A dì 15 Zugno venne uno corrier di Spagna con lettere di 20 Mazo, el qual corrier era stato 7 zorni in Barzelona ad aspettar passazo; per le qual se intese el Re et Raina in quel zorno esser partiti con la corte di Madril, et venuti a Burgos terra vicina a Navara, dove aspettava oratori dil Re de Romani venivano per contrazer parentado, come se divulgava, di la fia di esso Re de Romani in el Principe primogenito dil Re, et etiam l'archiduca Filippo di Bergogna in la principessa donna Johanna relita dil fio dil Re di Portogallo; le qual noze è assà zorni se divolgava: quello seguirà sarà scritto di sotto. Item come si faceva gran preparamenti di zente mandate a la volta di Perpignano per romper al Re de Franza, et che la Raina de Franza et Duca di Borbon governava el Reame de Franza, inteso che ebbeno di la liga, et che in Spagna si facea zente, havea mandato alcune lanze a quelli confini per custodia di suoi luogi; ma el Re et Raina de Spagna al tutto volevano romper, come disse el so ambassador in Collegio haver lettere da tre parte: prima che havia ordinato l'armada de Byscaia se dovesse redur insieme tutti quelli navilii, et se metesse in ordene perchè voleva mandar in Bertagna a danizar a quelli passi: tamen per lettere di Londra se intese ivi in Bertagna el Re de Franza faceva far grande armata, et armavano ogni legno a la suma de più de 100 vele. Item che el Re de Spagna preditto havia fatto far comandamento a le zente de l'Andalusia, zoè Yspania ulterior et dil Regno de Aragona et de Valenza, che dovesseno adunarse a uno, perchè da quella banda dil Mar Mediteraneo voleva etiam dar adosso Franzesi verso Linguadoca, et che la sua persona con la Raina era venuto a Burgos principal terra de Castiglia per esser più vicino a Fontarabia, per romper a Baiona terra de Franza nel mar Oceano, sì che da tre bande voleva romper, oltra l'armata sua era in Cicilia in ajuto di re Ferandino. Et se divulgava voleva mandar el Duca di Alve capetanio di gianiseri (gendarmi) con zente in Cicilia, et il Re scrisse al capetanio che dovesse far quello la Signoria nostra et el so ambassador era qui li ordenava. Et nostri credevano che ad ogni momento la Spagna dovesse romper, et però erano inanimati molto; ma mai rompete, come dirò di sotto.
El zorno avanti, che fo a dì 14 Zugno, venne in questa terra domino Christoforo Crispo Serovestaner orator dil Re de Romani, el qual havia assà benefici in terra thodesca senza cura, et ha la expectativa dil Vescovado di Trento dal Re, dopoi la morte di questo Vescovo, dove il temporal et spiritual.... Or questo za do anni era stato in studio a Padoa, et venne per la via de Trento a Roverè, poi a Verona, Vicenza et Padoa; et ivi se ritrovò a tempo dil Santo, zoè di Santo Antonio a dì 13 Zugno, dove si fa solenne processione e fiera bellissima. Et li fo mandato contra alcuni patrici. Et questo ambassador venne per star in questa terra con zerca 12 persone, alozò a San Bortholomio in caxa di Piero Pender mercadante tedesco pur a spexe di la Signoria; poi fu messo habitar a la Zueca, demum a Santa Maria Zubenigo in ca Pasqualin.
El zorno da poi che 'l zonse, a dì 15, el zorno de San Vido, essendo consuetudine dal 1310 in qua per una liberatione have in tal zorno la Republica da uno Baiamonte Tiepolo si voleva far signor di questa terra, et fo discoverto; per questo ogni anno el Prencipe cum la Signoria et alcuni patricii invidati vien da San Marco per terra fino a la sua Chiesia, la qual per esser situada di là dil Canal grando si fa uno ponte sopra galie grosse vecchie sono in l'arsenal, et ivi alde messa, poi ritorna con li piati et fa pasto a quelli lo compagnano et oratori, et va con le cerimonie ducal. Or ditto orator fo invidato, et cussì vi venne l'orator dil Papa, lui, di Spagna, Napoli, Milan et Mantoa, e domino Truiano di Hongaria. Et a dì 16 poi have audientia, et expose la soa imbassada, et come era sta mandato da la Cesarea Majestà dil Re Maximiliano suo, per confirmation di la amicitia havia con questa Illustrissima Signoria, notificando la sua venuta, sarebbe presto compita la dieta.
Et a dì 16 zonse lettere de li nostri ambassadori a esso Re di Romani, de 6 del presente mexe, narra come lì a Vormes si seguiva pur la dieta, et che li elettori de l'imperio non lo consigliava a dover venir questo anno in Italia a coronarse, et che el Re attendeva andar a caze et piaceri, et che erano zonti do ambassadori dil Re de Scocia, i quali venivano da la Majestà dil Re, poi in Italia dal Re de Franza, i quali ex parte regis sui pregò esso re Maximilian non venisse in Italia a dar danno nè fastidio al Re de Franza molto amico di loro Re, offerendosi etc. Item come erano ditti nostri oratori stati a visitation de li elettori de l'imperio, et narratoli l'operation dil Re de Franza, et che Italia haveva bisogno di esser subvenuta, però dovevano exhortar el Re a venir a coronarse. Et questi li risposeno non haver saputo da niuno, nè inteso dal Papa el bisogno de Italia, che saria bon proveder. Ancora el Re preditto disse a nostri oratori che 'l Duca de Milan li restava a dar ducati 80 milia, per resto di la sua dota, et che lui non havea danari, et che esso Duca de Milan li havia promesso di dar ducati 100 milia venendo in Italia, sì che saria bon che la Signoria nostra li mandasse altri 100 milia ducati, perchè lui vegniria di qua con 5000 cavalli et X milia pedoni, et li ambassadori li disse come di questo scriveria a la Signoria. Item come li haveano dimandà una patente di poter far et assoldar 2000 Sguizari a soldo nostro, et che el Re li havia risposo non vi era più Sguizari, sì perchè el Re de Franza ne havea molti con lui, quam per quelli che lui mandava a Milan, havendoli richiesti el Duca.
Qui saranno notati li Franzesi di conditione che restono in Reame.
A ciò el tutto se intenda, volendo ritornar el Re de Franza, da poi acquistato el Reame, verso Franza, o vero verso Milan, come ho scritto di sopra, lasciò questi Franzesi di conditione, ai quali dette grandissima autorità nel Regno: mons. di Belcher marescalco dil Regno; mons. di Mompensier vicerè in Napoli; mons. de Obegnì governador in Calavria; mons. di Persì locotenente in Calavria; mons. di la Spara vicerè in Puja; a Taranto governador d. Juliano, el qual el Duca lo fece Duca di Santo Anzolo in Calavria; in Manferdonia Gabriel de Monfalcon; a l'Aquila, Bale de Vitrì con 50 lanze. In tutto rimase in Reame cavalli franzesi.... et pedoni, computò Sguizari,... Item in Hostia rimase capetanio M.... de Guerra, et in Reame suo fratello Gratian de Guerra. In Pisa veramente, al governo dil qual era Serzana, Serzanello, Pierasanta et Livorne, uno chiamato mons. Dandragesi (d'Entragues).
Come el Re de Franza de ritorno intrò in Siena.
El Re de Franza pacifice et cum grande honor intrò in Siena a dì 13 Zugno, de Zuoba, dove deliberò de star fino passato el zorno dil corpo de Christo, ch'è a dì 18 di questo, sì per consultar meglio tra quelli dil suo consejo i soi progressi et camino havesse a far, quam per metter sesto et ordene, come diceva, a quella republica senese. Poi voleva venir a Fiorenza, però che da Siena è distante solum mia 30. Et è da saper che, come fo intrato in Siena et visto su la piaza zerca 1200 fanti ch'erano a guarda di la piaza, el Re ordinò fusseno spogliati, toltoli le arme, et scazoli fuora di la terra in camisa, dicendo non bisognava a Senesi questa spesa. Et el populo levato in arme, el Re fece retenir, come fo divulgato, zerca 50 de primi zentilhomeni de Siena, et tolse el dominio de man di la Signoria che tunc governava, et stavano juxta el solito nel palazzo di Signori. Et a ciò el populo non li fusse contrario, non volendo tuor el Dominio in sì, quello messe in le man dil populo, che governasseno quel stado come a loro pareva, et el populo voleva el Re fusse loro Signor. Et el Re, per non innovar altro in Italia, havendo da far assà, non volse; ma ben lassò 500 cavalli a custodia di quella terra, et partito che 'l fo, liberati li retenti, el stado et dominio de Siena ritornò come prima, pur in varie parte, che avanti era assà pacifico stado; come tutto dirò di sotto.
Questo Re havia con lui oratori 9 de Fiorentini, li nomi di quali ho scritto di sopra, et pur dimostrava voler intrar et venir in Fiorenza, non se curando de observar li capitoli. Et questo voler andar a Fiorenza parse molto di novo a Venetiani, et che prima el Re divulgava de andar a Pisa, poi a Zenoa, dove si dubitava havesse intelligentia; ma, andando come amico a Fiorenza, segno sarebbe stato che saria sta d'accordo con Fiorentini, et essendo d'accordo con ditti Fiorentini, ex consequenti conveniva renderli Pisa, et esser in inimicitia...[132] per la via era venuto, dove in Parmesana si adunava l'exercito di la Signoria nostra, et vi era etiam qualche zente dil Duca de Milan; ma quello di la Signoria era molto grossissimo, come dirò di sotto, et el doppio di zente di quello havia esso Re, sì de zente d'arme, fanti, stratioti, elemani, schiopetieri, provisionadi, zente di Bergamo, Brexa, Verona et Vicenza, adeo più de 30 milia persone sarà in ditto campo, bastanti a esser vittoriosi non che a resister che non passino nè vadino a danni dil Duca de Milan, benchè Franzesi siano zente molto destra, et assueta nel mestier di le arme; et non fanno presoni, come se fa in Italia, ma tutti mandano per il fil di la spada; et tanto più prenderanno forza, quanto combatteranno per uscir de Italia et ritornar ne le patrie loro, dove erano da le so zente aspettati.
Ma Fiorentini, come etiam qualcossa di sopra ho scritto, fece molte provisione: prima de adunar zente dil contado in la terra, et con arme stesseno in le caxe preparati, adeo a uno bisogno saria stati armati da 20 milia persone in suso; fece metter travi per le strade, per poter sbarar, molto grossi; le finestre di le caxe suspecte fonno fatte murar, et assà altre provisione fo divulgato; detteno taia a Piero de Medici, ducati X milia vivo et 5000 morto, et tutto il suo, salvo la dote di la moglie, messeno nel Comune, sotto però scusa de voler vender et pagar sì la Republica di quello Medici li havia tolto, quam altri creditori di esso Piero e fradelli che volevano esser satisfacti; et el palazo de ditto Piero, bellissimo, messeno a l'incanto per venderlo, ma non trovono se non ducati 6000, el qual val più de ducati.... Ancora mandono oratori novi al Re, tra i qual vi andò Hieronimo de Ferrara predicava ivi, nominato di sopra, et in gratia dil Re, et molto so amico, et per lui et in suo favor publice predicava. Et Fiorentini mandono a dir al Re di le provisione haveano fatte, et che 'l populo era su le arme, et si pareva a Soa Majestà di voler intrar, che vi intrasse, senza però danno di la Republica; ma che haveano fatto consejo, et che tutti erano de opinione Soa Majestà li observasse li capitoli jurati sul Corpo de Christo, zoè renderli Pisa, Serzana, Serzanello, Pierasanta et Livorne, essendo christianissimo, li volesse far render a Senesi Monte Pulzano; ma la risposta dil Re non se intese. Ma è da saper che 'l Re, avanti intrasse in Siena, a Motrone loco de Fiorentini, et ivi fo onorato assà, et era ritornati in Fiorenza do ambassadori dil numero di nove, zoè Lorenzo Morelli et Lorenzin di populani, olim de Medici; li altri sette rimaseno col Re, benchè poi tutti si partino da lui. Et benchè questi ambassadori andasse inanzi e indrio, non restono Fiorentini de far di molte provisione; fece redur le sue zente d'arme erano a la campagna contra Pisani zerca cavalli 3500, in Fiorenza, zoè el Duca de Urbin, el qual intrò con grande honor con le sue zente, et alozò nel palazzo di Julian Gondi, et Francesco Secco, conte Ranuzo di Marzano, Hercules Bentivoj et altri condutieri.