Bernardin da Como
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Piero Grosso
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Perin da Bergamo
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Zuan Agnolo da Urbin
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Paulo Albanese
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Zonse a dì ij Mazo a Venetia uno corrier venuto di Spagna, partito una zornata avanti zonzesse quello portava la lettera di la liga, et il suo ambassador fo a la Signoria, et notificò come el Re havia ordinà grande exercito per mandar a la volta di Perpignano, et, se nostri rompesse, senza dubio el Re di là romperia; tamen non fo nulla. Et che quel corrier andò per terra in Spagna fo ben intercepto a Brianzon, ma non fu averte le lettere, dicendo non havevano guerra col Re de Spagna. Et che zonto a Madrid, el Re et la Raina havia habuto una gran consolatione di la liga, et volse, essendo zonto la nuova el Zuoba Santo, indusiar a publicarla per tutti soi regni el zorno de S. Marco, a dì 25 April, con gran cerimonie et il successo scriverò di sotto.

A Roma el Pontifice vedendo la voluntà dil Senato Veneto et di Milano esser di dar conduta secondo el suo desiderio al Duca de Urbino, et come ho scritto di sopra era partito di qui el suo secretario, et lui aconzo con Fiorentini; et il Pontifice li mandò a dir che havea fatto gran mal a non voler esser al soldo di la liga, maxime sapiando el testamento dil duca Federigo suo padre, che vol che nunquam lui si aconzi con niuno senza licentia dil Papa, nè mai esser contra la Chiesia; et che, non volendo esser soldato nostro, lo spoglieria dil feudo et investisone come nemico di Santa Chiesia. Et el Duca rescrisse per niun modo voleva esser contra la Chiesia, et che, havendo dato una volta la fede a Fiorentini, quella voleva mantenir, et mandò un so secretario a la Signoria, chiamato Ludovico di Odaxij padoano, et a dì 9 Mazo zonse in questa terra, et si mandò a excusar con la Signoria, et che non havendoli voluto dar conduta condecente a la soa persona, si era assoldato con Fiorentini, offerendosi tamen fiul etc. Et detto secretario stete do zorni et andò via.

A Napoli, essendo partiti li nostri ambassadori, mal se intendeva el successo dil Re, nè quello voleva far. Ivi era tre cardinali, S. Piero in Vincula, S. Dyonisi et Samallo, et se divulgava per tutto questo mexe de Mazo non partiva di Napoli, perchè li cavalli erano a l'herba, et venendo per camino non troveria strami. Ma pur tramava pratiche sotto man, et con Zenoesi, come ho detto, per mezo de S. Piero in Vincula, prometendo dar in deposito a lui Serzana, Serzanella et Piera Santa fin el Re stava in Italia, poi siano dati a Zenoesi. Col Duca de Ferrara era d'accordo, benchè la liga li mandasse a dir alcune cosse. Li oratori fiorentini, senesi, luchesi et de' Pisani erano pur ancora a Napoli. Et è da saper che sempre vi stette un orator de Pisani, chiamato Piero Gripho, a presso Soa Majestà, et novamente ne mandò uno altro chiamato Alvise de Christofaro, et questo per le discordie haveano con Fiorentini.

A Roma, come scrissi, el populo era volonteroso de defenderse. Fenno la descriptione de li homeni da fatti, a ciò a uno bisogno se potesse operarsi. Li conservatori et caporioni fenno 3000 fanti, li 600 provisionadi di la Signoria con li X contestabeli haveano do page per uno, zoè di do mexi. Li Zudei, a ciò non havesseno i danni come prima, assoldò alcuni fanti facesseno guarda a le lor caxe. El Pontifice domandò imprestedo a Cardinali ducati 20 milia, et assoldò el signor Paulo Orsini et el sig. Carlo fiul dil sig. Virginio Orsini; et conclusive tutta Roma era in moto. Et el Papa intendendo che al tutto el Re veniva a Roma, li mandò a dir che volendo venir pacifice senza arme el fusse ben venuto, et volendo venir con l'exercito andasse di fuora via. Et a dì 8 Mazo venne a Roma el cardinal Samallo partito da Napoli, et alozò in palazo dil Papa. Si divulgò tratava accordo. Et a dì IJ ditto chiamato consistorio terminò di mandar do Cardinali contra esso Re de Franza, zoè el cardinal Santa Nastasia et el cardinal Carthagenia, et non ostante che erano in queste pratiche, sollicitava el Pontifice el cavar di le fosse dil castello. Et cavando in questi zorni trovono 6 teste de alabastro bellissime, et altre antiquità, maxime alcune caverne subteranee, cossa de gran spesa; et forniva el castello de artegliarie et munitione. In Roma era gran romori per la discordia di le parte, et Spagnoli con Romani assà volte si amazavano; la notte non se poteva andar per Roma, che erano spogliati, et quasi ogni giorno amazato qualche uno: li prelati scampavano fuora di la terra.

Et a dì 15 ditto, a hora di nona zonse lettere in questa terra de Hyeronimo Zorzi kavalier orator in Corte, date a dì 12 ditto, et venute prestissime, unde fo chiamado Pregadi. Ma prima se redusesse, da poi disnar, la Signoria mandò per li oratori di la liga, eccetto quello dil Papa, et consultava insieme; andono in Pregadi. Per queste se intese come el Re a dì 12 dovea partirsi de Napoli per venir a Roma, et che el Pontifice quasi non era fermo etc.; per la qual cosa Venetiani steteno molto di malavoia, et fo comandato grandissime credenze et streture, et feceno molte provisione, et el Principe parlò in Pregadi et exortò a la difensione di la Republica, et si dovesse pagar le decime volentieri. Et spazò la sera uno corrier a Roma, el qual andar dovesse in hore 40; et comesse a l'ambassador dovesse far ogni cossa che 'l Pontifice se levasse di Roma. Etiam mandò uno gripho al capitanio zeneral, el qual se judicava fusse in Puia, che dovesse star lì intorno quelli scogi de Brandizo, et andar fino a Otranto con l'armada, tamen non metter in terra, nè far altra movesta se non li scriverà altro. Al Pontifice ancora fo scritto non dovesse temer di cossa niuna, confortandolo dovesse star saldo, promettendoli di darli ogni aiuto, et che Venitiani soli li bastava l'animo a difenderlo, non che essendo li altri colligati, maxime el duca de Milan volonteroso assà contra esso Re de Franza; et altre parole de questo tenor li scrisseno, dubitando non si acordasse col Re. Questo perchè non feva alcuna provisione, ma diceva cercaria el suo meglio a li oratori. Et però nostri li promise di mantenirlo nel Pontificado. Fo divolgado el Re promesse de dar el Principato di Taranto a suo fiul duca de Gandia, et altre promissione secrete. Et in questi zorni zonse tre oratori o vero messi di esso Re a Roma; i quali a dì 12 ditto partino: uno andava a Fiorenza, l'altro a Milan, et l'altro a la Signoria nostra, chiamato Joam Boierdino, el qual a dì 23 ditto zonse a Venetia. La soa richiesta et quello volse scriverò poi di sotto. Et a Roma in questo mezo monsignor Samallo dimandò al Pontifice la investitura dil Reame al suo Re, sine præjudicio tercii, e che li fosse dato el passo che 'l voleva venir come amico a visitar Santa Chiesia, perchè in ogni tempo è stato bon fiul et ha difeso quella. Unde el Pontifice li rispose publice: pro nunc non voler darli alcuna investitura; et che volendo venir el venisse di fuora via, et che volendo el Re parlarli, lui andaria in una terra, dove insieme havendo voja Soa Majestà li poteva et poria parlar. Ma ditto Cardinal et l'ambassador dil Re preditto, adunato li conservatori et caporioni di Roma, li expose come el Re li mandava a saludar; et che 'l voleva venir a Roma, et che si ne l'andar a Napoli haveano habuto Romani alcuna cattiva compagnia, era processo per la moltitudine dil gran exercito havia; ma che a hora voleva venir con assà manco zente, et che restauraria tutti chi fusseno stati offesi. Ai quali, Romani, fatto loro consigli, li risposeno che erano atti a mantener la voluntà dil Pontifice, et che essendo Soa Santità et li reverendissimi Cardinali di opinione che la Majestà dil Re non dovesse più intrar in Roma, che cussì etiam loro erano disposti; tamen volevano esser servitori di Soa Majestà. Et habuto tal risposta, el messo dil Re se partì et tornò a Napoli, et el cardinal Samallo rimase. Ma Hyeronimo Zorzi andato dal Pontifice, et presentato le lettere di la Signoria persuadendo Soa Beatitudine a doverse partir de Roma; ma el Papa rispose volerse defender et star fermo; et voleva far 3000 fanti, et con li 1000 provisionadi nostri et quelli de Milan et li 1000 cavalli lizieri, etiam lui havia 600 homeni d'arme ai quali havia dato paga, li bastava a doversi difender; et che staria in castello, et havia per lui il populo, che, come ho fatto la descriptione, era XX milia homeni da fatti; sì che non dubitasse de nulla. Et a Napoli acadete, essendo dismontato re Ferandino in la Calavria a presso Turpia con alcune zente, havendo reaquistato alcune terre, et dove si apresentava tutto si rendeva; unde el Re terminò di mandarli zente a l'incontro, a ciò più non prosperasse. Et mandò mons. de Obegnì con lanze 200 et 1000 Sguizari. Et in questo tempo venendo 6 zentilhomeni franzesi a Capua partiti da Napoli, in uno bosco furono assaltati da alcuni dil paese et amazati, et per più disprecio li fu cavato el cuor dil corpo, che fo cossa crudelissima, et messe gran paura in Franzesi. Etiam el zorno avanti de questo, in Napoli fo morto uno Franzese, et cavatoli el cuor. Queste cose dimostra el mal voler hanno Napolitani a Franzesi.