Questo Re de Franza era devotissimo, et ogni terra dove l'intrava, prima andava in chiesia, et ivi stava do hore in oratione, ringratiando Dio; ogni prima domenega di mexe se confessava et comunicava; non cavalcava la festa; varisse di mal di scrovole, secondo el costume regio de Franza, disceso da Santo Ludovico re, et qui in Italia molti del mal preditto segnando varite, ut dicitur. È magnanimo perchè dona e fa molti presenti, et tra li altri, da poi intrato in Napoli, conferite assà privilegii et fece molte exemptione ad alcune terre che li dimandono; restituite a molti baroni li loro stadi, et quelli li investiva et si faceva jurar omazo; et quelli contadi, che non si trovava heriedi veri et antiqui baroni, li conferiva a soi benemeriti franzesi, ita che sempre era in conferir gratie, doni et beneficii; et in questo li soi cancellieri et secretarii erano molto occupati, maxime uno chiamato Rubertet ch'era di primi. Et havendo za fatto uno dei soi capetani in uno ufficio in Reame, zonto che fo el Principe di Salerno, inteso che ditto offitio a lui aspettava, revocò dal suo barone, et libere dette a ditto Principe, el qual ritornò nel suo stado, come dirò di sotto. Et ancora per angarizar manco Napolitani, molte di le sue zente, oltre quelle si sparpagnò in la Puja et Calavria con le zente italiane, volse, che molte erano in Napoli, uscisse et andasse ad alozar a Aversa, Nola, Capua et Gaeta, licet ancora la roca si tenisse, o vero castello, et in altri lochi ivi vicini, et pur si sforzava di haver le fortezze di Napoli. Ancora fece molti editi, tra i qual, che tutti quelli habitanti in Napoli, che havesseno formenti et farine, si dovesse dar in nota in termene limitato, altramente quelle fusse perse, et restino condennati di pena per saco ducati 100; et tutti quasi si andono a dar in nota, unde par la farina crescesse un poco più, et venne grandissima bondantia di ogni cosa. Tamen Napolitani subito comenzono a esser mal contenti de Franzesi: questo perchè erano li vassalli in le sue caxe, et Franzesi li patroni. Creteno (credettero) haver exemptione, et li capitoli a loro modo, et nulla ebbeno: ymo el Re vuolse scuoder avanti el tempo una gabella pagavano da Pasqua, come dirò di sotto. Li Zudei fonno scaciati, et messi a saco quelli pochi erano restati, da Franzesi; licet essendo edito dil Re non li fusse dato noja:ma non poteva obviar a la furia di le sue zente. El stato dil Principe di Squilazi, fiol dil Pontifice, andato con Ferando via, dete a suo barba Filippo monsig. Fece monsig. de Citem, za fo qui ambassador, sopra le artegliarie et munitione de Napoli. El ducato de Ascoli dete a monsig. di Beucher, licet li fioli dil signor che era fusse in la roca di Gaeta. A monsig. di Arzenton, era qui suo ambassador al presente, li dete la trata di trazer di Reame, et etiam li resalvò un buon officio in Napoli. Et gran siniscalco del Regno, monsig. di Lignì suo cusino. Et gran armiragio, monsig. di Beucher nominato di sopra, o vero governador dil Regno, zoè di l'intrade. Monsig. di Mompensier, come ho ditto za, era instituido dovesse romagner Vicerè di Napoli; et de la Calavria Vicerè monsig. di Obignì; et di la Puja Vicerè monsig. di la Spara (de l'Esparre); et cussì a tutti li soi conferiva de beneficii de ditto Reame; a alcuni baroni etiam erano scaciati, tra i qual el conte di Mariano have el suo stado, per esser sta antiquo suo. A Colonesi, come di sopra scrissi, dete el contà de Fondi, rende de intrata ducati 12 milia, et qui in Napoli li fece la investisone et privilegii. Al conte de Fondi dete el contà d'Albe et de Zelano. La badia de San Zermano dete al cardinal S. Piero in Vincula. È da saper Medici havia solum ducati 2000 di pensione, et el resto re Alphonso godea; et però San Piero in Vincula contento de dar al ditto cardinal tanti altri beneficii de ditta quantità, et a lui restasse libera ditta Abatia. El cardinal de Zenoa con domino Obieto dal Fiesco che, come dissi, erano montati su le nave et slargati in mar, habuto salvo conduto dal Re, dismontò, et volendo andar el Cardinal per Napoli, cadete di cavallo, si fece mal a la spala, adeo fo portato a caxa: et li oratori veneti andono a visitar Sua Signoria et poi, varito, si fece più amico dil Re cha li altri, et quello seguitò et per li sui operò insieme con ditto Obieto per esser cai di parte di Zenoa.

El sig. Virginio Orsini et el Conte di Petigliano in questo tempo erano a Castelamar, retenuti per el re de Franza, ma el Traulzi si acordò col Re nel numero di soi cinque capitani con ducati X milia a l'ano et 100 homeni d'arme.

Non restava continuamente el Re de Franza de far bombardar Castelnovo, et quasi una parte era vasta et brusata, ma poco li custodi si curavano, ymo li respondevano gagliardamente, danizando la terra, et fonno amazati de quei dentro zerca 40. El Re stava in Castel de Capuana, occupato in dar audientia, confirmar privilegii et sottoscriver donationi: pur andava a la caza, et talhora sopra li repari, et a quelli faceva bona bota con le bombarde molto li laudava, ut dicitur, li donava danari per inanimarli. Unde loro, vedendo el Roy, feva el dover; et li fo manifestado come a uno monasterio, chiamato le Madalene, in la città, era sta scose 4 bombarde grosse per Aragonesi sotto terra, et quelle mandò a tuor et fece piantar per bombardar el castello. Et mancando polvere et ballote de ferro, perchè li soi passavolanti non trazeno se non balle di ferro molto grosse, mandò a tuor a Hostia di le soe galeaze per terra, a ciò fusseno portate più presto. Le qual galeaze veniva a Gaeta, demum a Napoli di longo. Et mandò alcuni commessarii franzesi con 4 cavalli per uno et non più, per più magnificentia, a molte terre sì di la Puia quam di la Calavria, a dimandar dovesseno levar le sue insegne, et ivi tuor el possesso: et cussì zente italiane, zoè Colonnesi, andavano ivi dintorno. Manferdonia levò le soe insegne. Trani et Leze feceno in questi zorni alcune moveste, perchè erano tutti levati a romore, et messeno a saco li Zudei, et li dette alcuni tormenti, a ciò confessasseno dove era il suo haver. Qui a Leze era Polo di Priuli, di Domenego fiol, patricio nostro, in questo tempo. Da lui intesi che vene monsig. di la Spara Vicerè prima a Monopoli, et fo a mezo quaresima, dove fè zurar omazo al Re; demum la Domenega di Lazaro fo a dì 5 April, ditto Vicerè intrò in Leze con 160 cavalli et havia con lui uno zerman dil gran maistro de Rodi, chiamato monsig. de Libret, et andò in chiesia col Vescovo, perchè fo honoratamente ricevuto, poi in castel fe' zurar omazo ai sinichi di la terra et a li baroni, prima fe' lezer la patente publice in chiesia. Et è da saper che antiquitus el Signor di Leze si chiamava Duca di Leze et conte di Matera. Or fece uno edito che tutti li debitori havesse do anni di comodità di pagar, et cussì ordinò fusse publicato per tutta la Puja. Poi andò a Otranto, come dirò di sotto. Et questo Vicerè havia gran libertà; tamen in le concessione che faceva sempre diceva: essendo cussì la volontà dil mio Roy. Qui a Leze vi sta consolo venetiano, et etiam a Trane per antiqua consuetudine. Ma basti zerca a ste cose di Puia; le qual, licet non sia a hora il suo tempo seguito di scriverle, pur ho voluto commemorarle, a ciò ogni cossa inquerita habbi memoria. Molfeta mandò li soi ambassadori a Napoli a fermar li capitoli col Re; si levono le insegne preditte di Franza, et cussì continuamente acquistava qualche terra: et se niuna restava, era perchè li castelli ancora si teniva per re Ferandino, et non volevano romper l'omazo zurato di observar a caxa di Aragona. In Bari se ritrovava el Cardinal di Ragona, zoè nepote di re Alphonso, et don Fedrigo non restava di voler acordo col Re de Franza; era contento di haver la sua baronia, che era di la dote di soa moglie l'ha al presente, che fo fia dil Principe di Altemura. Ma el Re non voleva darli per niente alcun stato de qui, ma ben do volte tanto in Franza.

A dì 4 Marzo essendo venuto el cardinal Curcense in Napoli, li oratori veneti lo andò a visitar.

A dì 6 el Re de Franza humanissimamente parlò ai cittadini napolitani, dicendoli che non era venuto per cupidità di acquistar danari, nè per usurpar cosa alcuna, ma per beneficio et augumento universal, per liberar questo regno de tyrannide, e principalmente per remetter li baroni ne li soi stati, et restituir a cadaun le cose soe; diffalcando ducati 250 milia dil pagamento feva far li Re passati di caxa di Aragona, zoè era contento di haver lui tanta quantità manco a l'anno, et di questo ne feva uno presente, et distribuite 50 offitii lì in Napoli, zoè 40 a zentilhomeni et X a plebei. Item li exortono volesseno far la description de tutti coloro che erano atti e volevano exercitar l'arte militar, che a tutti, secondo le condition di cadauno voleva dar soldo, et cussì a quelli si exercitava in cose maritime; et voleva che ogni uno stesse bene, secondo le virtù loro, sotto la sua corona. Le qual parole fo molto grate et acete a tutti. Ma oltra de questo non volse pagasseno sal, tamen che lui voleva far vender in uno magazen, et saria stato questo medemo perchè lo haveria montato. Et mandò a dimandar a le terre rendute li doni consueti quando intra un Re nuovo in dominio, chiamato sussidio caritativo, et a bon hora comenzò a richieder. El qual, come fo divulgato, sarebbe da 60 in 70 milia ducati; et di subito habuto li castelli, mosse fama volersi partir, et ritornar in Franza. Ma Napolitani comenzono a star mal contenti, non havendo potuto obtenir li privilegii volevano, maxime di una impositione a loro noiosa imposta per re Ferando vechio, che pagava annuatim al Re da Pasqua certa quantità, zoè tanto per fuogo. Et non solum el Re (non) li volse assolverli, ma quella voleva al presente, dicendo havia de bisogno de danari per pagar le soe zente. Et a dì 25 April erano assueti de pagar le doane di le piegore ducati 100 milia. Et el Re, havendo bisogno, chiamò queloro havevano tal cargi, dicendo si di presente a dì 8 Marzo li volevano dar ducati 60 milia, li sparagnava el resto. Et Napolitani si scusavano non haveva da darli. Era in Napoli, come per una lettera di Zuan Bragadin patricio nostro vidi di 9 Marzo, Franzesi 15 milia, et in Reame 25 milia, omnibus computatis. Fo divulgato el Re havia terminà de menar con lui in Franza 200 cittadini napolitani, et lassar 7 in 8 milia cavalli et 4000 pedoni franzesi in Reame: el resto menar con lui. El sig. Virginio Orsini et conte di Petigliano erano presoni, menati di Nola a Castelamar mia 18 lontan da Napoli, solicitavano la sua liberatione, dicendo non erano presoni, ma con parola dil Re erano stati retenuti, o pur, si piaceva a Soa Majestà di darli soldo, che volentiera restariano con quella. Ma per Franzesi li fo dà taglia ducati 50 milia, et la sua cosa mandata in longo. Ma el Traulzi era conduto al soldo dil Re, come ho scritto, con homeni d'arme 100, et 100 balestrieri, et 100 arcieri, con la provisione de ducati 10 milia a l'anno, come scrissi di sopra. Et questo capetanio italiano nel accordo insì (entrò) con gran misterio, per le cose havea in animo de far.

A dì 7 zonse in Napoli el Principe de Salerno con zerca 400 cavalli, et dal Re fo benigne ricevuto, et era el primo in Reame per haver la pratica in quello; et a dì 9 ditto ricevete da li soi de Salerno, che li mandò 57 muli cargi di farine, biava et vino, et certa somma di danari; et poco da poi andò ivi, dove come Dio fo ricevuto, per esser bon et benigno signor.

Havendo mandato el Duca de Milan, subito inteso la intrada dil Re in Napoli, alcuni de soi per tuor la sua ducea de Bari et la contea di Rossano, che erano soi: unde el Re liberamente li fece li soi privilegii et concessione, tamen ancora Bari non havea habuto in suo dominio. Licet tra Franzesi pur se divulgava esso Re, partito de Napoli, voleva venir adosso el duca de Milano, per metter el Duca picol fiul di suo zermano in signoria, o vero per dar ditto stato al Duca di Orliens, el qual era rimasto in Aste, et faceva zente, et è intitolado Duca de Milano; dil qual el signor Ludovico duca ne havea gran paura, et molto di questo consultava con Sebastian Badoer cavalier, era ivi per la Signoria ambassador, come scriverò di sotto. E pur Franzesi cridava a Milano.

In questo mezo quelli dil Castello novo cessò de bombardar, perchè tra li custodi erano venuti a romor, zoè Spagnoli con Sguizari, et tra loro alcuni fonno morti: et era uno capo di Spagnoli, che fo capitano qui in Romagna con l'esercito aragonese, et uno altro de' Sguizari. Et el Re de Franza, intendendo la cagione, partì di Castel di Capuana, et venne alozar in un palazzo più vicino al Castello, et mandò a parlar con ditto capetanio yspano, se si volevano render, et cussì fonno fermati li pati a dì 2 Marzo, che se in termene 4 zorni non havesse soccorso da re Ferandino, se intendesse esser reso, et Franzesi levono il bombardar. Li pati fonno questi: rendersi, salvo l'haver et le persone, et quello Ferando a loro havia donato, et li sia dato a tutti li custodi paga di tre mesi. Et è da saper che questa discordia seguita dentro, ne la qual ne morì zerca 100, fo causa di tal deditione. Adoncha el Castello a dì 7 Marzo si rese al Re de Franza, essendo sta bombardato solum 10 zorni, nè fo rotto altro che le merladure et fenestre, tanto era forte di muraglie; et fo levato le bandiere de Franza. Et qui fo trovato di robbe lassò re Ferandino, che non potè portar via, di più sorte panni d'oro et di seta, per valor di ducati 200 milia: sì che Franzesi comenzò tutti a vestirsi de seda, dove prima erano vestidi de panno, secondo el consueto loro. Et questo basti zerca a Napoli; et de le cosse seguite in questo tempo, maxime a Venetia, comenziamo a scriver.

Ma prima non voglio restar de scriver come el Re de Franza mandò do gripi a Rodi dal Gran Maistro a notificarli questa vittoria, et che li mandasse la sua nave et altro aiuto bisognando, come Franzese.

Cose seguite a Venetia et in diverse parte in questo tempo mezo.