Domente el Re de Franza seguite la sua intrata in Napoli, zonsea la Signoria... dil Duca di Orliens era in Aste, ringratiando di falconi, offerendosi. Et secondo el consueto si dette el titolo dil Duca de Milano. Et fo divulgato, come per lettere de Milano se intese, ditto Duca ivi adunar exercito; et che la Raina de Franza havea parturito una figlia, a la qual fo posto nome...., et havia fatto comandamento al duca di Borbon per tutta la Franza che, exempti et non exempti, dovesseno mettersi in ordine per dover venir bisognando in Italia in aiuto dil Re, però che non havevano ancora inteso el suo felice successo in Reame. Et el sig. Ludovico duca dimostrava haver gran paura dil suo stado, licet sia stato causa di far venir questo Re in Italia. Ancora perchè si dubitava di re Maximiliano, che ancora non havea ottenuto la investisone dil Ducato, come havia mandato a rechiedere, et con la Signoria, si voleva aderir a ogni cosa, spesso consultando con Sebastian Badoer, mediante ei qual si governava, licet fusse oratore veneto, et mandò per Po li soi ambassadori, li quali andò prima a Ferrara, poi zonseno quivi.

Benchè non sia a proposito qui descriver tal cossa, pur per mia satisfatione ne voglio far memoria. In questo anno, a dì 26 Fevrer fo el Zuoba da nui chiamato di la cazza, nel qual zorno per consuetudine antiqua si fa sulla piaza di San Marco ogni anno una bellissima cazza di alcuni tori, et vien tagliato la testa per li scudieri dil Principe a certi porchi; tutte signification come in l'opra de Venetia, dove trato De principio Urbis, de situ et Magistratibus, è diffusamente descritto. Vista la Signoria in palazzo a veder, et a hora, per esser tanti degni oratori in questa terra, fo molto solemne, con certi balletti de mumarie sopra soleri, con fuogi artificiati etc. Era el Principe con el legato dil Pontifice, uno solo di oratori dil Re di Romani, zoè domino Joanne Stainer, perchè cussì fo ordinato a ciò li altri non havesseno a precieder a questi de altri Re. Poi era quello de Franza, quello de Spagna, quello de Napoli, licet za el suo Re fusse partito et el Re de Franza habuto el dominio de Napoli, ma ancora non si sapeva, nè era zonta tal nuova, altro che del intrar in Capua; poi quello de Milano, de Mantoa et de Rimano: mancava de Ferara, che per esser amalato non venne. Et fo bellissimo veder el nostro Serenissimo Principe in mezo dil Legato e 4 oratori di 4 Re li primi di la Christianità, duchi et signori. Poi era assà senatori, et domino Fuciano baron hungaro. Era un grandissimo populo su ditta piaza; fo stimato persone da 50 milia in suso, et era assà varietà de mascare, benchè in questo anno per el Consejo di X fo decreto niun se potesse mascherar senza parte presa nel consejo di X, et però niun si trasvestiva, tamen per far più bella la festa fo preso che de cetero X zorni avanti el marti de carlevar ogniun si potesse stravestir a loro modo.

Intrato che fu el Re de Franza in Napoli, subito scrisse una lettera a la Signoria, molto piacente, savia et piena di rengratiamenti, denotando la sua intrata, benchè le fortezze ancora si teniva, et sperava di breve haverle, et tutto el resto dil Reame. Che quello offeriva a ditta Signoria, come so bona amiga, promettendo di far meglior compagnia a nostri di quello faceva Aragonesi, ringratiando di l'operatione et l'allianza servata, con molte dolce parole, chiamando el doxe zerman carissimo, offerendosi in ogni cosa. Et quello araldo portò ditta lettera in Collegio, per decreto di la Signoria li fu donato ducati 100 d'oro, et vestito, in demostration si havea habuto allegrezza di questa vittoria de Soa Majestà. La qual lettera zonse a Venetia a dì 4 Marzo.

A dì 4 Marzo 1495 zonse a Venetia li do ambassadori dil Duca de Milano, che za alcuni mesi erano stati eletti, et di zorno in zorno dovevano venire: i quali fonno domino Guido Antonio Traulzi episcopo di Como, et l'altro Francesco Bernardin Visconte consegliero dil Duca, fo fiol di domino Sagramoro, homeni degni, et da farne extimatione, et di le prime caxe de Milano, però che Visconti et Traulzi sono le principali, et li duchi tutti, da questo in fuora, si chiamò de caxa de Visconti. Et veneno per Po, steteno 8 zorni a venire, li fo mandato contra fino a Malamoco assà patricii, cavalieri et altri de Pregadi: tra i qual Hieronimo Lion cavalier eletto ambassador al loro Signor; etiam vi andò contra domino Tadeo de Vicomercà, altro ambassador era qui de Milan, et etiam quello de Ferara. Altri oratori non vi andò, nè etiam venne a visitarli, per esser di testa coronà. Venne con li piati fino a la caxa dil Marchexe di Ferara, dove era preparato, et li fo fatto le spexe, et poi dato ducati 100 in uno sacheto, a ciò loro medemi se le facesse. Veneno con zerca persone 60, et vestiti di color. Et la mattina seguente, fo il secondo dì de quaresima, andono a l'audientia, et exposeno la soa imbassata, et cussì l'altro zorno ancora. Se divulgava per tutta la terra, come era la verità, che erano venuti per far la liga, et esser insieme con questi altri oratori su queste pratiche. Et sæpius Venetiani consultavano nel consejo di X con la zonta sì de padri, savii de collegio, quam altri primarii patricii eletti: et se reduseno tre zorni continui da matina et da poi disnar. Se divulgava tramavano de far lega, et sæpius cazavano di Collegio, Conseio di X et Pregadi, li papalisti quando tratavano alcuna cosa di Roma. Et fo ditto el Pontifice al tutto se voleva partir di Roma, per dubito dil Re de Franza, nè voleva star più in le paure et pericoli era stato. Et molti mormorava che 'l verrebbe ad habitar a Padoa o in altro luogo in le terre nostre, o vero in Ancona ch'è terra subposta a la Chiesia. Tamen Venetiani lo dissuadeva non volesse partirsi de Roma et lassar quella terra in abandono, et che provederebbeno che la Santa Romana Chiesia non havia alcun incomodo, nè etiam Soa Beatitudine, et tamen erano su queste cosse dil Pontifice, et per expedir tanti varii ambassadori molto occupati, le cose andava molto secrete. Et in questo tempo ordinò a molti Monasterii religiosi in questa terra, et li mandò la Signoria elemosine a ciò pregasseno l'eterno Dio che inspirasse ne le mente di quelli governava questa inclita Republica a elezer la miglior via per el ben de Italia, juxta illud dictum: in maximis sive minimis implorandum est divinum auxilium. Et ditti ambassadori erano qui andavano spesso vicissim a l'audientia, zoè Legato, Spagna et Milano; quello dil Re de Romani non ussia molto di caxa, et etiam mons. di Arzenton, ambassador dil Re de Franza. Tamen stava admirato di quello havesse a seguire, et cercava con ogni via de intender. Et una mattina, avanti el Re havesse Castelnovo, andò in Collegio rengratiando, nomine regis, di la benevolentia li havia dimostrato in questa impresa, et che havia bona causa de esser sempre bono amigo di questa Signoria, et obligato a far ogni cossa, usando dolcissime parole. Et per el Prencipe li fo risposto sapientissimamente. Tamen a Napoli el Re faceva puoco conto de li oratori veneti, negandoli talor l'audientia, come scriverò di sotto.

Da Corphù per lettere di Alvixe Venier bailo et capetanio de dì 17 Fevrer, et zonte a Venetia a dì 25 Marzo 1495 con uno gripo, se intese come da Costantinopoli veniva uno messo con lettere drizate a la Signoria, de mercadanti, perchè ivi non vi era ni baylo ni ambassador, copiose molto di nove, le qual da Turchi fonno trovate et tolte. Pur capitato el messo le portava a Corphù, notificò al baylo come el sig. Turco faceva una grandissima armata de più de vele 200 per ussir fuora questo anno, et havia ordinato uno grande exercito, più che il padre mai facesse, et questo per paura dil Re di Franza, non facesse quello diceva le prophetie, et come li soi savii di la leze predicevano, che la loro setta mahumetana in questo anno dovea patir grandemente pericolo di penitus esser versa. Et non molto da poi ordinò a 30 milia asappi dovesseno mettersi in pronto et venir a la Vallona. Et per lettere di ultimo Zener da Costantinopoli, dirizate a Antonio Grimani procurator, però che essendo fuora et a pena habuto el stendardo et zonto a Corphù, che morto Zuan Moro fo eletto in loco suo procurator di San Marco, la qual dignità apud Venetos è la primaria driedo el prencipe. Sono nove li primi et veterani patricii. Et ancor pur era capetanio zeneral, et stete assà tempo come dirò de sotto. Or per ditte lettere se intese Turchi volevano andar con l'armata a l'ysola de Scyo de Zenoesi, et quella subjugar, sì come per li oratori dil re Alphonso più volte era stà pregato volesse far, per haver Zenoesi dato gran favore al Re de Franza, et ivi fabricata l'armata et tuttavia li danno, licet ditta ysola sia tributaria al sig. Turco. Per la qual cosa Zenoesi, et più quelli de Scyo steteno di malavoia, et non sapevano che farsi: tamen non seguite altro, et l'armada dil Turco non ussite, sino fo disfornita. Pur prima se intendesse el certo dette da suspettar assà. Et per lettere di ditto capetanio zeneral, venute in questi zorni, fo manifestato la quantità di l'armata facea, come lui era da Costantinopoli de persona fide digna advisato, zoè galie 80, 100 fuste grosse, 30 palandarie, con bombarde zuso che traze da pope, 30 altre palandarie da portar cavalli et zente, 4 nave grosse; et ancora l'exercito terrestre grandissimo, a la summa de 60 milia persone, et che aspettava con desiderio el sig. Turco l'ambassador dil Re de Ongaria, con el qual havia guerra, che ivi veniva per pacificar le cose, et li voleva far ogni patto, a ciò non impedisse el suo pensier de Ytalia. Item come l'ambassador dil Papa et dil Re di Napoli erano partiti da Costantinopoli, et venuti a la Vallona, et aspettava de passar in Reame. Se divulgava el Turco haver dato danari a ditto orator napolitano, et promesso de mandar X milia Turchi in so aiuto. Et al tutto erano disposti ditti Turchi de ressister a questo Re de Franza. Et è da saper, che dil mese di Zener 1495 a Napoli, ritrovandose ivi l'ambassador di esso sig. Turco, fo publicato la paxe fatta et sigillata tra lui et el re Alphonso de Napoli, come di sopra ho scritto: et questo per confortar quei populi.

Et inteso questo da Venitiani molto si dolseno, che questo Re de Franza dovesse esser caxon di far passar Turchi in Italia et ussir sì grande armata in mar, et presono nel Consejo de Pregadi de augumentar l'armada, et far metter banco, et armar in questa terra alcune galie; et za li soracomiti erano eletti, a ciò ussendo ditta potente armada, el colpho nostro, et le terre marittime non fusseno senza presidio, le qual però continue se fortificava.

In questi zorni per decreto dil Consejo di X fo mandato Alvixe Sagudino secretario al sig. Turco, per advisar di la morte di suo fratello Giem sultan, et di quella certificarlo, et etiam per altre facende, a ciò potesse advisar la Signoria dil seguito di la sua armata, et per esser homo pratico et haver la lengua, parse di mandarlo più presto lui, che elezer altro oratore, et etiam per più prestezza. El qual la sera medema, che fo a dì 6 Marzo montò in uno gripo et andò verso Corphù, et zonto a la presentia dil Signor have più accetto la sua venuta che di orator potesse esser zonto, per intender la certezza di la morte dil fratello, la qual havia inteso et non la credeva, come tutto scriverò più avanti, secondo el consueto mio.

Ancora domino Martino Albari episcopo di Durazo, essendo montato in gripo per andar al suo episcopato, non essendo ancora partito de li do castelli, per el Consejo di X, 7 Zener, fo mandato a retener, non andasse di longo, ma a uno de li castelli dismontasse; et ivi stete cum custodia, dove vi andò uno cao dil Consejo di X, et uno inquisitore di ditto Consejo, con li nodari, a esaminarlo et veder si portava scrittura alcuna. Questo era stato a trovar el Re de Franza, et havia offerto a Soa Majestà, volendo andar contra Turchi, XX milia Albanesi, et el Re have molto accetto, et li dette certe commissione, con le qual se ritornava in Albania, per comover quelli populi, havendo però prima dato noticia a la Signoria nostra. La qual, prima facie, mostrò non curarsi; ma poi, considerando era suo homo, et havia el vescovado in loro terre, non se impazando Veneti in niuna cossa, etiam era buono li subditi non se impazasse, non perchè non havesseno voluto el prosperar dil Re contra infedeli, ma perchè sapevano bene el ne havea poca voglia, et comovendo queste cosse, non seguendo poi nulla, el sig. Turco harebbe potuto haverlo multum a mal. Tamen poi fu lassato con admonitione pro nunc non dovesse andar in quelle parte, et stete in questa terra.

In questo tempo el Gran Maistro de Rodi, de natione franzese, armò una barza de 300 botte con 60 homeni suso, et tre caravelle con le insegne dil Re de Franza, et andò in corso in l'Arcipelago. Poi ditta barza si conzonse con l'armata dil predetto Re in Provenza, et cussì fece assà danno.

In Spagna per lettere de dì 17 Fevrer zonte a dì 5 Marzo al so ambassador, se intese come el Re et Rayna con la corte era ancora a Madrit, et che havia ordinato grande exercito, el qual a dì 10 Marzo dovia esser in ordine, nè si sapeva dove el volesse mandar. Ben dette fama contra Mori a lui vicini a li confini de Granata. Et era pregato da li oratori dil re Alphonso dovesse romper al Re de Franza, essendo a hora el tempo, sì per acquistar regno, quam per non esser in Franza chi quello difenda, per haver el Re el fior di le zente franzese con lui. Etiam aiutava caxa di Aragona, tamen non volse mai romper, per la bona paxe havia. Et come intesi, ne li capitoli, inter cætera, vi era uno che esso Re prometteva non se impazar in le action dil Reame di Napoli, le qual diceva el Re de Franza haver. Pur li soi ambassadori mosse certo dubbio a ditto Re de Franza, come ho scritto di sopra. L'armada soa veramente, zoè le 32 caravelle, capetanio el conte de Trivento, erano zonte in Cicilia con lettere drizate al Vicerè, nomeva don Ferando de Cugna, el qual avanti ditta armada zonzesse, a dì do Dezembrio in Catania era mancato di questa presente vita. Era di natione castigliano, et le sue robe fo portate a vender in questa terra: le qual vidi, et era bellissime. Or per esser morto ditto Vicerè, l'armada non fece altro ma ivi dimorò, et non era niuno volesse averzer ditte lettere dil Re et Rayna drizate a questo Vicerè, di quello haveva a far la ditta armata, ma subito scrivesseno in Spagna comandasse quello a loro Altezze pareva. El qual za, inteso la morte dil suo Vicerè, havea eletto uno altro chiamato mons. Joan de la Nuza aragonese, era vicerè di Catalogna, el qual venne in Cicilia con le galie di Barbaria per Vicerè, con gran triumpho ricevuto da Ciciliani, et stete a Messina. Quello di ditta armada seguite, et di le cosse di Spagna, intenderete più avanti.