A Venetia, a dì 25 Marzo, el zorno de Nostra Donna, per lettere venute da Zenoa se intese come loro havevano di XI dil presente da Lion, i quali scriveano haver da Londra di 21 Fevrer come a dì 7 Zener di note passando in mar di Spagna su le seche de Sain o vero di Bertagna do galie de Fiandra venete erano naufragade; però che za se havea inteso di la fortuna grandissima habuta, et de 45 navilii che si partino per andar a Londra non scapolò se non la terza galia, patron Piero Bragadin et la nave di Anzolo Malipiero. Adoncha queste do galie de Fiandra, di le qual era capetanio Polo Tiepolo, cognominato da Londra, patroni Andrea Tiepolo et Bortholamio Donado, i quali si annegono insieme con XX altri patricii nostri, che saranno nominati di sotto, et persone in tutto n.º 500. Etiam se intese esser rota ivi la nave de Hieronimo Zorzi cavalier et fratello, carga de vini, la qual in tal fortuna naufragò: benchè da poi, come scriverò di sotto, ditta nave havendo scorso grandissimo pericolo, zonse a Londra a salvamento, che fo mirum quid che le nave zonzesse et le galie perisse, chè raro aut numquam galie suol romper et perir in mar per fortuna. Benchè del 1437, capetanio Marin Mozenigo, in questo medemo luogo do altre galie de Fiandra si rumpete, et el capetanio con gli altri annegati.

Questa rotta fo assà danno a Venetiani a presso ducati 100 milia, oltra la morte di patricii et homeni marittimi persi, et mirum est che de tanto numero pur uno vi scapolasse, ma come poi per lettere di Piero Bragadin patron di l'altra galia, drizate a la Signoria, se intese, che cessata la fortuna, et lui zonto a salvamento perchè se ingalonò, et si questo non era sarebbe rotti. Mandò a veder ivi dove have la fortuna, di la qual judicava ditte galie fusse perite, et trovono in mar arbori di galie, scrigni etc. sì che certo fo che erano rotte: la qual fortuna durò.... zorni continui, benchè ancora nostri stava in expetatione de intender altro avviso; pur non si trovava a segurar a ducati 70 per cento. Et tandem a dì 8 April venne uno fante di Londra, per el qual tutti quasi inteseno el certo, che fo queste lettere de ditto patron, e tutti levono coroto, che fo una cosa obscura a veder tanti mantelli a Venetia et panni bruni per li patricii mancati. Et preseno in Pregadi che ditta galia dovesse tuor nel ritorno in sua conserva, oltra la nave Malipiera, do altre nave forestiere, et quelle pagarle di denari di la Signoria, oltra un certo quid havesse di le mercadantie; et poi, inteso la nave Zorzi era salva, etiam quella fo messa a ditta conditione.

Questi sono li patricii annegadi su le galie de Fiandra. Et prima galia, capetanio ser Polo Tiepolo; patron ser Andrea Tiepolo de ser Matio; nobeli ser Mafio Girardo q.m ser Francesco, ser Cabriel Soranzo q.m ser Zacharia, ser Christofol Tiepolo de ser Mattio, ser Andrea Valier de ser Dolfin, ser Hieronimo Zustinian de ser Dardi, ser Zuanmaria Pasqualigo de ser Marco, ser Dolphin Venier q.m ser Christofolo. (Seconda) galia patron ser Bartholomio Donado q.m ser Antonio el cavalier, ser Antonio Donado de ser Hieronimo el kavalier, ser Benedetto Orio de ser Zuanne, ser Santo Venier q.m ser Piero, ser Hieronimo Foscarini q.m ser Zacharia, ser Andrea Girardo q.m ser Francesco, ser Francesco Mozenigo q.m ser Lorenzo, ser Jacomo de Mezo q.m ser Alvise, ser Andrea Pisani q.m ser Francesco dal Banco, et ser Lorenzo Donado q.m ser Alvise. Et poi a dì... April nel Consejo di Pregadi messeno tre galie al ditto viazo, et fonno incantate le galie secondo el consueto. Et a dì 10 April eletto nel Mazor Consejo capetanio Domenego Contarini era stato capetanio di le galie di Beruto. Et tamen per la guerra successa con el Re de Franza, andando per le sue terre dove sarebbeno (in) qualche pericolo, per questo anno non andò; sì che oltra li altri danni ne fece ditto Re de Franza, questo viazo de Fiandra non andò.

Per lettere de Antonio Bon, conte et capetanio a Dulzigno, se intese come Albanesi era sta mal menati da Turchi, per le novità haveano cercato de far a presso Crose, et che molte aneme erano sta menate via et fatto gran danno Camalli turco, corsaro nominatissimo, el qual za alcuni anni in mar dannizava molto; unde fo mandato galie et barze, tamen nostri mai ha potuto metterli le man adosso, che summamente desideravano, et sempre è fuzito. Et prima al tempo de Hieronimo Contarini, essendo capetanio di le galie de Barbaria, et Sebastian et Marco Antonio Contarini fradelli, patroni, et ritrovando ditto corsaro a Tripoli in Barbaria lo investiteno, prese alcune barze, et lui si butò a l'aqua, et montato in una fusta fuzite. Unde ditto capetanio fo remunerato, che essendo fuora fo eletto capetanio al colpho, et nunc rimase Proveditore in armada, Sebastian Contarini fo fatto capetanio di le galie dil trafego in questo anno, et Marco Antonio suo fradello fo eletto sopracomito: sì che tutti quelli si porta bene da questa inclita Republica nel Senato sono rimunerati.

Ancora da Andrea Loredan, essendo capetanio di le nave armade, lo andò a trovar in Barbaria, et have certo danno et perse qualche legno de li soi, et lui fuzite in terra. Or al presente, intendando Zuan Francesco Venier come ditto corsaro era venuto sul mare, quello andò seguitando fino in Canal di Negroponte, ma el Bassà de lì, passato che fo ditto Camalli di là, bassò il ponte, et non volse ditta galia li andasse driedo. Et ditto soracomito volse dar a quel Bassà ducati 500, et lui minime volse accettar, licet questo fusse contra i capitoli di la paxe si havea col signor Turco. Et cussì Camalli fuzite di le man di nostri.

In questo mexe di Marzo a Venetia fo gran pioze, adeo pareva volesse ritornar l'inverno, dove veniva l'istade, et a dì 27 ditto nevegò, ma durò poco la neve sora la terra.

Quello seguite a Roma in questo tempo.

A Roma el Pontifice temendo che, si era in liga, essendo el Re de Franza vicino et potente in le arme, lui dovesse esser el primo che havesse a patir, benchè era ragionamenti dovesse partirsi di Roma et venir in Ancona, dove staria securamente, et in ogni tempo porave trasferirse in loco più securo, ma pur li doleva lassar Roma; et consultando con el cardinal Ascanio vicecancellario, con el qual era pacificato; et scrisse brievi a la Signoria et al Duca de Milano, che le fusse mandato 500 cavalli lezieri per uno et 1000 fanti, a ciò che la città de Roma fusse custodita, et maxime la soa persona; et che si havea pensato el meglio era non partirsi de Roma, sì per non lassar quella città cussì, come etiam perchè li Cardinali non lo seguitarebbe, et remanendo tra loro havriano potuto crear uno altro Papa, et poner scisma in la Chiesia de Dio; et che molti Cardinali li era contrarii, et non desideraveno altro. Et di qua veniva che questo Pontifice non si lassa intender chiaro di voler esser in sta liga, tamen ne havea voglia grande. Li prelati de Roma occultavano se intendeva el Re de Franza dovea venir di brieve ivi[126].

Et venuto lo ambassador dil Re de Franza a Roma, come scrissi di sopra, et habuto audientia, dimandò la investisone et cetera; etiam in narratione tocò alcune parole, che 'l suo Roy intendeva di una liga si praticava a Venetia, et che era certo Soa Santità non li saria nè faria cosa alcuna contra el Roy. A le qual parole, usate le debite risposte, el Papa tolse rispetto di voler far concistorio et responderli; et che inteso l'opinione de Cardinali li risponderia; et scrisse in questa terra et a Milano quid respondendum. Unde li fo rescritto dovesse Soa Beatitudine darli bone parole fino fusse sigillata la liga; et poichè conclusa fusse, più largamente li poteva dar la repulsa, et che per niun modo lo investisse. Et pur ditto ambassador continuamente dimandava risposta, onde a dì 29 Marzo el Pontifice chiamò concistorio, dove notificò quello ditto oratore li havea richiesto, et che havia exposto come el suo Roy havea acquistato col nomine di Cristo tutto el Reame de Napoli. Secondo che l'era de opinione de andar contra infedeli, et per questo Soa Beatitudine, come capo di la Christianità dovesse exhortar li potentati de Italia a questo, perchè lai era promptissimo. Tertio che dovesse investirlo dil Reame ditto, acquistato et de jure a lui pervenuto, et mandar uno Cardinal a Napoli a coronarlo, quello Regno pacifice et quiete possedendo, etiam sì come per li capitoli li era sta promesso. Et cussì in concistorio el Pontifice volse che tutti li R.mi Cardinali dicesse la soa opinione zerca a la risposta. Unde el Cardinal di Napoli, amico molto dil Re de Franza, disse che si dovea risponder cussì: alegrarsi con Soa Majestà di la vitoria, et che zerca a l'andar contra infedeli era util cossa; demum che si dovesse dar la investisone, et mandarli a incoronarlo a Napoli, sì come fo fatto a re Alphonso, dicendo la ragione che 'l moveva a dir questo. Poi parlò el Cardinal...... et laudò la prima parte di alegrarsi di la vitoria. A la seconda molto vehemente exclamò: era bona et perfetta opera de andar contra infedeli. A la tertia che non era de opinione di darli la investisone sì presto, nè mandarlo a incoronar, se prima non se intendeva quomodo lui la dimandava, maxime essendo adhuc re Ferandino in parte di Stado in Reame. Poi parlò el cardinal S. Dyoniso, franzese, largamente, che si dovesse far quanto el Roy dimandava, dicendo molte alte parole, le qual ad plenum non se intese, et cussì altri Cardinali è da judicar dicesseno el parer loro. Unde parse al Pontifice de far chiamar dentro ditto orator franzese, et dimandarli el modo lui dimanderia tal investisone et coronatione. Et cussì venuto dentro li dimandò; et esso orator disse do volte nè mai mutò parola, se non: io la dimando che 'l mio Roy sia investido, come colui che pacifice possiede ditto Reame, et mandar uno Cardinal a Napoli a incoronar Soa Majestà, et non lo volendo mandar disse havea in commissione di notificar a Soa Beatitudine, come lui in persona vegneria a Roma a tuor la corona, perchè el vol esser coronato juxta la promessa. Et el Papa rispose: nui havemo consultato con li fratelli nostri Cardinali; se alegremo molto di la soa vittoria habuta, et zerca a l'andar contra infedeli metteremo ogni nostra forza; ma quanto a la investisone et coronatione, se vol saper come el vostro Re la dimanda; et, se niuno ne ha prejuditio, se vol aldir le parte, et far le cosse passino con el debito di la rasone et muodi di la Sedia Apostolica, sì come comanda li sacri canoni et decreti. Et che scrivè al Re in bona forma et dixè che nui ge la volemo dar, et che per questo el non vegni qui a Roma, perchè venendo forsi el non ge troverà; et advisè Soa Majestè come siamo stimolato di esser in una liga si trama da li primi potenti dil mondo. Queste parole disse perchè za havia scritto al legato et suo ambassador Alvise Becheto dovesseno sottoscriver a li capitoli, et za reputava fusse fatta. Ancora mandò a dimandar al Re preditto a Napoli el corpo de Gem sultan, el qual el Re non lo volse dar et quello custodiva.

Et a dì 25 Marzo intrò in Roma et a tutti se dimostrò el Cardinal de Valenza, el qual da poi fuzite dil Re fin hora era stato ocultato; al presente, non timendo più el Re, ritornò a Roma.