Et l'armada di ditto Re di Spagna ussite in mar. Era tra nave et caravelle numero 35. Capetanio el conte de Trivento. Et erano partiti d'Alecante, porto a presso Valenza, et veniva a la volta di Cicilia, poi passar a Gaeta, bisognando in aiuto dil Pontifice, tamen fo poi in favore di re Ferando de Napoli. Et se divulgava era sopra ditte nave alcuni combattenti gianiceri, capetanio dil qual terestre exercito era il duca di Alve, german e cusin dil Re, con lanze 600, et che demum se intese dovea ussir il resto di le caravelle, capetanio di le qual dovea venir el conte de Moniche admirante de Castiglia, etiam german dil preditto Re di Spagna, et el duca di Alve nominato di sopra. Tamen poi, intesa la verità, ditti do capetanii non se partino di Spagna, ma solum venne el conte de Trivento. Et di questa armata, etiam per lettere di Francesco Bragadino capetanio di le galie deputate al viazo di Barbaria, se intese, date in Almeria, terra di la Granata, de dì 27 Dezembrio, come alcune barze de ditte armade li erano venute a torno, non per far danno a robe de Venetiani ma ben a robe de Mori, perchè sopra ditte galie ne era assà. El capetanio se tirò in porto più a presso la terra che 'l potè, et quelli di la terra li dette favore, che ditte barze o vero caravelle andono via, et da loro intese certo che ditta armada sudava in Cecilia oltra Faro, ch'è dil Re di Spagna, dubitando di fatti loro per le combustione era in Reame, et perchè, benchè sia ysola, è solum al Faro de Messina, dove scrive le fabule et poeti esser Sylla e Carybdi, solum mia 3 da passar il mar da questa Cicilia andar in ditta ysola. Però el Re mandò ditte armade per custodia di la soa ysola, a compiacentia de Ciciliani. Quello seguirà intenderete.

Per lettere di Capetanio zeneral da mar se intese, etiam per lettere de Constantinopoli in un scuro sermone, come el signor Turco faceva grandissima armada, et voleva haver in mar questo anno vele 150, et che era tornato el so ambassador stato dal re Alphonso. Unde Venetiani sospese il mandar a tuor de li stratioti con li arsilii, per non desfornir li lochi marittimi; per i qual, a farli, era sta mandà al zeneral ducati 40 milia, sì per far ditti stratioti, quam per scriver zurme per le galie sotil si armava in l'ysola de Candia, Corfù et altrove; sì come fo preso in Pregadi: et bona parte di ditti stratioti erano sta scritti, tamen per collegio nostri facevano li patroni per li XV arsilii, zoè boni marinari, experimentadi in diversi viazi. Et li arsilii se conzava in l'arsenal, a ciò al bisogno fusseno apparati.

Per ben ch'al proposito non sia di questa venuta dil Re di Franza, di dover scriver quello accade in altre parti dil mondo, per esser cosa notoria ho terminato farne mentione. Per lettere di Zuan Valaresso, consolo a Damasco, di 8 Novembrio se intese, come nel ritornar di la caravana de Mori, che 'l Soldan vi manda uno capetanio con alcuni mercandanti con camelli assà, et si parte di Damasco ogni anno per andar a la Mecha, dove se dise è l'archa di Maometto suo gran Propheta et institutor di la loro fede. La qual alias steva in aiere, però che era a torno calamita, et quella era di ferro, sì che conveniva per forza, ogni parte di la calamita tirando el ferro a sè, star nel mezzo, però dicevano steva in aiere. Ma, volente Deo, del 148... quella cazete et ruinoe, et, come Mori dicono, la sua fede die durar poco et haver molte persecutione, et però stanno in gran paura. Or questi Mori vanno insieme zerca 30 milia, ch'è bellissima cosa a veder, et contratano con mercadanti indiani le loro merze, a barato de specie, pepe, garofoli, zenzeri, cannella, nose etc. Et poi Mori quelle portano a Damasco et in Alexandria et altre terre, dove si fanno mercadantie con christiani et quelle vendono o baratano, et perchè za do anni el Soldan non havea pagato il suo caffaro o vero regalia ad Arabi, che sono zente terribilissima, stanno a la campagna, assaissimi anco fanno tra loro un capo; questi, ben siano sotto el Soldan, tamen hanno el loro capo da per sè, perchè sono zente che non se puol domar; et el Soldan sta ben con loro per molti respeti; viveno de rapina. Or questi Arabi in questo tempo prese la ditta caravana dil Soldan, la qual poteva valer da ducati 800 milia in suso, di specie, zoje et altro. Et retenne el capitano con li mercadanti, ben che Mori se volesseno difender, et fonno a le mani. Tamen Arabi haveno la vittoria, la qual cosa fu molto molesta al Soldan, pur sperava de conzar la mastella, et li voleva donar ducati 50 milia de contanti, et loro ne volevano più, tamen poi conzò et li dette ducati assà, et haveno la caravana, el capitano et homeni indrio, et questa cosa cussì notabele et za molti anni non accaduta ho voluto qui scriver.

Successo dil Re di Franza fino a l'intrar in Napoli.

Ritorniamo al Re di Franza, el qual era a Velitri, et data l'ultima audientia a li oratori di Spagna, et a Val di Montona li expedite, i quali exposeno tre cose. La prima, si dolevano che l'ambassador dil suo Re et Raina, che era venuto da Soa Majestà a Lion, et quello seguito fino a Piasenza, in cinque mexi non havia habuto bona audientia nè quella extimatione si conveniva a l'altezza di cui rappresentava: imo fo rimandato via, et si meravigliavano molto, et, nomine Regum Hyspaniae, volevano saper la cagione. Secundo, che ben che esso Re di Franza habbi dimandato aiuto bisognando al suo Re et Raina, et benchè habino insieme bona paxe, amigo de li amigi et nemigo de li nemigi, pur che Soa Maestà havia tolto questa impresa senza consigliarsi con li suoi Re, et che volendo aiuto bisognava havesse consultato di questa guerra, era iusta vel non La terza, che 'l serave buono di qualche accordo, et che loro volevano pacificar le cosse con el Re di Napoli. Ma el Re de Franza rispose, quanto a la prima richiesta di l'ambassador, che non sapeva di chi lui si havesse potuto lamentar, et che si havesse dimandato audientia lui ge l'haveria data volentiera, ma che non l'avendo dimandata, nè etiam accordandola el Re, loro non si poteva doler: et che potevano saper che li soi ambassadori sempre ne la Franza erano stati honoradi. Al secundo de l'impresa, che non bisognava consulto a voler recuperar el suo, et che 'l Reame di Napoli li partegniva, però era impresa justissima et compresa ne li capitoli. Al terzo, che non bisognava far altro accordo, ma che Alphonso si dovesse contentar di renderli a lui el Regno possesso indebite, et venir con lui in Franza, dove Soa Maestà li prometteva provvisione et stato condecente. Et poi ditti oratori andati seguendo el Re a Val Montona, tolseno licentia, et concluseno con el Re, zoè che li disseno dovesse desister de voler haver el Reame di Napoli, et che se a niuno die aspettar ditto regno, la Maestà dil suo Re è il primo, perchè suo barba re don Alphonso quello acquistò per forza, et zerca questo usono assà alte parole; unde el Roy si dolse, dicendo non era honesto che adesso che l'era venuto con tanta spesa cussì avanti, et che poteva dir haverlo acquistato, ditti ambassadori volesse el no seguitasse l'impresa, et che lui el voleva haver una volta, et poi faria decider de chi quello dovesse esser de jure et cussì post multa rimaseno d'accordo. Et dimandato al Re chi doveria cognoscer poi de jure, et dar questa sententia, li ambassadori aricordano el Pontifice come capo di la Christianità, ma el Re non il volse, dicendo haverlo sospetto, sì per esser di nation subposta a loro Re, quam per esserli stato contrario; et rimaseno che el Parlamento de Paris fusse quello havesse a decider questo. Et cussì ditti oratori ritornarono a Roma, et advisato in Spagna el tutto, li comesse dovesseno al Re Maximiliano, et cussì andono come scriverò di sotto.

Ancora zonse do ambassadori a Velitri a ditto Re di Franza, venuti per nome dil re Maximiliano di Romani, i quali fonno quelli stati a Milano et Fiorenza et Roma, non avendo lì audientia per le cosse accadeva, ma fo divulgato erano venuti per notificar al Pontifice prima la venuta a incoronarsi dil suo Re, et per confirmar la paxe et accordo col Re di Franza. Et a Val Montona ebbeno audientia, i quali dimandono salvo conduto, raccomandandoli li confini di la Franza, dinotando havia aconzo le cose di Bergogna, et che al tutto voleva venir a Roma questo anno a tuor la corona de l'imperio, e far una cruciata, et passar contra infedeli. Et cussì otteneno da esso Re di Franza lettere, et quello volseno, et che voleva far la dieta, la qual havia prolongata, et che za erano zonti alcuni elettori de l'imperio, signori et episcopi, et che concluderia di far la ditta cruciata. E andono insieme col Re fino a Varoli, dove tolseno licentia per ritornar a Roma. Ai qual el Roy disse: fate che la Majestà di Maximiliano vegni presto a incoronarse, perchè al tutto voglio ritrovarmi a Roma per honorarlo. Et cussì questi ritornono a Roma, come più avanti intenderete.

Quelli di l'Aquila havendosi dato, come ho scritto di sopra, voluntarie sotto el dominio dil Re di Franza, con conditione che non intrasse niun Franzese dentro, onde alcuni Franzesi assà insolenti volendo intrarvi, fonno da Aquilani assaltati, et ne fo morti zerca 80, portandosi bestialmente, tamen pur havevano le insegne dil Roy. Napolitani vedendo che el populo havea fatto quelle moveste, a dì 26 et 27 Zener, contra zudei et marani, et che Ferando al meglio havea potuto tasentò quel populo, et a caso ivi era gionto do navilii di zudei...., più el populo se inanimò, et parte fonno malmenati, et disseno al Re non volevano nè marani nè zudei più in Napoli. Et el Re ordinò dovesseno partirsi, et cussì nolizono navilii chi per Barbaria, chi per Alexandria, et chi per Constantinopoli. Li marani ricchi steveno in caxa. Or fu fatto uno editto che tutti li pegni che zudei si ritrovava in le man, et quelli tenivano banco, et cadauno dovesseno per obviar li scandoli render de chi erano, tamen che li facesse uno scritto di pagarli lo cavedal et usura infra tanto termine, et non solamente in Napoli ma per tutto el Reame et in la Puia, dove in varii luogi contra zudei era fatto gran destrusione. Et ben che fusse fatto questa provisione, per questo non restò che non fusse sachizati.

A Roma in questo mezzo, con voler dil Re di Franza et con patente de investisone di l'Anguilara, intrò el sig. Carlo Orsini con 400 persone in Roma, et andò a la caxa di uno D. Bartholamio che fo nepote di Sixto Pontifice, el qual da esso Sixto fo investito di la ditta Anguilara, la qual era del sig. Deiphebbo, che fo a tempo di la guerra di Ferrara soldato de Venetiani, et essendo huomo veterano, a tempo de Innocentio, morite del 148.... lì in quelle parte, et lassò alcuni fioli, i quali ancora è al stipendio veneto. Or ditto sig. Carlo prese i fioli del sopranominato Bartholamio, et messe la sua caxa a sacco, et li fece molti danni per rehaver li soi castelli.

Ma essendo el Re a Velitri, Franzesi andono per quelli castelli di Conti et dil sig. Gaietano, et molti ne prese facendo gran danno. Et andono a uno castello chiamato Monte Fortin dil conte di Fondi, et li deteno la battaglia a la terra, et quello prese per forza, dove usoe grandissima crudeltà, amazzando quanti scontravano: tamen la rocca si tenne. Et Franzesi piantò le bombarde, zoè le soe artiglierie su carri, et li custodi pavidi si deteno a pati, salvo l'haver et le persone: ne la qual rocca era do fioli dil sig. Jacomo Conte romano, era al soldo dil Re di Napoli, et questo castello era suo, et questi fonno da Franzesi ritenuti fino havesse do altri castelli dil padre mancava ad haver, et poi li deteno taglia ducati 2000, dicendo se intendeva donarli la vita et non la persona. Non voglio qui descriver le spurcizie usano Franzesi, le violentie di donne etc., come tutto di sotto, in loco più necessario, per mi sarà scritto.

Et poi el Re si partì da Velitri, et andò a Val Montona dove expedite li oratori di Spagna et venne quelli dil re Maximiliano, come ho scritto più difuso avanti, et ancora zonse el conte de Chaiazo, zoè sig. Zuan Francesco di San Severino per el duca de Milano con cavalli 300 et alcuni balestrieri a cavalo, et zonse a dì 8 Fevrer. Et el Re partite per Castel Fiorentino, et ordinò a tutte le soe zente, sì quelle era in l'Apruzo, quam di qua, che si dovesseno assonar a uno nel ducato di Sora, perchè voleva andar a San Zermano, perchè intendeva la zente aragonese, et el re Ferdinando zonto che fu in campo, si eran levate et lassato quel passo, come era la verità, et erano tirate verso Capua, dove voleva ivi far difesa, et Franzesi havea acquistato quasi tutto l'Apruzo, maxime Sermona, ch'è una terra grossa, et senza troppo fatica, però che dove si presentavano pur li Franzesi, li mandavano le chiave, levando le insegne di Franza. In la Puja era gran combustione: el vicerè Camillo Pandon era in Otranto, et etiam Don Cesare fo fiol di re Ferdinando vechio. Et Monopoli, che è una città grossa a la marina, tumultuando fra loro di quello havesseno a far, a dì 23 Fevrer pur messeno a sacco li zudei, et a dì 26 ditto essendo stato quelli tre zorni la terra in remor, pur el Zuoba di Carlevar, che fo el zorno nominato di sopra, li cittadini cum voluntà del Vescovo, el qual havia ricevuto assà beneficii da caxa di Aragona, et fo el primo loro ribello, levono le insegne dil Re di Franza, et non sapendo pur far l'arma regia di zii (gigli) con la corona, levono una crose bianca in campo rosso, et strazò la bandiera di Aragona, et el capetanio mandò fuora, era ivi per el re Alphonso. Adoncha Monopoli fo la prima terra di la Puia levasse et si desse a Franzesi, et mandò ambassadori dal Re a tuor certe confirmation de capitoli. Se ritrovava qui do merchadanti venetiani, Antonio da Pesaro di Lunardo olim fiul, et uno Francesco Tanto, popular, el qual poi fo morto, quando la Signoria ottene ditto luogo, come dirò di sotto.