In Castel nuovo si teniva le zoie dil Re, dove se intrava in una torre ditta la Torre di l'Uovo, dove era tre organi, uno con li fianti di tela, l'altro di piombo, l'altro di..., che tutti tre sonavano diversamente. In mezo questo loco era un repositorio con gran artificio fatto, con 430 casselette una sopra l'altra, da cavar et metter, lavorate a oro, fatto per medaie et camei, che ne era in gran quantità: et qui su una tavola quadra, coperta di veluto negro, mostravano le zoie a li orator. Era gran quantità, varie, di sorte diverse, collane, colari etc.

Lasserò le delicie havea il Re a Pozoreal, con le camere ornate d'oro et di seta; et in una de le qual era la coperta di panno d'oro sopra rizo, con uno moschetto damaschin, dove soleva dormir el Re talvolta l'istate, et soleva tenir in la credentiera quando pastizava ad alcuno 60 vasi tra picoli et grandi, oltra li altri arzenti, le cariege d'oro con cuscino di panno d'oro da zapar suso. Li scalchi erano don Fedrigo et don Alphonso abate, poi duchi, conti et marchexi stevano in piedi, davano 50 bandisone. Et accidit che re Alphonso dete uno pasto a l'ambassador veneto quivi a Pozoreal, essendo Duca, che durò la cena da hore 20 fin do hore de notte, et tamen tutte queste cose Alphonso lassò, non però che il meglio potesse non portasse con lui. Et Franzesi questi castelli occupono, non servando quello faceva Aragonesi; ma, come intesi, in camera dil Re di Franza medemo atacavano le candele al muro, et ogni sporcicia faceva in li più ameni luogi. Era con el Re 2000 osti che lo seguiva, i quali intrati in Napoli, non si teniva più bottege aperte per la terra, ma tutto a torno la piaza era queste ostarie, dove Franzesi si andava a usar l'exercito loro con Baco, et poi seguiva Venere. Et de li quattro banchi erano a Napoli, zoè Strozi et Medici fiorentini, Spanochi senesi, et Palmieri napolitani, fo fatto parte ostarie, et in parte stava meretrice venute col Roy. Se diceva messa in franzese et in italiano. Era carlevar quando intrò, et la quaresima li predicatori predicava, ma niun andava a le prediche. Le donne principal o andavano fuora per le ville o vero in monasterii, et in quello de Santa Chiara ne era zerca 2000. Et come da chi vi era intesi, la settimana santa el Re non vardava a far quello li piaceva, come dirò di sotto, con alcune soe favorite, et per Pasqua niun quasi si comunicò. Li frati erano partesani, chi anzuini et chi aragonesi, zoè tenivano; et el zorno de Pasqua, che tutti assueta andar a le chiesie, non se vedeva donne per la terra; et dove erano alozati Franzesi, in casa de cittadini, per non haver briga de comprar legne, brusavano porte et finestre, et fino le botte; et si li patroni volevano resister, erano feriti, come tutto più avanti descriverò, a Dio piacendo. Et el Re, intrato che 'l fu, fece uno editto non fusse dato impazo a Zudei, tamen poi comportò ogni danno li fo fatto. Anchora (fu) contento Marani ritornasse, et li de' salvo condutto, poi lo rumpete, et li retene, et manzò zerca ducati 12 milia. L'era dil Consejo dil Re zerca X: Samallo, Felippo mons. barba dil Re, marascalcho di Beucher, marascalcho di Giae, mons. de la Tramuil, de Obegnì, do Mompensier, de Lignì, de Miolans, lo Preosto di Paris etc. El Pontano gran secretario dil re Ferando, summo philosopho et litteratissimo, rimase a Napoli, nè volse andar col suo Re; et in casa soa era alozato el Preosto di Paris. Or questo Pontano fo chiamato dal Re de Franza per inquerir alcune cose, per la longa pratica havia di quel Regno, et li fo fatto bona compagnia. Ma a le cose seguite per zornata, da poi l'intrar dil Re in Napoli, scriviamo.

Quello seguite in Napoli da poi lintrata dil Re di Franza.

A dì 24 Fevrer continuamente bombardando, quelli dil castello, sì etiam Pizofalcon et Torre S. Vincenzo, la terra, adeo non si poteva andar per Napoli. Et el Marchexe di Pescara era già partito et andato in castel di l'Uovo, dove conferite con Ferandino; et poi tornato in Castelnuovo dove era, et questa è la verità, a custodia todeschi 350 et biscaini 150, forniti di vittuarie per anni do, formenti, farine, carne salade et formagi; et li mortari erano molto operati, perchè sfondrasseno le caxe. Franzesi veramente etiam loro bombardava ditto Castelnuovo, maxime la parte di la cittadela, tamen faceva poco danno, et poco più basso che li merli si poteva bombardar el castello, et solum da una banda. Et vedendo el Re de Franza non lo potendo haver per forza, et che non stimavano forche nè altro, havendo però li soi in questo zorno preso la cittadela vicina al castello, et con fuoghi artificiadi ruinò qualche parte de ditte muraglie, et con grandissimo impeto introno dentro et amazò alcuni custodi, che non poteno fuzir cussì presto, et trovono do bombarde grosse, le qual le vastano, non havendo tempo de far altro mal, et quelli dil castello molestandoli con le artegliarie, conveneno Franzesi ritornar in loco più securo, a li repari havia fatto. Et el Re deliberò di veder si poteva haver a patti, et si comenzono a parlar con quelli dil castello. Andava persone in colloquio dentro con ditto Marchexe, el qual in questo zorno ussite et andò in Castel dil Uovo, demum a Yschia; et tra i altri Zuan Jacomo di Traulzi andò a parlamento con ditti custodi, dicendo che in termine almeno di hore 20 si dovesse render, altramente che, havendolo, li jurava, nomine Regis, de far el Marchexe di Pescara in quattro parti; ma si se rendevano li daria tutto el suo stato et li fece altre promessione, et che accettasseno el partito, altramente, havendolo per forza, tutti anderia per el fil di la spada. Al qual ditto Marchexe rispose: volersi tenir 20 hore, 20 zorni, 20 mexi et 20 anni et in eterno, si tanto el vivesse, per el Re suo et per caxa di Aragona, per la grande fede lui portava, per esser loro arlevato, et che voleva che più fede se ritrovasse in lui solo che in tutto el resto de Italia; che in fina mo, havia el Re de Franza prosperato, ma che d'indi non haverebbe cussì, perchè eran tutti disposti di mantenir caxa di Aragona in piedi, cridando tutti tutti: Ferando! Ferando! Aragona! Aragona! Et el Traulzi li rispose come la roca di Gaeta si havia reso, et che non sperasse soccorso. Et lui disse: nol credo, come era la verità; però che sapeva ben lui, esser ivi fidatissimo per il suo Re; et in Gaeta era come in Napoli, la terra per Franza, li castelli per Ferando. Et conclusive ditto Marchexe disse: ve ne andate, nè più tornate, nè mai si pensa el Re de Franza che mi renda; et pregate Soa Majestà che, havendomi vivo ne le mani, faci quello mi ha mandato a dir; perchè disposto son al tutto di voler terminarme. Tamen poi si parti, et andò in Castel dil Uovo, come ho ditto di sopra. Ma el Re de Franza stava con molta paura; per le continue bombarde et mortari venivano trati, per la terra non si andava: era una cossa molto oscura veder quella degna città in tanta terribilità. Tamen Franzesi per questo non restava con le sue artegliarie far danno a li castelli.

A dì 25 ditto la torre di S. Vicenzo in Napoli, vicina al Castel nuovo si rese a Franzesi, et con quelli dil castello feceno trieva per tutto ozi et doman a mezo dì, per veder se si potevano acordar. Et la notte zonse tre galie, et messe in ditto castello fanti 150. El cardinal S. Piero in Vincula era in Napoli alozato ne l'arciepiscopato. Et in questo zorno li ambassadori veneti andono a visitar Soa Signoria, el qual mostrava esser molto amico de quella. Et è da saper che uno zorno el Re li mandò fino a caxa a far uno prexente di la badia di San Zermano, era dil Cardinal di Medici, con pensione de ducati 2000; et ditto Cardinal disse: non creda la Majestà dil Re che io lo siegua per haver abatie, ma solum per l'amor et fede porto a Soa regal Majestà. Et mostrò refutarla; tamen el Re mandò a dir voleva l'havesse.

Intrato el Re in Napoli, tutto el Reame era sottosopra; tutte le terre di la Puia, et quele di la Calavria, Terra di Lavoro etc. da loro medeme levavano una † bianca in campo rosso che, come ho ditto, non sapevano far l'arma de Franza: et dove andava suo araldo era il ben venuto. Pur Camillo Pandon, vice re per Ferando in Puja, habitava in Otranto, et fo causa che alcune terre non se rendesse, come quando scriverò l'acquisto, dirò il tutto.

In questo zorno di XXV Fevrer acadete cosa in Napoli molto acerba, ut ita dicam, a tutta la christianità: che Giem sultam, fratello dil gran Turco, el qual questo Re tolse dal Pontifice et lo menò con lui; et in camino avanti el Re intrasse in Capua si amalò, fo divulgato da cataro, el qual li era disceso in uno ochio et nel stomego, o vero fusse reuma; tamen intrò in Capua, et stava sempre apresso dil Re. Et pur crescendoli el mal, fo portato in bara in Aversa, poi in Napoli, dove li medici li feno molte provisione, cavando sangue et altri remedii, et alquanto migliorò. Pur la febbre li cressete, onde non volle provisione alcuna che, ita volente fato, in questa matina expirò, fermo e costante ne la fede soa. La qual morte fo grandissimo danno sì al Re de Franza, quam a tutta Italia, et maxime al Pontifice; che lo privò de ducati 40 milia d'oro haveva ogni anno da suo fratello, per caxon havesse custodia de lui. Et a hora, non dubitando più dil fratello, si inanimerà contra cristiani, che Dio nol voglia: che se niuna cosa teniva Turchi a passar in la Puja, era che 'l Signor non voleva mandar gran quantità, a ciò che non si levasseno poi contra di lui, sublevando questo suo fratello, ch'era amato da li populi, et huomo assà bellicoso et de grande animo. Nè ancora voleva mandar poche persone, a ciò non fusse rotte: sì che questo suo fratello era buona causa di far star basso ditto signor Turco. Et pur ogni anno veniva de Turchia in Italia ducati 40 milia venetiani. Et el Re di questa morte dimostrò haver gran dolor, et sospettavano el Pontifice non ge l'havesse dato attossicato a termene: la qual cosa non erat credendum, perchè sarebbe stato suo danno. Or, come si fusse, morite; et fu poi in deposito mandato a Gaeta. Questo, mentre era in camino, era custodito da 1000 franzesi et altre generatione; havia con lui turchi che lo serviva, et havea libertà de andar per el campo a suo piacer.

A dì 26, passato mezo zorno, fo molto bombardato el castello fino la sera, non havendo voluto acordo. Et el Re andava ogni zorno fuora di la terra per quelli zardini et lochi ameni et colletti (colline) a la caza con grandissimo piacer, et lassava bombardar a li soi. Ma Ferandino, come fo a Yschia, et che messe zoso la soa brigata, volendo passar in Cicilia, convenne per fortuna restar et ritornò a Castel dil Uovo, sì per inanimar li soi di le fortezze, quam per sopraveder. Et andava inanzi et indrio a suo piacer, zoè da Yschia a Napoli, et poi la sera ritornava a Yschia; et fo ancora a Gaeta a sopra veder quelle cose dil castelo.

A dì 27 et 28 ditto fo pur bombardato per Franzesi; tamen con poco danno dil castello; et erano più fermi che mai.

A dì primo Marzo 1495 la notte venne Villamarin con cinque galie al muolo di Napoli, et brusò uno galion et una galia de le rimaste in porto; poi tornò da re Ferando; et ancora una galia, la qual fenze di esser fuzita et venuta dal Re de Franza, tolto assà robbe di la Rayna et di don Fedrigo, insieme con le ditte ritornò dal suo Re. El qual fo divulgato havia 14 galie, tamen non andava a torno se non con tre. Et za li zorni passati havea mandato uno suo dal Re de Franza, per veder se poteva acordarsi, et haver qualche stato lì in Reame; ma ditto re de Franza non voleva udir parola per darli stado in quelle parte, ma ben li prometteva in Franza. Et vedendo le cosse cussì disperate al tutto, Ferandino deliberò de andar in Cicilia a trovar el padre, e forsi passar in Spagna, lassando don Fedrigo a Yschia, a ciò facesse quello lui faceva per inanimar li custodi de li castelli, et etiam di quello di Gaeta. Ma el Re de Franza dolendosi molto di la morte dil fratel dil Turco, deliberò di tenirla secreta quanto più potesse, et non volse per alcuni zorni se sapesse la verità, o fosse vivo o morto, ma ancora da poi sepolto fece far quella custodia medema a la caxa come prima, et star lì sui deputadi a la guarda, et vi andava medici; et fin a li ambassadori veneti non volse dir alcuna cosa, benchè ditti oratori la verità sapesseno, et havia subito advisato la Signoria. Tamen non molto da poi per Napoli ogni uno intese el certo, et Franzesi diceva el papa ge l'havea dato atossicato, perchè post mortem li fu trovato alcuni segni di veneno sul corpo; et siccome scrivono li dottori, maxime quelli tratano de venenis, come Piero di Abano et altri, che si puol dar veneno a uno, et non farà l'operation se non al termene constituto. Or sia come si voglia, questa nova subito per molte vie fo notificata al gran Turco, tamen non lo credea, come dirò più avanti. Et el Pontifice sopra tutti li altri mostrò haver grandissimo dolor, et etiam come sì presto el Reame era perso.