In questo mezo Monsignor di Arzenton ambassador dil Re de Franza andò in Collegio a l'audientia, et disse 4 cosse a la Signoria. La prima, che l'havia inteso che 'l Pontifice non havia voluto dar la investisone et coronatione a la Maestà, et che di questo, per essere cosa pertinente a la Chiesia, poco se ne curava. Secondo, che l'intendeva di la investitura obtenuta per el signor Ludovico dal Re di Romani dil Ducato de Milan, et che anche di questa al suo Re feva poco danno, nè si havia a impazar. Tertio, che ditto signor Ludovico havea mandà contra el Duca di Orliens verso Aste zente, et che non sapeva la razon. Quarto, che 'l Re voleva passo et vittuarie per poter ritornar in Franza, et che l'era certo che la Signoria Nostra li vorave mantenir la lianza. A le qual parole, sapientissime per el Prencipe nostro fo risposto. A le do prime proposte, si passò, sì come esso orator si havia poco curato. Ma quanto a Aste, che 'l Duca de Milano havia mandà per defenderse, et forzato per le zente de Franza, che ivi el Duca di Orliens havia fatto venir per passar ai soi danni; et che ex nunc el Re facesse partir di Aste et quelli confini ditte zente, che cussì prometevano nostri de far che Milano lasserà quella impresa, come etiam esso Duca havia mandato a dir al Duca di Orliens preditto, al Parlamento di Paris et di Garnopoli, et al Duca et Duchessa di Borbon. Ulterius, che zerca al passo, Venetiani erano contentissimi, venendo praticà senza far danno nè dispiacer a niuno di colligati; et che erano fermi in mantenerli la lianza.

A Napoli el Re de Franza, havendo compito le zostre, reduto le soe zente in Napoli, fece uno matrimonio dil fio dil Prencipe di Salerno di età de anni X in una fia di Monsignor di Mompensier eletto vicerè a Napoli; et ordinò de far uno parlamento, et far el triumpho di l'entrata, et partirsi con cavalli 8000 et 4000 pedoni, venir verso Roma, lassando in Napoli et Reame Franzesi cavalli 5000 et 4000 pedoni, et 4000 fanti taliani fatti novamente; le zente inutele menava con lui, zoè quelle seguite el campo de Franza fino a qui. Et etiam Zuan Jacomo di Traulzi veniva con lui, uno di principal capetanei; l'Orsini et Petigliano li menava et voleva condurli in Franza. Fece ancora el Re molte provisione per segurar quel Reame, le qual qui non scriverò; se non che volse tutte (le armi) erano in Napoli in man de Napoletani, et quelle fece metter in castello.

Minazava di andar verso l'Aquila, et quella città meter a saco per haverli rebellato, nè li volse dar il dacio come ho scritto di sopra. Et divolgava pur partirsi de Napoli a dì X Mazo, per essere a Roma a dì XX, poi a Fiorenza et Pisa. Tramava acordo con Zenoesi, promettendoli assà cosse, di renderli li soi luogi lui haveva ancor ne le mani, ch'era de Fiorentini, et questo per remuoverli dil stado de Milano. Etiam è da considerar mandasse ad altri potentati et Signori, facendo occulti pati et provisione, maxime al Pontifice; et li mandò uno so ambassador o vero messo in questi zorni. Tamen si preparava a Napoli uno triumpho, di far le cerimonie de intrar come Re, zoè ussirà di la terra, poi intraria con le magnificentie. Et questo diceva voler far al primo di Mazo, et poi dar una paga a le soe zente; et el Re tamen non havea molti danari, imo havia bisogno, benchè alcuni soi baroni fusse danarosi. Et li ambassadori nostri erano a Napoli, quam primum haveno la lettera di la licentia de ripatriar, andono dal Re e tolse licentia; el qual volentiera ge la dete, et etiam per non esser le vie segure, li dè uno so capetanio con 100 cavalli che li accompagnasse vicino a Roma, et comesseli alcune cosse dovesse dir a la Signoria, et volse uno de la fameglia de ditti oratori restasse, perchè voleva mandar insieme con uno suo secretario a Venetia, el qual venne come dirò. Et questi ambassadori a dì primo Mazo se partì, et fece in uno zorno mia 60, et a dì 5 zonseno a Roma non senza grande alegrezza, havendo scorso li pericoli de Franzesi insolenti. Et accidit che una volta... .... quasi non fu morto uno de ditti a Napoli, et questo fu in un passar, benchè se excusasseno che non li vedeva.

Et partiti di Napoli li ambassadori, le cosse de Franzesi era molto secrete, et non se poteva intender molto dil suo successo. Nè li oratori nostri, da poi li notificò di la liga, più parlò a la Majestà dil Re, se non quando tolseno licentia.

A Roma a dì primo Mazo zonse Jacomazo da Venetia, Zuan da Ravenna et altri cavalli lezieri, che la Signoria mandò in aiuto dil Pontifice. Et el Pontifice mandò uno suo comessario incontra a farli dar lozamento a Vitrali mia 20 lontan de Roma. Li provisionati 600, con X contestabeli era fatti, alozò in Roma a S. Gregorio in uno monasterio, et faceva la mostra cridando: Marco! Marco! Unde el Papa have grande alegrezza, et consultava con el nostro ambassador, dicendo si el Re de Spagna, zoè le sue caravelle, ha rotto in Calavria, etiam romperà di sora, come l'intenda el concluder di la liga. La qual cossa mai volse far; et perchè era di opinione che Venitiani et Milano rompesse di qua, et cussì stava in queste consultatione.

Or intendendo l'opinione dil Re de Franza esser al tutto di voler venir a Roma, el Pontifice stava molto di malavoia, et per lettere de primo Mazo se intese come el chiamò li ambassadori di la liga, zoè Spagna, Venetia et Milan; ai qual li disse che 'l vedeva esser lui el primo ponto; digando non voleva perder el papato, et vedeva solum Venetiani lo aiutava, in haverli mandà quelli cavalli lezieri et fatti li provisionati, ma che Milano ancora non havea mandà nè fatto nulla. Unde el cardinal Ascanio li disse, come lui havia za scritti bona parte di provisionati et li cavalli lezieri era in camino. Et pur el Pontifice se lamentava non era condutto el Duca de Urbin, Signor di Pexaro, et so fiul Duca di Gandia; et che la liga la era molto pegra; che Maximiano dovea venir in Italia, et era ancor su le cosse dil Duca de Geler (Gueldria) et di far dieta, unde non sperava la soa venuta; che etiam de Spagna era tanto lontano, che non sapeva che dirsi; et che venendo el Re non sapeva che farsi, havendo li populi contrarii, quasi dicendo li saria forzo piar partito per non perder el Papato. Ma ditti oratori molto lo confortò, facendoli bon animo, prometendo per nome di la liga di non lo abandonar mai, et far ogni cossa in difension di la Chiesia. Et a questo assà si affaticò Hyeronimo Zorzi kavalier ambassador nostro, dicendo a Soa Beatitudine come la Signoria havea X milia cavalli de soldati in ordine et 2000 stratioti za parte venuti a Ravena, l'armada al Saseno di galie 36; tutte queste cosse a comodo de Soa Santità, pur che quella stesse constante, et havendo paura si dovesse levar di Roma. Ancora l'ambassador di Spagna li diceva el suo Re romperia certo ne la Franza, et che doveva venir più grossa armata in augumento di quelle charavelle era in Cicilia. Etiam el cardinal Ascanio et l'ambassador de Milano lo confortò, promettendo cosse assà. Per le qual parole el Papa fo molto ralegrato, et deliberò de voler star fermo in la liga et portar ogni affano più presto che romperla. Et a dì 4 Mazo chiamò concistorio de Reverendissimi Cardinali ad consultar quid faciendum, o vero levarsi di Roma et andar in loco sicuro, o pur star ivi venendo el Re. Et par che mentre erano in queste consultatione, Romani fe' tra loro consejo, perchè za se divolgava come el Papa era in spavento, nè sapeva che farse et che 'l se voleva levar de lì. Unde li caporioni con assà di principali Romani, più de 300, veneno al palazzo dil Pontifice, et fo lassati intrar, et davanti dil Papa domandono quello voleva dir le voxe che sentivano. Et el Papa rispose dubitava di star ivi, maxime per non saper che voler era quello de Romani, et che li era forza de levarsi. Et questo disse per intender l'opinion loro. Li quali unanimi tutti risposeno: voler prima morir che esser contro la Chiesia nè la liga; et che Soa Beatitudine non dovesse temer, che li sariano fidelissimi, et che li dariano ostazi in castello di primi di loro; ma ben chiedevano do cosse: arme et vittuarie, zoè formenti, et lassasseno far a loro. Unde el Pontifice li disse palam, come la Signoria havesse X milia cavalli aparati per venir in suo soccorso et 2000 stratioti. Unde quel populo fo molto contento, promettendoli ogni fedeltà et cussì li caporioni; et quei si partino. Caporioni sono 13 de li primi officii et è uno per rione, cussì come Venetia è partida in 6 sextieri, cussì loro è partiti in XIII parti. El nome di qual caporioni sarà scripto di sotto.

Unde el Papa più si confirmò in voler star fermo et mai adherirsi al voler dil Re preditto; et scrisse uno brieve a la Signoria dimandando aiuto et consiglio, et che l'era certo el Re di brieve dovea venir; et cussì è da judicar scrivesse a Milano, solicitando pur el condur dil Duca de Gandia et el Signor de Pesaro, et etiam el duca de Urbin, che ancora non si sapeva certo si 'l fusse acordato a soldo de Fiorentini. Etiam voleva el Signor de Camarin, sì per haver le sue zente quam el suo stado. Et Venetiani, inteso questo successo a Roma, consultato con li oratori di la liga, risposeno molto dolcemente al Pontifice, ringratiando di la sua constantia, prometendo nostri ogni ajuto, et dette libertà per el Consejo de Pregadi de condur ditto Duca de Gandia, licet fusse in Spagna, et darli per metà col Duca de Milan fiorini 33 milia a l'anno; et fo mandata la commissione a l'ambassador di questo. Et etiam a dì 7 Mazo preseno di mandar Piero Duodo provedador con 500 stratioti, era za venuti, verso Roma; el qual a dì 13 ditto de qui se partì, et andò a Ravenna dove za era venuti et ivi era li stratioti; poi andò a la volta de Roma, come dirò più avanti.

A dì 3 Mazo accadette che Colonnesi volendo ajutar la sua parte di Oddi da Perosa contra Orsini, et uno Antonio Sarsello con X squadre venendo verso Perosa et alozato in Vetrali mia 20 di Roma, essendo ivi tre di Orsini capi di la parte gelfa sua contraria, quelli amazò senza che facesseno alcuna difesa. La qual cosa el Pontifice have molto a mal, di la crudeltà usada.

In questo mezo, oltra li preparamenti si faceva a Venetia, etiam li collegati tratavano acordo, et questo medemo faceva el Re de Franza, et per via de Roma se tratò acordo col cardinal Sanpiero in Vincula, come ho ditto, con Colonnesi, con Zuan Jacomo Traulzi, el qual pur mostrava voler meglio a Taliani che a Franzesi: etiam al principio de questa impresa mandò soa moglie via di Reame, in Piamonte. Ma tanto era l'odio havia al Signor Ludovico, che nunquam volse acordarsi, et non mancò el Re de Franza. Trattava sì, come ho ditto, con Zenca, quam col Duca de Ferrara, benchè fosse suo caro dil Duca de Milano et fiol ricomandato a questa Signoria, et se divolgava li daria passo et vittuarie al suo esercito nel passar. Et in questi zorni esso Duca si mutò di habitatione di castello dove stava, et venne ad habitar in uno altro palazo a li zardini; nè se intese la cagione; et pur in Ferrara molto si straparlava contra sta liga, cridando Franza! Franza! ecc. Oltra di questo per lettere di Zuan Bentivoi primario di Bologna se intese come esso Re li havia mandato a dimandar passo et vittuarie dil bolognese, et che li voleva dar soldo. Et per la Signoria nostra li fo rescritto non si dovesse partir dil stipendio havia col Duca de Milano, nè prometerli per niente passo nè vittuarie, offerendoli darli ogni aiuto. Et cussì fece, benchè vi venisse do oratori, o vero messi dil Re fino lì a Bologna; et questi fonno repudiati, dicendo voleva essere al soldo de chi era, el qual have ducati 16 milia a l'anno di provisione, et era fiul di la liga. I quali messi habuto cattiva risposta, a Napoli ritornò.

Domente queste pratiche si fanno, Fiorentini volendo pur al tutto rehaver Pisa et altri castelli li erano rebellati, fatto zente dil paese, direttore domino Francesco Secco, andono contra Pisani col campo. Ma Pisani, pur volonterosi di mantenirse in libertà, li fonno a l'incontro. Era loro capitano Lucio Malvezo, et fece insieme alcune battaglie; pur ne fo morti assà, et poco mancò ditto domino Francesco Secco non fusse preso da Pisani, et questo fo in uno loco ditto Libra fratta. Fatto fo che per ricuperar do rocche si teniva per Pisani, Fiorentini vi mandò ivi 200 cavalli et 1000 fanti; eravi commissario loro Piero Vetturi, et Pisani li venne a l'incontro et comenzò la battaglia a hore 20, et durò fino a hore una di notte; unde, sopra venendo la notte, fo necessario separarsi. Et non venne sì presto in favor de Fiorentini, come era ordinato, et tardò assà a venir Francesco Nerli commissario de Pistoia con 3000 fanti: che, si venuto fosse, fortasse, come dicono Fiorentini, Pisani harebbe habuto assà a repararsi. Et cussì passò quelle cosse. Et Fiorentini consultando el fatto loro esser in molto pericolo, venendo el Re per Toscana, et pur si voleva pacifice accostar a lui, ai qual è da creder dimandasse passo et vittuarie; dummodo esso Re non intrasse in Fiorenza se non con 3000 cavalli, il resto dil esercito dovesse alozar di fuora. Et cussì facevano li preparamenti per alozar ditti Franzesi, et feceno la descritione dil populo de Fiorenza da fatti, et trovono assà numero; et etiam fece dil contado, et pur stavano vigilante, volendo rehaver Pisa al tutto.