A dì 20, fo el zorno de San Sebastian, el Papa medemo cantò una solenne messa in S. Piero, con tutti li Cardinali, et ivi era el Re, tamen prima havea disnato; et havea in consuetudine disnar a bon hora. Et esso Re volle dar di l'acqua a le mano; ma el Pontifice non volse, unde monsig. di Brexe zoè Filippo, monsignor de Foes, et monsignor di Monpensier li deteno l'acqua loro a le mano al Papa: l'uno teneva el bacil, l'altro butava l'acqua, l'altro li dette da sugar le mano. Et poi, compito la messa, el Re li volse al tutto darli l'acqua a le mano con gran humiltà per soa devotione. Et poi fo data la beneditione ivi in cappella. Era la guardia dil Re arrivata, che pareva si fusse in uno campo de armati. Et fo mostrato el volto santo di Santa Veronicha, et il capo di Santo Andrea. El qual Pio pontifice have de la Morea, et andò con tanto degna reliquia con tutta la chieresia fino a Ponte Molle. Et quivi in San Piero fece edificar una degna cappella a lato a la porta, dove morendo volse esser sepolto, et ivi la puose. Or, compite le cerimonie, el Papa dette la beneditione su el pozuol di San Piero, et fo publicata la indulgentia per el Cardinal S. Severino, nomine Pontificis, latina, vulgar et in franzese. Et dapoi disnar fo ordinato concistorio, dove vi fu 18 Cardinali, et San Piero in Vincula nè el Curcense non vi volseno andar, per la qual cosa molti si meravigliò. Le zente veramente dil Re di Franza andate verso el Reame preseno alcuni castelli a patti, però che dove si aproximavano li era presentate le chiave, zoè Civita Bucato et Civita de Chieti. Ancora quelli di l'Aquila sollecitati da quel domino Palamedes nominato di sopra et da Camillo Vitello: ma ditto domino Palamedes havendo gran poter in l'Aquila, et za al tempo dil re Zuane et re Renier ivi stette; ma fino questo tempo era stato in Franza. Et venuto el Re in Italia, etiam lui vi venne, et stette a Sinegaia, et menò la pratica di l'Aquila. Et cussì in questi zorni lui con alcuni foraussiti intrò in la ditta terra, et fo creato gubernatore da Aquilani, et scaciono quelli dil re Alphonso, et mandò ambassadori a Roma dal Re, notificando quello havevano fatto, et che volevano darsi a Soa Maestà. Tamen non volevano alcun Franzese dentro, et questo faceva perchè non havevano vittuarie. Unde el Re fo contento di la eletione di quello suo sopraditto al governo, et fo fatte gran feste in Roma da Franzesi per comenzar acquistar terre in Reame voluntarie, maxime di l'Aquila, ch'è terra fortissima, et havendo voluto tenirsi, haria dato molto da far al Re, et situata in monte assà aspro dil Apruzo, dove è il corpo dil devotissimo San Bernardino di l'ordine di Santo Francesco de Observanti, che ivi morite del 1443, era di natione senese, et fa molti miracoli. Or questa terra è la secunda dil Reame, la qual, come scrive Biondo foroliviense, del 1060 Ruberto Guiscardo el ducato di l'Aquila dominò, et a lui fu concesso per Nicolao secondo Pontifice, ma li animali soi de Aquilani era in la Puja, come ho scritto di sopra, et era grandissima quantità di piegore; et re Alphonso per più segurtà li fece menar in Terra di Lavoro, dove sono al presente. Oltra di questo Franzesi andati a Mola et Traetto haveno quelli lochi, et una fortezza sora el fiume Garigliano, ch'è mia 40 lontana da Napoli. Et accadete che alcune zente dil campo dil re Alphonso, zoè el conte di Petigliano et Iacomo Conte, fonno a le man con certi Franzesi in questi zorni, a uno passo chiamato Ponte di la Torre verso San Germano, et Franzesi fonno malmenati et morti, ut dicitur, più di 80. Tandem, sopravenendo assà moltitudine de Franzesi, Calavresi o vero Aragonesi fonno rebutadi, et Franzesi ottenne quel passo. Tutto el Reame era in combustione, non si obediva più comandamenti di re Alphonso, si udiva romori ne le cittade, cridando: Franza! Franza! maxime li Anzuini et cupidi di nove cose. Et el Re di Franza, essendo allozato in palazzo col Pontifice, più volte stette a consultar insieme, et una volta vi stette loro do soli hore 4, et havevano grande amicitia insieme, unde per Roma si judicava di qualche accordo havesse a seguir con el re Alphonso mediante el Pontifice, facendolo suo tributario, et ben che el Papa se affaticasse assai, tamen esso Re et quelli lo consigliava mai volse consentir alcun accordo, ymo dice al Pontifice in conclusione voleva el suo Reame, et poteva bastar ad Aragonesi haverlo goduto dal 1442 in qua indebitamente, et che poi faria un concilio zeneral de tutta la christianità, maxime de li potentati de Italia, et voleva ajuto da tutti a passar el mar a destrution de Turchi et infideli, et combatter per la fede di Christo. Et el Pontefice lo voleva incoronar imperador di Constantinopoli si 'l restava de l'impresa. Et el Re disse voleva prima ottener l'imperio, et poi haver el titolo d'imperator.
Et era disposto di partirsi a dì 22, et andar come havea deliberato a Marino per intrar in Reame, tamen molto si doleva di le nave doveva venir in la Calavria con el prencipe de Salerno con 1500 Franzesi, per comuover quelli populi; et non intendendo alcuna nuova di loro, dubitava fusse accaduto qualche male, le qual nave partì di Zenoa, come ho scritto di sopra.
Questa indusa in Roma fece el Re per caxon che da tante strade et fastidj el si haveva pur alquanto resentito, et habuto gran doglia di stomaco. Or ditto Re domandò al Pontifice volesse far a sue requisitione uno altro Cardinal, zoè el suo confessor era in Franza, chiamato mons. de Unians episcopo et zerman cusino di suo barba monsig. di Brexe, fradello de monsig. Luximburg, et el Papa fo contento. Tamen volse promuover questo pronunciar in concistorio. Et a dì 21 ditto fece redur li Cardinali a concistorio, et molti Cardinali erano renitenti, dicendo poteva bastar a la maestà dil Re di haver fatto uno fuora di tempo congruo, et che voleva etiam l'altro, tamen el Pontifice disse: l'è fatto; et cussì fu eletto questo Cardinal. In questi zorni lì a Roma morite alcuni Franzesi per numero 3, dubitavano di peste, la causa perchè Franzesi non havendo paura di morbo, et ne la Franza non se schiva, volseno habitar in molte caxe a Roma che ancora non erano sta habitade da poi el morbo che fo grandissimo l'anno 1492, per el qual questo Pontifice convenne con la sua corte partirsi di la città et venir a Viterbo per alcuni mesi. Morite etiam uno de soi capitani chiamato monsig. di Salbren nepote di monsig. lo grande scudier, el qual dal Re fo molto desiderato, et pur judicaveno di peste, tamen non seguite altro.
In questo mezzo el Re scrisse a monsig. di la Mota, era in Fiorenza, che dovesse andar per suo ambassador a Milano, o vero perchè Ascanio non li era più in amicitia, o pur dubitando che 'l duca Ludovico non lo compisse di ajutar etc., et mandò in Fiorenza in loco dil ditto uno Gian Frances, general di Bertagna di natione cathelano.
Lucchesi ancora mandono do ambassadori a ditto Re a dimandar a Soa Maestà, per l'amicitia li era stà mostrato di benivolentia di Soa Maestà verso quella comunità, li volesse far rehaver la soa terra, la qual alias impegnò a Zenoesi, nunc posseduta per Fiorentini, chiamata Pietrasanta; et essendo maxime al presente in le sue mano, et di questa richiesta li ambassadori di la Signoria li detteno ajuto, tamen fonno passuti di bone parole, e ritornono indriedo.
A dì 21 ditto, Domenego Trivixan et Antonio Loredan cavalieri ambassadori veneti al Re preditto, havendo in commissione di non andar se non fino a Roma con Soa Maestà, in questo zorno andono a tuor licentia. Ai quali el Re usò humanissime parole, dicendo prima dolersi di la soa absentia, ma che laudava dovesse obedir la soa Signoria, et prometteva de ogni suo successo per Mons. di Arzenton far notificar a la prelibata Signoria, come quella che lui amava summamente, per haverla trovata ferma et constante et in grande amicitia. Et cussì partiti da Soa Maestà, ponendosi in ordine per voler repatriare, la Signoria per molti respetti preseno nel Consiglio de Pregadi che ditti oratori non si dovesse partir, ymo andar seguendo Sua Maestà. Et cussì zonse el corrier a Roma a dì 22 che si volevano partir, con il mandato et voluntà dil Senato. Et questi ritornò dal Re, et notificolli quanto li era stà commesso. Di la qual cosa el Re molto aliegro dimostrò grande consolatione, et haver ubligation a questa Ill.ma Signoria, et che non faria alcuna cosa che prima non volesse comunicar con loro, et la Signoria era soa bona amiga, havendo visto a tante preghiere di re Alphonso, non si haveva voluto muover contra di lui, et che haveva atteso quanto li era stà promesso. Item come voleva partir di Roma a dì 26, et haveva mutato pensier dil camino, nè volea andar a Fondi nè a Terracina, ma in mezzo per campagna voleva andar, benchè le sue zente li advisava havevano gran carestia, et parte che andono a compagnar le artegliarie erano tornate adriedo in Roma per non trovar vittuarie da poter viver: unde parse al Re di licentiar dil suo exercito molte zente forestiere lo seguiva, et volle rimaner più presto con manco zente et soi Franzesi che aver tanta canaglia, tra i qual molti Sguizari, i quali tornavano ne li loro paesi, come etiam per lettere di Sebastian Baduario cavalier ambassador a Milano se intese, che per el Milanese ne passava assà, et ancora ne veniva di quà da monti zente nuova de Franzesi per andar a trovar el Re, intendendo il prosperar.
Et el Re stette insieme col Pontifice in castello soli in una camera, dove fece venir Gem sultan fradello dil Turco, con el qual longamente parlono di molte cose, et el Re li fece assà quesiti, el qual dovea esser menato con bona custodia nella rocca di Terracina, tamen el Re il menò con lui a Napoli. Questo Turco è huomo terribile a le guerre, crudel et molto da Turchi amato, et se Dio havesse voluto, che non volse, che da Bayseth suo fratello fu rotto, che detto Gem fusse stà Signor de Turchia et acquistato el regno paterno, al qual licet fusse menor fiol fo lassato dal padre el dominio, sine dubio tutta la christianità, ymo tutto el mondo di questo haria sentito afflitione. Ma Iddio provvedette a tutto, e fu qui posto.
A dì 24 la sera, el Re de Franza sopra nominato partì dil palazzo dil Papa, dove fino hora havia allozato, et ritornoe allozar al palazzo dil cardinal Bonivento, o vero di S. Marco. Questo fece per più sua comodità, per dover cavalcar fino do zorni et andar verso el Reame.
A dì 25, el dì de San Paulo apostolo, la mattina esso Re andò al palazzo dil Papa, et insieme col Pontifice, tutti do a uno paro, andono in compagnia de Cardinali XX, ambassadori, episcopi etc. et grandissima pompa per Roma; et a la chiesia di S. Paulo dismontono da cavallo, et li fece l'oratione, et el Pontefice dette la beneditione a tutti. Da poi se partino, et essendo al ponte di Santo Anzolo, el Papa si cavò la bareta vedendo el Re con la bareta in mano, et non voleva el Papa el Re si cavasse la bareta, et che ritornasse al suo lozamento. Ma el Re al tutto volse accompagnar Soa Santità fino a le scale de S. Piero, dove poi el Re ritornò al suo palazzo di S. Marco.
Le zente veramente franzese, per num. 5000 cavalli et alcuni pedoni, in questo tempo mezzo andate in l'Apruzo, et maxime el prefetto, habuto l'Aquila, come ho ditto, etiam molte terre, però che tutte ghe portaveno le chiave a uno araldo che ivi se appresentava levando le insegne franzese. Quelli di Lanzano mandono a offrir le chiave al capitano franzese era a quella impresa, et Colonnesi che per el Re combatteveno; tamen volseno capitolar, et che li fusse concessa la fiera libera, la qual è in Italia nominatissima, et si fa dil mese di Lujo et di Settembrio, zoè do volte a l'anno, et cussì veneno sotto il dominio dil Re de Franza, perchè Franzesi prometteva assà, tamen non manteniva. Etiam poi alcuni Franzesi andono a Populi, et have la terra, la rocca tamen si tenne, et poco da poi etiam si rese. Ma, per concluder, avante el Re se partisse de Roma, quasi tutto l'Apruzo era acquistato, et la Puja tumultuava, ogni cosa era in combustione, et si augumentava molto le ditte zente, però che 5000 Franzesi, zoè di quelli dil Re, come se intese, nunc era a presso 20 milia persone, zoè paesani che vestiva a la franzese, et andava seguitando el ditto campo vittorioso che non havea contrasto.