Et intendendo li padri di Collegio questo, deliberorono metterse in ordene, et venendo di qua dimostrar el poter de Venetiani. Et sopra tutti fenno provisione de danari, et benchè fusse messe 6 X.me, do al Monte vecchio et 4 al Monte nuovo, terminono a dì 18 ditto in questo Consejo di Pregadi, de impegnar le volte et bottege de Rialto di la Signoria a rason di ducati 8 per cento, et chi depositava in termene di do zorni havesse do per cento di dono, et quelli li havea affitto in termene di zorni XV dovesse depositar a l'oficio dil Sal, et che fusseno exempti di ogni X.ma per angaria di le ditte intrade, come etiam fo fatto per la guerra de Ferrara; di le qual volte et bottege in questo mexe et in ditto termene, per Marco Bragadin era Provedador al Sal a la caxa fo scosso et trovato ducati 60 milia.
Ancora fo deliberato de mandar a li confini di Oio cavalli 5000 et Stratioti 600, et ivi star, a ciò venendo el Re per la via de Pontremolo potesseno resister non passasse, con la zente dil Duca de Milan, però che etiam lui lì in Parmesana adunava zente; oltra de questo in Romagna vi dovesse a Ravena star cavalli 2000 et Stratioti 600, i quali bisognando presto si conzonzerebbe con questi. Quelle zente dil Polesene non fonno mosse. Et in questo medemo zorno, a dì 18 Mazo, col nome dil Spirito Sancto elexeno per scortinio nel Consejo di Pregadi do Provedadori zenerali in campo, con pena grandissima non potesseno refudar, i quali fonno Marco Antonio Morosini cavalier era capetanio di Padoa, et Marchiò Trivixan fo podestà a Padoa. Ancora preseno de assoldar 2000 Sguizari et far 2000 provisionati oltra li fanti si havia, et ancora zerca 60 Stratioti, erano venuti driedo li altri senza esser soldati, fonno tolti et datoli la paga et mandati in Padoana. Etiam fo assoldato el fiul di Johanne Bentivoi, per do anni, primogenito, chiamato Hannibal, con homeni d'arme 80 et 40 balestrieri, da esser pagato per mità col Stado de Milano; et cussì li fo mandati danari si mettesse in ordene: el qual era in pratica de acordarsi con Fiorentini. Et el conte Bernardin Brazo, fo fiul dil conte Carlo conduttier fidelissimo, vene a Venetia, et habuto danari si andò a levar le sue zente era in Friul et venne in Brexana. Ancora molti cogioneschi, di la compagnia di Bortolomio Cogion capetanio zeneral da terra, chiamate lanze spezade cogionesche; et cussì erano expediti ditti soldati.
A Milano in questo mezo zonse do ambassadori dil Re de Romani, venuti per far le cerimonie di la investitura, chiamati d. Marchio Mechz episcopo di Brixenon et consiglier dil Re, et d. Corado Sturcem primo cancellier dil Re. Etiam vi zonse uno dil Re et Raina di Spagna, nominato mons. Joan Claver aragonexe, et el Duca perlongò de far questa investitura a dì 24 Mazo. Etiam sul Milanese vi zonse in questi zorni uno capetanio de Sguizari o vero Elemani, mandato per Maximiliano in so aiuto. Et esso re Maximiliano si aspettava, perchè per lettere di Hieronimo Gritti da Roverè se intendeva a Trento el vin era montato ducati 6 la botta; ma per lettere di ambassadori nostri andava da Soa Majestà, date in Yspruch, dove era et l'archiduca Sigismondo di Austria homo veterano, licet al presente non habbi alcun dominio per haverlo renonciato a ditto Re di Romani, et se intese ancora la dieta non era compita a Vormes, et non era per venir in Italia cussì presto.
A Ravena accadete che Stratioti alozati a uno monasterio de frati chiamato Santa Maria in Porto, unde veneno a parole con ditti frati, ita che 7 frati ussite fuora, et ferino alcuni Stratioti, et amazò uno cavallo di valuta di ducati 50. Unde Stratioti si messeno contra questi frati, et li feriteno, et poco mancò non li amazasse. Era ivi Piero Duodo loro provedador, et pur fo tasentate le cosse, essendo stati prima causa di tal movesta li frati.
A Roma, per lettere di 18 zonte a dì 21 Mazo, nostri fonno certificati... come era venuti a Roma, et voleva la investisone dal Pontifice dil Reame a lui pertinente de jure. L'altro a dì 18 ditto se partì per andar a Napoli a trovar el Re de Franza, chiamato misser Zanon de Molins, el qual alias fo a soldo di la Signoria nostra a la guerra de Ferrara, quando vi era el suo Duca. Et ancora in questo medemo, ditto orator partito per andar a Napoli, mandando li soi cariazi avanti, in Roma, a una piaza ditta la piaza Judea, fonno assaltadi et tolto ditti cariazi et robe con li cavalli, et fo soldati romani, cridando: Marco! Marco! Et l'ambassador ditto, tornato, fo ricevuto in caxa da Hyeronimo Zorzi orator nostro, et stete do zorni facendoli bona compagnia, et andono dal Papa dolendose de questo. Et li caporioni fece tuor le robbe et messe in salvo; tamen mancò uno cavallo di valuta di ducati 100. Et l'ambassador nostro fece uno edito, si era soldato di San Marco fusse apicato. Et oltra di questo venendo tre oratori dil Re al Pontifice, zoè el cardinal S. Dyonise, mons. de Brexa et Frances mons. de Lusemburg, et alozati mia X di Roma, et etiam veniva el cardinal San Piero in Vincula, ma pur non volse venir di lungo, ed andò a Grota ferata mia 25 da Roma. Ma questi tre venendo per venir a Roma, et el Pontifice ordinò a la soa fameglia dovesse andarli incontra, etiam vi volse andar contra el Cardinal preditto, do cardinali San Clemente et Santa Anastasia. Ma mentre questi andavano, acadete che ditti oratori mandò avanti uno araldo di mons. de Brexa, el qual arente le porte fo spoiato; et ancora el zorno avanti havia mandà el so cuogo per metter ordene a quello era di bisogno, et alcuni Spagnoli di la guarda dil Papa el trovò et lo amazò. La qual cossa intendendo ditti oratori, non volseno venir di longo, et subito spazò al Re notificandoli questo, sì che quelli erano andati contra convenne ritornar, et non vi venne quel zorno. Unde, inteso questo, el Papa have molto a mal, et fece inquisitione chi havia fatto questo, et mandò per piar (pigliare) alcuni i quali erano fuziti a dir al cardinal S. Dyonise non dovesse dubitar de niente, et intrasse liberamente, et poi intrò come più avanti intenderete. Zonse ancora a Roma Sonzin Benzon da Crema zentilhomo nostro, agregado per li meriti del padre l'anno 1483, con 50 cavalli lizieri; et era altri 500 cavalli lizieri alozati a Vitrali, et a dì 24 ditto doveano far la mostra in Roma.
A dì 19 ditto intrò in Roma li ditti tre ambassadori dil Re di Franza a hore 23 bene in ordene. Li andono contra la famiglia dil Papa et de Cardinali, et come vidi una lettera di Roma, mons. de Brexa havea più di 60 mule carge di robe, et zerca 40 pulieri zoveni de Reame, et assà zente d'arme conduceva le ditte robe. Alozono in palazo dil cardinal S. Clemente, et al zorno driedo have audientia. Et Colonnesi erano in Roma praticava con li primarii romani volseno lassar intrar el Re, et che non vegniva per far alcun mal; ma quelli li rispondevano: prima manzerebbe sui fiuli, che consentir mai la sua intrata, et quando ben el Papa consentisse, loro erano fermissimi. Et davano gran pressa, sì in racoglier qualche biava che ancora non era mature, quam in far provisione in la terra. Le porte era partite a custodia de fanti, et fo ordinato li nostri provisionati con Francesco Grasso capitano loro vardasse la porta di San Paulo, et un gran spatio de muro, che fece bastioni, ripari, revelini, et altre cosse necessarie; frustra fece, come dirò di sotto.
Antonio Grimani procurator capetanio zeneral, in questo meze per lettere di 7 di questo, se intese era a Corphù con galie 19, et feva impalmizar per andar in la Puia, et con desiderio aspettava le tre galie partide de qui, zoè dil provedador Zorzi, la galia Bembo, et la galia Cornera, et etiam el resto di le galie se armava in Candia n.º 12, et havia retenuto do nave, zoè quella di Stefano et Theodosio Contarini, patron Zaneto da Muran, et quella de Piero Sagredo et compagni, patron Antonio Amai; et etiam alcuni gripi meneria da Corphù per far più grossa armada. Et Hyeronimo Contarini provedador era al Saseno. Et è da saper che 3 galie era a l'isola de Cipro, zoè Cabriel Barbarigo, Zorzi Cabriel, et la tragurina. Quello poi di ditta armada seguite, più avanti scriverò.
A dì 19 ditto venne a Venetia Zuan Bragadin patricio nostro, era stato mercadante a Napoli, et partito de lì el zorno driedo si partì li oratori nostri, et andò in Puia, et andò la matina in Collegio et referite molte cosse a la Signoria, maxime come tutta la Puia desiderava de esser sotto S. Marco, et, non volendo la Signoria tuorli, chiameria Turchi, però che per niente non volevano più Franzesi, et che a Leze era el vicerè mons. de la Spara con zerca 200, el qual stava in castello, et li populi li era contrarii per certe manzarie havia fatto, et volevano esser restauradi; et lui stava con paura, come se intese per Marin Morosini venuto mercadante stato in Leze; tamen da poi se partì, et andò ad habitar a Misagne mia 8 a presso Brandizo. Item come quelli di l'Aquila non havea voluto pagar el dacio di le piegore al Re, et andono in Puia et tolseno li soi bestiami et li menò su el suo. Ancora in Manfredonia acadete certa novità contra Franzesi. Item che Franzesi erano zente poltronissisima, sporca et dissoluta; prima sempre stano in pecai (?) et in atti venerei; le tavole sta sempre preparate, nè mai si cava mantili, nè si scova sotto; che intravano al principio in le caxe in Napoli, tolevano le miglior camere, et in la pezor mandava el patron di la caxa; andavano in caneva, toleva vini et formenti, et mandavano a vender in piaza; sforzavano le femene, non havendo alcun rispetto: poi le robavano et toleva li anelli di dedo (dito), et quelle feva resistentia, li tagliavano li dedi (dita) per haver li anelli; stavano molto in chiesa a loro oratione; havea 12 milia cavalli et 500 Sguizari, et el resto era zente inutile, osti, meretrice, arte di ogni sorte; et che tutte le arte in Napoli era lavorato per Franzesi: el Re cavalcava per la terra hora con 100, hora con manco di XVI cavalli, senza servar alcun ordine nè decoro regio; che el Re era liberal, ma non havia danari, et li soi erano richi, vestiti di seda etc.; che l'ultimo zorno che 'l se partì, vide disficar et averzer alcuni magazeni de mercadanti zenoesi, et tuor la roba et cargarla su le galeaze insieme con le altre arteglierie; et che el Re voleva far un fontego a Segna per Todeschi, a ciò specie non havesse spazamento a Venetia; item che Franzesi lievano assà vanie, et conclusive fevano pessima compagnia a Napolitani: et che vorebbeno Napolitani più presto esser sottoposti a ogni altra generatione che a questi; che non vi sono ivi porte nè fenestre, ma brusate per non comprar legne; li cittadini al meglio potevano si partivano de lì, lassando la roba et la caxa in le man de Franzesi, et loro habitava in le ville; et che a le donne era sta usato gran violencie, prima usato con quelle contra il voler suo, de li mariti, padri et fratelli. Et accidit che uno barone franzese, intrato in caxa di uno cittadino che havia una bellissima fiola, et volendo ivi far bona ciera et disnar, volse fusse presente la ditta figlia; et poi disse al padre che al tutto lui la voleva haver, promettendoli etc. Et el povero padre rispose voleva dimandar a la moglie et a uno suo fiul. La qual per niente non volendo soportar tal inzuria, et non potendose defender in altro modo, el fiul disse: ordinate el venghi et dateli l'hora, et cussì fo ordinato. Et venne dito franzese, et andò in camera con lei, et avanti lui la tocasse, vi entrò ditto suo fratello, et amazò quel franzese et scapò via. El padre medemo andò con lagrime a notificar tal caxo al Re; el qual mostrò molto dispiacerli, et haver meritato la morte. Et disse: fate venir vostro fiul dentro qui, che li perdonarò. El qual venuto, a pena si butò a piedi dil Re, che da alcuni franzesi fo amazato; et el Re non fece altro. Le donne erano ne li monasterii; pur fo divolgato al Re cavò una munega di uno monasterio, Santa Chiara, et usò con lei, non li bastando la favorita di Malfi; et ancora molte altre che li era menate per soi Franzesi.
A Milan, a dì 18 Mazo zonse Hieronimo Lion et Francesco Capello kavalieri, con Marin Zorzi dottor, nominati di sopra; de li qual, do andavano hora in Spagna. Li vene contra prima 4 del consejo secreto, consejeri dil Duca, poi Sebastian Badoer kavalier, cum altri pur dil Consejo. Demum, fuora di le porte de Milan venne el Duca con zerca cavalli 700, et el Marchexe de Mantoa, el qual ivi in questi zorni era andato per ritrovarse a la investitura; etiam venne li do oratori dil Re de Romani, uno di Spagna, uno di re Ferandino, uno di Fiorenza, uno di Ferrara, uno di Monferà et uno de Luchesi. Item el signor Galeoto di la Mirandola, el conte de Caiazo, el signor Fracasso di San Severino et Hannibal Bentivoi fiul di messer Joanne da Bologna, con altri di la corte, et accompagnò ditti oratori per mezzo la terra, con grande honor fino a lo alozamento a loro deputato, et per el Duca facto ornar. Et la sera li fo fatto le spexe, poi el Duca li mandò ducati 50 da farsi le spexe. Et questi do andavano in Spagna per questi 8 zorni, et a Lion dimorava ivi, li dette li ducati 100 secondo el consueto, sì come si dà al suo in questa terra. Et el zorno sequente, che fo a dì 19, andono a l'audientia vestiti d'oro, et Marin Zorzi con uno manto di seda, per non esser cavalier. Et volendo esso Marin Zorzi far l'oratione, per esser el più zovene, latina, el Duca volse la facesse vulgari sermone, et cussì fece. Et in questo medemo zorno el Duca con el Marchexe et tutti li oratori andono contra don Alphonso da la ca' da Este suo cognato, fiul primario dil Duca de Ferrara, veniva a questa investitura, et alozò in castello, et la investitura era ordinato di far la Domenega proxima a dì 24.
Ancora in questo zorno venne lettere al Duca dil suo campo di Aste, come haveano habuto uno castello mia do lontano di Aste a discretion, chiamato Aliano, et seguitavano vigorosamente l'impresa, tamen haveano inteso zente franzese passar di qua da monti, et esser passato el Bastardo de Borbon et 800 franchi arcieri. Sul Milanese era comenzato a zonzer zente alemane et Sguizari, et altri volevano soldo, i quali capitono nel ditto campo. Oltra di queste, se intese che el Re feva sollecitar la sua armata a Provenza. Aspettavano ancora a Milano oratori de Fiorentini, et il vescovo Angelo legato dil Pontifice per intravenir a ditta solennità, tamen non ne veneno.