Indulgentia concessa in ecclesia sancti Marci Venetiis in die publicationis foederis[127].
Venne a Venetia in questo zorno 13 April do cittadini di l'Aquila, uno chiamato Jacobo de Beccatoribus, et l'altro suo nepote Hieronimus de Beccatoribus, i quali, come fo divulgato, veneno per nome de Aquilani promettendo, se la Signoria li volevano, li basterebbe l'animo de far levar San Marco a l'Aquila; et andono in Collegio davanti li oratori di la liga, erano vestiti di veludo biavo, con zerca 8 driedo. Et Venitiani pur li detteno bone parole, facendoli restar in questa terra; et spesso andava a la audientia; ma poi, visto che non fevano nulla, essendo stati alcuni mexi qui, ritornono a l'Aquila non molto contenti.
Ancora è da saper che a Venetia era do oratori di la Comunità di Ragusi, zoè Zuan de Mence et Francesco de Sorgo, andavano vestiti a la Venetiana con barbe, et steteno zerca mexi 10, et volevano racomandarsi a San Marco, licet fusseno tributarii, attamen nostri li lassiasse lo adito potesse li soi navilii navegar nel colfo: questo perchè detteno vittuarie et favore a l'armada di re Ferando veniva contra la Signoria per favorizar suo zenero Duca de Ferara. Et poi che steteno questi mexi X in questa terra, a dì 3 Mazo si partino, et ritornono a Ragusi non havendo operato nulla.
Et ancora venne in questo tempo do ambassadori de Cypro, zoè Piero Guri kav.r et Joachim Flato, et dimandono la Signoria volesse per beneficio di quella ixola mandar la secreta era a Nicosia, et redurla a Famagosta; et, ditte molte ragioni, tamen fo decreto nel Mazor Consejo, dove mi ritrovai a ballotar ditta parte, che la segreta stesse de cætero a Famagosta, et cussì, havendo ottenuto, ritornono.
A Napoli, zonta che fo la nova a li nostri ambassadori dil concluder di la liga, et che dovesseno advisar di questo la Majestà dil Re, et essendo andati a dì 5 April la mattina in castello dal Re, per veder quello comandava zerca a l'orator suo mons. de Miolano designato a Venetia; el qual Re rispose: vi faremo ben a saper la deliberation nostra. Or, venuti fuora di camera, come fonno in sala, inteseno esser zonto lettere da Venetia, et terminono, senza andar et tornar, di mandarle a tuor, che fortasse sarebbe cosa che bisogneria parlar col Re, come fo. Et venute le lettere, quelle lette, deliberano, perchè el Re voleva disnar, di aspettar ivi in sala fino Soa Majestà havesse disnato, poi haver audientia, et cussì fece. Et poi mandono a dir a Soa Majestà havevano da parlarli secrete di cose importante. Unde, chiamati dentro in una sala, dove era el cardinal S. Piero in Vincula et mons. di Beucher soli, et tiratosi el Re da parte, Domenego Trivixan ambassador, per haver la lengua, li expose et notificò di questa liga, la qual era fatta per conservation di Stadi, per defender et varentar la Chiesia Romana et le raxon de l'Imperio, et non per offender Soa Majestà. Unde molto el Re se dolse, non possendo quasi tolerar, dicendo: la Signoria mi ha fatto una gran onta, nol criti (credetti) mai per la lianza etc. Et pur digando li oratori, questo era fatto per conservation di Stadi, perchè intendevano el Turco faceva grande armata, et el Re disse: Come? non ho io Stado in Italia? et li ho mandà a dir a la Signoria che, si vuol far liga con niuno, mel faci a saper, e a hora che tutti li pazi di questa terra el sa, me lo vegnè a dir! L'è sta grand'onta, et io ho sempre conferito con vuj ogni cosa, ma da qui avanti non ve dirò alcuna cosa, come non lo fa la Signoria, che la non puol navegar al viazo de Fiandra se mi non voglio. Ha fatto liga, sì, perchè il Turco fa armada! I hanno gran paura de Turchi! Vorria che i venisse di qua! Et li oratori rispose: Vostra Christianissima Majestà non ha provado guerra con Turchi, come nui 17 anni di longo. Et cussì dolendosi el Re se tirò a una fenestra, dove era li do nominati di sopra, et diceva: per ma foi, è sta fato grande onta! Et intendendo etiam mons. di Beucher la cosa, benchè ancora non fusse zonto el corier de mons. di Arzenton, ancora lui si alterò di parole, dicendo: La Signoria ha fatto molto mal contra el Roy. Et el cardinal San Piero in Vincula zercava de bonazar el Re, dicendo: Christianissima Majestà, non sarà altro; hanno fatto per ben; et similia verba. Unde, conclusive, dimostrò esser molto amigo de Venitiani. Et el Re disse: Con el Re de Spagna li ho dato Perpignan et Elna, et Maximiano con una lettera el farò star indrio. El Papa et Ludovico dicendo gran mal, et menazando molto ditto duca de Milano. Et che lui era sta pregato dal Re di Ongaria, Portogallo et Ingilterra et Scocia et da altri Re di far liga, et mai non havia voluto far. Or poi, disse, domini oratores, è parso a la Signoria de far questa liga senza darne alcun avviso, cussì nui faremo quello ne parerà senza farli a saper nulla. Et li oratori vedendo el Re assà sdegnato tolseno licentia, et el Re apuzato a la fenestra a pena se voltò a darli licenza. Et ritornò a caxa, et subito scrisse a la Signoria dimandando licentia de ripatriar, perchè erano mal visti et poco ussivano di caxa.
A Milano el Duca intendendo veniva zente in Aste per venir di qua, et a ciò fusse serati quelli passi, terminò di mandar le soe zente a tuor Aste dil Duca di Orliens, dove diceva haver certo tratado dentro. La qual terra di Aste è a li confini de monti, et mia 7 lontano di Alexandria di la Paia. Et cussì a dì 6 April dette carta bianca sottoscritta di sua mano et el stendardo et baston al sig. Galeazo di Sanseverino suo zenero; et quello fece suo capitano; el qual, insieme con suo fratello Antonio Maria, conte Joanne Boromeo, sig. Nicolò de Corezo, sig. Galeoto di la Mirandola, conte Christofano Torelli, conte Ugo di Sanseverino, alcuni signori da Carpi et Galeazo Visconti comissario con altri conduttieri et Filippo dal Fiesco capetanio di la fanteria, in tutto zerca cavalli 3000 et fanti 4000, andar dovesse con el campo verso Aste; et se in questo mezo non poteva haverla, esso Duca medemo, passato el zorno de Pasqua, verebbe in persona. Et ordinò zernede et guastadori, facendo fanti, et deva danari a li condottieri, et cussì augumentava el campo, et dette paga, come fo ditto, a homeni d'arme 450. Quello succederà scriverò di sotto.
Tutti tre li sui ambassadori andavano in Collegio a consultar zerca questa materia, et fo consultado in Pregadi, et scritto a l'ambassador era a Milano la opinione dil Senato.
Ancora è da saper che el conte Caiazo, habuto in Reame dal Re el suo stado, havendo lettere da Milano dovesse partirsi, tolse licentia di ritornar a Milano, la qual ge fu data dal Re; tamen lassò in Reame soa moglie, et partì a dì 8 April di Napoli, zonse a Roma a dì 16, et a dì 21 de lì se dispartì, et venne di longo a Milano con 100 cavalli lizieri et zonse a Milano a dì.... Tamen, zonto che fo a Roma, el Pontifice molto lo exhortò che dovesse remagner ivi, et lui mai vi volse restar.
È da saper che in questa terra a dì 28 Marzo zonse una caravella di Puia con stera 1800 di formento di raxon dil re Ferendo, et l'orator suo Spinelli, inteso questo, andò da la Signoria dicendo voleva tal formenti. Etiam Mons. di Arzenton orator franzese li voleva, dicendo che el suo Re, havendo el Reame tutto, et maxime tutta la Puia, però che a dì 21 ditto venne tutto sotto el suo dominio, eccetto Brandizo, a Soa Majestà apparteneva. Et, attento che ditta caravella era partita dal cargador X zorni avanti che 'l Re de Frenza intrasse in Napoli, et per questo fo judicato ditti formenti aspettar a l'orator di re Ferando. Il qual formento li fece bon servitio, perchè za li era mancato danari, e tamen stava con la fameglia et in reputatione come orator dil Re, et Mons. di Arzenton have pacentia di questo.
Clarissimo equiti Hyeronimo Georgio reipublicæ Venetæ Oratori facundissimo apud Alexandrum VI Romanum Pontificem Marinus Sanutus Leonardi filius patricius venetus salutem.