Venne in questa terra a dì 17 Mazo per Po la madre de madona Maria marchexana de Monferà, et olim mojer dil marchexe Bonifacio di Paleologi. Questa era vedoa, et fo moglie dil dispoti di Servia preso et morto da Turchi, la qual za uno anno da poi la morte dil zenero venne dil suo paese per veder soa fiola, et al presente ritornò con ganzare et burchii et zerca persone 100. Aloxò a S. Trovaxo, in caxa di domino Andrea Sench, olim orator dil Re de Romani; et la sera andò a caxa dil Principe; et habuto lettere di passo, poi che stette alcuni zorni, con uno gripo passò a Segna, demum per terra andò in l'Hongaria, et fo a dì ultimo ditto. Et ha uno fiul capitano de esso Re de Hongaria, tamen per la Sensa stete qui.
Ancora in questi zorni vi venne madona Paula di Gonzaga, fo sorella dil marchese Federigo di Mantoa, padre di questo presente, et moglie del conte Bernardo di Goricia. Alozò a la caxa di ditto Marchexe; poi, visto la Sensa, a dì 2 Zugno andò a li bagni a Padoa; et ritornò a Goritia. Poi etiam vi venne la niora dil signor Sigismondo di Este, fratello dil Duca de Ferrara, con alcune donne; alozò a la sua caxa; et uno fiol secondo dil magnifico Joanne Bentivoi, chiamato Alexandro, con alcuni tutti vestiti a un modo a la todesca, con penachi in testa, veneno incogniti a la Sensa.
A dì 17 Mazo zonse in questa terra Domenego Trivixan et Antonio Loredan cavalieri, erano stati ambassadori a Napoli al Re de Franza; et el zorno driedo riferiteno nel Consejo di Pregadi la loro legatione, et come el Re era mal in hordine sì de zente quam de danari; ma Franzesi inrichidi; et non havia più di 12 milia persone, zoè cavalli, et 8000 pedoni, et cavalli taliani 3000, et alcuni fanti de li qual conveniva lassar parte in Reame. Item che tutto Napoli se doleva di le insolentie de Franzesi, di le cative compagnie haveano da loro, et che Napoli non si poteva più dir quello Napoli era prima; et che 'l Re al tutto se voleva partir, havendo cargado su le galeaze et alcune barze bona parte di le cosse dil castello: porte di bronzo, re Alphonso vecchio di bronzo etc., per mandar in Franza; et che esso Re havea mal animo contra Venetiani, concludendo li havia fatto pessima compagnia; et questo fo da poi el Re intrò in Reame, che prima erano assà ben visti. Et volendo a Napoli haver audientia, convenivano star tre hore aspettar, et ancora, parendole, li licentiavano; et che el Re continue zuogava su una sala con uno suo muleto, et li coreva drio, et con una soa favorita niora di la duchessa di Malfi, la qual molto amava: etiam un'altra tolta a Guastalla. Narrò quelli erano dil suo consejo, nominati di sopra, et homeni di gran inzegno, et che Franzesi non servava alcun ordene; et che uno capitanio comandava una cossa et l'altro non voleva; tamen, verso il re erano fidelissimi et tutti attendevano a uno fine; et che dal concluder di la liga fino a loro partir, non erano ditti oratori ussiti di casa se non quando andono a tuor licentia; et che el Re gela dette volentiera; poi disse che tornasseno, che li havia a dir alcune cosse. I qual tornati, ordinò al suo consejo li dovesse parlar, et cussì li disseno: Domini oratores, direte a la Signoria che vogli mantenir al Roy la lianza, et che non saria venuto in Italia se non havesse habuto la lianza sua, et che in Aste venne el so ambassador ad alegrarse di la venuta di la Maestà Soa, poi a Fiorenza voi fosti mandati; ne l'entrar in Roma et ne l'intrar in Napoli vi avete alegrato del suo prosperar; et che non voglia essa Ill. ma Signoria in questa sua tornata far altro che mantenir la vera promessa, con altre parole. Et concludeno ditti oratori al Senato che Franzesi non per altro modo haver acquistato questo Regno se non che el Reame hanno acquistati loro, ch'è cossa mirabile; et che si dovesse far ogni cossa perchè non erano molta quantità, et havevano assà odio a Venetiani, dicendo erano stati causa di ogni loro infortunio. Et poi che hebbeno refferito, ambidoi introno Savii di Terra ferma, et il luogo li era sta servato; et mentre erano a Napoli fonno creati, licet avanti fusseno stati.
Et intendendo li padri di Collegio questo, deliberorono metterse in ordene, et venendo di qua dimostrar el poter de Venetiani. Et sopra tutti fenno provisione de danari, et benchè fusse messe 6 X. me, do al Monte vecchio et 4 al Monte nuovo, terminono a dì 18 ditto in questo Consejo di Pregadi, de impegnar le volte et bottege de Rialto di la Signoria a rason di ducati 8 per cento, et chi depositava in termene di do zorni havesse do per cento di dono, et quelli li havea affitto in termene di zorni XV dovesse depositar a l'oficio dil Sal, et che fusseno exempti di ogni X. ma per angaria di le ditte intrade, come etiam fo fatto per la guerra de Ferrara; di le qual volte et bottege in questo mexe et in ditto termene, per Marco Bragadin era Provedador al Sal a la caxa fo scosso et trovato ducati 60 milia.
Ancora fo deliberato de mandar a li confini di Oio cavalli 5000 et Stratioti 600, et ivi star, a ciò venendo el Re per la via de Pontremolo potesseno resister non passasse, con la zente dil Duca de Milan, però che etiam lui lì in Parmesana adunava zente; oltra de questo in Romagna vi dovesse a Ravena star cavalli 2000 et Stratioti 600, i quali bisognando presto si conzonzerebbe con questi. Quelle zente dil Polesene non fonno mosse. Et in questo medemo zorno, a dì 18 Mazo, col nome dil Spirito Sancto elexeno per scortinio nel Consejo di Pregadi do Provedadori zenerali in campo, con pena grandissima non potesseno refudar, i quali fonno Marco Antonio Morosini cavalier era capetanio di Padoa, et Marchiò Trivixan fo podestà a Padoa. Ancora preseno de assoldar 2000 Sguizari et far 2000 provisionati oltra li fanti si havia, et ancora zerca 60 Stratioti, erano venuti driedo li altri senza esser soldati, fonno tolti et datoli la paga et mandati in Padoana. Etiam fo assoldato el fiul di Johanne Bentivoi, per do anni, primogenito, chiamato Hannibal, con homeni d'arme 80 et 40 balestrieri, da esser pagato per mità col Stado de Milano; et cussì li fo mandati danari si mettesse in ordene: el qual era in pratica de acordarsi con Fiorentini. Et el conte Bernardin Brazo, fo fiul dil conte Carlo conduttier fidelissimo, vene a Venetia, et habuto danari si andò a levar le sue zente era in Friul et venne in Brexana. Ancora molti cogioneschi, di la compagnia di Bortolomio Cogion capetanio zeneral da terra, chiamate lanze spezade cogionesche; et cussì erano expediti ditti soldati.
A Milano in questo mezo zonse do ambassadori dil Re de Romani, venuti per far le cerimonie di la investitura, chiamati d. Marchio Mechz episcopo di Brixenon et consiglier dil Re, et d. Corado Sturcem primo cancellier dil Re. Etiam vi zonse uno dil Re et Raina di Spagna, nominato mons. Joan Claver aragonexe, et el Duca perlongò de far questa investitura a dì 24 Mazo. Etiam sul Milanese vi zonse in questi zorni uno capetanio de Sguizari o vero Elemani, mandato per Maximiliano in so aiuto. Et esso re Maximiliano si aspettava, perchè per lettere di Hieronimo Gritti da Roverè se intendeva a Trento el vin era montato ducati 6 la botta; ma per lettere di ambassadori nostri andava da Soa Majestà, date in Yspruch, dove era et l'archiduca Sigismondo di Austria homo veterano, licet al presente non habbi alcun dominio per haverlo renonciato a ditto Re di Romani, et se intese ancora la dieta non era compita a Vormes, et non era per venir in Italia cussì presto.
A Ravena accadete che Stratioti alozati a uno monasterio de frati chiamato Santa Maria in Porto, unde veneno a parole con ditti frati, ita che 7 frati ussite fuora, et ferino alcuni Stratioti, et amazò uno cavallo di valuta di ducati 50. Unde Stratioti si messeno contra questi frati, et li feriteno, et poco mancò non li amazasse. Era ivi Piero Duodo loro provedador, et pur fo tasentate le cosse, essendo stati prima causa di tal movesta li frati.
A Roma, per lettere di 18 zonte a dì 21 Mazo, nostri fonno certificati... come era venuti a Roma, et voleva la investisone dal Pontifice dil Reame a lui pertinente de jure. L'altro a dì 18 ditto se partì per andar a Napoli a trovar el Re de Franza, chiamato misser Zanon de Molins, el qual alias fo a soldo di la Signoria nostra a la guerra de Ferrara, quando vi era el suo Duca. Et ancora in questo medemo, ditto orator partito per andar a Napoli, mandando li soi cariazi avanti, in Roma, a una piaza ditta la piaza Judea, fonno assaltadi et tolto ditti cariazi et robe con li cavalli, et fo soldati romani, cridando: Marco! Marco! Et l'ambassador ditto, tornato, fo ricevuto in caxa da Hyeronimo Zorzi orator nostro, et stete do zorni facendoli bona compagnia, et andono dal Papa dolendose de questo. Et li caporioni fece tuor le robbe et messe in salvo; tamen mancò uno cavallo di valuta di ducati 100. Et l'ambassador nostro fece uno edito, si era soldato di San Marco fusse apicato. Et oltra di questo venendo tre oratori dil Re al Pontifice, zoè el cardinal S. Dyonise, mons. de Brexa et Frances mons. de Lusemburg, et alozati mia X di Roma, et etiam veniva el cardinal San Piero in Vincula, ma pur non volse venir di lungo, ed andò a Grota ferata mia 25 da Roma. Ma questi tre venendo per venir a Roma, et el Pontifice ordinò a la soa fameglia dovesse andarli incontra, etiam vi volse andar contra el Cardinal preditto, do cardinali San Clemente et Santa Anastasia. Ma mentre questi andavano, acadete che ditti oratori mandò avanti uno araldo di mons. de Brexa, el qual arente le porte fo spoiato; et ancora el zorno avanti havia mandà el so cuogo per metter ordene a quello era di bisogno, et alcuni Spagnoli di la guarda dil Papa el trovò et lo amazò. La qual cossa intendendo ditti oratori, non volseno venir di longo, et subito spazò al Re notificandoli questo, sì che quelli erano andati contra convenne ritornar, et non vi venne quel zorno. Unde, inteso questo, el Papa have molto a mal, et fece inquisitione chi havia fatto questo, et mandò per piar ( pigliare ) alcuni i quali erano fuziti a dir al cardinal S. Dyonise non dovesse dubitar de niente, et intrasse liberamente, et poi intrò come più avanti intenderete. Zonse ancora a Roma Sonzin Benzon da Crema zentilhomo nostro, agregado per li meriti del padre l'anno 1483, con 50 cavalli lizieri; et era altri 500 cavalli lizieri alozati a Vitrali, et a dì 24 ditto doveano far la mostra in Roma.
A dì 19 ditto intrò in Roma li ditti tre ambassadori dil Re di Franza a hore 23 bene in ordene. Li andono contra la famiglia dil Papa et de Cardinali, et come vidi una lettera di Roma, mons. de Brexa havea più di 60 mule carge di robe, et zerca 40 pulieri zoveni de Reame, et assà zente d'arme conduceva le ditte robe. Alozono in palazo dil cardinal S. Clemente, et al zorno driedo have audientia. Et Colonnesi erano in Roma praticava con li primarii romani volseno lassar intrar el Re, et che non vegniva per far alcun mal; ma quelli li rispondevano: prima manzerebbe sui fiuli, che consentir mai la sua intrata, et quando ben el Papa consentisse, loro erano fermissimi. Et davano gran pressa, sì in racoglier qualche biava che ancora non era mature, quam in far provisione in la terra. Le porte era partite a custodia de fanti, et fo ordinato li nostri provisionati con Francesco Grasso capitano loro vardasse la porta di San Paulo, et un gran spatio de muro, che fece bastioni, ripari, revelini, et altre cosse necessarie; frustra fece, come dirò di sotto.
Antonio Grimani procurator capetanio zeneral, in questo meze per lettere di 7 di questo, se intese era a Corphù con galie 19, et feva impalmizar per andar in la Puia, et con desiderio aspettava le tre galie partide de qui, zoè dil provedador Zorzi, la galia Bembo, et la galia Cornera, et etiam el resto di le galie se armava in Candia n.º 12, et havia retenuto do nave, zoè quella di Stefano et Theodosio Contarini, patron Zaneto da Muran, et quella de Piero Sagredo et compagni, patron Antonio Amai; et etiam alcuni gripi meneria da Corphù per far più grossa armada. Et Hyeronimo Contarini provedador era al Saseno. Et è da saper che 3 galie era a l'isola de Cipro, zoè Cabriel Barbarigo, Zorzi Cabriel, et la tragurina. Quello poi di ditta armada seguite, più avanti scriverò.