Ancora a dì 23 ditto, zoè Marzo, per lettere di 5 dil presente mexe de Spagna al ditto suo ambassador, per le qual intese la ferma opinione dil Re et Rayna di voler esser in liga con questa Signoria etc., etiam fu divulgato lo esercito predetto dovea andar a li confini de Franza, verso Perpignano, non però per romper guerra ma per star preparato, et che havia ordinato altra armata di barze et caravelle, le qual dovea venir in Cicilia, capetanio don Consalvo Fernandes de Agilar, castigliano, etiam che el Duca di Alve, con una quantità de gianezari (?) venirebbe. Ma unquam si mosse de Spagna; tamen la ditta armada seconda pur venne, et fo in aiuto da poi la liga di re Ferandino a metterlo in Napoli, benchè tanto stette indarno che fo disfornita.

In Alemagna Maximiliano re de Romani faceva preparatione de far la dieta, et come li soi oratori erano in questa terra, dicevano havea ordinato a dì 2 April, che le sue zente dovesseno esser preparate perchè, o fatta o non ditta dieta, era disposto venir a Roma a coronarse. Et fece uno editto, che tutte le terre franche contribuivano in aiuto di Soa Majestà. Et morite in questo tempo uno Duca di Saxonia molto exercitato ne le arme, di la qual morte Maximiliano have gran dolore.

A Roma el Pontifice con reverendissimi cardinali consultava quello dovesse fare. Era disposto non lassarsi trovar a Roma, ritornando el Re de Franza, perchè el cardinal S. Piero in Vincula con ditto Re metteva grande odio con il Pontifice, et sarebbe stato contento di nova eletione o di far scisma. Fo divolgato che esso Pontifice have mandà bona parte dil suo in Ancona secrete, tamen non fo la verità, ma ben fece certi provisionati, et dette soldo ad alcune zente d'arme, faceva fortificar el castello Santo Anzolo, sì de ripari quam fece cavar li fossi a torno, et deliberò de far che el Tevere passa per Roma li andasse a torno in ditte fosse, le qual continuamente si cava, et cavando trovono musaichi, porfidi, serpentini et medaie, et altre cosse bellissime. Et a dì 14 Marzo cavalcò con la corte de Cardinali et oratori a torno ditto castello, poi andò zerca mezo mio fora de Roma a spasso per ricrearsi alquanto. Et essendo zonto a dì 7 Marzo Hieronimo Zorzi cavalier, ambassador decreto a Soa Beatitudine, etiam vi era ancora Paulo Pisani, con li quali consultava de li rimedii opportuni contra questo Re de Franza. Ma in questo mezo, per interposizione di la Signoria nostra con el duca de Milano, el qual mandò molto celeramente Alvixe Becheto a Nepi, fo pacificato le cosse dil cardinal Ascanio vicecancellario con el Summo Pontifice, che, come scrissi, da poi partito el Re de Franza di Roma, più non era voluto andar a Roma ditto cardinal et seguiva l'odio havia al Papa; et hora, a compiacentia dil fratello, per molti respetti volse ritornar. Et cussì a dì 8 Marzo intrò in Roma con grande honor, et andò poi a visitatione dil Pontifice, dicendo: Recedant vetera, nova sint omnia. Et spesso erano insieme a consultatione, perchè era necessario per le cose occorrente, maxime per la liga si tramava a Venetia, la qual molto dal duca de Milano suo fratello era desiderata, per dubito havea di non perder el stado suo.

Ancora zonse a Roma el Cardinal mons. Samallo, venuto di Fiorenza in questi zorni; tamen el Pontifice scondeva di lui le pratiche di la liga si tramava. El qual Cardinal pur ne intese qualche parola, et poi andò a trovar el Re. Zonse a Napoli a dì 14 Marzo, come dirò di sotto. Et etiam vi zonse a Roma quello ambassador di re Alphonso fo qui, nominato di sopra, chiamato Hieronimo Sperandio dottor, et, stato alquanto, demum ritornò a Napoli. Oltra di questo vi entrò in Roma 200 homeni d'arme con li cariazi di la compagnia dil sig. Virginio Orsini et Conte di Petigliano, i quali fuziteno quando lo exercito aragonese da loro medemi si messeno in foga.

A Venetia adoncha si tramava la liga, la qual have principio volente Deo, perchè niun orator primo disse voler far liga, et tamen poi tutti fonno d'accordo de conligarse: et questo per il sapientissimo Governo di la Signoria nostra. Et in questo tempo, al principio de quaresima, cominciò le pratiche de ditta liga: et veneti patres erano molto occupati in dar risposta a li ambassadori andavano a la audientia, che era bellissimo veder ogni mattina andarvi, et tutti havea fatto capo in questa terra, come quella che non havea ambition de acquistar stado, ma ben per conservar pacifice Italia. Quelli de Milan sollicitava ogni mattina, dicendo non esser tempo de aspettar, et lui solo era contento legarsi con questa Signoria, però che in Italia non reputava fusse altri stadi che Venetia et Milano, come era la verità, per essere do grande potentie; et etiam esso Duca deva danari et prestanze a le soe zente, et quelle faceva metter in ordine, et sollicitaveno de haver risposta. Quelli dil Re de Romani non se curava di altri che di la Signoria, et prima facie mostrò non voler Ludovico, per non esser iuridico Duca, et di lui non volevano aldir parola, nè nominar Ludovico, ma ben el Stado de Milano. Quanto queste parole indicava, lectori vi lasso considerar. Quello de Spagna etiam non se curava de esser ligato con altri che con la Signoria, nè el suo Re li havia dato comissione de ligarsi con altri, nè poteva haver saputo[125] come questi oratori volevano far liga. El Pontifice non se lassava intender: hora era contento, hora dimostrava non farne caso, et era in amicitia col Cardinal di Napoli di casa Caraffa, el qual havia ribellato ad Aragonesi, et teniva da questo Re de Franza: questo perchè a Caraffeschi non havia tolto, imo conferito ogni sua intrata, et cussì a ditto Cardinal lassato li beneficii havia in Reame. Et cussì Venitiani erano in magnum quid in convegnir adatar tutti questi oratori varii, i quali però tutti volevano liga, nè si poteva acordar il modo: unde sæpius si faceva consegli, et inter patres disputatione. Quello seguite poi, lezendo intenderete di sotto il tutto. Ma a le cose di Napoli et successo dil Re de Franza ritorniamo.

Come el Re de Franza habuto Castelnovo comenzò a bombardar Castel dil Uovo et quello fece a Napoli.

A dì 7 Marzo havendo el Re de Franza habuto Castelnovo, et etiam in questi zorni la fortezza de Pizofalcon situada sopra uno monte fuora di Napoli, la qual senza contrasto si rese, et a dì 9 comenzò a far bombardar Castel dil Uovo, edificato in mar, tamen ha uno brazo assà stretto per el qual si vien a la terra, et volendo li custodi difendersi era inexpugnabile. Et el Re ex opposito fece piantar le bombarde, ma quelli di ditto castello, subito che 'l Re have Castelnovo, murono la porta. Et a dì 10 el Re andò a disnar a Pizofalcon, ch'è quella roca nominata di sopra, situada su quel alto monte, per mezo Castel dil Uovo, et qui stete tutto el zorno a veder bombardar el ditto castello, et fo buttato assà muraglie a terra. Mandò mons. di Lasparra vicerè in Puia, et mons. de Obegnì vicerè in Calavria. Ancora fece uno editto, che tutti li calafai et marangoni dil Reame venisse a Napoli, perchè voleva far tajar arbori, et reliqua preparar, per far una grossissima armada. Et a Zenoa se preparava per Soa Majestà galie X, et li ambassadori veneti fonno a parlamento con Soa Majestà, notificandoli come la Signoria li advisava le nuove dil Turco, et come faceva grande armata. Et lui rispose: provederemo a tutto. Et conclusive non faceva quella compagnia a ditti oratori, qual da prima solea far, et raro li dava audientia.

A dì 12 ditto zonse a Napoli don Ferante fiol dil Duca di Ferrara, et Piero di Medici, i quali erano stati fin hora a Roma.

El Re, habuto che ebbe Castelnovo, et li custodi con lor robe ussiti, altri restati con esso Re, altri andati dove a loro parse, comandò fusse riconzato dove le bombarde havia fatto danno, et maxime el ponte el qual era roto. Et conzato che fu, se partì de Castel de Capuana, et venne alozar in ditto castello, dove soleva habitar li Re aragonesi.

Et accidit che a dì 6 ditto venne a presso Napoli don Fedrigo con do galie et una galiota, et mandò a dimandar al Re salvo conduto, et uno de soi primi baroni per ostaso, che 'l volea venir a parlar a Soa Majestà. Et el Re li fece salvo conduto, et mandò sopra el schifo suo cosino mons. de Lignì per ostaso in galia. Et don Fedrigo venne da Soa Majestà; el qual era sopra le bombarde a sopraveder. Et dismontato del schifo, li venne contra alcuni baroni soi amici et parenti franzesi, per caxon di la prima moglie soa che fo franzese; et quello ricevuto con gran benivolentia, parlando a la franzese, montono a cavallo et veneno a trovar el Re. Et come fo a la soa presentia, dismontò, et li volse basar li piedi; et el Re non volse, imo li fece gran careze; pur tanto fè don Fedrigo che li basò la man. Et poi, fatto le debite acoglienze, et usato le parole acomodate, montono a cavallo, però che esso Re andava a cavallo per Napoli molto familiarmente, hora con 100 cavalli et hora con X, sì come si atrova, non servando alcun decoro; et andono a torno la terra. Un poco poi esso don Fedrigo si tirò con el Re sotto un certo arboro da canto de li altri, et loro do soli steteno a parlar per spatio de zerca hore 3, et non vi era a presso niuno. Demum el Re chiamò tre soi baroni et consegieri di primi, et pur ancora parlono; et non potendo concluder alcuna cosa, don Fedrigo ritornò in galia, poi in Castel dil Uovo, et mons. Lignì venne in terra. Poi andò alcuni franzesi, zoè quelli soi parenti et amici, a parlarli in castello, i quali tratavano di acordarlo con el Re; tamen non potendo ottenir nulla, montono in galia. Et (don Federico) ritornò a Yschia, dove era el re Ferandino con 14 galie. Quello feceno scriverò di sotto. Essendo stato però Ferandino al castel di Gaeta a sopraveder, el qual ancora se teneva et continuamente era bombardato. Ma è da saper che don Fedrigo dimandò do cosse al Re de Franza. La prima che el re Ferendo suo nepote era contento di venir a inchinarsi a Soa Majestà, dummodo non perdesse el nome de Re, et che li daria tutto el Reame, zoè l'Apruzo, Puia et Calavria, et lui restasse con Napoli solamente, a ciò che 'l nome de Re, come ho ditto, non se perdesse; prometendo di darli tributo, et che quello regno fusse suo come quello de Franza, et che tutte le fortezze restasse in le sue man per sua securtà. Et non voglio restar de scriver questo, che, intrato che fo el Re de Franza in Napoli, comenzò titolo nuovo, zoè: Carolus Franciæ Siciliæ atque Jerusalem rex, sì come era el titolo de re Alphonso. La seconda richiesta fo che a lui, don Fedrigo, dovesse lassar el Principato di Alte mura, però ch'è di la dotta sua, et el contà de Matalon che fo de soa madre; et che lui vegneria sotto Soa Majestà. A la qual richiesta el Re rispose: prima che Ferandino non se pensasse de haver niun stado in Reame, come sempre lui ha ditto, ma ben in Franza li prometeva stado condecente; secondo che a esso don Fedrigo non li voleva dar a lui ditti contadi, ma ben investiria le donne di quelli, et li faria privilegii che lui scodesse le intrade; tamen che 'l voleva che lui venisse ad habitar in Franza, dove oltra di questo che li dava di qua, etiam in Franza li prometteva di dar el dopio di stado, ma che per niente non voleva aragonese niun in Reame, imo che quel nome fusse estinto. Unde, re infecta, don Fedrigo ritornò a Yschia, come ho ditto. Et ancora prometteva el Re de dar a don Ferando re una sua neza, fiola dil duca di Borbon suo cugnado, con ducati 60 milia de intrada.