Et non restava continuamente Franzesi de bombardar Castel dil Uovo. Quelli di Otranto et Galipoli aspettavano l'araldo dil Re per rendersi. A Rezo (Reggio) città in la Calavria, tumultuando tra loro, essendo l'armada de Spagna poco lontana, et etiam quella terra vicina alla Sicilia ch'era de ditto Re de Spagna, levono le bandiere sue; ma poi a dì 10 Franzesi l'have. Et el Re, cussì come le terre et castelli si rendeva, fatti li capitoli con loro, quelli erano de baroni retrovandese vivi, zoè de quelli che al tempo di la rayna Zuanna possedeva, li conferiva et concedeva facendo soi privilegii; et non (trovando) de quelli, donava a soi baroni franzesi. Et si tenne per lui solum 12 terre et Napoli; el resto, zoè l'intrate, conferiva et dava a Franzesi come ho ditto, i quali cercava de venderli, et grande intrata dava per picola quantità denari; et, come vidi una lettera de 17 Marzo, Franzesi dava ducati 100 d'intrada a l'anno per ducati 200, et li faceva li soi instrumenti, ma non trovavano da vender, et cussì fonno in richiedi, et in Napoli pompizavano d'oro et di seta che era una magnificentia a veder. Et Zuan Jacomo di Traulzi palam dimostrò de esser acordà con el Re, et habuto danari cominciò a soldar zente italiane. Et come per lettere de Ferara se intese dal Vicedomino nostro, che era una fama che ditto Traulzi doveva venir in Romagna con 50 squadre, tamen mai se partì dal Re, et con lui ritornò in Franza. Napolitani erano pur malcontenti, perchè ogni zorno havevano cosse et affanni novi: et per Napoli se andava armati, et el Re voleva, oltra el dacio di le piegore, etiam una certa angaria, la qual per don Alphonso era sta avanti el tempo scossa, et però Napolitani non sapeva che farsi, et si doleva di la loro fortuna, volendo volentiera, potendo, ritornar sotto caxa di Aragona et non sotto Franza. El sussidio caritativo de uno ducato per fuogo el Re mandò a dimandar in l'Apruzo, Puia et Calavria, el qual, ut mos est, saria assà danari, da ducati 100 milia in suso. Secondo la consuetudine de Franzesi de voler sopra tutto star a piacere con donne, et el suo clima a Venere è molto dato, cussì questo Re seguiva assà li so piaceri, sì per esser in una età atta a questo, quam perchè soa natura cussì richiedeva. Et varie sorte de donne qui in Italia provò, le qual li era portate per li soi Franzesi. Et intrato che 'l fo qui in Napoli accadete che se inamorò in una madona Lionora da Marzano, fia della duchessa di Malfi, orfana, la qual el re Alphonso havea dato a suo padre el contà de Celano; ma ditto conte venuto col Re de Franza, esso Re li dette el suo contado. Unde questa donna vedendo essere expulsa, la madre la menò in castello dal Re, vestita d'oro, sopra una careta ben in ordine; et pregò Soa Majestà non li volesse tuorli el suo stado, dimostrando lo possedeva con ogni ragione. Unde el Re, vedendola sì bella, fo contento di lassarli ditto contado, et privò el conte di quello, et fece privilegii a questa donna. Et era tanto el ben che li voleva, che ogni zorno voleva ditta madona Lionora venisse in Castello, et per Napoli era chiamata soa favorita. Et è da saper che soa madre è sorella di la moglie di Marc Loredan fo di Antonio cavalier et procurator, la qual prima fo maridada nel duca Vlacho (?). Ma poi el Re li venne fantasia di mandar per la sua altra, la qual la tolse a Guastalla in Parmesana venendo in Italia, et era come intesi dil parentè di quei di Gonzaga; la qual la lassò in custodia a Lucca. Et cussì questa zonse lì a Napoli la settimana santa, et d'indi ditta madona Lionora non frequentava il venir cussì spesso in Castello, pur veniva a le fiate, et hæc satis.
El Re non havea piacer di niuna virtù, nè canti, nè soni, nè buffoni; ma pur, venuto in Napoli, trovò do buffoni che fu di re Alphonso, i qual pur andavano qualche volta a darli piacer. Era ancora uno mato, chiamato fra Zuane, el qual essendo in Castelnovo, et dimandando Franzesi: chi viva? lui non potè star che non dicesse: Re Ferando di Aragona! Et Franzesi, non haveno rispetto a la soa pazia, ma lo butò zoso di le mure, et morite; che tutto Napoli ne have dolor, perchè era piacevol stolto.
A dì 13 Marzo vedendo el Re che quelli di Castel dil Uovo se teniva, et le bombarde, le qual erano piantate a Pizofalcon sopra el monte, havea bombardato tre zorni et butato zo un pezzo de moro, et con quella nave dil Cardinal di Zenoa et altri navilii voleva farli dar la battaja; unde li mandò a dir che non si rendendo per tutto quel zorno, el Re non li voleva più a pati. Et li custodi pavidi levono le insegne, zoè uno segno di volersi aboccar: et dato la fede per el Re, venisse liberamente a parlarli, venne fuora di ditto castello do, li quali fonno a parlamento con el Re, et concluseno di rendersi salvo l'haver, et le persone, et quello che a loro era sta donato per re Alphonso et re Ferdinando, volendo però termine zorni 8; et che si in 8 zorni el suo re non li manderia soccorso, ex nunc leveriano le bandiere di Soa Majestà, et che dentro mandasse el Re chi a lui piaceva. Et el Re vi mandò tre: el Principe di Salerno, mons. di Biamonte et uno altro suo barone. Aduncha essendo sta bombardato solum tre zorni, et 6 da poi renduto Castelnovo, che era inexpugnabile, si rese. Et est mirum che Aragonesi non habbino habuto niuno che li sia sta fidelissimo, et ogni cosa senza battaglia se habbi renduto a questo Re de Franza.
A dì 14 ditto venne mons. di Samallo cardinal, era stato a Fiorenza et Roma, et advisò el Re havia inteso de una certa liga si faceva a Venetia. Et andati li do oratori veneti a soa visitatione, però che Paulo Trivixano a dì 15 have licentia de ritornar a Venetia, la qual ge fu data per avanti, che quam primum li castelli el Re havesse ottenuti, dovesse quando a lui piaceva partirsi de lì. Or a dì 15 come ho ditto, ditti ambassadori andono a visitar questo Cardinal, el qual li disseno: Domini oratores, io son sta a Roma, et ho inteso de una certa liga si vuol concluder a Venetia contro el Roy nostro, usando assà strane parole; dicendo: io ho ditto al Pontifice che non fazi tal cossa, nè vogli aldirne parola, perchè el Roy è potentissimo, et havia Dio con lui et la justicia. Et che l'intendeva di Maximiano Re de Romani, tamen che el suo Re con una lettera li faria far quello lui volesse. Dil Re di Spagna, che havevano paxe bona, et datoli do contadi, zoè di Rossiglion et Cerdania, et che mai non credeva volesse romperli la fede. Che la Signoria nostra non havea causa di farlo, per la lianza promessa. Et che el sig. Ludovico si l'andasse troppo zercando tal cosse, lui saria il primo batuto, maxime sapiando el Duca di Orliens esser in Aste a lui propinquo. Unde li nostri oratori sapientissimamente risposeno, che non sapevano nulla di tal cosse, jurandoli sacramento. Et questo fo essendo a tavola, però che li volseno dar un pasto. Et Samallo disse: mons. di Arzenton etiam ha scritto al Roy, ch'è una fama in Rialto di questa liga. Et subito ditti oratori scrisseno a la Signoria. Tamen el Re havia una gran paura, et sollicitava molto el suo partir, facendo più denari il poteva: et tutto dimostrava voler ritornar.
A dì 16 partì de Napoli dal Re per ritornar in Franza mons. Marescalco di Bertagna con cavalli 2000, et uno altro baron; et quam primum poteno ritornono ne' loro paesi.
In questo zorno medemo el prefetto de Roma signor de Senegaia venne a Napoli, et alozato in caxa dil Principe di Salerno si amalò di una malattia che fo molto longa, et de lì alquanti zorni andò a Senegaia pur amalato, et più volte fo ditto esser morto. Questo è cugnato del Duca de Urbin.
In questo tempo el Re de Franza mandò uno suo ambassador al Pontifice, chiamato mons. Frances de Nusemburg sig. de Gran Mason, a dimandar la investison et coronation dil Reame di Napoli. El qual zonse a Roma a dì 28 Marzo. Ancora per avanti havia scritto al Cardinal de San Dyonisio, che dovesse advisar el Papa come el suo Roy voleva esser per la Settimana Santa in Roma, et ivi far le feste di Pasqua. Per la qual cosa el Pontifice stava molto sospeso, nè sapeva che risponder dovesse. Et per lettere de 18 Marzo de Napoli se intese come el Re per el continuo star sopra le bombarde, per inanimar quelli trazevano, a ciò vedendo el Re facesseno miglior colpi, li venne certe rossure su la persona. Zoè andato a Pozo real, ussito di Napoli per recreatione, tornato che 'l fu si butò al letto, et stette tre zorni in letto, con mal dubitavano di fersa, havendo habuto in Aste le varuole. Et che nostri ambassadori non erano carezati come da prima; et do volte fonno in castello per aver audientia dal Re, et, aspettato assai, poi fonno licentiati, dicendo el Re non li poteva parlar: sì che dimandavano licentia, digando steva ivi con puoco honor di la Signoria. La qual cosa per Venetiani non fo data, a ciò, mentre stesseno, se intendeva li soi progressi, et etiam non era tempo. Era lì a Napoli con el Re 4 cardinali: San Piero in Vincula, el Cardinal de Zenoa, Curzense et Samallo.
Ferandino veramente in questo mezo con don Fedrigo, Marchexe di Pescara et altri se ritrovava a Yschia con 14 galie, et ivi fortificava quella fortezza. Et è da saper che zonto che fu esso re Ferandino a Yschia, però che andava in su et in zoso avanti fosse resi li castelli, volendo intrar nel castello de Yschia, el castellano era di Aversa par recusasse, ma pur a persuasione di la Rayna et altre donne, che tanto lo pregò, fo contento di lassarlo intrar. Et intrato, inteso el mal voler dil castellano, fo ditto lui medemo li dette di uno pugnal nel petto, et lo amazò, et cussì a uno suo fiul. Altri disse quelli fè retenir, sed quomodocumque res se habeat mutò el castello et montò in galia, volendo menar la Rayna a Mazara in Sicilia, et andar a trovar suo padre, el qual era ivi con alcuni frati. Etiam fo divolgato don Fedrigo voleva andar dal Turco a dimandar soccorso, et tamen non andò. Ma Ferandino, havendo menato con lui el fiul dil Principe di Rossano era in preson in Castelnovo, quello in galia maredò in la sorella dil Marchexe di Pescara, bellissima donna, fo contessa di la Cera, la qual era andata con la Rayna fuzendo da Franzesi. Et el fiul dil Principe di Salerno lo mandò a donar al padre; et ancora mandò uno suo ambassador al Duca de Milano, el qual mostrava volerlo aiutar, et era gramo dil favore havea dato al Re de Franza, nomeva Scipio di Filomarino cavalier napolitano, el qual a la fin de Marzo venne a Venetia et alozò in caxa di l'altro suo oratore, et poi andò a Milan et si ritrovò al publicar di la liga.
A Napoli vene el sig. Virginio Orsini et el conte di Petigliano con segurtà di Prospero Colonna et altri, di ducati 100 milia. Tamen haveano pur custodia. Et volevano dimostrar al Re non esser presoni, ma presi sotto la fede data a loro di bocca di Soa Majestà, licet non fusse in scrittura; et a la fin fo data la sententia per loro, come dirò più avanti. Tamen el Re mai li volse dar licentia, a ciò non li facesseno guerra, essendo accordati per capitani con qualche Stado, maxime divulgandosi ditta liga si faceva; la qual molto Franzesi intrinsice temeva, dubitando non esser serati di mezo, et non potesse ritornar in Franza.
El Cardinal Curzense venuto di Roma, come ho ditto, a Napoli per esser franzese, licet a requisitione di Maximiliano fusse creato, exortava el Re de Franza a dover far expeditione contra Turchi, et molto a questo se faticò, et etiam scrisse alcune lettere a la Signoria, le qual fo lette in Pregadi et conteneva che Venetiani dovesse scriver a li soi oratori erano in Napoli, che con lui dovesse pregar la Majestà dil Re a tal impresa de infedeli, perchè dal canto suo faceva ogni cossa. Questo faceva per essere povero cardinal, et havea poca intrada, nè dil cappello il Pontifice li voleva dar li ducati 1000 a l'anno si consueta a dar da la Camera Apostolica a tutti Cardinali: et questo perchè non feva residentia in Roma. Unde facendo requisitione contra infedeli si harebbe fatto qualche cruciata, ergo etc.; la qual cossa non fo voluta far da nostri per la bona paxe si havia col signor Turco.