A Roma a dì primo Mazo zonse Jacomazo da Venetia, Zuan da Ravenna et altri cavalli lezieri, che la Signoria mandò in aiuto dil Pontifice. Et el Pontifice mandò uno suo comessario incontra a farli dar lozamento a Vitrali mia 20 lontan de Roma. Li provisionati 600, con X contestabeli era fatti, alozò in Roma a S. Gregorio in uno monasterio, et faceva la mostra cridando: Marco! Marco! Unde el Papa have grande alegrezza, et consultava con el nostro ambassador, dicendo si el Re de Spagna, zoè le sue caravelle, ha rotto in Calavria, etiam romperà di sora, come l'intenda el concluder di la liga. La qual cossa mai volse far; et perchè era di opinione che Venitiani et Milano rompesse di qua, et cussì stava in queste consultatione.
Or intendendo l'opinione dil Re de Franza esser al tutto di voler venir a Roma, el Pontifice stava molto di malavoia, et per lettere de primo Mazo se intese come el chiamò li ambassadori di la liga, zoè Spagna, Venetia et Milan; ai qual li disse che 'l vedeva esser lui el primo ponto; digando non voleva perder el papato, et vedeva solum Venetiani lo aiutava, in haverli mandà quelli cavalli lezieri et fatti li provisionati, ma che Milano ancora non havea mandà nè fatto nulla. Unde el cardinal Ascanio li disse, come lui havia za scritti bona parte di provisionati et li cavalli lezieri era in camino. Et pur el Pontifice se lamentava non era condutto el Duca de Urbin, Signor di Pexaro, et so fiul Duca di Gandia; et che la liga la era molto pegra; che Maximiano dovea venir in Italia, et era ancor su le cosse dil Duca de Geler ( Gueldria ) et di far dieta, unde non sperava la soa venuta; che etiam de Spagna era tanto lontano, che non sapeva che dirsi; et che venendo el Re non sapeva che farsi, havendo li populi contrarii, quasi dicendo li saria forzo piar partito per non perder el Papato. Ma ditti oratori molto lo confortò, facendoli bon animo, prometendo per nome di la liga di non lo abandonar mai, et far ogni cossa in difension di la Chiesia. Et a questo assà si affaticò Hyeronimo Zorzi kavalier ambassador nostro, dicendo a Soa Beatitudine come la Signoria havea X milia cavalli de soldati in ordine et 2000 stratioti za parte venuti a Ravena, l'armada al Saseno di galie 36; tutte queste cosse a comodo de Soa Santità, pur che quella stesse constante, et havendo paura si dovesse levar di Roma. Ancora l'ambassador di Spagna li diceva el suo Re romperia certo ne la Franza, et che doveva venir più grossa armata in augumento di quelle charavelle era in Cicilia. Etiam el cardinal Ascanio et l'ambassador de Milano lo confortò, promettendo cosse assà. Per le qual parole el Papa fo molto ralegrato, et deliberò de voler star fermo in la liga et portar ogni affano più presto che romperla. Et a dì 4 Mazo chiamò concistorio de Reverendissimi Cardinali ad consultar quid faciendum, o vero levarsi di Roma et andar in loco sicuro, o pur star ivi venendo el Re. Et par che mentre erano in queste consultatione, Romani fe' tra loro consejo, perchè za se divolgava come el Papa era in spavento, nè sapeva che farse et che 'l se voleva levar de lì. Unde li caporioni con assà di principali Romani, più de 300, veneno al palazzo dil Pontifice, et fo lassati intrar, et davanti dil Papa domandono quello voleva dir le voxe che sentivano. Et el Papa rispose dubitava di star ivi, maxime per non saper che voler era quello de Romani, et che li era forza de levarsi. Et questo disse per intender l'opinion loro. Li quali unanimi tutti risposeno: voler prima morir che esser contro la Chiesia nè la liga; et che Soa Beatitudine non dovesse temer, che li sariano fidelissimi, et che li dariano ostazi in castello di primi di loro; ma ben chiedevano do cosse: arme et vittuarie, zoè formenti, et lassasseno far a loro. Unde el Pontifice li disse palam, come la Signoria havesse X milia cavalli aparati per venir in suo soccorso et 2000 stratioti. Unde quel populo fo molto contento, promettendoli ogni fedeltà et cussì li caporioni; et quei si partino. Caporioni sono 13 de li primi officii et è uno per rione, cussì come Venetia è partida in 6 sextieri, cussì loro è partiti in XIII parti. El nome di qual caporioni sarà scripto di sotto.
Unde el Papa più si confirmò in voler star fermo et mai adherirsi al voler dil Re preditto; et scrisse uno brieve a la Signoria dimandando aiuto et consiglio, et che l'era certo el Re di brieve dovea venir; et cussì è da judicar scrivesse a Milano, solicitando pur el condur dil Duca de Gandia et el Signor de Pesaro, et etiam el duca de Urbin, che ancora non si sapeva certo si 'l fusse acordato a soldo de Fiorentini. Etiam voleva el Signor de Camarin, sì per haver le sue zente quam el suo stado. Et Venetiani, inteso questo successo a Roma, consultato con li oratori di la liga, risposeno molto dolcemente al Pontifice, ringratiando di la sua constantia, prometendo nostri ogni ajuto, et dette libertà per el Consejo de Pregadi de condur ditto Duca de Gandia, licet fusse in Spagna, et darli per metà col Duca de Milan fiorini 33 milia a l'anno; et fo mandata la commissione a l'ambassador di questo. Et etiam a dì 7 Mazo preseno di mandar Piero Duodo provedador con 500 stratioti, era za venuti, verso Roma; el qual a dì 13 ditto de qui se partì, et andò a Ravenna dove za era venuti et ivi era li stratioti; poi andò a la volta de Roma, come dirò più avanti.
A dì 3 Mazo accadette che Colonnesi volendo ajutar la sua parte di Oddi da Perosa contra Orsini, et uno Antonio Sarsello con X squadre venendo verso Perosa et alozato in Vetrali mia 20 di Roma, essendo ivi tre di Orsini capi di la parte gelfa sua contraria, quelli amazò senza che facesseno alcuna difesa. La qual cosa el Pontifice have molto a mal, di la crudeltà usada.
In questo mezo, oltra li preparamenti si faceva a Venetia, etiam li collegati tratavano acordo, et questo medemo faceva el Re de Franza, et per via de Roma se tratò acordo col cardinal Sanpiero in Vincula, come ho ditto, con Colonnesi, con Zuan Jacomo Traulzi, el qual pur mostrava voler meglio a Taliani che a Franzesi: etiam al principio de questa impresa mandò soa moglie via di Reame, in Piamonte. Ma tanto era l'odio havia al Signor Ludovico, che nunquam volse acordarsi, et non mancò el Re de Franza. Trattava sì, come ho ditto, con Zenca, quam col Duca de Ferrara, benchè fosse suo caro dil Duca de Milano et fiol ricomandato a questa Signoria, et se divolgava li daria passo et vittuarie al suo esercito nel passar. Et in questi zorni esso Duca si mutò di habitatione di castello dove stava, et venne ad habitar in uno altro palazo a li zardini; nè se intese la cagione; et pur in Ferrara molto si straparlava contra sta liga, cridando Franza! Franza! ecc. Oltra di questo per lettere di Zuan Bentivoi primario di Bologna se intese come esso Re li havia mandato a dimandar passo et vittuarie dil bolognese, et che li voleva dar soldo. Et per la Signoria nostra li fo rescritto non si dovesse partir dil stipendio havia col Duca de Milano, nè prometerli per niente passo nè vittuarie, offerendoli darli ogni aiuto. Et cussì fece, benchè vi venisse do oratori, o vero messi dil Re fino lì a Bologna; et questi fonno repudiati, dicendo voleva essere al soldo de chi era, el qual have ducati 16 milia a l'anno di provisione, et era fiul di la liga. I quali messi habuto cattiva risposta, a Napoli ritornò.
Domente queste pratiche si fanno, Fiorentini volendo pur al tutto rehaver Pisa et altri castelli li erano rebellati, fatto zente dil paese, direttore domino Francesco Secco, andono contra Pisani col campo. Ma Pisani, pur volonterosi di mantenirse in libertà, li fonno a l'incontro. Era loro capitano Lucio Malvezo, et fece insieme alcune battaglie; pur ne fo morti assà, et poco mancò ditto domino Francesco Secco non fusse preso da Pisani, et questo fo in uno loco ditto Libra fratta. Fatto fo che per ricuperar do rocche si teniva per Pisani, Fiorentini vi mandò ivi 200 cavalli et 1000 fanti; eravi commissario loro Piero Vetturi, et Pisani li venne a l'incontro et comenzò la battaglia a hore 20, et durò fino a hore una di notte; unde, sopra venendo la notte, fo necessario separarsi. Et non venne sì presto in favor de Fiorentini, come era ordinato, et tardò assà a venir Francesco Nerli commissario de Pistoia con 3000 fanti: che, si venuto fosse, fortasse, come dicono Fiorentini, Pisani harebbe habuto assà a repararsi. Et cussì passò quelle cosse. Et Fiorentini consultando el fatto loro esser in molto pericolo, venendo el Re per Toscana, et pur si voleva pacifice accostar a lui, ai qual è da creder dimandasse passo et vittuarie; dummodo esso Re non intrasse in Fiorenza se non con 3000 cavalli, il resto dil esercito dovesse alozar di fuora. Et cussì facevano li preparamenti per alozar ditti Franzesi, et feceno la descritione dil populo de Fiorenza da fatti, et trovono assà numero; et etiam fece dil contado, et pur stavano vigilante, volendo rehaver Pisa al tutto.
A dì 5 Mazo l'ambassador dil Re de Franza monsignor di Arzenton andò a Lio a veder la mostra di stratioti, et darli le page, per Piero Duodo proveditor. Li quali stratioti feceno la mostra corando per la marina, et, nel correr sul Lio, uno cavallo di uno stratioto subito cadè morto, che fo mirum quid; et secondo el consueto, per la Signoria nostra li fo pagato uno altro cavallo, et dato ducati 15. Se aspettava uno araldo dil Re deputato in questa terra, era za partito di Napoli, et se stava con desiderio de intender quello richiederla el Roy.
In questo medemo zorno nel Consejo di Pregadi fo messo XI galee grosse, secondo el consueto, a li viazi di Levante; zoè tre al trafego, 4 in Alexandria, et 4 a Baruti; et, incantate a Rialto, trovato li patroni, fo detti li loro capetanei: al trafego, Sebastian Contarini, che investì Chamalli corsaro, come ho ditto di sopra; Alexandria, Alvixe di Priuli; et a Baruti, Marco Orio. Et ancora per avanti fo messo do al viazo de Barbaria, capetanio Jacomo Capello. Quelle de Fiandra non andò, ni etiam fo messo galie al viazo di Acque morte, per causa non intervenisse qualche danno dovendo mercadantar in le terre dil Re de Franza. Le qual cosse erano segnali di voler venir a la guerra.
A dì 6 ditto venne in questa terra uno ambassador dil Re di Romani, chiamato domino Philiberto, natural, di natione bergognon, et prothonotario et preposito di certa chiesa; el qual havia etiam commission dil Duca di Bergogna, fiul di esso Re de Romani, et era stato a Milano, andava al Pontifice. Li fo mandato contra con li piati fino a Lizafusina assà patrici, alozò a San Bortholomio in caxa di Piero Pender mercadante tedesco, a spexe pur di la Signoria. Et a dì 8 andò a l'audientia. Fo divolgato dimandò danari in prestedo per venir el suo Re in Italia. Poi a dì 20 ditto se partì, et verso Roma andò, ma trovò el Papa a Perosa.
Ancora per lettere di Hyeronimo Gritti podestà et capetanio a Roverè, nostri ( furono ) certificati come a Trento si faceva gran preparamenti, expetando el Re de Romani veniva in Italia, et era 9 zornate lontano, havendo conzo le cosse del Duca di Geler ( Gheldria ) et altri baroni, et che 2000 cavalli era venuti, et cussì erano in da far. Per le qual nove, nostri expedì li oratori eletti a Soa Majestà, i quali a dì 4 ditto se partì de qui per andarli contra, tamen non fo nulla; et ditto Maximiliano volse star a Vormes a far la soa dieta, come dirò di sotto, et non venne questo anno in Italia, benchè mandò alcune zente poi in soccorso di la liga.