara et Ligusta: or che ivi quiete voleva fenir soa vita, et che el regno renontiava al fiol Duca de Calavria, el qual voleva el zorno driedo cavalcasse come Re per la terra, et che forsi harebbe miglior ventura cha lui, et che li bastava haver regnado uno anno in tanti affanni, però che el padre a dì 25 de Zener passato morite, et esso re Alphonso si fece; ergo a ponto uno anno regnò et non più. Et a hore 9 di notte vel circa, in questo medemo zorno di 21 Zener, esso re Alphonso se redusse in Castel dil Uovo, che prima era in Castel Nuovo. El qual Castel dil Uovo è situado in mar, dove al suo piacer poteva partirse. Era con lui 12 frati, 4 di Monte Oliveto, ordine così chiamato come apud nos frati di santa Lena; 4 di san Martin, zoè certosini; et 4 di san Severin, ch'è uno monasterio lì a Napoli. Et portò con sè zoie, tapezarie bellissime, et la soa libraria, ch'era di le belle cosse de Italia: li libri lui havea benissimo scritti, miniati, et ornati de ligature. Et lì a Castel dil Uovo era preparate 5 galie et una fusta et do barze, sopra le qual era messo oltra le supellectile in grandissima quantità de ogni sorte de vittuarie, vini assà de varie sorte dil Reame etc. Et si voleva partir in quella notte per andar in Cecilia, et montato in galia con alcuni che lo seguite de li soi, per el tempo contrario convenne ritornar in Castello dil Uovo, dove era castellano et custode Antonel Pizolo napoletano, arlevato et fidelissimo di caxa Aragona. Or re Alphonso scrisse una lettera per tutte le soe terre, come voleva andar in peregrinazo, et che havea lassato el fiol Re, al qual pregava che l'omazo li havevano jurato a lui etiam fusse al fiol, a cui aspettava el Regno.
A dì 22 ditto, se mise molta zente in Napoli a rumor, per metter a sacco li zudei con gran tumulto, ma per el subito soprazonzer dil Duca di Calavria novo Re, si acquietò le cose; et etiam molti marani volevano metter a sacco, et fo de bisogno che el cardenal de Zenoa et Obietto dal Fiesco prothonothario, zenoesi, i quali si retrovaveno ivi, de montar a cavallo et tasentar quei populi, et cussì cessono di far altro danno per la terra. Et molti cittadini inteso dil re Alphonso la movesta, unde intesono come si voleva partir, et havea renontiato la corona al fiol, pregando quelli li volesse far bona fedeltà, et lui più prometteva de ritornar in Napoli, nè più voleva esser chiamato Re.
A dì 23, che fo di Venere, el novo re Ferando cavalcò per Napoli et per tutti i cinque Sezi, secondo el consueto, come Re, vestito d'oro, in mezo di l'arciepiscopo di Taragona era lì con la Raina nomine regis Hispaniae, et l'ambassador venitian, con cavalli 600, et nel domo, fatto le debite cerimonie, si fece Re, vivente patre, et dal populo fo dimostrato grande contento, per essere human et benigno Re. El qual, per farsi benivoli li populi, fece molte concessione et privilegii, come si suol far, per liberalità soa, quando comenzano a regnar: assolse molte terre di angarie e di tuor sal, altre fece exempte, et cavò li presoni baroni erano in Castel Nuovo, zoè el fiol dil Principe di Rossano et uno altro. Adoncha, in manco de uno anno e tre zorni, si vide in Napoli tre Re, zoè don Ferando, don Alphonso et questo Ferando presente. Et a tutti Paulo Trivisano cavalier ambassador veneto si ritrovò; et fo al quarto, che fo el Re de Franza. Or di questa mutatione di Re, et abbandonarsi cussì di Alphonso, parse a tutti cosa molto nova et inusitata, et za molti seculi non più accaduta.