Come el Pontifice si accordò con el Re de Franza.

In questo mezzo el Re de Franza, che 'l Pontifice era renitente in acordarse, mandò li soi Sguizari verso el Reame, et ancora alcuni soi capitani era partiti, una parte verso Terracina e Fondi, l'altra verso l'Aquila, et mandò uno suo araldo a l'Aquila a dinotar se dovesseno render in termene do zorni, altramente el Re veniria in persona, et venendo non li vorrebbe poi a patti: ma pur Aquilani mostrava volersi tenir per el suo re Alphonso, havendo maxime li loro animali in poter di ditto Re. Et publice resposeno volersi tenir per casa de Aragona, tamen in occulto con Franzesi praticavano accordo; la qual pratica menava uno domino Palamides Forbi di Provenza, el qual fo altre fiate in Italia col duca Zuanne di Andegavia nominato di sopra.

Le zenti che prima andò in Reame fonno squadre 60 et 4000 fanti zoe pedoni, et cussì continue mandava zente in Reame, sì per alleviar la terra, a ciò non patisse desasii per causa de vituarie. Et fo divulgato era di opinione de far do campi, perchè havea grande exercito, et da 30 milia persone in suso, la qual cosa non era creduta perchè si judicava l'inverno, per le neve grandissime, Franzesi non potessero passar monti: pur sempre qualche uno ne veniva. Et el duca de Orliens era in Aste ammalato con la quartana, et non era senza gran numero de persone che bisognando sarebbeno venuti in soccorso dil Re. Ancora la Raina de Franza soa moglie li scrisse, come a tempo nuovo li voleva mandar di la soa provintia di Bertagna X milia bertoni, et lei medema venirlo a trovar: ma la cagion de tanta zente fa che sempre augumentava, perchè è ditto comune: ogni uno segue la vittoria, et viva chi venze! Et questo Re, prosperando cussì felicemente, tutti li fora ussiti et bandizati, senza quelli che hanno piacer de ritrovarsi ne l'arme, da Milano fin a Roma veniva seguitando Soa Maestà.

A dì 12 et 13 dil mexe preditto di Zener fo concluso l'accordo tra el Pontifice et Re di Franza. Fo fatto gran fuogi sì in Castel Santo Anzolo quam per tutta la città, et soni di campane in segno di allegrezza, et li capitoli di detto accordo seranno qui sotto scritti. Et a dì 13 el Re montò a cavallo con li soi baroni et la sua guardia, et andò per Roma visitando le chiesie et perdonanze, vedendo dignissime antiquità. Di la qual città de Roma al presente niuna cosa voglio descriver, perchè occuparebbe molto tempo et saria cosa di far più gran volume. Ma lezendo Biondo Foroliviense, che fa di Roma una opera degna, di tutto quello fu et è in Roma si haverà cognitione. Ma el Re cavalcoe, che fina hora, ch'è zorni 13 da poi l'intrò in Roma, non era ussite di palazzo di San Marco.

In questo medemo zorno li zonse al porto di Hostia a la bocca dil Tevere vicin a Roma 22 caravelle, o vero nave, carge de vittuarie, vini, formenti et farine, venute di Provenza loco suo; per la qual venuta Franzesi fanno molto alliegri perchè pur ne era gran carestia in Roma, per la moltitudine di le sue zente. Ancora fo divulgato, o fusse o non... la verità dil numero, come li era zonto 40 milia scudi, li quali li fonno portati di Franza per terra, che fo causa di far più danarosi Franzesi et haver loro page: maxime le stranie generatione havea con lui, Elemani, Sguizari, Picardi, Scozesi, Bertoni et simel zente barbare. Etiam vi zonse uno Monsignor capetanio de 600 lanze franzese: et benchè cussì fusse scritto, tamen era, iuditio meo, solum di 100 lanze, ch'è 600 cavalli, perchè uno capitano dil Re per costume antiquo non puol haver più di 100 lanze per uno, et questa è la verità habuta da homeni pratichi. Et per lettere di ambassadori di la Signoria a presso Soa Maestà se intese, come el Re havea terminato, posto che col Pontifice era adattate le cose, di non dimorar più in Roma, perchè è da creder havesse lettere continuamente da li soi Anzuini sì in Napoli quam in Reame che andar dovesse. Et cussì volea partirse a dì 20, et andar mia 15 a Marino loco di Colonnesi, et ivi si porterave poi verso Terracina; et tamen non si partì di Roma fino a dì 28 ditto, come scriverò di sotto. Et a ciò el tutto lezendo chiaramente se intenda, qui saranno notadi li capitoli firmati di l'accordo col Pontifice.

Copia de Articoli fatti per la Santità dil Papa et la Majestà dil Christianissimo Re di Franza[113].

Et havendo el Re de Franza adattate le cose col Pontifice, a dì 16 Zener, fo di venere, montò a cavallo, et benissimo in ordene con la soa guardia avanti, et assà baroni driedo, andò verso el palazzo dil Papa, che prima non era stato a farli riverentia, et andò per la via di Santo Anzolo con alcuni Cardinali. Li venne contra a la porta di la chiesia tutta la chieresia di San Piero apparata, con una ombrella damaschin bianco con uno pano d'oro in cima et una † di sora, cantando Te Deum laudamus, et cussì quello ricevete, et sotto ditta ombrella, smontato da cavallo, intrò in San Piero, dove fo cantata una solenne messa da uno Cardinal in una cappella fatta fabricar per Carlo Magno suo predecessor re di Franza di Santa Petronilla, et quivi udito molto divotamente messa con tutta la soa guardia armata, la qual cussì armati steteno in chiesia. Et poi el Re andò nel palazzo dil Papa, dove era preparato per el suo allozar, et quivi disnò, et messo ordine di essere a uno disnar insieme col Pontifice, el qual steva in Castello. Et cussì el Re andò a l'hora ordinata, per trovar el Pontifice preditto. El qual Pontifice, inteso el Re veniva, si mosse et li venne contra. Et si scontrono el Papa con el Re in uno certo andio a presso el zardin, dove el Re volse inzenochiarse facendo la riverentia debita, volendo basar li piedi. Ma el Papa non volse, et abrazato disse: ben sia venuto el christianissimo Re, con molte dolce parole dimostrando gran consolatione. Et cussì veneno insieme in palazzo, in una sala che si suol far concistorio. Et era preparate do sedie coverte di veludo cremesin, una per el Papa l'altra per el Re a presso lui: et ivi si sentono con alcuni Cardinali che ivi erano venuti; et fo usato alcune parole per el Papa, et resposo benissimo per el Re, et fatto risponder a monsignor Samallo, concludendo el Re li voleva dar l'ubidientia quando a Soa Beatitudine pareva. Et ordinato fo el zorno de far concistorio publico. Et è da saper che la prima cosa domandò lì in sala el Re al Papa, che facesse Samallo cardinal, di presente; et cussì el Pontifice mandò per alcuni Cardinali, et in eodem instanti pronuntiò ditto mons. Samallo cardinal di la Romana Chiesia, licet non fusse tempo, che non si suol far Cardinali se non da le quattro tempore, tamen el Papa a requisition dil Re questo pronuntiò. El qual, essendo lì presente, si buttò in zenochioni rengratiando el Pontifice et el suo Roy di tanto beneficio, et cussì have el cappello et de cetero andò vestito da Cardinal. Et poi partiti, el Papa ritornò in Castello, et el Re rimase allozar in palazzo: tamen el Pontifice tornò in l'altra parte del ditto palazzo, et quivi etiam stette vicino al Re.

A dì 19 ditto fo fatto solenne concistorio, et el Re se inzenochiò davanti el Pontifice, et basoli li piedi come capo di la christianità, et li dette l'ubidientia, dicendo come altri Re et signori havea mandato ambassadori a Soa Beatitudine, et lui medemo in persona havea voluto venir a darli ubidientia etc., et per el presidente de Garnoboli, homo litteratissimo, fo fatta la oratione al Pontifice nomine Regis.

Ma a dì 17, che fo el sabado, la matina a bona hora, nescio qua de causa, ma se indicava per non haver habudo questo accordo in piacer, el reverendissimo cardinal Ascanio insieme con el so cardinal de Lonà tolse licentia dal Re de Franza, fenzendo el sig. Duca suo fradello era ammalato et voleva venir a Milano, et se partì de Roma et venne a Nepi dove stette 4 zorni, poi pervenne a Siena. Quello di lui seguirà per zornata lezendo sarà scritto.

Ancora el cardinal San Piero in Vincula et el cardinal Curcense, come fo divulgato, non erano contenti di tal cose; altri diceva per el re Maximiliano che al tutto voleva venir a Roma a coronarse; chi diceva perchè voleva el Papa fusse dismesso; et chi per una et chi per un'altra cosa diceva, tamen poi seguite el Re come mai.