- ser Piero Duodo
- ser Francesco Tron
- ser Andrea Barbarigo q.m Serenis.mo
- ser Alvise da Molin
Savii dil Consiglio
- ser Nicolò Mocenigo Proc.r
- ser Ferigo Corner P.r
- ser Domenego Moroxini P.r
- ser Toma Trivixan P.r
- ser Costantin di Priuli
- ser Cristofal Duodo P.r
- ser Francesco Foscarini da San Polo
- ser Lunardo Loredan P.r
Cai dil Consejo di X
- ser Piero Donado
- ser Mathio Loredan
- ser Francesco Mozenigo
Et reduti che fonno tutti, mandono per li oratori che dovesseno venir. Et prima venne quello dil Re et Raina de Spagna; poi li tre di Maximiliano Re de Romani, mancava d. Leonardo Felz cavalier el qual era amalato; poi li tre dil Duca de Milano; et demum el legato dil Pontifice, con d. Aloisio Becheto etiam ambassador a questo praecipue mandato. Et in quella hora medema li venne lettere da Roma, che dovesse al tutto sigillar la ditta liga, et prometter per nome dil Re et Raina de Spagna di rato che in termene de do mexi el ditto Re et Raina ratificheria tutto; come etiam el suo orator cussì promesse et subscrisse; questo perchè non havia commissione di conlegarse con altri che con la Signoria nostra, et cussì poi essi Re ratificò ogni cosa. Or reduti tutti questi da poi disnar fino a hore do di notte steteno a formar li capitoli et farne cinque copie autentiche, et in nome de Yhesus Christo et de San Marco a hore zerca 24 la concluseno, et sottoscrisseno ditti capitoli. Et el legato sottoscrisse per nome dil Pontifice et di Spagna, come ho ditto; et per nome dil Papa prometteva di rato per ditti Regali de Spagna. Et per Venitiani sottoscrisse li tre deputati nominati di sopra, et li capitoli fonno in tutto n. 18, inter cetera che tutte ditte potencie prometeva in bisogno in favor di la liga di dar per uno cavalli 800 et 4000 fanti, eccetto el Pontifice che dava la mità: et questo in Italia. Ma in caso bisognasse mandar fuora de Italia, era in libertà de mandar o le zente, o vero mandarli ducati 60 milia, zoè la Signoria et Milano. Item che in termene de mexi do li collegadi debbino haver dati li soi adherenti et recomendati. Item non possi esser accettà in ditta liga niuna potentia simile a loro, sine consensu omnium colligatorum. Item la liga dà al Re di Romani, venendo a Roma a coronarse, 400 homeni d'arme, zoè cavalli 1600 la Signoria et altrettanti Milano di l'andar et di ritorno. Et altri capitoli, li quali fonno tenuti assà secreti, et però non mi extenderò molto in doverli qui scrivere. Et concluseno di manifestarla a tutti la matina seguente, et far sonar quivi campanon, facendo gran feste et fuogi, et per tutte terre e luogi di la Signoria nostra. Demum a ciò che tutti li collegati potesseno in uno zorno far solenne processione, et publicar ditta liga, terminono di publicarla la Domenica di le Palme, che sarà a dì 12 April; et subito spazono lettere prima a tutti li Rettori, notificando la conclusione et dovesseno far dimostratione. Demum scrisse al Pontifice, Re di Romani eletto Imperator, Re et Raina de Spagna et Duca de Milano, in bona forma, alegrandose insieme de questa consolatione de Italia. Et perchè el mandar del corrier in Spagna era pericoloso, che non fusse intercepto quello andava per terra ne la Franza, et toltoli le lettere, come fa etiam; ne spazò uno altro, el qual da Zenoa dovesse passar per mar a Barzelona, poi a Madrit da li Regali de Spagna, la qual nuova non poteva esser in Spagna avanti Pasqua.
A dì primo April, la mattina za per tutta la terra se divulgava questo, et tutti erano aliegri, et venne el Prencipe in Collegio molto di bona voia, et varito dil mal per alegreza per il ben di la Republica e de tutta Italia. Et mandò per Monsig. di Arzenton orator dil Re de Franza, el qual alozava a San Zorzi mazor, et venuto che 'l fo in Collegio, el Prencipe li disse: Magnifico ambassador, habiamo mandato per vui, che per l'amicitia havemo con la Majestà dil Vostro Re vi dovemo advisar et manifestar ogni nostro successo, sappiate come heri, col nome del Spirito Santo et della gloriosissima Verzene Maria et del Vangelista misser San Marco protetor nostro, qui fo conclusa et firmata una liga tra la Santità dil Summo Pontifice, la Majestà dil Re de Romani, la Maestà dil Re et Raina de Spagna, la Nostra Signoria et el Duca de Milano. Et questo habiamo fatto per conservation di Stadi nostri et per augumento di la fede et Chiesia Romana, et per deffender le raxon dil Romano Imperio, sì che adviserè la Majestà dil Re di questo. Et mentre el Principe diceva tal parole, era ordinato et cussì fo sonato campanon a S. Marco et per tutta la terra in segno de grande alegreza. Unde ditto Arzenton rimase molto atonito, et li parse assà stranio, et disse: Serenissimo Prencipe, io mel suspettava di questo za gran zorni, ma mai lo criti (credetti) dovesse essere, et el Roy per questo non porà tornar in Franza essendo in mezo de tutti vuj. El Prencipe rispose: sì come amigo el vorà tornar, niuno non li farà noia alcuna, ma si 'l volesse andar come nemigo, uno collegato a l'altro si converà dar aiuto et favore. Tamen scrivè al Re, che per questa liga non volemo haver rotto alcuna benivolentia havemo con Soa Majestà, imo volemo esser boni amizi: et questa liga è sta fatta per conservatione de li Stadi nostri, tanto più volentieri quanto a hora di andar contra infedeli più non si parla, sì come da prima. Et ditto orator molto maninconico tolse licentia, et vene zo per la scala senza saludar niuno, smorto assà. Et come fo a piedi di la prima scala di l'audientia, ritornò suso a la porta dil Collegio, et fece chiamar Gasparo di la Vedoa secretario nostro de primi, et li disse: replicate un poco quello a ditto el Prencipe, come andato fuor di fantasia. Et cussì iterum li disse la sustantia di questa naratione; et poi ritornò in barca per andar a San Zorzi, butando la bereta in terra, facendo segni de haver gran maninconia: la qual cossa fo mal fatta, nè seppe fenzer, sì come si suol far. Ma, judicio meo, questo processe non tanto per el Roy quanto per lui; perchè è da judicar scrivesse che mai de qui non se concluderia tal liga, per le operatione sue faceva: perchè lui dimandava a li oratori de Milano: sarà el vostro Duca in questa? et loro li rispondevano: non crediate mai, mons.; et fevano come li savii fanno nel governo de Stadi, che dimostra a li nemici voler far una cossa, poi ne fanno un'altra. Or ditto Arzenton molto se lamentava dil sig. Ludovico, dicendo che se lui non era stato, mai el Roy non passava in Italia, et che lo haveva tradito; et di tanto fastidio si buttò al letto, et la collera li mosse, et have alquanto di fastidio, benchè li fusse mandato medici per la Signoria, quali concluseno non harebbe mal niuno, ma era alquanto contaminato; come cussì fo.
Ancora la Signoria mandò per lo ambassador di Napoli d. Johane Baptista Spinelli, el qual fino hora era stato vestito lugubre; non portava cadena, secondo el consueto suo, sora la vesta; tamen havia servato gran fede al suo re Ferandino, et mai volse rebellarli come fece li altri ambassadori in diversi luogi, qual ho scritto di sopra. Et la sua caxa a Napoli fo sachizata. Et andato in Collegio el Prencipe li notificò la conclusione di sta liga, dicendoli altre parole che quelle di Arzenton. Et lui sapientissimamente li rispose, concludendo el suo Re sempre saria et doveva esser bon fiul di questa Illustrissima Signoria, et venne fuora molto aliegro, et d'indi poi, come dirò di sotto, si vestite di color et seda, ponendesi lo colar d'oro, et sempre fo honorato come orator dil Re de Napoli, licet fusse fuora dil Regno. Et è da saper che ditto orator molto se faticò con la Signoria et altri oratori in voler nominar el suo Re in questa liga: tamen mai non volseno per bon rispetto, perchè sarebbe stata senza dir altro contra el Re de Franza.
Oltra di questo fo mandato per l'ambassador dil Duca di Ferrara Aldromandino di Guidoni, li fo notificato di tal liga et scritto una lettera ducal al so Signor. Et come se intese per lettere del vicedomino nostro, non fece dimostratione alcuna in soni, in fuogi, licet fusse recomendato fiol di questa Signoria et suocero dil Duca de Milano. Questo fece, ut dicitur, perchè havia don Ferante so fiol a Napoli col Re de Franza, et etiam perchè lui non era in sta liga, nè poteva intrar se non per adherente di le parte, per non esserli sta reservà luogo alcuno.
Fo mandato ancora per l'ambassador dil Marchexe de Mantoa, Antonio Triumpho, et chiaritoli il modo di la liga, et scritto al Marchexe, el qual dimostrò grande alegreza, et fece soni, fuogi et gran feste. Et poi ditto ambassador, habuta risposta del suo Signor, andò in Collegio, offerendose esser in ordine di la conduta havia, a ogni beneplacito di questa Signoria; et in ogni luoco el fusse mandato era presto a ubedir. Et a dì 4 April zonse in questa terra 40 cavalli barbareschi o vero turcheschi dil Sig. Turco li mandava, et havia dato la tratta de questi a esso Marchexe, tra li qual ne era 4 che ditto Sig. Turco li mandava a donar, forniti benissimo a la turchesca: questo per l'amicitia hanno insieme. Et spesso el Marchexe manda presenti a Costantinopoli, et, come ho scritto di sopra, si fa chiamar Turco.