In questi zorni morite do condutieri strenui di la Signoria preditta, assà veterani ne l'arte militar; a Roman in Bergamasca Zuan Antonio Sharioto, havia cavalli 300; et poco da poi, a Ruigo, Alexandro dil Turco, etiam havia cavalli 300: homeni ambedoi armadi da la Republica nostra; et la loro conduta fo poi partita tra li altri conduttieri.

Ancora nel Consejo di Pregadi condusseno, per via de li ambassadori era a Napoli, Zuan Paulo di Manfron, vicentino, el qual era stato al soldo dil re Alphonso, et li detteno cavalli 200. Et cussì partito de lì venne in queste parte, ma fo molto tardivo. Etiam li detteno 25 balestrieri a cavallo. Et benchè le decime dil Monte Nuovo fusse pagate molto volentieri, non voglio restar de scriver questo: che mons. di Arzenton de Franza volse andar insieme con Alvise Marcello, era alle Raxon Vecchie, a la Camera de li Imprestidi per veder el modo se pagava et scodeva. Et visto in quel zorno gran moltitudine de brigata che portava danari, adeo el cassier non poteva suplir de scuoder, unde ste molto admirato, che in li altri luogi si stenta assà avanti che si possi haver pur una minima quantità, et qui scodevano tanti danari portati da cittadini nostri voluntarie. Or perchè pur ne restava debitori, nel Consejo di Pregadi elexeno tre Savii a le Cazude, executori di le quattro decime imposte quam di quelle se metteva per giornata: li qual avesseno a raxon de ducati X per cento di pena di quello scoderanno; uno de li qual attender dovesse a debitori dil Monte Vecchio, l'altro dil Monte Nuovo, et il terzo a le decime del Clero: et fonno eletti Mathio Donado, Hieronimo Orio, et Alvixe Loredan, i quali tutti erano dil Consejo di Pregadi, licet, non vi essendo, per ditto officio vi poteva intrar. Etiam questi havea do exatori, Bertuci Loredan et Lorenzo Manolesso, fatti alias per Collegio, licet de his hactenus.

Continuamente erano Venetiani su pratiche de concluder la liga, exortati da diversi oratori, maxime da quelli de Milan, benchè qualche controversia fusse di adatar con li oratori dil Re di Romani, perchè non havea commissione di far liga insieme con el duca Ludovico, rationibus superius allegatis; et per questo se stava tanto a concluder. Etiam perchè se aspettava lettere di Spagna et di Maximiliano. Et tal pratiche al principio erano condutte nel Consejo di X con la Zonta; el qual spesso se reduseva; tamen pur etiam conferiva nel Consejo di Pregadi. Et a ciò si concludesse presto, per Collegio, con autorità habuta dal ditto Consejo di Pregadi, fonno eletti et dato tal cargo a tre patricii, che fusseno auditori de li ambassadori, maxime Re di Romani et Spagna, però che Milan quello voleva la Signoria era contento; et questi dovesse referir et in Collegio et in Pregadi la loro volontà et opinione. I qual fonno Marco Bolani consegier, Lunardo Loredan procurator savio dil Consejo, et Andrea Barbarigo, fo del Serenissimo Prencipe, savio di Terra ferma. Et questi molto si affaticò in andar a caxa de ditti oratori; tamen la messeno al fine. Et el Pontifice non se lassava molto intender. Unde Hieronimo Zorzi kav.r ambassador a Soa Santità era sæpius in consultatione; et pur esso Pontifice, oltra el legato suo era in questa terra, mandò uno altro ambassador, el qual venne incognito, licet poi, conclusa la liga, palam si dimostrò et come orator dil Pontifice fu honorato, zoè Alvixe Becheto milanese, el qual era colateral di le zente di la Chiesia. Et ancora Venetiani mandò per lo episcopo di Calahorra legato, el qual era andato a Padoa a mudar aiere, a ciò venisse a Venetia che si volevano expedir. Et a dì 24 Marzo, fo la vigilia di la Nonciata, fo Pregadi; et in questo medemo zorno ditto legato venne da Padoa, et con le barche di viazo medeme venne alla riva dil Principe, et essendo suso el Pregadi andò in camera dil Principe, el qual non se sentiva bene nè ussiva dil suo palazzo. Et lui mandò per li Conseglieri et Cai dil Consejo di X, et ivi conferiteno con ditto Alvixe Becheto. Fo divolgato li fo ditto che al tutto volevano concluder, et che se el Pontifice voleva esser, bene quidem, siue autem faria senza di lui. Et cussì a dì 24, a dì 26, a dì 27, a dì 28, che fo 4 continui zorni, fo Pregadi, et comenzavano a voler metter fine, perchè li oratori de Maximiliano etiam sollicitavano, et el duca de Milano havea mandato una commissione in man dil Prencipe nostro in publica forma, che, benchè fusse tre soi ambassadori in questa terra, tamen la Signoria dovesse concluder la liga, et far dil Stado suo quello a nostri pareva; che fo cossa assà degna de memoria, et de qui ponerla; ma per essere secretissima non ho potuto haverla. Di Pregadi se cazavano li papalisti ogni zorno. Et a ciò se intenda, papalisti sono li patricii che hanno pare, fio, frar, et fio de frar dediti a la Chiesia, zoè hanno benefitii et intrade; et questi, essendo de Pregadi, quando se tratano alcuna cossa de Roma, sono expulsi, per schivar li inconvenienti puoi occorer, a ciò le cosse passino secrete: et questo si fa mentre non si è in liga o in paxe con el Pontifice. Et ancora, essendo Pregadi suso, se reduseva Consejo di X con Zonta, sì che, concludendo, tramavano ditta liga. Et corrieri de Milan veniva in hore 24, de Roma in 50, et de Maximiliano da Vormes ch'è mia 600 lontano de qui, in zorni 6, che fo cossa incredibile. Le cosse si strenzevano et andavano molto secrete. Quello seguite sarà scritto di sotto. Et mons. di Arzenton non andava più assà spesso in Collegio, come soleva; imo era admirato di quello havesse a seguir, et zercava de intender qualcossa, nè si vedea più con l'ambassador de Milan, come era assueto de andarvi. Et è da saper che in questi zorni, al principio de quaresima, andò in Collegio a dimandar a la Signoria che lui intendeva che si ragionava per la terra di certa liga si tramava in questa terra, et che era quasi certo, vedendovi tanti ambassadori, et che non sapea la causa perchè questa liga si dovesse far, et che, si la fusse contra el suo Re, questa Signoria li havia promesso bona lianza, et però pregava la Signoria lo advisasse, et che el suo Re era presto a intrarvi non essendo contra de lui: con altre simil parole. A le qual el Prencipe li rispose sapientissimamente, secondo il solito; sì che, senza saper altro, Arzenton tornò a caxa. Et non molto da poi accadete che, ritrovandosi in chiesia di San Zanepolo uno cittadino da Catharo chiamato Nicolò de Fano, el qual alias per Hieronimo Orio, era lì rettor, fo bandito di Catharo per soi misfatti; questo si buttò a piedi di ditto orator dil Re di Franza, dicendo che in questa terra non si faceva justitia più, et che lui, che era ambassador di christianissimo Re et justo, li volesse far uno salvo condotto potesse ritornar a Catharo. Et vedendo alcuni patricii eran con ditto orator, lo mandò via dicendo esser pazzo. Et pur lì continuando ne la soa richiesta, mons. di Arzenton disse: va, va, sei in una terra che si fa ragione etc. Et inteso tal cosa per li Cai dil Consejo di X fo subito mandato a tuor dil chiostro de frati, perchè lui, da poi ditte tal bestial parole, conoscendo l'error suo, non volse partirsi di loco sacro, credendo esser sicuro. Ma per cose di Stado non si varda, et per esser crimen læsæ majestatis fo mandato a tuor dove l'era, et menato in presone, et datoli tortura. Poi nel Consejo di X fo spazato per pazzo, zoè che 'l stagi 3 anni ne la preson forte serato; poi che sia in libertà di quelli dil Consejo di X saranno in quello tempo de licentiarlo o ver darli la punitione li parerà, col Consejo di X però. Et cussì se ne sta in presone.

Fiorentini considerando l'error suo, et che Pisa non ritornava sotto il pristino loro dominio, li do ambassadori erano a Napoli, zoè lo episcopo Soderini de Volterra et Neri Caponi continuamente dimandando audientia dal Re de Franza, quella hebbeno, et li dimandono prima che se Soa Majestà si havea a doler de Fiorentini, et se in niuna parte se teniva offeso, che li fusse dato auditori, che volevano justificar el tutto. Demum, che non havendo fatto cosa niuna contra la christianissima Majestà Soa, imo haverli dato ogni favore, che li piacesse di farli render la soa terra di Pisa, juxta la forma di capitoli. Ai qual el Re rispose: prima che non si lamentando lui de Fiorentini fin hora, non bisognava justificatione, poi che quanto a Pisa elli non la meritavano, et che li bastava che fusseno in loro libertà et privi del governo de Medici; et che ogni dì Piero de Medici lo molestava, et lui non li voleva dar orecchie; ma che havendo Pisani voluto esser sotto soa protetione, et levato la soa insegna, non poteva far non manco di custodirli et mantenerli in libertà, sì che zerca Pisa più non se parlasse. Unde Fiorentini vi mandò uno protonotorio de Caponi per ambassador, el qual a dì primo April passò per Roma, et non molto da poi, havendo habuto el Re le fortezze, elexeno nel loro Consejo quattro ambassadori a Soa Majestà, sì per congratularsi di tanta vitoria, quam per veder al tutto de haver Pisa, et el Re li observasseno li capitoli promessi et jurati de observer: ancora per Monte Pulzano. I qual fonno questi: Guido Anton Vespuzi cavalier, Bernardo Ruzelai, Lorenzo Morelli et Lorenzo di populani, olim de Medici. Et prima nel numero di questi quattro elexeno Paulo Antonio Soderini, che fo qui ambassador l'anno passato, et non vi volse andar, sì perchè suo fratello lo Episcopo di Arezo era lì dal Re oratore, quam per altre occupatione. Unde in loco suo elexeno uno de questi altri, et cussì a la fine de Marzo partino di Fiorenza con gran pompa, andono a Roma, poi a Napoli, et arivò a dì 3 April a Napoli; erano con manege dogal. Et el successo loro intenderete poi.

Quelli di Monte Pulzano, havendo intendimento con Senesi per essere loro vicini, rebelono a Fiorentini, et si deteno a Senesi. Levono le loro insegne a dì.... Marzo, et scaziando el dominio ivi era per Forentini: unde vedendo Fiorentini questo, subito spazò uno corrier al Re de Franza, quasi come loro protetore, a dimostrarli questo. Et da poi vedendo gli oratori fiorentini dolendosi al preditto Re, per soa excusatione Senesi elexeno do ambassadori a Napoli a Soa Majestà, i quali assà ben in ordene partino de Siena, et zonseno a dì 7 April a Roma, demum andono a Napoli, dove bonazò le cose, et teneno Monte Pulzano.

Pisani volendo al tutto esser in libertà, et si difendevano da la zente fiorentina, essendovi in so aiuto el sig. Fracasso di San Severino mandato ivi per el Duca de Milano, et in questo tempo mandono 4 ambassadori a Napoli, a ciò el Re non si movesse di opinione di mantenerli in libertà. Et questi veneno molto ben in ordine.

Lucchesi ancora non potendo haver ottenuto Pietrasanta, che fo sua, dal Re preditto, li mandono do altri ambassadori a Napoli a pregar Soa Majestà li volesse render li ducati diexe milia a lui prestadi, con promissione, quam primum fusse intrato in Napoli, di doverli render: ma nulla poteno fare, perchè el Re zercava danari, et questi li domandava.

A Milano el Duca, havendo pur paura dil suo Stado, havendo za principiato a voler refar le mura circonda Milan che erano assà vechie, havea messo una universal angaria a pagar tanto per persona per causa de ditte mura, ma al presente era de bisogno de far altre preparatione; et fece far la descriptione degli homeni da fatti nel suo dominio. Ancora assoldava zente sì da cavallo quam provisionati, et diceva voleva haver cavalli 8000 et assà fanti. Et molto carezava Sebastian Badoer ambassador veneto, facendo grande extimatione per essere homo dignissimo.

Ancora zonse a Milano quel ambassador de re Ferandino, chiamato Scipio de Filomarino cavalier, nominato di sopra, et molto dal Duca fo carezato et ivi restò. Et havendo mandato a la Signoria, come ho scritto, esso Duca la sua commissione zerca a la conclusione di la liga, la qual molto desiderava, et visto la forma di capitoli, et tenendola za per conclusa, come quasi era, fo molto aliegro. Et in questi zorni fo a parlamento con mons. di la Ruota, oratore dil Re de Franza lì a Milano, dove etiam si trovò l'ambassador veneto. Et li disse el Duca: Domine orator, siate certo che a Venetia col nome de Dio si conclude una liga, la qual reputo sia fatta con li primi potentati dil mondo, et quando loro non la facesseno, la Ill.ma Signoria et io siamo ligati a conservatione de li Stadi nostri. Questo perchè el Re nostro, oltra che li havemo prestato assà quantità d'oro, dato el passo contra el sangue nostro, et mediante el nostro favore ha ottenuto el Regno di Napoli, scaziato quel povero re Ferandino mio nepote, che a hora va remengo, et è sta cridato tra soi di venir a Milano; et questo è il merito ne rende. Avisandovi come, essendo dacordo la Illustrissima Signoria et nui, non havemo paura di niuno, non che essendovi altri potentati, qual intenderete. Et si 'l Re vorrà passar, vorremo i danar nostri che li havemo prestati et fatti prestar a Zenoa. Ancora scrisse a Zenoa fusse licentiato quelli Franzesi che ivi erano per nome dil Re, per voler far armada, tra li qual era el fradello dil card. Samallo, chiamato mons. Zeneral de Linguadoca, et che de lì se dovesseno partir. Et che ponesseno in ordene X galie et do nave grosse, et quelle subito armasseno a requisitione soa. Et mandò danari al suo commissario era ivi, Coradolo Stanga protonotario, el qual za molti anni in Zenoa era Stado per suo nome comissario. Ancora vi mandò de Milano a Zenoa per costodia 500 fanti, a ciò quella riviera fusse custodita; et scrisse a la Marchesana di Monferà, fo moglie dil marchese Bonifacio, el qual Stado a lui era recomendato, che non dovesse lassar più passar de que' Franzesi, imo ponesse ogni custodia a li passi, et facesse diligentia più non vi passasse, come fino hora erano passati; ma ben quelli ritornava in Franza dovesse lassar ritornar. Questo fece perchè in Aste se intendeva esser zonte nuovamente lanze 500 franzese, le qual volevano venir di qua da monti. Et come per lettere di Roma se intese che in Italia se aspettava in soccorso dil Re, per augumento di le soe zente, el Prencipe de Orangie et el Marescalco de Bergogna, i qual sono gran signori in la Franza, et di primi capitani dil Re, i qual venivano con 300 lanze. Oltra de questo esso Duca de Milano notificò a la Signoria come, parendo a quella, era de opinione de andar a tuor Aste, la qual impresa reputava molto facile et, conclusa che fusse la liga, voleva andarvi: la qual cossa fo molto cativa, perchè sdegnò el Duca de Orliens, et li tolse la città di Novara, come scriverò di sotto.

A Ferara el Duca elexe in questo tempo do ambassadori a Napoli, ad alegrarsi col Re de Franza de la vittoria, et conferir altre cosse con lui: i quali erano Bonifacio de la Bevilaqua Kav.r et Julio Tasson Kav.r I quali si partino benissimo in ordine, et andono fino a Rimano, et poi, nescio qua de causa, esso duca li fece ritornar, et più non li mandò, o fusse perchè sapeva di questa liga, o vero il zenero Duca de Milano li scrivesse non era tempo de mandar ditti oratori.