A dì 19 ditto venne a Venetia Zuan Bragadin patricio nostro, era stato mercadante a Napoli, et partito de lì el zorno driedo si partì li oratori nostri, et andò in Puia, et andò la matina in Collegio et referite molte cosse a la Signoria, maxime come tutta la Puia desiderava de esser sotto S. Marco, et, non volendo la Signoria tuorli, chiameria Turchi, però che per niente non volevano più Franzesi, et che a Leze era el vicerè mons. de la Spara con zerca 200, el qual stava in castello, et li populi li era contrarii per certe manzarie havia fatto, et volevano esser restauradi; et lui stava con paura, come se intese per Marin Morosini venuto mercadante stato in Leze; tamen da poi se partì, et andò ad habitar a Misagne mia 8 a presso Brandizo. Item come quelli di l'Aquila non havea voluto pagar el dacio di le piegore al Re, et andono in Puia et tolseno li soi bestiami et li menò su el suo. Ancora in Manfredonia acadete certa novità contra Franzesi. Item che Franzesi erano zente poltronissisima, sporca et dissoluta; prima sempre stano in pecai (?) et in atti venerei; le tavole sta sempre preparate, nè mai si cava mantili, nè si scova sotto; che intravano al principio in le caxe in Napoli, tolevano le miglior camere, et in la pezor mandava el patron di la caxa; andavano in caneva, toleva vini et formenti, et mandavano a vender in piaza; sforzavano le femene, non havendo alcun rispetto: poi le robavano et toleva li anelli di dedo ( dito ), et quelle feva resistentia, li tagliavano li dedi ( dita ) per haver li anelli; stavano molto in chiesa a loro oratione; havea 12 milia cavalli et 500 Sguizari, et el resto era zente inutile, osti, meretrice, arte di ogni sorte; et che tutte le arte in Napoli era lavorato per Franzesi: el Re cavalcava per la terra hora con 100, hora con manco di XVI cavalli, senza servar alcun ordine nè decoro regio; che el Re era liberal, ma non havia danari, et li soi erano richi, vestiti di seda etc.; che l'ultimo zorno che 'l se partì, vide disficar et averzer alcuni magazeni de mercadanti zenoesi, et tuor la roba et cargarla su le galeaze insieme con le altre arteglierie; et che el Re voleva far un fontego a Segna per Todeschi, a ciò specie non havesse spazamento a Venetia; item che Franzesi lievano assà vanie, et conclusive fevano pessima compagnia a Napolitani: et che vorebbeno Napolitani più presto esser sottoposti a ogni altra generatione che a questi; che non vi sono ivi porte nè fenestre, ma brusate per non comprar legne; li cittadini al meglio potevano si partivano de lì, lassando la roba et la caxa in le man de Franzesi, et loro habitava in le ville; et che a le donne era sta usato gran violencie, prima usato con quelle contra il voler suo, de li mariti, padri et fratelli. Et accidit che uno barone franzese, intrato in caxa di uno cittadino che havia una bellissima fiola, et volendo ivi far bona ciera et disnar, volse fusse presente la ditta figlia; et poi disse al padre che al tutto lui la voleva haver, promettendoli etc. Et el povero padre rispose voleva dimandar a la moglie et a uno suo fiul. La qual per niente non volendo soportar tal inzuria, et non potendose defender in altro modo, el fiul disse: ordinate el venghi et dateli l'hora, et cussì fo ordinato. Et venne dito franzese, et andò in camera con lei, et avanti lui la tocasse, vi entrò ditto suo fratello, et amazò quel franzese et scapò via. El padre medemo andò con lagrime a notificar tal caxo al Re; el qual mostrò molto dispiacerli, et haver meritato la morte. Et disse: fate venir vostro fiul dentro qui, che li perdonarò. El qual venuto, a pena si butò a piedi dil Re, che da alcuni franzesi fo amazato; et el Re non fece altro. Le donne erano ne li monasterii; pur fo divolgato al Re cavò una munega di uno monasterio, Santa Chiara, et usò con lei, non li bastando la favorita di Malfi; et ancora molte altre che li era menate per soi Franzesi.
A Milan, a dì 18 Mazo zonse Hieronimo Lion et Francesco Capello kavalieri, con Marin Zorzi dottor, nominati di sopra; de li qual, do andavano hora in Spagna. Li vene contra prima 4 del consejo secreto, consejeri dil Duca, poi Sebastian Badoer kavalier, cum altri pur dil Consejo. Demum, fuora di le porte de Milan venne el Duca con zerca cavalli 700, et el Marchexe de Mantoa, el qual ivi in questi zorni era andato per ritrovarse a la investitura; etiam venne li do oratori dil Re de Romani, uno di Spagna, uno di re Ferandino, uno di Fiorenza, uno di Ferrara, uno di Monferà et uno de Luchesi. Item el signor Galeoto di la Mirandola, el conte de Caiazo, el signor Fracasso di San Severino et Hannibal Bentivoi fiul di messer Joanne da Bologna, con altri di la corte, et accompagnò ditti oratori per mezzo la terra, con grande honor fino a lo alozamento a loro deputato, et per el Duca facto ornar. Et la sera li fo fatto le spexe, poi el Duca li mandò ducati 50 da farsi le spexe. Et questi do andavano in Spagna per questi 8 zorni, et a Lion dimorava ivi, li dette li ducati 100 secondo el consueto, sì come si dà al suo in questa terra. Et el zorno sequente, che fo a dì 19, andono a l'audientia vestiti d'oro, et Marin Zorzi con uno manto di seda, per non esser cavalier. Et volendo esso Marin Zorzi far l'oratione, per esser el più zovene, latina, el Duca volse la facesse vulgari sermone, et cussì fece. Et in questo medemo zorno el Duca con el Marchexe et tutti li oratori andono contra don Alphonso da la ca' da Este suo cognato, fiul primario dil Duca de Ferrara, veniva a questa investitura, et alozò in castello, et la investitura era ordinato di far la Domenega proxima a dì 24.
Ancora in questo zorno venne lettere al Duca dil suo campo di Aste, come haveano habuto uno castello mia do lontano di Aste a discretion, chiamato Aliano, et seguitavano vigorosamente l'impresa, tamen haveano inteso zente franzese passar di qua da monti, et esser passato el Bastardo de Borbon et 800 franchi arcieri. Sul Milanese era comenzato a zonzer zente alemane et Sguizari, et altri volevano soldo, i quali capitono nel ditto campo. Oltra di queste, se intese che el Re feva sollecitar la sua armata a Provenza. Aspettavano ancora a Milano oratori de Fiorentini, et il vescovo Angelo legato dil Pontifice per intravenir a ditta solennità, tamen non ne veneno.
Fiorentini continuamente fevano consigli per difenderse di la venuta dil Re, et fo divulgato volevano intrar in la liga, et li soi oratori erano a Napoli più volte al Re dimandono licentia de repatriar, ma el Re non ge volse darge, dicendo volea venisseno con lui a Fiorenza; et pur esso Re eccitava Pisani, et fo divulgato in questi zorni haver mandato a Pisa 800 Bertoni meschiati con Sguizari, et tre nave de formenti. Et etiam, Pisani acquistarono la fortezza di Librafratta, Fiorentini l'havia recuperata. Et el duca de Urbin, accordato a soldo de Fiorentini, se metteva in ordene: et quello acordò ditto Duca fo Francesco Gadi secretario de Fiorentini, el qual altre volte venne in questa terra per causa de certi contrabandi de panni trovati a Vegia, come orator de quella comunità. Ora a dì 24 April condusseno in Augubio l'accordo di darli ducati 30 milia a l'anno, tenendo elmeti 220, et non li potè dar titolo de capetanio[129], et non volevano quelli romper. Et in questi zorni acadete a Fiorenza certe novità, però che fonno retenuti do Fiorentini di caxa di l'Antella, et folli opposto volevano far novità in la Republica, et uno di XX acopiatori, chiamato Juliano Salviati, refudò l'ofitio suo; unde in elezer in loco suo uno altro fo qualche discordia, et molti non volevano mandar suoi ambassadori a Venetia et a Milan, licet vi fusse uno per praticar de intrar in sta liga; et tanto ebbeno paura dil Re che mai volseno esservi.
A Roma essendo zonto li oratori dil Re di Franza, come ho ditto, et deputata dal Pontifice l'audientia, andono tutti tre, el cardinal San Dyonisio, mons. di Brexa, et Frances mons. de Lusemburg. Et essendo per intrar dove era el Papa, se ritrovò esser lì el Cardinal Curzense, et volse intrar con loro, dicendo era stato primo havia praticato per el Re col Papa. Et ditti oratori non volse vi entrasse, unde fenno di gran parole, tamen non intrò, et d'indi se inimicò col Re. Or intrati dimandò tre cosse: la prima la investitura dil Reame et coronatione, promettendo pagarli ogni anno ducati 50 milia di censo, secondo il consueto primo, et darli ducati 100 milia che restava debitori di più censi a la Chiesa el re Ferando et Alphonso; seconda, che 'l voleva venir a Roma come bon fiul di Santa Chiesia, et esser a parlamento con Soa Santità, et pur volendo fuora di Roma l'era contento, et che 'l dicesse qual terra li pareva, et non volendo che 'l voleva vegnir con tutto l'exercito in Roma et non con puoca zente; et che ivi poneriano qualche conclusione zerca a la expeditione contra Turchi. Unde el Pontifice volse far concistorio; et cussì a dì 22 Mazo chiamò concistorio, et rispose a ditti oratori che manderia do ambassadori a Soa Majestà, et che 'l venisse in Roma; ma di la investitura lui era zudexe, et bisognava intender le raxon di queloro dimostrava haver action in ditto Reame, et che non mancheria di raxon: etiam voleva haver l'opinion de li soi colligati, et comesse dovesse scriver al loro Re questa risposta. Et a dì 21 ditto Hyeronimo Zorzi orator nostro andò a visitar ditti oratori, dimostrandoli bona ciera.
A dì 20 zonse lì a Roma Piero di Medici partito da Napoli non con molta benivolentia dil Re, et Juliano suo fratello era in Civita de Castello col Cardinal.
A Napoli per lettere di 17 Mazo, di Lunardo di Anselmi veneto consolo nostro, in zifra, venute a dì 23 ditto, se intese come Franzesi erano mal visti in Napoli, et ogni zorno seguiva qualche inconveniente, et Franzesi dubitavano di non esser taiati a pezi, et che, judicio suo, non partiria questo mexe el Re, perchè le artiglierie fece cargar su le galeaze havia fatto discargar, benchè da po' le fo iterum cargate; et che havia fatto un per di noze di mons. de Ligni suo cuxino in la fia fo dil Gran Siniscalco, a la qual apartien el principato di Alte mura ha don Fedrigo, et quello ge lo dete in dota privando don Fedrigo di quello; et che era zonto uno messo dil Signor turco al Re a dimandarli el corpo di suo fratello Giem sultam, prometendo darli reliquie de Santi a l'incontro, che saria assà acete a esso Re, per haver nome de Christianissimo. Item che havendo più volte fatto conzar in Napoli, per intrar come Re con triumpho, pur a dì 12 ditto intrò sotto una umbrella d'oro con la chieresia, che li andò contra, et li Sezi era conzati con bancali et altri adornamenti.
Ferandino veramente zonto a Messina, che fo a dì 17 April, dove vi messe in terra la Raina et fo honorifice ricevuta come sorella dil loro Re, et li veneno contra esso Re col palio d'oro, et li promise darli 2000 fanti pagati per loro fino guerra finida et fusse ritornato in Napoli, con questo li prometesse di farli liberi et exempti Messinesi de ogni angaria, dacio etc. sì de Napoli quam de ogni altra terra di Reame; et cussì li fece privilegio. Et trovato le caravelle de Spagna, era smontato in la Calavria, operato come ho scritto di sopra, et molte terre havia rilevato la soa insegna. Et el re Alphonso suo padre, partito de Mazara con le so cinque galie havia et do barze, a dì 20 April, fo el zorno de Pasqua, andò a Palermo dove da don Joam de la Nuze vicerè de Sicilia per el Re de Spagna fo con grande honor ricevuto, et lui non volse dismontar, ma su la pope di galia fe' XII cavalieri. Quello di lui et di re Ferandino poi successe, scriverò di sotto.
Maximiliano re de Romani in questo mezo compite la dieta, tamen le cosse di Elemagna era in gran combustione, nè poteva esser la soa venuta in Italia presta come se sperava. Questo perchè molti soi baroni et el Conte Paladin et altri erano sdegnati sì per haver tolta moglie del parentado de Milan, la qual cossa senza il suo voler fece, quam per haver dato la investitura a questo duca Ludovico presente, et non li volevano dar alcun aiuto a venirsi a incoronar. Et in questo tempo passò per Roverè et per Veronese uno so ambassador andava a Roma dal Summo Pontifice, et cussì passavano quelle cosse.
Da mar, per lettere di 9, venuto uno gripo prestissimo, per le qual nostri fo certificati come el Capetanio zeneral era con galie 19, et preparava l'armada, facendo impalmizar, et restato per causa di biscoti, i quali lui faceva far a Corphù, di non esser andato in Puia, et più presto poteva se expediria passando in Puia juxta i mandati; et tamen haveva qualche dubitatione di l'armada de Turchi che non uscisse, la qual era quasi in ordene, et molto grossa, ut dicitur vele 200. Et mandò lettere, da Costantinopoli di 20 April de Alvise Sagudino secretario nostro ivi zonto, et notificò esser zonto et recevuto con grande honor et festa, quanto mai altro orator vi andasse. Et andato a la presentia dil Signor, quello si levò da seder dil suo mastabè, et feceli gran festa, et referita la sua imbassada, havendo salutato per nome di la Signoria Soa, li dechiarite la morte certa di suo fratello a Napoli; la qual nuova el Turco hebe molto a grata et disse: Ela certa? benchè da altri avanti l'havemo intesa, ma non la credevemo. Et perchè è stà tanto quella Signoria a mandarme a dir tal bona nova? Et el secretario si excusò che el tempo et le fortune dil mar lo havia tenuto, et che subito che la Signoria intese la verità lo spazò per notificarli questa consolation. Et el Turco poi li disse: Havemo bona paxe con la Signoria. Li rispose: Bonissima. Et poi esso Signor si messe la man a la testa, dicendo: Allà! quasi rengratiando Dio di la morte dil fradello, et disse voleva haver sempre bona paxe con la Signoria, et che 'l suo stato fusse di quella. Item che 'l voleva mandar a dimandar al Re de Franza el ditto corpo, e darli reliquie, come mandò et ho scritto di sopra. Et volse intender come el Re de Franza era venuto in Italia, et la Signoria lo havea lassato tanto prosperar. Et ditto secretario li rispose che era certo, nostri fin quel hora havrebbe provisto a ciò el non prosperasse più; et altre parole tra loro usono, volendo sopra tuto esser grande amico nostro. Item che sperava obtenir che vi tornasse Baylo, come prima. Narra etiam come 60 galie era butate in acqua, et altre palandarie, fuste et navilii, a la suma di zerca vele 200 havia la sua armada, nè si sapeva dove volesse andar; tamen era da ussir, altri diceva a Scyo altri a Rhodi. Ancora notificò el Signor haverli dimandato la causa la Signoria feva grande armata, come l'havia inteso. Li rispose: Per questo Re de Franza, a ciò per terra e per mar se potesse, volendo, farli guerra, e disfar li soi pensieri. Et el Signor disse: Sta ben. Et dimandò poi che exercito ha ditto Re. Rispose: Persone da 30 in 40 milia venute con lui, poi le zente di Reame et la soa armada. Et el Signor disse: Hallo bona paxe con la to Signoria? Li rispose: Bona. Et alcuni bassà disse: Come si è bona paxe, perchè la Signoria fa tanta armada et ha mandà a tuor Stratioti? Et ditto secretario rispose: Per star preparati, per poter obviar a quello puol occorrer, perchè quando l'intra lo fuogo in caxa dil vicino, si vuol haver l'acqua preparata li circostanti. Oltra di questo el Signor mandò per Camalli turco, corsaro assà nominato di sopra, et li dete salvo conduto: si judicava el volesse farlo capitano di parte di la sua armada, et lui non volse andar, per dubbio di la vita: ymo sul mar si fece forte, et habuto uno schierazo dal Bassà di Nigroponte, sì che havia zerca 200 in sua compagnia.