A Gaeta tenendose la roca o vero castello pur per Aragonesi, continuamente Franzesi la bombardava; ma quelli custodi poco se curava, perchè non li faceva molto danno, et haviano dentro assà vittuarie, et con sue artigliarie rispondevano a quelli di la terra. Et Franzesi, i quali non usano bombarde come le nostre italiane, ma sono a modo passavolanti, che buttano ballotte grossissime di metallo et ferro, et questo vien che sbusano li muri dove trazeno, et assà da longi, come faceva a Napoli a Castel dil Uovo, che quasi do mia lontano lo bombardava.
Ma qui a Gaeta vedendo Franzesi non poter far nulla per la via bombardava, mutò le bombarde, et quelle messe in una chiesia di San Francesco, et buttò parte di le mura di ditta chiesia a terra, per poter meglio trazer e far repari. La qual cossa fo causa de far che li custodi atendesseno a dover prender partito de renderse, maxime non aspettando alcun soccorso di re Ferando, et intendendo li castelli de Napoli erano resi e tutto el Regno quasi venuto sotto Franzesi. Et volendoli dar la battaglia, li custodi deliberorono de renderse, et Franzesi non li volseno far altri patti, se non che li voleva sparagnar la vita, altramente, aspettando la battaglia, tutti sarebbe impicati. Et non potendo far altramente fonno contenti. Et a dì X Marzo li aperseno le porte, et Franzesi intrò in la roca, et li custodi senza vestimenti, come fo detto, fonno mandati fuora, havendo de gratia de haver habuto la vita. Et cussì haveno ditta fortezza.
Ancora, come per lettere di 23 da Napoli, se intese come ivi erano oratori di Otranto et Galipoli per fermar li capitoli col Re de Franza et volerse render. Et firmati, el vicerè di Puia mons. di Lasparra ivi andò, et habutoli, andò a Misagne vicino a Brandizo; ma lì era Camillo Pandon, vicerè per el re Ferandino, el qual stava in Misagne, et fo causa Brandizo mai volse rebellar ad Aragona. Taranto, dove prima era Cesare de Aragona, fo fiol natural di re Ferando vechio, a dì 29 Marzo mandato fuora li cittadini, questi erano per casa di Aragona, si deteno a Franza, et cussì molti altri luogi, sì in Puia quam in Calavria, e tutti di volontà. Quelli si volseno tenir, li quali saranno nominati di sotto, si teneno, et non fonno combattuti; sì che, si ancora queste altre terre havesse voluto far el suo dover, questo Re de Franza non prosperava tanto.
Et vedendo el Re che Yschia, benchè fusse ysola, era molto vicina a Napoli, et era receto di re Ferandino, deliberò de far conzar certa armata lì in Napoli per mandar a tuor ditta fortezza. Ma Ferandino ancora era lì con le XIIII galie et la Rayna, tamen aspettavano tempo per passar in Sicilia, et in compagnia con la Rayna se ritrovava l'Arciepiscopo di Taragona, per nome di suo fratello Re di Spagna, come scrissi di sopra. Et etiam in questi zorni vi zonse uno altro oratore di esso Re de Spagna, chiamato Maistro Rational, el qual fo quello venne a Venetia, et andò per mar, dismontato fo preso da Franzesi et spogliato, poi, presentata al Re la commissione andava alla Rayna, li dette salvo conduto, et lo lassò andar a Yschia. Et accidit che el Re de Franza fece tramar acordo con el castellano de Yschia, promettendo 8000 scudi se li dava la fortezza: ma, inteso questo, Ferandino vi messe custodia più fidata, et ditto castellano, come fo divulgato, fece annegar, altri disseno lo retenne. Et quello seguite di lui non se intese.
La rayna Anna de Franza moglie di Carlo re, el qual in Italia a questi tempi se fa nominare, et suo cognato duca di Borbon, inteso el felice successo nel Reame, scrisse una lettera al Re, alegrandosi molto, notificando per tutta la Franza esser sta fatto bellissime feste et dimostratione di allegrezza; tamen lo confortavano a repatriar, notificandoli non li poteva mandar danari, perchè li populi non volevano pagar angarie, et queste tal lettere fo bona causa di la pressa che faceva esso Re de partirse de Napoli: tamen prima voleva aspettar a dì 25 April, che era el tempo de scuoder le doane di le piegore, che era ducati 60 milia, nè più se parlava de andar contra Turchi, come nel principio de questa impresa havia sempre ditto; et de ritornar tra loro parlavano. Et tutti zercava far danari, al meglio potevano; et Roma, Fiorenza e Milano non mancava di far qualche danno, pur parlavano di questa lega. Unde el Re si pensò de voler disturbar ste pratiche, et fece uno orator in questa terra, et uno a Milano, et voleva dar partido, et qual stado con lui più presto si aderiva l'altro restasse con lui inimicitia: et quello veniva a Venetia era mons. de Miolano, et a Milano mons. de la Tremoila, baroni soi di primi et dil suo conseio secreto, i qual tanto indusiono a vegnir, che seguite la liga, et non li volse più mandar, perchè non poteva haver effetto le imbassate soe.
Ancora a Roma remandò ambassador Filippo mons., come di lui più diffusamente sarà scritto. Et tra quelli lo consigliava era varie opinione: altri diceva el meglio saria venir a Zenoa, et ivi per mar andar in Provenza; altri volevano ritornasse per la via medema che era venuto, et cussì fece, et stavano su queste pratiche et consultatione. Piero de Medici continuamente pregava Soa Majestà lo riponesse nel Stado, o vero venisse a dominar Fiorenza. El cardinal San Piero in Vincula voleva venisse a Roma a dismetter el Papa e farne un altro. El cardinal de Zenoa et domino Obieto, ai quali perdonò ogni offesa, volevano venisse a Zenoa. Zuan Jacomo di Traulzi a dani de Milano. El cardinal Curzense, come ho ditto, contra a' Turchi. Sì che inter eos variæ opiniones dicebantur. Napolitani pur erano mal contenti per le insolentie, però che stava ne le soe caxe, manzava et beveva, toleva et usava la roba loro come soa propria, et più che vergognava le donne, et tal, non volendo consentir, le amazavano; et alcune maridate, da poi consentitoli, per tuorli li anelli havevano in dito, li tagliava li diti, come da persone che ivi in questo tempo se ritrovava intesi: cosse intollerabele. Et non potendo quelli meschini più soportar, andono a dolersi al Re, el qual mostrò molto li dispiacesse tal violentie; ma pur a tanto exercito non havendo da darli dinari nè le sue page, mal poteva remediar: pur trovato alcuni giotoni, ne fece impiccar 6; la qual cossa fo assà de timor; benchè tal provision fusse tarde, et za Napolitani erano disperati, et contra Franzesi harebbono fatto ogni mal che havesse poduto.
Fo aviato in questi zorni 4000 cavalli de Franzesi verso Roma; ma poi, successo la liga, li fece ritornar a Napoli. Et questo basti a le cosse de Napoli.
Napolitani non potendo suportar le inzurie li fevano Franzesi, feceno alcuni una conjuration de amazar el Re de Franza, quando l'andava alla Nonciata: ma tal cossa fo discoverta et notificata al Re; et fo preso doy di conjurati, et deinde el Re se riguardava de andar come prima. La qual cossa se intese a Venetia per lettere di oratori nostri de dì 29 Marzo, et zonte a dì 3 April; et come uno frate discoverse tal cosa, et che el Re havia passato uno grande pericolo, perchè erano disposti di amazarlo.
Cose seguite a Venetia et a Milano et Fiorenza fino al concluder di la liga et in questo mexe de Marzo 1495.
Intendendo Venitiani per molte vie di l'armada grossissima faceva el Turco, et grande exercito, deliberorono di far provisione sì da mar come da terra, et elexe 28 Fevrer capetanio di le nave armade Thoma Duodo, era stato capetanio di le galie di Barbaria, et in mar assà exercitato patricio; et di brieve, come dirò, lo mandò in armada sopra una nave di comun, di botte.... Et etiam preseno di armar do altre nave grande di comun, patroni di le qual elexeno nel Consejo de Pregadi Alban D'Armer et Daniel Pasqualigo, el qual altre volte era stato patrone. Et a dì 2 Marzo nel Mazor Consejo, per scrutinio del Consejo de Pregadi, fo eletto Proveditor in armada a presso el capetanio zeneral Bortholomio Zorzi, che alias fo provveditore a Gallipoli a tempo di la guerra di Ferrara, et fratello di Hieronimo cavalier, era ambassador a Roma; el qual libentissime accettò. Et el zorno fo publicato la liga messe banco, come dirò di sotto, et andò poi in armada benissimo in ordine. Oltra di questo a dì 7 April in Pregadi elexeno XV sopracomiti, benchè ancora altri ne fusse eletti che ancor non havia armato, et 9 patricii fuora in armada. Questo perchè Venetiani al tutto volevano aver grossa armada, ussendo el Turco, di galie 40 et nave.... senza le altre vele et galie de viazi, che a li bisogni se mandano in armada: tamen non fo bisogno; pur haveno grossa armada de galie 36, come al loco suo il tutto sarà scritto. Et in l'Arsenal continuamente se fabricava galie. Li arsilii andono per li stratioti in questo tempo zonseno in la Morea, et comenzono a cargar, benchè do de ditti arsilii in questo mexe de Marzo per fortuna sora el porto se averse, et convenne ritornar in l'Arsenal a riconzarsi. Ancora fo dato prestanze et sovention a le zente d'arme, a ciò al bisogno fusseno in ordene. Et ordinato de far la mostra in uno zorno in le terre dove erano alozate; la qual fo fatta dil mexe di Marzo, come intenderete lezendo. Le qual cosse judicavano Venetiani volevano far fatti, come feceno.