Fiorentini continuamente fevano consigli per difenderse di la venuta dil Re, et fo divulgato volevano intrar in la liga, et li soi oratori erano a Napoli più volte al Re dimandono licentia de repatriar, ma el Re non ge volse darge, dicendo volea venisseno con lui a Fiorenza; et pur esso Re eccitava Pisani, et fo divulgato in questi zorni haver mandato a Pisa 800 Bertoni meschiati con Sguizari, et tre nave de formenti. Et etiam, Pisani acquistarono la fortezza di Librafratta, Fiorentini l'havia recuperata. Et el duca de Urbin, accordato a soldo de Fiorentini, se metteva in ordene: et quello acordò ditto Duca fo Francesco Gadi secretario de Fiorentini, el qual altre volte venne in questa terra per causa de certi contrabandi de panni trovati a Vegia, come orator de quella comunità. Ora a dì 24 April condusseno in Augubio l'accordo di darli ducati 30 milia a l'anno, tenendo elmeti 220, et non li potè dar titolo de capetanio[129], et non volevano quelli romper. Et in questi zorni acadete a Fiorenza certe novità, però che fonno retenuti do Fiorentini di caxa di l'Antella, et folli opposto volevano far novità in la Republica, et uno di XX acopiatori, chiamato Juliano Salviati, refudò l'ofitio suo; unde in elezer in loco suo uno altro fo qualche discordia, et molti non volevano mandar suoi ambassadori a Venetia et a Milan, licet vi fusse uno per praticar de intrar in sta liga; et tanto ebbeno paura dil Re che mai volseno esservi.

A Roma essendo zonto li oratori dil Re di Franza, come ho ditto, et deputata dal Pontifice l'audientia, andono tutti tre, el cardinal San Dyonisio, mons. di Brexa, et Frances mons. de Lusemburg. Et essendo per intrar dove era el Papa, se ritrovò esser lì el Cardinal Curzense, et volse intrar con loro, dicendo era stato primo havia praticato per el Re col Papa. Et ditti oratori non volse vi entrasse, unde fenno di gran parole, tamen non intrò, et d'indi se inimicò col Re. Or intrati dimandò tre cosse: la prima la investitura dil Reame et coronatione, promettendo pagarli ogni anno ducati 50 milia di censo, secondo il consueto primo, et darli ducati 100 milia che restava debitori di più censi a la Chiesa el re Ferando et Alphonso; seconda, che 'l voleva venir a Roma come bon fiul di Santa Chiesia, et esser a parlamento con Soa Santità, et pur volendo fuora di Roma l'era contento, et che 'l dicesse qual terra li pareva, et non volendo che 'l voleva vegnir con tutto l'exercito in Roma et non con puoca zente; et che ivi poneriano qualche conclusione zerca a la expeditione contra Turchi. Unde el Pontifice volse far concistorio; et cussì a dì 22 Mazo chiamò concistorio, et rispose a ditti oratori che manderia do ambassadori a Soa Majestà, et che 'l venisse in Roma; ma di la investitura lui era zudexe, et bisognava intender le raxon di queloro dimostrava haver action in ditto Reame, et che non mancheria di raxon: etiam voleva haver l'opinion de li soi colligati, et comesse dovesse scriver al loro Re questa risposta. Et a dì 21 ditto Hyeronimo Zorzi orator nostro andò a visitar ditti oratori, dimostrandoli bona ciera.

A dì 20 zonse lì a Roma Piero di Medici partito da Napoli non con molta benivolentia dil Re, et Juliano suo fratello era in Civita de Castello col Cardinal.

A Napoli per lettere di 17 Mazo, di Lunardo di Anselmi veneto consolo nostro, in zifra, venute a dì 23 ditto, se intese come Franzesi erano mal visti in Napoli, et ogni zorno seguiva qualche inconveniente, et Franzesi dubitavano di non esser taiati a pezi, et che, judicio suo, non partiria questo mexe el Re, perchè le artiglierie fece cargar su le galeaze havia fatto discargar, benchè da po' le fo iterum cargate; et che havia fatto un per di noze di mons. de Ligni suo cuxino in la fia fo dil Gran Siniscalco, a la qual apartien el principato di Alte mura ha don Fedrigo, et quello ge lo dete in dota privando don Fedrigo di quello; et che era zonto uno messo dil Signor turco al Re a dimandarli el corpo di suo fratello Giem sultam, prometendo darli reliquie de Santi a l'incontro, che saria assà acete a esso Re, per haver nome de Christianissimo. Item che havendo più volte fatto conzar in Napoli, per intrar come Re con triumpho, pur a dì 12 ditto intrò sotto una umbrella d'oro con la chieresia, che li andò contra, et li Sezi era conzati con bancali et altri adornamenti.

Ferandino veramente zonto a Messina, che fo a dì 17 April, dove vi messe in terra la Raina et fo honorifice ricevuta come sorella dil loro Re, et li veneno contra esso Re col palio d'oro, et li promise darli 2000 fanti pagati per loro fino guerra finida et fusse ritornato in Napoli, con questo li prometesse di farli liberi et exempti Messinesi de ogni angaria, dacio etc. sì de Napoli quam de ogni altra terra di Reame; et cussì li fece privilegio. Et trovato le caravelle de Spagna, era smontato in la Calavria, operato come ho scritto di sopra, et molte terre havia rilevato la soa insegna. Et el re Alphonso suo padre, partito de Mazara con le so cinque galie havia et do barze, a dì 20 April, fo el zorno de Pasqua, andò a Palermo dove da don Joam de la Nuze vicerè de Sicilia per el Re de Spagna fo con grande honor ricevuto, et lui non volse dismontar, ma su la pope di galia fe' XII cavalieri. Quello di lui et di re Ferandino poi successe, scriverò di sotto.

Maximiliano re de Romani in questo mezo compite la dieta, tamen le cosse di Elemagna era in gran combustione, nè poteva esser la soa venuta in Italia presta come se sperava. Questo perchè molti soi baroni et el Conte Paladin et altri erano sdegnati sì per haver tolta moglie del parentado de Milan, la qual cossa senza il suo voler fece, quam per haver dato la investitura a questo duca Ludovico presente, et non li volevano dar alcun aiuto a venirsi a incoronar. Et in questo tempo passò per Roverè et per Veronese uno so ambassador andava a Roma dal Summo Pontifice, et cussì passavano quelle cosse.

Da mar, per lettere di 9, venuto uno gripo prestissimo, per le qual nostri fo certificati come el Capetanio zeneral era con galie 19, et preparava l'armada, facendo impalmizar, et restato per causa di biscoti, i quali lui faceva far a Corphù, di non esser andato in Puia, et più presto poteva se expediria passando in Puia juxta i mandati; et tamen haveva qualche dubitatione di l'armada de Turchi che non uscisse, la qual era quasi in ordene, et molto grossa, ut dicitur vele 200. Et mandò lettere, da Costantinopoli di 20 April de Alvise Sagudino secretario nostro ivi zonto, et notificò esser zonto et recevuto con grande honor et festa, quanto mai altro orator vi andasse. Et andato a la presentia dil Signor, quello si levò da seder dil suo mastabè, et feceli gran festa, et referita la sua imbassada, havendo salutato per nome di la Signoria Soa, li dechiarite la morte certa di suo fratello a Napoli; la qual nuova el Turco hebe molto a grata et disse: Ela certa? benchè da altri avanti l'havemo intesa, ma non la credevemo. Et perchè è stà tanto quella Signoria a mandarme a dir tal bona nova? Et el secretario si excusò che el tempo et le fortune dil mar lo havia tenuto, et che subito che la Signoria intese la verità lo spazò per notificarli questa consolation. Et el Turco poi li disse: Havemo bona paxe con la Signoria. Li rispose: Bonissima. Et poi esso Signor si messe la man a la testa, dicendo: Allà! quasi rengratiando Dio di la morte dil fradello, et disse voleva haver sempre bona paxe con la Signoria, et che 'l suo stato fusse di quella. Item che 'l voleva mandar a dimandar al Re de Franza el ditto corpo, e darli reliquie, come mandò et ho scritto di sopra. Et volse intender come el Re de Franza era venuto in Italia, et la Signoria lo havea lassato tanto prosperar. Et ditto secretario li rispose che era certo, nostri fin quel hora havrebbe provisto a ciò el non prosperasse più; et altre parole tra loro usono, volendo sopra tuto esser grande amico nostro. Item che sperava obtenir che vi tornasse Baylo, come prima. Narra etiam come 60 galie era butate in acqua, et altre palandarie, fuste et navilii, a la suma di zerca vele 200 havia la sua armada, nè si sapeva dove volesse andar; tamen era da ussir, altri diceva a Scyo altri a Rhodi. Ancora notificò el Signor haverli dimandato la causa la Signoria feva grande armata, come l'havia inteso. Li rispose: Per questo Re de Franza, a ciò per terra e per mar se potesse, volendo, farli guerra, e disfar li soi pensieri. Et el Signor disse: Sta ben. Et dimandò poi che exercito ha ditto Re. Rispose: Persone da 30 in 40 milia venute con lui, poi le zente di Reame et la soa armada. Et el Signor disse: Hallo bona paxe con la to Signoria? Li rispose: Bona. Et alcuni bassà disse: Come si è bona paxe, perchè la Signoria fa tanta armada et ha mandà a tuor Stratioti? Et ditto secretario rispose: Per star preparati, per poter obviar a quello puol occorrer, perchè quando l'intra lo fuogo in caxa dil vicino, si vuol haver l'acqua preparata li circostanti. Oltra di questo el Signor mandò per Camalli turco, corsaro assà nominato di sopra, et li dete salvo conduto: si judicava el volesse farlo capitano di parte di la sua armada, et lui non volse andar, per dubbio di la vita: ymo sul mar si fece forte, et habuto uno schierazo dal Bassà di Nigroponte, sì che havia zerca 200 in sua compagnia.

Et pochi zorni da poi queste lettere da Corfù, venendo uno altro gripo con lettera dil general dal Saseno, di 16 o ver 19, et zonto a Parenzo volendosi partir per Venetia, nel colpho di Trieste sopravenne fortuna et rebaltò el gripo et anegò homeni XV, scapolò solum do, i qual tolse le lettere veniva a la Signoria, et le portò bagnate, et li fo donato ducati 10 per uno. Etiam era lettere di Constantinopoli di 30 April, notificava come el Turco feva lavorar l'armada di 90 galie, 60 fuste, 4 nave, 4 palandarie et altri navilii per numero vele 200, et che voleva far uno exequie molto honorevol a suo fradello, per la qual cossa i panni d'oro et d'arzento era in gran pretio, et tutti ne comprava, et fece dar barili do di aspri, che era assà milia, per l'amor di Dio per l'anima de so fradello preditto; et havia gran alegreza.

A dì XV Mazo zonse Piero Bembo soracomito a Chasopo. Item è ha saper come per avanti zonse a Corphù 7 barze di Spagna carge de Zudei vegneva di Reame, armade benissimo, et voleva metter in terra; et el zeneral non volse lassar dismontar, e loro andò su la Turchia, et ivi le discargò: era de teste n.º 1000 in suso.

A dì XV el zeneral si levò da Corphù, e zonse quel di Chasopo con galie 12 et una fusta; et a dì 16 zonse el gripo armado, la Signoria li commetteva dovesse passar a Brandizo.