Vedendo Venetiani non esser tempo de demorar, et de far ogni provisione per difender el Pontifice, et consultavano la matina con li oratori di la liga, comunicando con quelli tutte lettere. Et a dì 7 Mazo nel Consejo de Pregadi preseno che 'l capetanio zeneral da mar dovesse andar ne la Puja verso Brandizo con l'armada, et ivi star fino havesse altro mandato. Et la sera a hore 5 di note spazò el gripo. Fo scritto al Marchexe di Mantoa si dovesse preparar, che volevano farlo cavalcar in Brexana, la qual nova fo molto grata a ditto Marchexe, et fo ditto donò ducati 50 a chi li portò la lettera. Questo per operarsi et dimostrar la fede havia, però che mai, za anni cinque è nostro soldato, è caduto operarsi. Et rescrisse esser lui et suo barba presti a' comandi di la Illustrissima Signoria nostra. Fo mandato danari per tutte le camere, et a dì 9 ditto mandò Zuan Borgi secretario in Romagna a far metter in ordene el Signor de Rimano et Signor de Pexaro nuovamente conduto. Ancora fo decreto, oltre li cavalli lezieri provisionati et stratioti andava verso Roma, etiam a ogni richiesta dil Pontifice mandarli zente d'arme, et fo fatto il numero di le compagnie, le qual, perchè non bisognò, lasserò de scriver chi fusse. Item si faceva conzar XX redeguardi in l'arsenal, li arsilii tornati con li stratioti si riconzavano, et oltra li patroni a l'arsenal era do provedadori, Zuan Morosini et Antonio Trum, i qual molto se exercitavano in proveder a quello era bisogno a l'arsenal. Et in questi zorni zonse a Lio 4 arsilii de stratioti 520, venuti da Napoli de Romania benissimo in ordene, fatti per Luca Querini ivi rettore, capetanio de parte, uno Piero Busichio cavalier, che alias per soi meriti a la guerra de Ferrara fo di militia decorato, et datoli provisione a' fiuli. Et smontati a la Signoria li capi domandono cinque cosse: primo che havesseno 12 page a l'anno, zoè pagati ogni mexe; 2.º che tutti quelli erano qui venuti, nel ritorno se dovesse scriver a Napoli per stratioti, però che quelli sono scritti stratioti hanno certa immunità et exemptione; 3.º che morendo quelli hanno provisione, li loro figlioli succieda in ditta provisione; 4.º che morendo li cavalli, li siano pagati; et quinto che li fusse dato el pan ogni zorno da S. Marco, et etiam la biava per li cavalli secondo el consueto. Et tutto li fo concesso, excepto di darli el pan. Et poi fo mandato Bernardin Loredan, savio ai ordeni, per Collegio a darli le sue page, non vi essendo el suo provedador, et za era andato a Ravena; ma ditti stratioti non volseno nè tuor danari nè far mostra alcuna; unde, tornato, riferite a la Signoria che era in Pregadi questo. Tamen stratioti medemi do zorni dapoi si dolseno di tutto haveano fatto, dicendo non havia fatto per altro, in star renitenti in voler el pan, se non perchè el Doxe havia tocà la man a Piero Busichio et non a li altri capi, i quali erano cussì servidori de S. Marco come lui. Et veneno dal Prencipe a dir volevano far quello comandava, et li fo dato la paga di ducati 3, et a li capi ducati 4, zoè do page, et mandati verso Padoa et alozati in Padoana, come dirò di sotto. Et ancora con una nave venne XX stratioti, i quali etiam li fo dato soldo, a ciò non fusse venuti indarno; sì che fin questo zorno di 20 Mazo era di qua stratioti n.º 1200, tolto da Modon, Coron, Zante, Lepanto et Napoli di Romania, tutti luogi di la Signoria. Et a dì 14 ditto questi oratori li fonno a veder correr: quello dil Papa, zoè D. Alvise Becheto, perchè a dì 13 el legato episcopo de Chalaor era partito et andato verso Roma, essendo stato quivi legato più di uno anno; quello di Spagna, li do di Napoli et tre di Milano, li quali steteno molto admirati di la sorte et qualità de stratioti et dil suo veloce correr. Et a dì... Mazo con barche fonno tragetati a Lizafusina et a Padoa, et per quelli castelli haveano i loro alozamenti. Et in collegio a dì ij ditto fo cressuto page a molti contestabeli benemeriti de S. Marco, ita che qui a Venetia in corte dì palazo era pieno de soldati che dimandavano stipendio, et poi a dì 25 ditto in collegio fo ballottati tra molti contestabeli, et eletti 8 capi de provisionadi, li nomi dei qual saranno qui sotto scritti, zoè prima a
| Pietro Schiavo contestatele di provisionadi | 200 |
| Zuan Alvise Cigogna | 100 |
| Zanon da Colorgno | 100 |
| Bernardin da Como | 100 |
| Piero Grosso | 100 |
| Perin da Bergamo | 100 |
| Zuan Agnolo da Urbin | 100 |
| Paulo Albanese | 100 |
Zonse a dì ij Mazo a Venetia uno corrier venuto di Spagna, partito una zornata avanti zonzesse quello portava la lettera di la liga, et il suo ambassador fo a la Signoria, et notificò come el Re havia ordinà grande exercito per mandar a la volta di Perpignano, et, se nostri rompesse, senza dubio el Re di là romperia; tamen non fo nulla. Et che quel corrier andò per terra in Spagna fo ben intercepto a Brianzon, ma non fu averte le lettere, dicendo non havevano guerra col Re de Spagna. Et che zonto a Madrid, el Re et la Raina havia habuto una gran consolatione di la liga, et volse, essendo zonto la nuova el Zuoba Santo, indusiar a publicarla per tutti soi regni el zorno de S. Marco, a dì 25 April, con gran cerimonie et il successo scriverò di sotto.
A Roma el Pontifice vedendo la voluntà dil Senato Veneto et di Milano esser di dar conduta secondo el suo desiderio al Duca de Urbino, et come ho scritto di sopra era partito di qui el suo secretario, et lui aconzo con Fiorentini; et il Pontifice li mandò a dir che havea fatto gran mal a non voler esser al soldo di la liga, maxime sapiando el testamento dil duca Federigo suo padre, che vol che nunquam lui si aconzi con niuno senza licentia dil Papa, nè mai esser contra la Chiesia; et che, non volendo esser soldato nostro, lo spoglieria dil feudo et investisone come nemico di Santa Chiesia. Et el Duca rescrisse per niun modo voleva esser contra la Chiesia, et che, havendo dato una volta la fede a Fiorentini, quella voleva mantenir, et mandò un so secretario a la Signoria, chiamato Ludovico di Odaxij padoano, et a dì 9 Mazo zonse in questa terra, et si mandò a excusar con la Signoria, et che non havendoli voluto dar conduta condecente a la soa persona, si era assoldato con Fiorentini, offerendosi tamen fiul etc. Et detto secretario stete do zorni et andò via.
A Napoli, essendo partiti li nostri ambassadori, mal se intendeva el successo dil Re, nè quello voleva far. Ivi era tre cardinali, S. Piero in Vincula, S. Dyonisi et Samallo, et se divulgava per tutto questo mexe de Mazo non partiva di Napoli, perchè li cavalli erano a l'herba, et venendo per camino non troveria strami. Ma pur tramava pratiche sotto man, et con Zenoesi, come ho detto, per mezo de S. Piero in Vincula, prometendo dar in deposito a lui Serzana, Serzanella et Piera Santa fin el Re stava in Italia, poi siano dati a Zenoesi. Col Duca de Ferrara era d'accordo, benchè la liga li mandasse a dir alcune cosse. Li oratori fiorentini, senesi, luchesi et de' Pisani erano pur ancora a Napoli. Et è da saper che sempre vi stette un orator de Pisani, chiamato Piero Gripho, a presso Soa Majestà, et novamente ne mandò uno altro chiamato Alvise de Christofaro, et questo per le discordie haveano con Fiorentini.
A Roma, come scrissi, el populo era volonteroso de defenderse. Fenno la descriptione de li homeni da fatti, a ciò a uno bisogno se potesse operarsi. Li conservatori et caporioni fenno 3000 fanti, li 600 provisionadi di la Signoria con li X contestabeli haveano do page per uno, zoè di do mexi. Li Zudei, a ciò non havesseno i danni come prima, assoldò alcuni fanti facesseno guarda a le lor caxe. El Pontifice domandò imprestedo a Cardinali ducati 20 milia, et assoldò el signor Paulo Orsini et el sig. Carlo fiul dil sig. Virginio Orsini; et conclusive tutta Roma era in moto. Et el Papa intendendo che al tutto el Re veniva a Roma, li mandò a dir che volendo venir pacifice senza arme el fusse ben venuto, et volendo venir con l'exercito andasse di fuora via. Et a dì 8 Mazo venne a Roma el cardinal Samallo partito da Napoli, et alozò in palazo dil Papa. Si divulgò tratava accordo. Et a dì IJ ditto chiamato consistorio terminò di mandar do Cardinali contra esso Re de Franza, zoè el cardinal Santa Nastasia et el cardinal Carthagenia, et non ostante che erano in queste pratiche, sollicitava el Pontifice el cavar di le fosse dil castello. Et cavando in questi zorni trovono 6 teste de alabastro bellissime, et altre antiquità, maxime alcune caverne subteranee, cossa de gran spesa; et forniva el castello de artegliarie et munitione. In Roma era gran romori per la discordia di le parte, et Spagnoli con Romani assà volte si amazavano; la notte non se poteva andar per Roma, che erano spogliati, et quasi ogni giorno amazato qualche uno: li prelati scampavano fuora di la terra.
Et a dì 15 ditto, a hora di nona zonse lettere in questa terra de Hyeronimo Zorzi kavalier orator in Corte, date a dì 12 ditto, et venute prestissime, unde fo chiamado Pregadi. Ma prima se redusesse, da poi disnar, la Signoria mandò per li oratori di la liga, eccetto quello dil Papa, et consultava insieme; andono in Pregadi. Per queste se intese come el Re a dì 12 dovea partirsi de Napoli per venir a Roma, et che el Pontifice quasi non era fermo etc.; per la qual cosa Venetiani steteno molto di malavoia, et fo comandato grandissime credenze et streture, et feceno molte provisione, et el Principe parlò in Pregadi et exortò a la difensione di la Republica, et si dovesse pagar le decime volentieri. Et spazò la sera uno corrier a Roma, el qual andar dovesse in hore 40; et comesse a l'ambassador dovesse far ogni cossa che 'l Pontifice se levasse di Roma. Etiam mandò uno gripho al capitanio zeneral, el qual se judicava fusse in Puia, che dovesse star lì intorno quelli scogi de Brandizo, et andar fino a Otranto con l'armada, tamen non metter in terra, nè far altra movesta se non li scriverà altro. Al Pontifice ancora fo scritto non dovesse temer di cossa niuna, confortandolo dovesse star saldo, promettendoli di darli ogni aiuto, et che Venitiani soli li bastava l'animo a difenderlo, non che essendo li altri colligati, maxime el duca de Milan volonteroso assà contra esso Re de Franza; et altre parole de questo tenor li scrisseno, dubitando non si acordasse col Re. Questo perchè non feva alcuna provisione, ma diceva cercaria el suo meglio a li oratori. Et però nostri li promise di mantenirlo nel Pontificado. Fo divolgado el Re promesse de dar el Principato di Taranto a suo fiul duca de Gandia, et altre promissione secrete. Et in questi zorni zonse tre oratori o vero messi di esso Re a Roma; i quali a dì 12 ditto partino: uno andava a Fiorenza, l'altro a Milan, et l'altro a la Signoria nostra, chiamato Joam Boierdino, el qual a dì 23 ditto zonse a Venetia. La soa richiesta et quello volse scriverò poi di sotto. Et a Roma in questo mezo monsignor Samallo dimandò al Pontifice la investitura dil Reame al suo Re, sine præjudicio tercii, e che li fosse dato el passo che 'l voleva venir come amico a visitar Santa Chiesia, perchè in ogni tempo è stato bon fiul et ha difeso quella. Unde el Pontifice li rispose publice: pro nunc non voler darli alcuna investitura; et che volendo venir el venisse di fuora via, et che volendo el Re parlarli, lui andaria in una terra, dove insieme havendo voja Soa Majestà li poteva et poria parlar. Ma ditto Cardinal et l'ambassador dil Re preditto, adunato li conservatori et caporioni di Roma, li expose come el Re li mandava a saludar; et che 'l voleva venir a Roma, et che si ne l'andar a Napoli haveano habuto Romani alcuna cattiva compagnia, era processo per la moltitudine dil gran exercito havia; ma che a hora voleva venir con assà manco zente, et che restauraria tutti chi fusseno stati offesi. Ai quali, Romani, fatto loro consigli, li risposeno che erano atti a mantener la voluntà dil Pontifice, et che essendo Soa Santità et li reverendissimi Cardinali di opinione che la Majestà dil Re non dovesse più intrar in Roma, che cussì etiam loro erano disposti; tamen volevano esser servitori di Soa Majestà. Et habuto tal risposta, el messo dil Re se partì et tornò a Napoli, et el cardinal Samallo rimase. Ma Hyeronimo Zorzi andato dal Pontifice, et presentato le lettere di la Signoria persuadendo Soa Beatitudine a doverse partir de Roma; ma el Papa rispose volerse defender et star fermo; et voleva far 3000 fanti, et con li 1000 provisionadi nostri et quelli de Milan et li 1000 cavalli lizieri, etiam lui havia 600 homeni d'arme ai quali havia dato paga, li bastava a doversi difender; et che staria in castello, et havia per lui il populo, che, come ho fatto la descriptione, era XX milia homeni da fatti; sì che non dubitasse de nulla. Et a Napoli acadete, essendo dismontato re Ferandino in la Calavria a presso Turpia con alcune zente, havendo reaquistato alcune terre, et dove si apresentava tutto si rendeva; unde el Re terminò di mandarli zente a l'incontro, a ciò più non prosperasse. Et mandò mons. de Obegnì con lanze 200 et 1000 Sguizari. Et in questo tempo venendo 6 zentilhomeni franzesi a Capua partiti da Napoli, in uno bosco furono assaltati da alcuni dil paese et amazati, et per più disprecio li fu cavato el cuor dil corpo, che fo cossa crudelissima, et messe gran paura in Franzesi. Etiam el zorno avanti de questo, in Napoli fo morto uno Franzese, et cavatoli el cuor. Queste cose dimostra el mal voler hanno Napolitani a Franzesi.
Venne in questa terra a dì 17 Mazo per Po la madre de madona Maria marchexana de Monferà, et olim mojer dil marchexe Bonifacio di Paleologi. Questa era vedoa, et fo moglie dil dispoti di Servia preso et morto da Turchi, la qual za uno anno da poi la morte dil zenero venne dil suo paese per veder soa fiola, et al presente ritornò con ganzare et burchii et zerca persone 100. Aloxò a S. Trovaxo, in caxa di domino Andrea Sench, olim orator dil Re de Romani; et la sera andò a caxa dil Principe; et habuto lettere di passo, poi che stette alcuni zorni, con uno gripo passò a Segna, demum per terra andò in l'Hongaria, et fo a dì ultimo ditto. Et ha uno fiul capitano de esso Re de Hongaria, tamen per la Sensa stete qui.
Ancora in questi zorni vi venne madona Paula di Gonzaga, fo sorella dil marchese Federigo di Mantoa, padre di questo presente, et moglie del conte Bernardo di Goricia. Alozò a la caxa di ditto Marchexe; poi, visto la Sensa, a dì 2 Zugno andò a li bagni a Padoa; et ritornò a Goritia. Poi etiam vi venne la niora dil signor Sigismondo di Este, fratello dil Duca de Ferrara, con alcune donne; alozò a la sua caxa; et uno fiol secondo dil magnifico Joanne Bentivoi, chiamato Alexandro, con alcuni tutti vestiti a un modo a la todesca, con penachi in testa, veneno incogniti a la Sensa.
A dì 17 Mazo zonse in questa terra Domenego Trivixan et Antonio Loredan cavalieri, erano stati ambassadori a Napoli al Re de Franza; et el zorno driedo riferiteno nel Consejo di Pregadi la loro legatione, et come el Re era mal in hordine sì de zente quam de danari; ma Franzesi inrichidi; et non havia più di 12 milia persone, zoè cavalli, et 8000 pedoni, et cavalli taliani 3000, et alcuni fanti de li qual conveniva lassar parte in Reame. Item che tutto Napoli se doleva di le insolentie de Franzesi, di le cative compagnie haveano da loro, et che Napoli non si poteva più dir quello Napoli era prima; et che 'l Re al tutto se voleva partir, havendo cargado su le galeaze et alcune barze bona parte di le cosse dil castello: porte di bronzo, re Alphonso vecchio di bronzo etc., per mandar in Franza; et che esso Re havea mal animo contra Venetiani, concludendo li havia fatto pessima compagnia; et questo fo da poi el Re intrò in Reame, che prima erano assà ben visti. Et volendo a Napoli haver audientia, convenivano star tre hore aspettar, et ancora, parendole, li licentiavano; et che el Re continue zuogava su una sala con uno suo muleto, et li coreva drio, et con una soa favorita niora di la duchessa di Malfi, la qual molto amava: etiam un'altra tolta a Guastalla. Narrò quelli erano dil suo consejo, nominati di sopra, et homeni di gran inzegno, et che Franzesi non servava alcun ordene; et che uno capitanio comandava una cossa et l'altro non voleva; tamen, verso il re erano fidelissimi et tutti attendevano a uno fine; et che dal concluder di la liga fino a loro partir, non erano ditti oratori ussiti di casa se non quando andono a tuor licentia; et che el Re gela dette volentiera; poi disse che tornasseno, che li havia a dir alcune cosse. I qual tornati, ordinò al suo consejo li dovesse parlar, et cussì li disseno: Domini oratores, direte a la Signoria che vogli mantenir al Roy la lianza, et che non saria venuto in Italia se non havesse habuto la lianza sua, et che in Aste venne el so ambassador ad alegrarse di la venuta di la Maestà Soa, poi a Fiorenza voi fosti mandati; ne l'entrar in Roma et ne l'intrar in Napoli vi avete alegrato del suo prosperar; et che non voglia essa Ill.ma Signoria in questa sua tornata far altro che mantenir la vera promessa, con altre parole. Et concludeno ditti oratori al Senato che Franzesi non per altro modo haver acquistato questo Regno se non che el Reame hanno acquistati loro, ch'è cossa mirabile; et che si dovesse far ogni cossa perchè non erano molta quantità, et havevano assà odio a Venetiani, dicendo erano stati causa di ogni loro infortunio. Et poi che hebbeno refferito, ambidoi introno Savii di Terra ferma, et il luogo li era sta servato; et mentre erano a Napoli fonno creati, licet avanti fusseno stati.