Niuna cosa ho extimato esser più degna nè di mazor laude, Magnifico Orator, che lassar qualche memoria di fatti loro, a ciò ne li posteri seculi, ben siamo polve, lo nome vi si oda et rimanga. Et questo cadauno desiderar dovrebbe, et sforzarsi con ogni sua possa di exercitarsi in tal operatione, che il nome loro non vadino in oblivione, et quelli, sì come sono dediti et nati sotto varie constellatione et pianeti, secondo la varietà di cieli dovrebbeno in quello che si poneno a seguitare fare tale operatione, che, da poi separata l'anima dil corpo, mediante la fama restassino immortali. Perchè, se vogliamo leggere le antique historie, se trova in ogni arte homeni excellenti sono stati, di li qual parlerassi fino el mondo dura. Io veramente, seguendo questa mia opinione, in ogni età datomi a studii et a prendere qualche dottrina, sempre ho voluto exercitarmi in quello che fortasse da huomini più maturi sarebbe stato bisogno: come di qualche particella Toa Magnificentia ne è vero testimonio; et già di la città nostra veneta alcuna cosa degna di memoria, mentre eri a la legatione gallica, a Toa Magnificentia dedicai. Al presente io già di età trigenario essendo, ho voluto non senza fatica grandissima descrivere quello che Carlo re de Franza in Italia in questi doy anni operò. Questo perchè omni eventu si veda et intenda come passono questi tempi, et le mutatione di stadi; opera assà grande et partita in cinque libri. Et havendosi Toa Magnificentia sapientissime operato in questa legatione al Summo Pontifice non manco utile che necessaria, come quelli lezendo questa potranno chiaramente comprendere il tutto, et etiam per le affinità et amore quella mi porta et ha sempre portato, mi ha parso cosa condecente uno de questi libri a Toa Magnificentia dedicarlo; non potendo con altro dimostrare al presente, amo, honoro et magnifacio quella, et non solum io, ma etiam tutti nostri patricii te sono grandemente ubligati, perchè in questa età tua già sexagenaria et ultra, passato le Alpe, e continue esser a presso di la Santità dil Nostro Signor, et in colloqui con Rev.mi Cardinali et oratori de diverse parte, et haversi ritrovato ivi in tante ardue et importante materie, per le novità di quelui, al qual già è diece anni che Toa Magnificentia vi fu ambassadore et ricevette da Soa Majestà benemerito la militia.

Ergo, concludendo, la Republica nostra ti debbono essere summamente ubligata, perchè queloro che senza alcuna utilità si fatica per quella, non solum merita laude, licet sia sua patria, ma ancora la gratia del Senato, la qual sine dubio per toi degnissimi portamenti son certo l'hai acquistata. Et che sia vero, la experientia ne dimostra che volendo a li zorni passati Toa Magnificentia repatriar, sæpius exhortando el Senato de haver licentia, et fusse eletto el tuo successore, unde nostri per haver non manco de bisogno de haver tal huomo ivi a Roma, che dil suo consiglio quivi, hanno voluto Toa Magnificentia ancora resti in tal legatione, per la pratica presa, la benivolentia acquistata col Summo Pontifice et Cardinali, le saggie et accostumate risposte, le parole exquisitissime, et, conclusive, li toi boni portamenti; et continue tenir advisata la Republica di ogni successo, maxime in queste ultime turbatione ha Ferdinando re ancora con quelli Franzesi restò in Reame, le qual, ut spero, haverà bon exito.

Adoncha, Clarissimo equite, ti degnerai de lezer quello che el tuo Sanuto, affine, non inmemore di Toa Magnificentia, in questi anni ha scritto, et demum reduta al modo vi è, a tempo di la mia egritudine, et cognoscerai che più presto non ho voluto lassare queste vigilie senza ponervi la mano, licet febrato fusse, che atender a la curatione dil male havia; però che nel componere vi bisognava ponervi il senso, el qual fortasse è stato causa di la longezza di quella, et vedrai che ho desiato più presto la perpetua fama, licet poca habbia essere, cha il viver presente, et se ben biasemato fusse, come son certo sarò da alcuni dil vulgo ignorante che si doleno de non far loro tale operatione, pur qui lezendo Toa Magnificentia che se ha ritrovato ne le cosse, vederà se ho scritto la vera verità, et se in alcuna cosa harò mancato, se degnerà de correggere, et cognoscerai quanto Marino tuo è a Toa Magnificentia dedicato. Vale, Clarissime Eques, et me, ut soles, ama. Ex Urbe Veneta, ultimo Xmbris 1495.

Marini Sanuti Leonardi Filii Patricii Veneti de Adventu Caroli regis Francorum in Italiam adversum Regem Neapolitanum. Incipit liber tercius feliciter.

Essendo sta ordenato qui a Venetia, quando fo sigillato li capitoli di la liga, a ciò tutti li colligati in uno zorno potesseno far publicar solennemente ditta federatione, che la Domenega di le Palme fusse publicata, et spazati li corrieri in diverse parte a notificar a li colligati cussì dovesseno far; etiam comandò a tutti li Rettori nostri, si da terra come da mar, però che da dì ultimo Marzo fino a dì 12 April haveno assà tempo. Et venuto el zorno constituito, essendo sta el zorno avanti mandato a dir per el Prencipe a Mons. di Arzenton orator dil Re de Franza, che li piacesse de voler venire la matina seguente a una solenne processione; el qual, conclusive, rispose non se sentir ben, et non volse venir, et fense di esser amalato, tamen era visto per la terra, et non andò in Collegio dal zorno li fo notificato la liga fino a questo zorno che andò, come dirò di sotto. Et a ciò non manchi in niuna cosa, ho deliberato descriver l'ordene di le cerimonie fo fatte in questa terra in tal zorno. Prima sopra la piaza di San Marco fo fatto a torno legni, con li panni di sopra per schivar el sol, sì come se suol far el zorno dil Corpo de Christo; la qual cossa in altri tempi de liga et paxe non fo fatto. Et fo messo mazzi a torno li legni etc. Item fo messo sopra la chiesia de S. Marco, zoè a la fazzà, do stendardi sopra altenele, uno per banda, i qual erano uno de Marco Barbarigo fo prencipe, l'altro de questo presente Serenissimo; zoè quelli che portano sopra el Bucintoro. Etiam fo messo questi altri stendardi de capetani zeneral da mar... El primo era quello de re Zacho de Cypri; quello de Christofolo Moro doxe, quando andò in Ancona; quello de Orsato Zustignan; quello de Vettor Capello; quello de Triadan Gritti; quello de Piero Mocenigo; quello de Vettor Soranzo, de Jacomo Marcello, et uno da ca Moro, videlicet de Damiano fo capetanio in Po. Item stendardi de provedadori di l'armada in mezo, zoè de Nicolò da ca da Pexaro et altri. Et fo messo olivo mazzi ligati sora la Chiesia. Ancora fo messo panni d'oro a le colonnele di la Chiesia da una banda a l'altra sopra la piazza, cossa nuova et numquam più fatta. Sora el campaniel fo messo bandiere de galie, et trato de molti schiopetti, che era una beleza a veder, a sentir, con gran soni. In piazza era grandissima quantità de zente, adeo non se poteva passar nè andar a torno; per tutto era pieno. Fo indicato esser tra piazza, sul palazzo, balconi et in Chiesia, n.º 68 milia. Dil palazzo dil Prencipe fo messo fuora de balconi sora la corte li 8 stendardi porta quando va con le cerimonie li zorni ordinati et solenni, et tutti sì li ambassadori quam patricii veneno a bonhora. Prima venne el legato, el qual andò in Chiesia ad apararsi et disse la messa; et l'altro, zoè D. Aloysio Becheto, andò con la Signoria: poi venne Ferrara, poi li tre de Milano, poi Spagna et ultimo Maximiano. Et cussì adunati, venne la Signoria zoso dil palazzo, et intrò in Chiesia, dove era tanta moltitudine di persone che non se poteva intrar, sì venuti per la indulgentia, quam per veder le cerimonie. Vi era etiam el Patriarca nostro, et ditto l'officio dil zorno, et dato le palme, veneno fuora pur col Prencipe et oratori, et butato more solito le corone zoso di la Chiesia, in segno di leticia de l'intrar de Christo in Hyerusalem, ritornono in Chiesia dove solennemente fo ditto la messa per ditto legato, et nunciato la bolla dil perdon in tal zorno concessa, sì come è notata avanti nel secondo libro, senza offerir pecunia.

Comenzò poi andar a torno la piazza la processione, zoè intravano in Chiesia presentandosi al Prencipe, poi andava a torno la piazza et l'ordene quivi sarà posto. Prima la scuola di la Charità con 40 dopieri in aste dorate, et 16 anzoli con varie cosse et arzenti in mano, una ombrella con una † sotto, dove è dil legno di la † de Christo in una ancona a la greca donata a ditta scuola per el Cardinal Niceno. Poi un'altra con una ancona di nostra Donna assà miracolosa. Un'altra con una cassetta lavorata benissimo de crestallo et smalto, ne la qual era la camisa de Christo et altre reliquie. Poi alcuni anzoli con le arme di collegati in mano; prima Milan, Venetia, Spagna, Maximiano et Papa, poi S. Marco. Poi uno carro portato da fachini, sora el qual era vestiti da Davit propheta et Abigail con una navicella bellissima et de gran valor de crestallo, piena de fermento, davanti. Venne poi sopra uno altro carro Italia et Venetia con altre provincie a torno pur de Italia, et putini havea brievi dicea: Liguria, Feraria etc. Dopo queste cosse venne de quelli di la scuola vestiti n.º 500 con candele in mano. La scuola di la Misericordia, dopieri, ut supra, n.º 66 dorati, do anzoli, puti picoli seracini, fo bel veder; poi 5 anzoli con arme di la liga in man, poi 6 altri con corni de divitia, un'ombrella con una cassetta de reliquie et una ancona d'arzento davanti, un'altra con la man de S. Theodosio sotto, et alcuni dopieri grandi portati a man; una ombrella et sotto uno presepio d'arzento, et altre reliquie: et le mazze di le umbrelle d'arzento, cossa che niuna scuola ha, e tutti con palme in mano. Li batudi de questa scuola n.º ut supra. La scuola di San Rocho con dopieri 30 doradi avanti el Crucefixo; poi anzoli con arme di la liga, et el Doxe nostro; poi una Justicia a piedi con la spada et balanze in man; poi 20 dopieri su aste d'oro, 10 davanti et 10 da drio l'ombrela, sotto la qual era el deo de S. Rocho in un tabernacolo, et avanti era portato un gran cierio beretin, batuti n.º ut supra. La scuola di S. Marco con dopieri 40 dorati, anzoli con corni de divitia 9, et 12 con le arme di colligati. Venne poi uno carro portato da homeni, su el qual era el Duca de Milano vestito d'oro con el bisson davanti a li piedi, et do vestiti da mori negri, con casacche moresche, de driedo, perchè questo è 'l suo cognome di Lodovico Moro; et era scritto davanti el carro queste lettere: Pervenerunt Principes conjuncti. Poi venne una Justicia con uno specchio in mano et uno lion davanti, et era scritto: Dissipa gentes quae bella volunt. Poi venne el Re et Raina de Spagna sentati, con do vestiti a la castigliana da driedo, con spada in mano et era scritto: Dies super dies regis adjicies. Poi venne Maximiano come Imperator con l'aquila, vestito a la Todesca, et queste lettere davanti el carro suo: Cuius Imperii nomen est in aeternum. Poi venne el Pontifice con la mitria in testa et le chiave, et diceva: Credentium erat cor unum et anima una. Et è da saper che tutti questi, come fonno davanti la Signoria, fo refferito questi versi in significar chi erano quelli. Primo Milano: Questo è colui che 'l sceptro justo in mano — Tien dil felice stato de Milano. Signoria de Venetia: Potente in guerra et amica di pace — Venetia il ben comun sempre ti piace. Re et Raina di Spagna: Questo è il gran Re di Spagna e la Regina — De infedeli hanno fatto gran ruina. Maximiliano: Viva lo Imperator Cesare Augusto — Maximian re di Romani justo. El Pontifice: Questo è papa Alexandro che corregge — L'error dil mondo con divina legge. Oltra di questo venne un'ombrella sotto la qual era l'anello di San Marco. Poi un'altra con una anconeta adornata di zoie bellissime, d'arzento dorato, la qual era di Domenego di Riero. La scuola di S. Zuanne venne poi con dopieri 40 dorati et anzoli XI portava arzenti, poi uno Christo portado da uno anzolo, una fontana butava aqua odorifera, poi el mondo tutto in una balla de carta, poi 6 anzoli con arme di la liga, un'ombrella con uno San Zuanne antico, poi cinque altre ombrelle con varie reliquie portate da sacerdoti. I tabernaculi poi, sotto uno el capo de Santa Maurina; poi dopieri grandi a man, el primo de S. Martin sotto un'ombrella, et poi una ancona greca da Constantinopoli, et dopieri 40 la mità avanti et la mità da driedo su aste piccole dorate; poi la ombrella d'oro, sotto la qual era la Croce Santissima ch'è molto miracolosa. Et quelli di la scuola havia dopiereti in man, in loco de candelle, et fo gran numero.

Poi venne li frati. Prima li Jesuati. Poi li frati di S. Sebastiano con caleci in man. Poi de S. Maria di.... con corparuoli, calesi et pennelli in mano, et el piè de San Paulo primo heremita inarzentado. Poi li Crosechieri con assà reliquie, et la cossa di San Christofalo portata su uno edificio da homeni, et la testa di Santa Barbara su uno soler. Poi li frati di Servi apparati: la testa d'arzento di S. Zuanne papa et di Santa Maria Cleophe. Poi li frati di Carmini con assà teste de Santi et 20 fratoncelli vestiti da.... anzoli. Poi li frati di San Stephano con fratoncelli 14 con confetiere in mano, et li frati belli aparamenti con pianete di perle lavorate et assà arzenti. Poi li frati di S. Francesco: prima Santo Jopo (Giobbe) et S. Francesco di la Vigna, Observanti et fratoncelli vestiti da anzoli, uno di qual portava S. Marco fodrà di varo: demum venne li Conventuali con fratoncelli con pennelli in mano; uno soler sora el qual era el duca de Milan sentado, con una cadena in man, era incatenada tutta la liga; poi venne Venetia con l'arma dil Doxe et una vera bareta ducal; poi el Re over Raina de Spagna; poi l'Imperatore et el Papa con lettere diceva: Fides Apostolica; apparati frati n.º 38. Poi venne li frati di S. Zanepolo, con fratoncelli con candelieri d'arzento et pennelli: et prima era S. Domenego et S. Piero Martire, zoè tutti insieme; poi le arme di colligati portate su corni di divizie assà aparati; et do candelieri grandi d'arzento. Frati di S. Salvador et Santo Antonio con una † ornata di seda benissimo, con reliquie in tabernaculi; item el brazo de S. Luca d'arzento, con una penna in mano, assà teste de Santi portate in mano, ancone con assà reliquie dentro, inarzentade, la.... et mitria dil suo abate per esser abazia. Poi li frati di Santo Spirito con bei apparamenti, li frati di la Charità et San Chimento (Clemente) a uno, li frati di S. Zorzi mazor et S. Nicolò de Lio, la man de S. Zorzi et una man de arzento de Santa Lucia, et la testa de San Jacomo, poi l'abate con la mitria et baston pastoral avanti. Poi venne li frati de Santa Maria de l'Orto co S. Zorzi di Alega, con cotte di sora da canonici.

Da poi successe li preti, et prima la Congregation de S. Salvador, sono 9 congregation et in tutte preti 36 et non più. Poi S. Canzian, ne la qual era el brazo de S. Zuanne Grixostomo et altre reliquie. Poi San Silvestro, poi S. Marcuola et el brazo de S. Anna, et una ombrela de veludo biavo fo de uno Doxe da ca Memo lassata a ditta Chiesia, et la man destra de S. Zuanne Battista in uno tabernaculo, portata sopra uno edificio. Poi venne la congregation de S. Luca et el pè de S. Triphon inarzentado. Poi Santa Maria Formoxa et il pè de S. Dimitri inarzentado. Poi Santo Anzolo, poi S. Polo. Et S. Maria Mater Domini fo l'ultima, con el brazo de Santa Agata inarzentado.

Et compito ditti frati et preti, venne fuora de Chiesia, sonando campanon, la Signoria. Come fu a presso la piera dil bando, la qual è di porfido, et in quelli zorni fo alzata, sonando prima trombetta assà, poi per Battista comandador fo publicata ditta liga, la qual publication sarà qui sotto scritta. Et compito, fo sonato iterum trombette et campanon, et trato assà schiopeti et bombarde dil campanil.

Poi seguite la processione. Prima trombete de galie n.º 32; do dopieri d'arzento avanti la †. Poi el capitolo de S. Marco. Comandadori dil Dose vestiti de biavo con barete rosse in testa col marchetto n.º 24. Li scudieri di Maximiano, zoè di soi ambassadori, con calze tutti a una divisa, et zuponi che fo bel veder. La fameglia dil Legato et oratore dil Pontifice, quelli di la cancelleria, li canonici de Castello alcuni aparati, el Patriarca dagando la benedition con la mitria in testa. La bolla di la indulgentia portata avanti aperta su una maza, el legato aparato con la mitria et andava dagando la benedition, et canonici de S. Marco aparati a torno sì de lui come dil Patriarca. El Canzelier grando con alcuni secretarii de Collegio, zoè Zuan Zacomo di Michiel, Alvise Manenti secretarii dil Consejo di X; Gasparo di la Vedoa et Zaccaria.... Bernardin di Ambrosii de Collegio. Una palma bella portata davanti, el Prencipe vestito de restagno d'oro, l'orator dil Papa de veludo paonazo, l'orator de Maximiano, zoè el decano, de veludo cremesin, et l'altro cavalier pur de veludo con catena al collo d'oro, l'orator yspano de veludo cremesin con cadena, l'orator de re Ferando etiam de veludo, ut supra, con cadena, lo episcopo de Como, orator de Milano, domino F.º Bernardin Visconti con una vesta corta d'arzento sopra rizo et cadena ligada per non esser cavalier, et domino Thadeo de Vico marcà, terzo orator, damaschin cremesin et una cadena molto grossa al collo, l'orator de Ferrara et quello de Mantoa, Piero Dandolo primicerio de S. Marco, et magistro Joachim Venitiano Zeneral de Frati Predicatori, poi D. Tuciano baron de Hongaria, habita qui a Venetia, et don Consalvo fiul di l'orator yspano con cadena al collo. Demum un corsier et uno procurator, li consegieri è nominati di sopra, zoè quelli fo a la conclusione di la liga, et questi procuratori: Nicolò Mozenigo, Fedrigo Corner et Domenico Moroxini, Christofol Duodo, Felipo Tron et Lunardo Loredan; poi li Cai di XL, fiuli dil Prencipe, et Avogadori; tra i qual Bernardo Bembo dottor, avogador, vestito d'oro; poi li Cai dil Consejo di X; demum li cavalieri et quelli haveno veste d'oro: noterò Thoma Zen, Piero Balbi con manto bellissimo, Zorzi Corner, Polo Pisani venuto in questi zorni da Roma, et cadena sora la vesta, Zaccaria Contarini, etiam con cadena, Battista Trivixan, Marco Dandolo dottor et Francesco Capello; et questi cinque havevano manto d'oro sopra la veste, zoladi sulla spalla, che era bellissimo, altri cavalieri et dottori vestidi de seda tutti, et poi per età de li altri senatori numerati tutti n.º 180, vestiti d'oro come ho ditto, n.º 8 cavalieri, et de seda, 80 altri de scarlato et sarebbe stato assà più se non fusse sta la nova di le galie de Fiandra, la qual do zorni avanti fo verificada, et tutti levono corrotto, et in piazza era assà veste di scarlato, præter solitum, perchè se usa negro. Compita la processione et accompagnato el Prencipe in palazzo, tutti andono in caxa, et l'hora era molto tarda, et tutto quel zorno fo sonato campanon a S. Marco et ancora per tutta Venetia. Et in questa mattina Bartholomeo Zorzi proveditor di l'armada messe banco, et etiam Marin Barbo soracomito. Questo fo fato, a ciò si vedesse nostri dava principio a voler far fatti, et la sera drio se partì Piero Bembo soracomito et andò a Corphù. In questo medemo zorno venne lettere de Napoli molto desiderate, di la risposta dil Re, quando li nostri oratori li notificò la liga, et el zorno drio li oratori di la liga veneno in Collegio, et fo mostrato ditte lettere et consultato.