A Anibal da Martinengo havia 100
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A Federico Scharioto havia 80
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Ma questi do ultimi non volseno accettar la conduta, dicendo non volevano più far l'exercitio dil soldo.

Vene a Venetia in questi zorni al principio de Mazo el signor Zuan Francesco di Gonzaga, barba dil marchexe di Mantoa, el qual era al soldo dil Re di Franza za uno anno. Etiam vene so moier madonna Antonia, che fo fiola dil prencipe di Bisignano baron dil Reame di Napoli, et sorella di la moier di don Fedrigo di Aragona, con una so fia chiamata Barbara et altre donne in so compagnia per numero XX. In tutto erano persone zerca 90, et alozate in caxa dil signor Ruberto di San Severino, tenuta per ditto Marchexe di Mantoa, dove vi habitava el so ambassador. Et zonto che 'l fu, el zorno driedo esso signor Zuan Francesco si fe' portar, però che ha le gotte nè puol operarsi, a caxa dil Prencipe nostro, dove molto insieme parlò. Dapoi vi andò sua moier, et dimandò una lettera de passo, però che volevano andar in Reame. Questo perchè una sua sorella vedoa li havea renonciato la parte dil suo stato che fo dil padre; et andando lei ivi al Re de Franza, havea promesso a do soi fiuli era con Soa Majestà a soldo suo, di età zoveneti, et ha homeni d'arme 50 di conduta, che venendo ditto suo padre ad habitar in Reame, li daria el so stado, et per questo voleva andar a tuorlo. Ma el Prencipe molto la disconsigliò che non vi andasse, per questi garbugli. Ma lei rispose havia fatto gran spesa, et sperava di haver quel stado, et al tutto volevano andar, racomandandosi a Soa Serenità. Et li fo fatto le lettere patente, et con 4 gripi nolizati per ducati 100 l'uno fino in Puia, ditto Signor se partì a dì ditto, et verso Napoli andò. Ma è da saper che nulla fece, nè potè ottener alcuna cossa; et a la fine di Avosto ritornono a Mantoa, come dirò di sotto.

Et a dì 3 Mazo zonse etiam in questa terra uno messo dil signor Turco, mandato al Marchexe di Mantoa, el qual alozò in casa dil so ambassador, poi verso Mantoa andò, et expose la soa commissione a ditto signor Marchexe.

A Cesena terra di la Chiesia in questo tempo, essendo pur discordia tra Tiberti et Martinelli, che sono le principal caxe di Cesena et cai di parte; unde, dubitando di movesta, el governador che ivi era per nome dil Pontifice scrisse a Andrea da Leze podestà et capetanio di Ravena che li dovesse mandar alcuni fanti in suo soccorso come colligati col Papa etc. Unde ditto Rettor advisò di questo la Signoria, la qual li rescrisse dovesse mandar Jacopo da Tusia contestabile era lì a Ravena alozato con 200 fanti, et mentre che ditto nostro contestabile si adviava per andarvi verso Cesena, ditto governador rescrisse non esser più bisogno. Questo perchè a dì 28 April era ivi entrato Guido Guerra da Bagno, et havea acordato quelle parte et fatto inter eos matrimonio; unde volevano tutti esser fidelissimi della Chiesia, et in benivolentia con la Signoria nostra; sì che per questo ditti fanti non andò di longo et fo sedate le cosse.

In questo mezo Monsignor di Arzenton ambassador dil Re de Franza andò in Collegio a l'audientia, et disse 4 cosse a la Signoria. La prima, che l'havia inteso che 'l Pontifice non havia voluto dar la investisone et coronatione a la Maestà, et che di questo, per essere cosa pertinente a la Chiesia, poco se ne curava. Secondo, che l'intendeva di la investitura obtenuta per el signor Ludovico dal Re di Romani dil Ducato de Milan, et che anche di questa al suo Re feva poco danno, nè si havia a impazar. Tertio, che ditto signor Ludovico havea mandà contra el Duca di Orliens verso Aste zente, et che non sapeva la razon. Quarto, che 'l Re voleva passo et vittuarie per poter ritornar in Franza, et che l'era certo che la Signoria Nostra li vorave mantenir la lianza. A le qual parole, sapientissime per el Prencipe nostro fo risposto. A le do prime proposte, si passò, sì come esso orator si havia poco curato. Ma quanto a Aste, che 'l Duca de Milano havia mandà per defenderse, et forzato per le zente de Franza, che ivi el Duca di Orliens havia fatto venir per passar ai soi danni; et che ex nunc el Re facesse partir di Aste et quelli confini ditte zente, che cussì prometevano nostri de far che Milano lasserà quella impresa, come etiam esso Duca havia mandato a dir al Duca di Orliens preditto, al Parlamento di Paris et di Garnopoli, et al Duca et Duchessa di Borbon. Ulterius, che zerca al passo, Venetiani erano contentissimi, venendo praticà senza far danno nè dispiacer a niuno di colligati; et che erano fermi in mantenerli la lianza.

A Napoli el Re de Franza, havendo compito le zostre, reduto le soe zente in Napoli, fece uno matrimonio dil fio dil Prencipe di Salerno di età de anni X in una fia di Monsignor di Mompensier eletto vicerè a Napoli; et ordinò de far uno parlamento, et far el triumpho di l'entrata, et partirsi con cavalli 8000 et 4000 pedoni, venir verso Roma, lassando in Napoli et Reame Franzesi cavalli 5000 et 4000 pedoni, et 4000 fanti taliani fatti novamente; le zente inutele menava con lui, zoè quelle seguite el campo de Franza fino a qui. Et etiam Zuan Jacomo di Traulzi veniva con lui, uno di principal capetanei; l'Orsini et Petigliano li menava et voleva condurli in Franza. Fece ancora el Re molte provisione per segurar quel Reame, le qual qui non scriverò; se non che volse tutte ( le armi ) erano in Napoli in man de Napoletani, et quelle fece metter in castello.

Minazava di andar verso l'Aquila, et quella città meter a saco per haverli rebellato, nè li volse dar il dacio come ho scritto di sopra. Et divolgava pur partirsi de Napoli a dì X Mazo, per essere a Roma a dì XX, poi a Fiorenza et Pisa. Tramava acordo con Zenoesi, promettendoli assà cosse, di renderli li soi luogi lui haveva ancor ne le mani, ch'era de Fiorentini, et questo per remuoverli dil stado de Milano. Etiam è da considerar mandasse ad altri potentati et Signori, facendo occulti pati et provisione, maxime al Pontifice; et li mandò uno so ambassador o vero messo in questi zorni. Tamen si preparava a Napoli uno triumpho, di far le cerimonie de intrar come Re, zoè ussirà di la terra, poi intraria con le magnificentie. Et questo diceva voler far al primo di Mazo, et poi dar una paga a le soe zente; et el Re tamen non havea molti danari, imo havia bisogno, benchè alcuni soi baroni fusse danarosi. Et li ambassadori nostri erano a Napoli, quam primum haveno la lettera di la licentia de ripatriar, andono dal Re e tolse licentia; el qual volentiera ge la dete, et etiam per non esser le vie segure, li dè uno so capetanio con 100 cavalli che li accompagnasse vicino a Roma, et comesseli alcune cosse dovesse dir a la Signoria, et volse uno de la fameglia de ditti oratori restasse, perchè voleva mandar insieme con uno suo secretario a Venetia, el qual venne come dirò. Et questi ambassadori a dì primo Mazo se partì, et fece in uno zorno mia 60, et a dì 5 zonseno a Roma non senza grande alegrezza, havendo scorso li pericoli de Franzesi insolenti. Et accidit che una volta... .... quasi non fu morto uno de ditti a Napoli, et questo fu in un passar, benchè se excusasseno che non li vedeva.

Et partiti di Napoli li ambassadori, le cosse de Franzesi era molto secrete, et non se poteva intender molto dil suo successo. Nè li oratori nostri, da poi li notificò di la liga, più parlò a la Majestà dil Re, se non quando tolseno licentia.