À Venetia zonse in questi zorni un ambassador dil Re et Raina di Spagna, venuto prestissimo et incognito per andar a Napoli, chiamato m. Johan..., maistro rational dil regno di Valentia, homo a presso el Re de gran reputation, et havea alcuni spagnoli in soa compagnia, et quivi se accompagnò con uno ambassador fo dil re Alphonso, el qual era stato a dolersi a la Duchessa sua fiola di la morte dil Duca, et el sig. Ludovico volse ditta Duchessa li desse audientia, et vette (vide) el fiol dil Duca. Or volendo ritornar a Napoli, venne qui a Venetia, nomeva ditto oratore Piero Zuane Spinelli castellano di Trane, parente di quello era qui a la Signoria. Et cussì andati questi do ambassadori a Ravenna, volendo passar mai poteno, et conveneno ritornar indriedo. Unde l'ambassador de Napoli era qui, andò a la Signoria, pregando dovesse concieder che questi montasse sopra li do arsilii andavano in Puja a tuor li cavalli dil Reame, et cussì a dì 3 Fevrer montono su ditti arsilii, et andono a loro viazo, ma accadete a ditto Maistro rational assà infortuni, che fo preso et spogliato et toltoli le mule menò con loro, però che dismontono a Ortona a mar, et fo presentato al Re de Franza come dil suo successo intenderete el tutto. Ma li arsilii con Zuan Borgi secretario andono indarno, perchè venendo li corsieri fonno presi come roba dil re Alphonso da Franzesi, et cussì ditti arsilii tragettò zudei su l'isola di Corfù, et ritornò a Venetia, et fonno mandati prima per li stratioti.

A dì 3 Fevrer l'ambassador di Napoli andò molto aliegro in collegio, notificando haver lettere di 18 Zenaro da Vurmes (Worms), ch'è a presso Cologna in Elemagna, dove se ritrovava la majestà dil re Maximiliano venuto per far la dieta, da l'ambassador dil suo Re, che li advisava come esso Re de Romani havea totalmente deliberato di ajutar casa di Aragona, et che si el Re de Franza non se levava da l'impresa, che li voleva romper a li confini de Bergogna, et che havia mandati li soi ambassadori a ditto Re. Item come voleva mandar li soi 4 ambassadori a questa Signoria, i quali di breve dovevano zonzer. Et cussì molto aliegro vene zoso di collegio. Ma queste era parole, et el Re de Franza faceva fatti in Reame. Et è da saper che ditto Re de Romani scrisse una lettera a la Signoria, che non volesse ni diliberar ni far cosa alcuna circa a le cosse di questo Re di Franza, perchè lui mandaria soi ambassadori a consultar con questa Signoria alcune cose bone per la soa Republica, et salute per la Italia.

In queste medemo zorno la sera zonse uno ambassador dil re Alphonso, zoè partito di Napoli avanti el Re havesse fatto quella movesta, et venne per mar, et montò a Ortona a mar sora una fusta, zonse a Lio dove per la Signoria li fo mandato alcuni zentilhomeni contra per honorario, et alozò a la casa dil Duca di Ferrara, dove era preparato per li ambassadori dil Duca di Milano doveano venire. Questo nomeva Hieronimo Spieraindio, dotto napolitano, et insieme con Iohanne Battista Spinelli, altro ambassador stava fermo qui, andò a la Signoria et expose la soa imbassada. Et el principio fo de la ruina dil suo Re, el danno poi de questa Signoria, concludendo li dovesse aiutar, et come si divulgava offeriva largi patti et partiti a questa terra, a ciò aiutasseno el suo Re. Et poi stato alcuni zorni, a dì 16 Fevrer partì, et andò a Roma, et ritornò a Napoli a starvi come cittadino, licet vi fusse Re, et havesse el dominio el Re de Franza, et stette come gli altri.

Per lettere di Zuan Francesco Pasqualigo dottor et cavalier, vicedomino a Ferrara se intese, come a dì 2 Fevrer, fo el zorno de Santa Maria, el Duca de Ferrara con molti de soi primarii venne in persona, essendo varito dil mal, a visitar esso Vicedomino fino a caxa; cosa che nunquam ha asuetado de far. Et questo perchè el Vicedomino era ammalato et laborava di podagre. El qual Duca osò molto benigne parole in exaltatione dil Stato di la Signoria, et tolse poi licentia, et alcuni soi rimaseno con ditto Vicedomino, et li disse come el Signor voleva di brieve venir a Venetia, sì per visitar la Serenissima Signoria, quam per justificarsi come lui non era stato cagione di alcuna movesta de Franza, come era incolpato; concludendo voleva esser bon fiol di questa Signoria: tamen non venne et non seguite altro.

A Bologna, essendo terra subposta a l'imperio, in questi tempi, el magnifico Johanne Bentivoj che in quella città è cittadino primario et ordina et governa el tutto, licet bolognesi facino ducati di oro et monede, le qual al presente si spendeno per tutto, pur con voluntà di esso Re de Romani eletto Imperador, fece batter una moneda d'oro de valuta de do ducati; da una banda una testa di ditto magnifico Johanne, con lettere a torno che dice: Johannes Bentivolus bononiensis secundus; et da l'altra banda una arma inquartada, zoè l'aquila ch'è l'arma de l'imperio, et la siega ch'è l'arma de Bentivoj, con una aquila di sopra el scudo con lettere a torno: Maximiliani Imperatoris munus. Et questo per esser cosa notabile ho voluto scriver. Ho visto ditti ducati et continue si stampa.

A Milano el duca Ludovico descoverse che madona Bona duchessa vecchia et madona Ixabella duchessa zovene scrivevano lettere a Maximiliano, dolendosi che ditto sig. Ludovico si havea fatto Duca et privato le ditte di ogni dominio, et che dovesse venir ad aiutarle, et maxime el suo sangue et el fiol fo dil Duca, el qual era privato di quella dignità che ogni ragion volea havesse. Ma, capitate ditte lettere in mano dil Duca, ordinò ditte done stesseno in più destreta nel castello, non le lassando parlar più ad alcuno; le qual però etiam prima molto obscuratamente con panni lugubri vestite, senza alcuna politezza, et la moglie manzava in terra, et mostravano gran dolor, et come niun andava ivi a pianzer el Duca, diceva madona Isabella: non pianzete lui ch'è in vita eterna, perchè vedendo esser privo dil ducato facea vita di santo, ma pianzete la sorte di me meschina et di mio fiolo. Et questa alcuni mexi dapoi fece una puta[116].

A Fiorenza mandono a Milano do ambassadori pregando el duca volesse scriver al Re de Franza in suo favore, li volesse far restituir Pisa, però che li do ambassadori loro, erano a presso Soa Majestà, non haveano potuto ottenir cosa alcuna. Unde deliberorono di far exercito di zente. Haviano Francesco Secco et Hannibal Bentivoj et el conte Ranuzo di Marzano a loro soldo, licet a compiacentia dil Re ditte zente cazasse. Et elexeno do commissarii in campo contra Pisani, zoè Nicolò Valori et Piero Caponi, et preseno alcuni castelli de Pisani: mancava Librafratta, Vico Pisano et Pisa. Poi quello seguirà scriverò de sotto, a ciò se intendi ogni cosa.

Senesi in questo tempo mezzo deliberorono di volersi pacificar fra loro, et cussì a la fin dil mese di Zener pacifice chiamono dentro le do parte de citadini fora ussiti, chiamati populo et reformatori; i quali del 1487, el zorno di Santa Maria Maddalena di Luio, per dissensione fonno scacciati di la città, et questi habitavano su quel de Fiorenza. Et come ho scritto, ne l'intrar dil Re li volseno far intrar, ma la Signoria di Siena allora non volseno, et a hora par habbi consentito. La qual Signoria sono 8, et uno capitano di populo, et stanno do mexi in palazzo con gran magnificentia, sì come a Fiorenza; poi succiedono de li altri. Le parte in Siena sono cinque: nove, populo, nobeli, reformatori et dodeci. Quelli al presente rezevano sono li nove, ma hora, intrati li foraussiti, pacifice tutti saranno daccordo, et goderanno le dignità loro: la qual cosa durò fin vi venne el Re.

Maximiliano re de Romani, domente queste cose in Italia se fanno, essendo zonto a Vormes, dove continuamente baroni, ma per non esser reduto tutta la quantità, di 2 Fevrer che era ordinato, la slongò fino al duodecimo zorno di Marzo, ch'è el zorno de san Gregorio, di far la dieta: al tutto voleva venir in Italia per andar a Roma a coronarse, et mandò ambassadori a Sguizari, i quali si governa a comunità, a dimandarli passo, perchè conveniva passar per le soe terre, volendo andar a Milano. I qual Sguizari risposeno esser contenti, dummodo volesse menar con Soa Majestà a suo soldo X milia Sguizari. Ma ditto re Maximiliano fo contento di tuor 3 in 4 milia, et non tanta quantità. Et cussì stevano in queste pratiche. Et per lettere di Hieronimo Gritti podestà a Roverè di Trento se intese, come erano zonti do ambassadori di ditto Re a Trento, ch'è mia... lontano di Roverè, sotto uno episcopo, et vi è el corpo dil beato Simoneto[117], che fu da Zudei nel 1475 morto et marturizato et fa molti miracoli. I quali do ambassadori, venivano a la Signoria et che aspettavano el quarto a zonzer, però che etiam el Vescovo de Trento con loro era deputato. Quando zonzeranno intenderete lo nome et quello volseno.

Del mese di Zener in Spagna, in una città chiamata Guadalagiara in Castiglia vecchia morite el Cardinal di Spagna, chiamato Pietro di Mendoza tituli sanctae † in Jerusalem, prete cardinal et arciepiscopo di Toledo, el qual era stato za 6 mexi amalato. Era di età de anni 75 et ricchissimo. Havea de intrada de beneficii ducati 80 milia, stava in Spagna seguitando la corte, et sempre era a presso di la Raina et molto amato. Lassò tre fioli, tra li qual uno chiamato Rodorico de Mendoza marchexe dal Zenete, ha de intrada ducati 30 milia; et do altri etiam con bona intrada[118]. Or, morto che 'l fu, el Re scrisse al Pontifice pregando Soa Santità non volesse dar via li soi beneficii ac arcivescovadi, ma che dovesse aspettar che lui concederia ad alcuni de soi yspani degne persone, i quali poi Soa Beatitudine li confermeria; et el Pontifice rescrisse esser contento. Da poi el Re et Raina conferite l'arcivescovado di Toledo a uno frate di l'ordine di San Francesco, confessor di loro Majestà, chiamato fra Francesco Semenes, ha de intrada ducati 45 milia, et lui lo recusò, pur a compiacenza dil Re accettò. Item al Cardinal de Cartagenia dette de beneficii ducati 10 milia, et il titolo di santa †. A Don Joan de Fonseca dette lo episcopato de..........., dà de intrada ducati 3000; et una badia de Vagliadolide, de ducati 4000, a uno altro so servitor. Et cussì rescrisseno al Pontifice haver conferito detti beneficii. Et subito el Papa confirmò, et habute le bolle introno in possesso.