Come el Duca de Orliens tolse Novara al Duca de Milan.
Domente queste cosse se fanno, Franzesi i quali per ogni via cercano de venzer, sono homeni astuti et atti a la guerra, unde havendo fatto occulti patti con Opizin Cazabianco primario cittadin de Novara, terra dil Duca de Milan, mia 25 da Milan et 50 da Aste et X da Verzei, el sito et conditione di la terra scriverò di sotto, de dar la terra al Duca di Orliens; questo, per l'odio grandissimo havia al Duca de Milan, però che, ut dicitur, li era imposto ditto Opizin havia fatto amazar uno, et li era voluto manzar ducati 14 milia, etiam per esser da la parte Gelpha et havia gran parte et seguazi in Novara; el qual Opizin era zenero di uno di Visconti. Or a dì X Zugno a l'alba, Franzesi venuti secretamente per alcune vie de sora, passato Po et Tesin, habuto el passo da la Duchessa de Savoia, introno in Novara per la porta di S. Stefano cavalli 250, poco da poi ne subgiunse altrettanti, ita che fonno 500, et preseno el dominio di la terra per esso Duca di Orliens, el qual ancora non era intrato, ma era in Aste. El castellano dil castello vedendo questi Franzesi, pur deliberò de tenirse. Et inteso questa nova a Milan, che mai dubitava perchè era straman, et però non li havia posto custodia, in quella matina medema per esser così propinqua, dolendosi molto, subito expedite Filipin dal Fiesco con 40 provisionadi, et lo mandò in la rocca, et a hore X intese questa perdeda, et mandò etiam statim a notificar a l'orator nostro, el qual spazò lettere a la Signoria, et zonse a dì 12 a mezozorno qui. Ancora esso Duca scrisse al signor Galeazo di S. Severino, che era col campo fra Vegevene e Biagrasso di là da Tesin et lontano di Novara, che li dovesse andar o mandar zente a socorerla, et fece in Milan provisionadi in quel zorno, et comenzò a spender danari, et divolgava voleva far 6000 provisionadi, et con uno grandissimo forzo andar in persona a Novara et receverla. Et in una notte venne tre corrieri de Milan a Venetia, tamen le provisione fo sì tarde, et non andò nè el signor Galeazo nè esso Duca, adeo che 'l Duca di Orliens con assà zente intrò dentro, et non fo possibile ad haverla, et si convenne mandar tutte le... zente di persone a presso 30 milia, come lezendo se intenderà di sotto. Ma Franzesi comenzò a fortificarse, et fece uno ponte sora burchiele per passar le fiumare bisognava da andar et venir in Aste, et messe custodia a li passi, sì che 'l Duca de Milan fo ferito dove mai el si credeva, et era comissario dil Duca intrato el zorno avanti Francesco Goro. Questa città de Novara, secondo si leze, fo edificata da Geodone et da Elicio su un certo monte non molto discosto dal fiume Tesin, et da lui quel monte fo chiamato poi Elicio, et poi Novara quasi Nova ara, zoè altare, perchè ussendo quivi Elicio con Venere sua madre, feceno un altar et offeritene gli sacrificii a li Dei; poi la cresceteno Franzesi, Insubri, come scrive Ptolomeo et Plinio, et era quasi una villa; ma per la bontà dil paese sin... quasi inhabitato, perchè son monti et valle. Di questa città fo episcopo Santo Gaudentio, etiam in tempo di Clemente papa quinto vi fu Dulcino heresiarca, heretico crudelissimo; et conclusive questa terra è antiquissima, grande et di poca fortezza, licet el castello sia fortissimo; et di questa città ancora più avanti qual cossa particularmente, a Dio piacendo, scriveremo.
Oltra di questo perder di Novara, ancora Franzesi havia un'altra pratica a la man, de entrar in la rocca de Alexandria di la Paia, però che retrovandose in ditta rocca alcuni Franzesi presoni, et el campo de Milan de lì vicino si levò per venir a soccorrer et rehaver Novara, la notte venne alcuni Franzesi per intrar in la rocca con el tratado havia concertato, ma da certi frati, o vero uno preosto vicino a la rocca fonno sentiti, et cridando, ditti Franzesi essendo discoverti, parte fuzite, altri fonno presi.
Venitiani in questo mezo, consultando esser de bisogno de aiutar etiam el Duca de Milan, havendo mandato a dimandar 300 Stratioti per mandarli a Novara, unde a dì 13 Zugno preseno nel Consejo de Pregadi de mandarvi Bernardo Contarini era poco lontano dil nostro campo con Stratioti 500; et cussì li fo scritto dovesse andar subito verso Milan. El qual, inteso a dì 16 tal volontà dil Senato, se aviò con li Stratioti, di Asola dove era, a Crema, et ivi fo dato una paga a ditti Stratioti et a Milan andò. Ancora in questo zorno a dì 13 fo decreto nel Consejo di Pregadi capetanio di le fantarie Jacomazo da Venetia, havia 200 cavalli et era a Perosa, come ho ditto di sopra, et la sua conduta fo data a Cola so fiul; et za li era sta scritto dovesse venir in campo. El qual a dì 12 se partì de Perosa, et a dì 15 ditto arivò in campo, et se exercitò capetanio di le fantarie; cossa che a molti parse de novo, perchè più non era stato sopra fantarie; ma per la soa vera fede fo creato.
Fo expedito etiam lettere al capetanio zeneral, ordinato a li rettori di Terraferma quello havesseno a far; et perchè pur se intendeva el Pontifice voleva partirse el zorno drio el Corpo de Christo, che seria a dì 18 Zugno di Perosa e andar a Sisi (Assisi) mia 9 de lì, poi a Fuligno et Roma, fo scritto a l'ambassador in Corte dovesse persuader Soa Beatitudine dovesse, per securtà soa et per quelo poteva accader, venir in Ancona et non voler cussì presto ritornar a Roma. Et fo mandato el corrier che dovea esser a Perosa in hore 40, essendo però altri a le poste; et cussì fonno fatte molte provisione; et per Collegio fo ordinato de far solenne et diuturne oratione a l'eterno Dio, pregando inspirasse nel cuor de quelli governava la Republica a dover terminar qual fusse el meglio per questa terra, però che dal Pontifice et Duca de Milan nostri erano exhortati a dover romper per ogni via al Re de Franza, havendo lui rotto a essi collegati; et di questa opinione era etiam l'ambassador de Spagna; et per questo implorono el divino auxilio, mandando danari la Signoria per li monasterii de frati et donne religiose de questa terra.
A dì 13 ditto zonse qui Sebastian Badoer kav. era stato orator a Milan mexi 8, et la mattina expose la soa imbassada in Collegio, et intrò Savio grande, che el suo luogo fo resalvato, zoè poco da poi fo creato. Et da poi disnar in Pregadi etiam referite sapientissimamente, et fo da tutti la sua legatione laudata, zoè che 'l Duca molto si racomandava al Prencipe et Serenissima Signoria, di la qual era fiul, narò la vita di esso Duca et el suo governo, et come è zerca 40 dil suo Consejo, che l'ha in tutto homeni d'arme 1600, tra i qual don Alphonso et Hanibal Bentivoj, che havia de intrada de Milan ducati 160 milia et 160 milia del territorio et altre sue terre; havia de spesa ordinaria in Milan ducati 18 milia, la sua corte 18 milia, et la Duchessa vechia di sua provisione ducati 18 milia; tamen di questi el deva come li piaceva. Che 'l marchexe Hermes, fradello fo dil Duca morto, steva in castello amalato con la quartana, et cussì la Duchessa zovene et il putino, el qual era zentilissimo puto, con custodia in castello. Che l'era mal voluto da li populi per causa di le angarie, et etiam toleva danari da chi ne havea, ubligando tamen li dacii di do anni: et fin qui era debito ducati 800 milia. Dimostrava non haver dinari per tre raxon: la prima per haver fatto disfar alcune † d'oro et mandato zoie a Zenoa per far armar. Item per haver desfatto et messo in zeca le medaie d'oro de li soi passati, che era bellissime. Et tertio per haver dato in dote a sua neza maridada nel Re di Romani ducati 400 milia, et 200 milia prestati al Re de Franza, et 120 milia li havia costado a otegnir la investidura. Che non feva niuna cossa senza consejo di mistro Ambrosio suo astrologo, fino del darli licentia. Che 'l dormiva poco, et la matina vestendose, ditto certe oratione, lezeva tutte le lettere, et quelle expediva la risposta a diversi cancelieri; ma tutte le voleva reveder. Che spazava molte suplication et gratie andando a una Santa Maria di le Gratie. Che molto amava sua moglie, havia do figliuoli; el mazor nomeva Hercules. Che dimostrava haver gran paura dil Re de Franza, tamen havia gran fede in la Signoria, et feva di lui gran extimatione venendo a caxa a tuorlo e menarlo in castello, poi a compagnarlo; et nel combiato li disse voleva lassar in testamento a so fiuli sia sempre in amor con questa Signoria, et cognosceva non esser altro Stado simile al mondo. Et altre parole disse, le qual ad plenum non fo divolgate.
A dì 14 Zugno da mattina, fo el zorno di la Trinità, zonse lettere di Perosa di XI, nara et dechiara la verità di metter a sacco Toscanella, et usato la crudeltà, et Montefiascune sì come di sopra ho scritto. La qual cossa seguite a dì 8 ditto. Et come el Pontifice pregava la Signoria non stesse più a proveder, et che si aspettava a dì 12 el cardinal S. Dyonise per venir a excusar el Re, che di questo non era stato conscio. Et havendo la Signoria in questo zorno ordinato et fatto sonar Gran Consejo, juxta el consueto, per non esser tempo de demorar, imo de far ogni provisione, et molti Savii de Collegio erano di openione de romper, et per lettere ancora de Milan erano solicitati, dismesseno consejo, et chiamò Pregadi; et consultato hore 7 fo disciolto el consejo, et comandato gran credenze; tamen per tutta la terra se divolgava, come era la verità, fusse preso de romper guerra al Re de Franza per ogni via, sì da mar come da terra et scrisse subito a Perosa al Pontifice, zoè a l'orator, tal deliberatione, et mandò le lettere in hore 40, et fo decreto spazar un gripo al capetanio zeneral a Brandizo, el qual, si possibel fusse, andasse in zorni 6, che dovesse con tutta l'armada partirse de lì et andar lì in Puia a le terre si teniva per el Re de Franza, et quelle combatterle non si volendo render, et acquistarle per forza, trattando Franzesi per inimici. Tamen, quelle volevano ritornar sotto caxa di Aragona, non li fusse dato alcun impazo. Et essendo fatte le lettere e tutto, parse ad alcuni Savii de Collegio de suspender l'andata di ditto gripo pro nunc; la qual cossa fo molto mormorato da tutti i patricii; et fo bona causa che si perse de acquistar bona parte di la Puia per la dimora fece. Tamen pur a dì 17 ditto fo spazate le lettere et el gripo andò a suo viazo con lettere etiam di l'ambassador di Spagna era qui, drizzate al conte de Trivento capetanio di l'armada dil suo Re in Sicilia, che dovesse romper, perchè cussì era la voluntà dil signor Re et Raina. Oltra di questo, nostri scrisse a Milan di la deliberation fatta dil romper et però era bisogno de far ogni provisione per acquistar vittoria contro Franzesi; et el Duca fo molto aliegro de questo. Ancora fo expedito lettere in Elemagna al Re di Romani et in altri luogi, provedendo a quello era necessario; et in questo Venetiani dimostrò se, quando volevano, poteva far le cosse preste; che fece tante provisione et un grande exercito in poco tempo.
Et per intender l'opinione in queste importante materie de Fiorentini, i quali, per quanto se intendeva, per parole osate a Milan per el suo ambassador, che volentiera vorebbeno esser in acordo con la liga, et essendo a hora el tempo de unirse quasi tutti i potentati de Italia contra Franzesi che quella volevano subiugar, se non li fosse sta per nostri remediato, come è la verità; et el Re havia cattivo animo contra ditti Fiorentini, però che, essendo a Viterbo, usò alcune parole a soi oratori di volerli render Pisa, Serzana, Serzanello, Pietrasanta et el porto de Livorno, ma che raxon era che Piero de Medici, el qual era a presso di lui et descaciato de Fiorenza per soa causa, dovesse ritornar; et etiam voleva ducati 20 milia da loro ad imprestedo. Et Fiorentini erano in gran spavento, pur fevano provisione le qual saranno di sotto scritte, nè sapeva si el Re volesse, da poi stato a Siena, venir a Fiorenza o andar a Pisa o vero per la marema de Siena altrove, et non sapevano che farsi. Era lì in Fiorenza quel fra Hieronimo da Ferrara di l'ordine di S. Marco de frati Predicatori, nominato di sopra, el qual el populo lo reputava per santo; et come frate Hieronimo diceva una parola, non bisognava contradirli. Questo predicava publice in favor dil Re de Franza, dicendo era un messo da Dio mandato, con molte parole; adeo che comoveva gli animi de Fiorentini ad adherir a esso Re, che fortasse, come ragion voleva, li sarebbeno stati contrarii, havendo ricevute molte inzurie. Unde nostri in questi zorni expedite, et si partì a dì 10 Zugno, uno frate Piero Dolphin, zeneral di l'ordine camaldulense, zoè di San Michiel di Muran, et patricio veneto, homo di grande autorità, bontà et reverentia, et molto amato, a Fiorentini dove era stato gran tempo, et tolse di andarvi in tre zorni a Fiorenza et esser con quella Signoria, et intender la volontà loro; si vogliono Franzesi siegua la vitoria usando le crudeltà usavano, o vero esserli contra et far quello hanno altre volte fatto li loro passati, che elexeno acquistar et non perder.
A Bologna el magnifico Johanne feva molti preparamenti, et suo fiul Hanibal era quasi in ordene per venir in campo, et a dì 14 Zugno zonse ivi Antonio Vincivera secretario nostro ben visto et honorato, et exposto a quella comunità quanto li fo comesso, trovò Bolognesi esser gaiardi et volonterosi a difendersi. Et offerto, oltra li Stratioti, etiam el signor de Rimano et el signor de Pesaro con loro condute, si Franzesi ivi venisse. Et come se intese, esso magnifico Johanne scrisse a la Signoria, offerendo X milia fanti al bisogno, benissimo in ordine, di Bologna et Bolognese. Li Stratioti 500 con Piero Duodo provedador erano zonti, et alozati mia 12 da Bologna a uno loco chiamato Castel San Piero. Et zonto ditto secretario, haveno una paga; et ditti Stratioti steteno lì in Bolognese zorni 13, et poi veneno in campo in Parmesana, come dirò di sotto. Et 21 Zugno, facendosi certa festa a Bologna di San Raphael, et si mette tre palii, panno, una bandiera et una spada con un per de spironi, et correno li cavalli barbareschi; et Stratioti alcuni volseno correr, et havene uno di loro el terzo premio, et cussì passavano quelle cosse.
In questo mezo a Venetia molte provisione necessarie fonno fatte, et el Prencipe con li Padri di Collegio ogni mattina se reducevano molto a bon'hora in Collegio, haveano lettere prestissime de ogni banda, maxime di Perosa et Milan, et li corrieri haveano le poste, et perchè fusse presti steva do barche a la riva di palazo, et do a Lizafusina dil Consejo di X, a quatro remi per barca, le qual menavano ditti corrieri. Et fo mandato ducati 2000 a Corphù per far zente passasseno in la Puja, et scritto per la Dalmatia a li rettori dovesseno mandar li Stratioti ivi era in armada dal zeneral, dove ne era n.º 50, zoè a Sibenico 50, Traù 40 et quelli di Catharo non fo voluto muoverli per esser vicino a Turchi. Et ancora Zuan Dolce secretario era andato a soldar schiopetieri alemani, havendo fatti alcuni, mandò in campo Francesco da la Zueca solicitava Paris da Lodron facesse li 1000 provisionadi, et venisse in campo. Et a dì 16 Zugno per lettere di Roverè se intese esser de lì passati 300 schiopetieri tedeschi, fatti per el nostro secretario che andava in campo. A Lionello dal Nievo vicentino fo ordinato facesse 500 provisionadi da Vicentina. Le terre de Terraferma mandò a offrirse per do mexi de mandar zente in campo a soe spese, zoè di Vicentina fanti o vero provisionadi 2000, Brexani 1200, Veronesi 2200 et Bergamaschi 2300; sì che bisognando, come fo fatto la descriptione, si havia da persone 30 in 40 milia in campo. Et a Roma fo scritto, zoè a Perosa dove era el Pontifice, che non era più tempo de demorar, et che Soa Santità con li rimedii opportuni di excomunicatione et altro dovesse proveder, et non ritornar cussì presto a Roma, perchè, ritornando, Colonnesi faria forsi qualche novità, dove si aritrovava el sig. Prospero e Fabricio Colonna ivi rimasti, pur in amicitia col Re, et erano stati dal Re a Viterbo; et ancora perchè se podesse haver in campo li 1000 cavalli lizieri nostri et de Milan, et le zente dil signor di Pesaro doveano andar in aiuto dil Pontifice. Et benchè questa deliberation di Pregadi andasse velocemente a Perosa, pur a dì 16 da matina si have lettere di l'orator in Corte, date a dì 13 Zugno in Perosa, advisava el Pontifice con reverendissimi Cardinali volevano al tutto, passato el Corpo de Christo, ritornar a Roma; come aspettavano lì in Perosa el sig. di Pesaro zenero dil Papa, el qual dovea venir a dì 16; et a dì 12 a hore 22 era zonto ivi el cardinal San Dyonisio, et uno altro episcopo, chiamato mistro Adamo, per nome dil Re de Franza a excusarse de quello era sta fatto a Toscanella et Montefiascon; et ancora eran tornati lo episcopo de Concordia et frà Gratiano, erano stati legati a presso esso Re; et che el Pontifice el zorno avanti era cavalcato per la terra, vedendo monasterii, et con Soa Beatitudine ditto nostro ambassador havia gran benivolentia. Et che a dì ij ditto volendo audientia, ritrovandose in letto, lo fece intrar; cossa che a niuno altro assueta de far. Et etiam a dì 9 zuogando alcuni a la balla su la piazza, el Papa era al balcon, et volse l'ambassador li stesse a presso, concludendo era Soa Santità in grande amicitia con la Signoria nostra; che erano in una terra dove non si trovava danari per le parte, et voleva tuor ducati 400 a cambio per i banchi per dar paga a le zente, et non catava; unde forzo li saria de mandar a tuorli a Roma. Le qual zente erano alozate mia cinque de lì, in uno loco chiamato La Frata, dove era un bosco.