Ancora la Signoria de Fiorenza feceno 5000 fanti a custodia dil palazo et di la libertà; dette segno al contado con segnali et soni di campane, volendo Franzesi far novità dovesseno venir in la terra; messe fanti in diversi luogi di la terra, maxime in uno palazo de quelli di Pazi, situado a uno contado di la terra dove vi habitava mons. zeneral di Bertagna, di natione Perpignano, era lì per nome dil Re, et quello la Signoria lo messe in una altra caxa più dentro la terra, et qui messeno 500 fanti ad alozar; etiam in le caxe di Piero de Medici, et cussì in diverse caxe, chi X et chi XX fanti per una; et in el palazo di Piero sopranominato, dove habitava soa moglie madonna Alphonsina Ursini, fo messo 1000 fanti, et lei mandata fuori, et andò a starvi in uno monasterio, et mandono Fiorentini a dir al Re che per niente non volevano più Medici in Fiorenza, et za haveano comenzato a vender dil suo, sì che Fiorentini al presente non feceno quelli preparamenti a Franzesi nel ritorno che fece quando veneno, zoè scritto sopra le caxe bolletini: questa caxa sarà per mons. tal etc. Et in questi zorni li acopiatori nominati nel secondo libro, che Fiorentini haveano creati per uno anno a dover dar gli ufficii loro, erano solum 19, perchè uno refudò per avanti. Or questi, vedendo el populo non li piaceva l'autorità sua, refutono quelli, et messe tal libertà haveano nel consejo a crear la Signoria, et d'indi si farà per consejo la Signoria de Fiorenza per sorte et ballote, et non si saprà più chi deve esser; et quelli primi fonno creati, più avanti sarà scritto. El qual consejo de Fiorentini fonno zerca 2400, et per non haver sala vi capissa tanta quantità, hanno decreto de partir questi in tre volte, zoè 800 per volta, i quali stagano mexi 6, et poi succieda li altri, ita che in mesi 18 tutti fonno stati dil consejo de Fiorenza.

Monsignor di Arzenton era stato qui ambassador dil Roy, partito de Bologna andò a Fiorenza, dove stette fino a dì 13 de questo, et poi se partì et andò a trovar el Re a Siena. Al qual, dopoi le debite reverentie, et riferito la soa legatione et molte cosse de Venetiani, consultato col Re li disse: Christianissimo Re, io vi dirò, la mia opinione saria che Vostra Majestà facesse cussì. Io son stato a Venetia, ho visto grande potentia, e sopra tutto assà danari, e tutti paga volentiera le sue angarie, ch'è cossa incredibile. Cognosco ancora Venetiani mal volentiera vien a la guerra con toa Majestà, per esser homeni pacifici, pur non ti vorebeno più vicino; fanno grande exercito, et hanno grande armata, et continue quella ingrossa, et non è dubio, havendo Venetiani con toa Majestà, haverai quello vorrai in Italia, et con le bone si otien da loro el tutto. El parer mio saria che tu mandassi 4 ambassadori a Venetia, a dirli come tu vuol venir a Venetia a veder la terra, et visitar la Signoria et el Doxe to carissimo amigo. Venetiani, che amano la paxe, son certo saranno contentissimi, e ti faria più honor che mai fece a niun Imperator che vi venisse, et spenderia più di ducati 20 milia in honorarti, perchè è terra honora molto forestieri, maxime la toa Majestà, et de guerra più non se parlerà in quella terra. Ti veramente andarà con che zente ti parerà a Venetia, et el resto avierai a la volta di Pontremolo per andar in Aste. Si Venetiani non volesse che le passasse, tu porà dir che tu vuol conzar le cosse a Venetia, et saranno contenti; unde, stato alquanti zorni, porai tornar in Aste, et poi far et seguir el pensier de toa Majestà; et cussì haverai indubitata vittoria. Unde, facendo el contrario, bisognerà menar le man, et de chi sarà la vittoria è dubio: uno ti dico, che Venetiani fa grande exercito. Ma el Re et altri consultori non li parse de far questo, et intravene la rota et vergogna soa al Taro. El Re essendo a Siena mandò a dir a quelli di Ascole, terra subposta a la Chiesia, li dovesse dar 9000 ducati erano debitori al re Alphonso, come a quella persona che era successo nel Regno di Napoli. Quello seguite non so.

Domente queste cosse el Re de Franza et Fiorentini fanno, el Duca de Orliens, havendo la via al suo piacer di venir di Aste a Novara, et fatto uno ponte su Tesin, passato Po a Verzei, terra dil duca de Savoia mia X da Novara, partito de Aste con 3000 cavalli et 4000 pedoni, et a dì 13 Zugno intrò in Novara, dove se ritrovava in tutto con lui zerca X milia persone tra Franzesi et homeni paesani di esso Duca di Orliens, et ancora la rocca si teniva per el Duca de Milan, dove era intrato Filippin dal Fiesco capetanio dil castello de Milan con alcuni provisionadi per il soccorso da driedo, come ho scritto di sopra, tamen non vi era molte artiglierie nè vituarie. Unde Franzesi le dete termene uno zorno a renderse, altramente più non li vorebbe li custodi a pati, ma li dariano la battaglia, benchè non avesseno bombarde. Ma quelli di la rocca, sapendo certo la volontà dil Duca de Milan esser di venir in persona a darli soccorso con assà zente, fonno a parlamento con Franzesi, che li dovesseno dar termene do zorni, et si non li veniva soccorso promettevano renderse, et cussì fermono tal acordo. Et subito expediteno lettere al Duca de Milan a notificarli quello haveano fatto, et el Duca dete fama di voler assoldar X milia provisionadi, et scrisse al signor Galeazo di San Severino suo capetanio, el qual era col campo tirato di verso Aste venne a Vegevene, mia 14 lontan di Novara, era homeni d'arme 700, fanti 6000 et altre zente paesane, che dovesse andar a soccorer Novara, zoè la rocca. Ma parse al ditto sig. Galeazo de non metter l'exercito suo in pericolo, rescrivendo al Duca era meglio perder la rocca che l'exercito, et che, si ben andasse, nulla potrebbe far, per esser Franzesi assà numero, cavalli 3000 et pedoni 5000, et haviano bona parte dil populo da loro, mediante quel Opizin Cazabianco, richissimo citadino de Novara, con la parte Gelfa. Et inteso questa nova de l'intrar dil Duca di Orliens in Novara et successo, a dì 16 ditto, in questa terra nostri fonno molto di malavoia, pensandosi quello havesse a seguir, che in recuperarla poi bisogneria gran spexa, come fu.

Oltra di questo el Duca de Milan dubitava molto de Zenoa, che non se accordasse col Re de Franza, et mandò danari per far alcuni fanti lì a Zenoa al suo commissario Coradolo Stanga, et Agustin Adorno governador di Zenoa era molto fidelissimo a esso Duca, et Zuan Adorno suo fratello, capetanio di le fanterie, era solicito in ogni cossa et poner custodia a li passi de quella riviera. Et in questi zorni fo divolgato Baptistin de Campofregoso, olim doxe di Zenoa, el qual è di primi di la parte contraria Adorna, che adhuc domina, questo steva in Franza, or venne con zente, et intrò in Monaco, ch'è uno castello di Alberto Grimaldo sul Zenoese, et quello dominio agiustò per nome dil Re de Franza. Ancora Zenoesi dubitavano dil Cardinal de Zenoa, olim doxe et arzivescovo, et di Obieto dal Fiesco prothonotario, i quali cercavano de tramar nove cosse, et seguivano el Re de Franza. Et per remover li sospetti parse al governador, con aiuto dil Duca de Milan, de mandar pro nunc fuora de Zenoa molti cittadini numero 600, di varie caxe di la parte di Campofregoso, tra i qual fu Zuan Doria, che venne ad habitar a Venetia, et alcuni altri i quali fortasse qui più avanti saranno nominati. Et scrisse el governador preditto una lettera a la Signoria nostra, data a dì 19, come era lui con el resto de quella comunità deliberati de star sotto la fede de Milan, et non si acordar col re de Franza, et che ivi erano 6 nave armate et X galie, et che havia el suo capetanio in ordene, chiamato Bricio Justiniano, homo veterano et in mar et cosse marittime assà exercitato, et che ditta armada era in porto in ordene, che a uno segno saria in mar per andar dove piacerà a la Signoria nostra, et che li patroni di le galie erano Zenoesi, tutti cai de parte. La qual armada de galie 9 et do nave uscite poi et andò a la Spezia, come dirò di sotto.

In questo mezo per lettere di Hieronimo Lion kav. orator nostro a Milan se intese, le qual lettere venne prestissimo perchè le poste era duplicate, hor el Duca non faceva quelle debite provisione se conveniva a la recuperation de Novara, sì perchè el non havea danari, quam perchè el populo de Milan li era inimicissimo, et non usciva di castello imo de la rocheta, nè ossava andar per la terra, per dubito dil populo. Et a questo se puol conoscer l'odio Milanesi li portava, che a tanta cossa quanto è haver Franzesi mia 25 lontan in Novara, lori medemi tutti unanimi dovevano andar col so Signor a ricuperar quella terra, ma non solum (non) si mosseno nè se offerse, imo volendo el Duca assoldar provisionadi, non catava; per la qual cossa stava molto sospeso, et havia gran paura, perchè el populo usava di stranie parole contra di lui. Et per haver danari fece disfar alcune medaie d'oro havia, et arzenti lavoradi, et fece bater in questi zorni ducati 150 milia d'oro con la sua testa suso, et 50 milia de moneda, et nel suo campo, che diceva era persone X milia, chiaro se comprese non vi esser ditta quantità, imo assà manco. Or concludendo, el Duca scrisse a suo fratello cardinal Ascanio dovesse andar a Milan, perchè quodammodo non sapeva che farse, et per alegrar el populo et quello farsi benivolo, levò el quintello a Milan et per tutto el suo dominio, che era una angaria havia per avanti in tempo del Duca defonto posta, zoè de pagar el quinto più ai dacii; la qual cossa fo principiata de usar al tempo dil duca Francesco; et cussì al presente la levò, eccetto quella di le mercadantie, zoè el quintello. Ancora levò l'addition dil sal, che era soldi 30 di più per ducato, la qual lui la instituì ne l'anno 1490. Oltra di questo strazò et anichilò tutte le condanne di Cremona et Cremonese, et revocò li exuli di quella terra, a ciò li fusseno fedeli, contra el Re de Franza si aproximava in quelle parte. Et el Duca aspettava con desiderio li Stratioti nostri, guidadi et governadi per Bernardo Contarini, el qual a dì 16 era partito di campo sora Oio per venir verso Milan, et benchè Stratioti volesseno la soa paga avanti cavalcasse, tamen con destrezza li condusse fino a Crema; et pur Stratioti non volse andar di longo, et convenne ivi darli la sua paga, et li levono garbuio, dicendo non volevano andar in paesi alieni, se non haveano uno ducato di più di la soa paga al mexe per uno. Et fo necessario di questo ad visar la Signoria, et però dimoravano tanto ad andar. Or, concludendo, el Duca a l'ambassador nostro dimostrava che se la Signoria nostra non li deva aiuto, non sapeva che farse, dubitando non l'intravenisse a lui come a re Alphonso, et rechiedeva aiuto et consejo, et che li fusse mandato qualche patricio, a ciò el populo havesse cagion di star quieto, vedendo la Signoria voleva aiutarlo. Et zonte tal nove a Venetia, chiamato el consejo di Pregadi, a dì 17 Zugno, deliberorono di far ogni cossa in suo favor, benchè poi rendesse mal merito, et licet vi fusse ivi uno ambassador, pur per confortarlo elexeno, con pene grandissime, do patricii di primi senatori, Luca Zen et Andrea Venier, i quali erano stati consiglieri, con condition la mattina dovesseno risponder si volea andarvi o vero sottozazer (sottogiacere) a le pene; et accettando si debino partir in termene de tre zorni. Ma questi do patricii, la matina che fo el zorno dil Corpo de Christo, nel qual dì et a Venezia et per tutta Christianità si fa solenne processione, andati in Collegio renonciò tal legatione; el Zeno per esser in uno officio chiamato al luogo di procuratori sopra le cosse di Sopragastaldi, et non poteva esser astreto; et el Venier si excusò per non esser molto sano. Et in questo zorno fo chiamato Pregadi, che di raro, sive numquam, el dì dil Corpo de Christo se fa Pregadi, et fo balotado la sua excusatione et preso di accettarla: tamen tutta la terra mormorono, che a tanto bisogno non fusse andati a servir la Republica. Et fo creato in loro loco do altri patricii integerrimi, Marco Zorzi era Savio a Terraferma et Benedetto Sanudo fo provedador al Sal. Questi, considerando el ben publico et che per la patria cadauna fatica era minima, libenti animo, eodem instanti andono a la Signoria et accettono libentissime, dicendo erano pronti et presti a doverse partir quando quella li comandava. Et poi venne di Milano tal nova, che parve al Collegio di non mandarli, et cussì non andono: tamen da loro non mancò di andarvi.

Or in questi do Pregadi fo fatto molte provisione, maxime a trovar danari. Et a dì 17 fo preso parte che quelli voleva metter arzenti in zeca per far monede, fusseno fatti creditori de li lavoradi a ducati 6 la marca et in peza ducati 6 et ¼; l'oro veramente a ducati 76 la marca: sì che veniva haver di dono quelli metteva, a rason di ducati 12 per 100; et quelli mettevano in termene de zorni XV habi un certo don, oltra la utilità, et li obligavano el deposito dil sal ogni mexe ducati 8000; i quali li provedadori portano a li Camerlenghi, nè de quelli puol far alcuna cossa, sotto grandissime pene limitade per el Consejo di X, comenzando el deposito in Novembrio proximo et successive; oltra de questo, li obligano le XXX et 40 per cento se scuode a li Governadori di le intrade. Item si possino scontar in decime si meterano per zornada; tamen questa provisione a dì 24 ditto poi fo sospesa, et non seguite, perchè trovono altra miglior via de trovar danari presto. Et in questo zorno essendo Pregadi suso, venne lettere de Milan notificava come el Duca de Orliens era in Novara con zerca persone 8 in 10 milia, tamen non voleva uscir di la terra nè venir a la campagna a l'impeto dil campo duchesco. Pur Franzesi scorsizavano fino a presso a Vegevene, dove era ditto campo, et a Mortara, castello mia 8 da Vegevene, fece molte corarie. Et a dì 18, pur essendo Pregadi suso, zonse altre lettere di 17, narano che a dì 16 hore 19 haveano a Milan lettere dil campo, come essendo venuto 150 cavalli de Franzesi per danizar verso Vegevene, el signor Nicolò di Corezo soldato et consier del duca de Milan li era andato con alcuni dei soi soldati contra, dei qual ne havea amazato 60, li altri fugati, parte feriti, ritornono in Novara. Questa nova molto piacque a nostri, perchè Franzesi comenzasse a sentir le arme de Italiani, desiderando che come Stratioti zonzerebbeno ivi, fariano dir di loro, come con effetto fue. Et el signor Galeazo de San Severino capetanio del campo mandò a dir al Duca de Orliens venisse a la campagna et non stesse come stava in Novara serato. Et esso Duca non vi volse venir, atendendo a far repari a quella città. Et poi a dì 19 venne lettere di 17 di l'ambassador nostro a Milan, scritte a hore 24, come el populo de Milan era alquanto acquietato per el venir de li Stratioti, et el Duca ancora; tamen non usciva dil castello; et che alcuni principali di quella terra erano andati in rocca a parlar al Duca, dicendo Soa Excelentia non si desse fastidio, che per niente non erano disposti de veder non che tener dal Re de Franza nè dal Duca di Orliens, ma morir sotto la caxa sforzesca; et che per queste parole el Duca se era alquanto consolato, aspettando li Stratioti, li qual dovevano zonzer a dì 19; et poi lui in persona voleva andar in campo con grandissima zente. Et intendendo non volevano Stratioti partirse di Crema se non haveano uno ducato per uno di più al mexe, come ho scritto de sopra, el Duca li mandò a prometter lui quel ducato; et più che li voleva dar la soa usanza di uno ducato per ogni testa de Franzesi portavano in campo. Et li mandò contra uno suo secretario comissario, per farli dar alozamenti per camino, et farli far bona compagnia. Item come era zonto a li soi confini 600 Sguizari li mandava el Re de Romani, tamen a suo soldo; et el Duca confortava molto la Signoria a far passar el suo exercito in Parmesana, dove havia za mandato el Conte de Chaiazo con alcuni altri condutieri et fanti a custodia de Pontremolo; et fece far uno ponte sopra Po tra Cremona et Parma sopra burchi numero 33, a ciò comodamente le nostre zente passasse, come dirò di sotto. Ben mandò a pregar la Signoria per el so ambassador, che le zente nostre nel passar facesse manco danno potesse, per caxon di non commover li populi a qualche novità; et etiam mandò comissario lì in Parmesana Francesco Bernardin Visconte, che fo qui oratore, et nominato di sopra.

Et da Zenoa si have lettere dal governador Agustin Adorno, che nostri non dubitasse di la fede di Zenoesi, et che le pratiche dil Re de Franza non havia sortito effetto, per le bone provisione lui havia fatte; et che lo casteletto era in man dil Duca de Milan, et messovi fanti in custodia, et che nel suo consejo haviano deliberato non partirse di la liga; et che, parendo a la Signoria, le nave 6 et X galie armate et in ordene uscirebbe per andar a trovar l'armada franzese al porto de Livorne, et che volevano mandar do nave carge d'artiglierie et munitione a Scio dubitando de Turchi, perchè minazava de andar con l'armada a soi danni, et che quelli de Scio haveano mandato uno ambassador al signor Turco, et però pregavano la Signoria se volesse interponer a far Turchi non desse fastidio a ditta isola de Scio. Et cussì, a dì 19 ditto, nel Conseio de Pregadi fo decreto et scritto al secretario nostro a Constantinopoli che andar dovesse a la presentia dil Signor, et pregarlo non vogli dar impazo a Zenoesi per le cosse occorrevano in Italia, perchè, non dagando fastidio, Zenoesi sarebbe con nui contra el Re de Franza, el qual se non se gli opponeva, voleva dominar tutta Italia et poi andar contra Soa Signoria. Et non andando a Scio, Zenoesi non darà el passo al Re, el qual se lui l'havesse saria molto contrario a la quiete et paxe de Italia. Et fo expedito subito el gripo a Corphù.

A Bologna in questo tempo vi venne uno araldo di mons. di Bressa a dimandar al magnifico Johanne Bentivoi et quella comunità passo di dover passar con le soe zente. Unde Bolognesi li risposeno non volevano Franzesi su el suo, per non patir più danni, come al principio di questa impresa haveano patito per el campo dil Re alozato ivi vicino; et che era assà altre vie da passar. Demum vi venne uno secretario dil Re, pur a dimandar passo et vittuarie, promettendo, a ciò non havesse alcun dubio di haver danno, di mandarli ostasi in Bologna. Et fatto conseio per farli risposta, dove volseno Bolognesi vi entrasse Antonio Vincivera nostro secretario; et scrisse esso magnifico Johanne a la Signoria quello dovea risponder. Et per nostri li fo rescritto non dovesse per niente darli nè passo nè vittuarie; et cussì era l'opinione dil Duca de Milan; et che dovesseno licentiar ditto secretario. Unde Bolognesi cussì feceno; et dimandò a la Signoria per loro difensione 1000 cavalli, i qual non venisse sul Bolognese ma stasse a quelli confini. Et fo (scritto) pro nunc a le zente erano in Romagna, dovesseno star preparate per questo; et ancora a loro compiacentia scritto a Piero Duodo, provedador di Stratioti alozati vicino a Bologna, non dovesse lassar far niun danno a Stratioti a quel paese.

A Ferrara el Duca pur mostrava cativo animo, et el Vicedomino nostro non era ben visto, imo per Ferrara et tutto el Ferrarese cridavano: Franza! Franza! Et in questi zorni ritornò Antonio di Contestabeli kav., era stato orator di esso Duca al Re de Franza, et partito molto contento da Soa Majestà; et se divolgava per Ferrara el Signor esser in grande amicitia con el Re. El qual signor et duca Hercules havendo za ditto per niuna cossa più se voleva armar, al presente, nescio qua de causa, fece far nette et imbrunir le soe arme; i qual signali era de volerse armar. Et don Alphonso suo fiul tandem era partito de Ferrara con 60 cavalli, et andato a Milan dal cugnato, tamen el padre lo serviva de alcuni homeni d'arme soi, a ciò havesse la so conduta.

A Perosa el Pontifice era volonteroso de ritornar a Roma, et cussì tutti li Cardinali; tamen l'ambassador nostro persuadeva, nomine Senatus, Soa Santità non havesse sì gran pressa, et vedesse prima qual via tegnerà el Re. Se ritrovava lì in Perosa el cardinal Sancto Dyonise, et uno altro episcopo, come ho scritto di sopra, havendo fatto la excusatione dil Re di non esser sta suo voler fusse messo a sacco niun loco dil Pontifice o vero di la Chiesia, et che Soa Beatitudine ritornasse con la Corte a Roma, et non haver alcuna paura di lui, perchè 'l voleva esser fiul di Santa Chiesia et render le terre lui teniva di la Chiesia per soa securtà; et dette li contrasegni a ciò fusse mandato a tuorle nel pristino dominio, uno per nome dil Papa. Oltra di questo el sig. Prospero Colonna scrisse una lettera al Pontifice che dovesse ritornar a Roma, che li prometteva non seguiria più danno alcuno, et che Roma pareva deserta non vi essendo la Corte. Unde più el Pontifice se inanimava, et terminò al tutto, passato el zorno dil Corpo de Christo, partirse; tamen, a requisitione di la Signoria nostra stete tre ziorni più lì in Perosa, dove le parte erano su le arme, zoè li fora ussiti Odi con li Bajoni erano dentro; nè el Pontifice potè conzar quelle cosse. El camino voleva far el Pontifice in ritornar a Roma era andar a Foligno, Spoleti, et per zornata si governeria; ma una volta voleva partir di Perosa. Et a dì 16 dil presente mexe di Zugno, a hore 22, intrò in Perosa el sig. Zuane di Pesaro con madonna Lucretia soa moglie fia dil Pontifice con zerca 100 cavalli. Li andò contra li oratori et la fameia dil Papa, et ne l'intrar esso Pontifice era a la fenestra, et li dete la benedition, et poi stete ivi 4 zorni, et ritornò a Pesaro. Et havendo nostri mandato a dimandar al Pontifice la zente havia sì di la Signoria quam de Milan, a ciò venisseno in Parmesana a ingrossar el campo, perchè Soa Santità non havia più bisogno; et, exposto questo, el Pontefice volse tre zorni de rispetto per veder come andava le cosse dil Re. Et inteso in questo mezo la nova dil perder de Novara, di la qual cossa con reverendissimi Cardinali have gran dolor, et fo contento ditte zente ritornasse, come per lettere di l'orator di 16, zonte a dì 19, se intese; et non solum quelli cavalli lezieri havia mandà, etiam el Signor de Pesaro suo zenero fo contento vi venisse, sì come era ubligato per il stipendio havia, ma non venne: ben mandò el sig. Galeazo suo fratello con la soa conduta, qual di sotto scriverò, in campo a Novara. Tamen el Papa volse tenir 500 provisionadi nostri a presso de sì; et li cavalli lezieri, zerca 1000 in tutto, in quel medemo zorno a dì 16 si aviono a la volta de Parmesana, facendo la volta de Romagna, perchè el Re era in Toscana. Et è da saper che 'l cardinal Ascanio vicecanzelier, fratello dil Duca de Milan, havendo habuto lettere di venir a Milan, dimandò licentia de portarsi da Perosa al Papa insieme col cardinal de San Severino per el bisogno occoreva a Milan, sì per confortar quelli populi quam per operarsi; ma el Pontifice non volse che lo abandonasse, adeo convenne..., ma poi sopravenne lettere ivi de Milan, che non bisognava, et che restasse col Pontifice et cussì fece. Et el Papa disse a l'orator nostro, che la Signoria attendesse pur a esser gaiarda contra el Re, che lui anderia dove a quella piaceva, o in Ancona, o altrove; ma dubitava a hora di promover questo, perchè li Cardinali tutti volevano ritornar a Roma, maxime non havendo paura dil Re el qual andava a Pisa; et era contento Soa Santità al bisogno etiam lui aiutar la liga con le censure, et altre cosse necessarie. Conclusive dil Papa non si temeva alcuna cossa, et era fermo in opinione.