- La barza de botte 300, patron Artes, con homeni 60.
- La barza de Jaimo catelano, de botte 400, con homeni 80.
- La barza de botte 350, con homeni 65.
- La barza de botte 400, con homeni 80.
- La barza de botte 300, con homeni 60.
- La barza de botte 300, con homeni 80.
Et più altre barze, de botte 400, con homeni 80 per una[93]. Tutti pagati per do mesi, et fornite de artigliarie et vittuarie, più di rispetto tumuli 6000 di grano, corazze 500, zappe, badili et molte altre armadure et monition de rispetto, bombarde piccole et grosse. Sono galie n. 27, fuste 2, galioni 4, nave 4 et barze 14, in tutto vele 51.
Ma lassiamo questa armada, la qual ussite, come di sopra è scritto, et esso re Alphonso mandoe in Spagna ambassadore el conte de Giello ( Ajello? )[94] pregando, nomine suo et di sua sorella la Raina, che fu moglie de Ferdinando suo padre, la qual lì in Napoli da esso Alphonso era molto honorata et trattata come Raina: et pregasse el Re et Regina di Spagna volesse dar aiuto alla caxa di Aragona et al suo sangue, rompendo su quel di Franza, acciò el Re, havendo guerra nel suo paese, dovesse ritornar in driedo, ma nulla potè far, per la paxe havea ditti Re et Regina con el Re di Franza. Tamen li promesse di darli ogni altro favore: el qual ambassador ritornò a Napoli, et poi ne andò uno altro lì in Spagna, chiamato Guielmo........... et ivi restoe. Ancora a Venetia vi mandoe uno suo secretario in loco di l'abbate Ruzo era morto, come ho scritto di sopra, chiamato Anuzo di Andriani, el qual gionse di Avosto in Venetia, et si partì poi di Ottubrio per andar al sig. Turco, perchè in quello paese era molto pratico. Etiam prima ne havea mandato uno altro ambassador a Constantinopoli, el qual si ritrovò con quello dil Pontifice, a notificar la venuta di questo Re in Italia, sì per tuorli il regno, quam poi per passar a la Valona a soa distrutione; la qual cosa a Bayxeth othoman gran Turco fu molto molesta, et li offerse aiuto, et honorifice ricevette ditto ambassador, et ne mandoe uno suo a Napoli, come di sotto, al tempo di la venuta sua, che fu di Novembrio, intenderete. Al summo Pontifice non restava re Alphonso di exortar, come capo di la cristianità, et quello che dovea cercar la paxe de Italia, che dovesse aiutarlo, et cussì terminò el Pontifice et Re de abboccarsi insieme, dove fariano qualche conclusione bona. Intravenendo Puzo Puzi ( Puccio Pucci ), dottor de la republica fiorentina appresso el Pontifice, el qual pochi mesi dapoi lì a Roma morite. Or a la fine dil mexe di Zugno el Pontifice con la sua guardia et tre Cardinali, Lisbona[95], s. Zorzi[96] et Valenza suo nipote[97], etiam in sua compagnia vi andoe Paulo Pisani, cavalier, ambassador de Venitiani, che ivi a Roma si era in questo anno. Et cussì con la guardia preditta venne a uno loco appresso Teoli ( Tivoli ) mia 7, chiamato Vicoaro ( Vicovaro ), luntan di Roma zerca mia 22; et per non esser quel loco capace per alozar el Pontifice, mandono fuora li cittadini: et el re Alphonso venne con zerca 1000 persone, et di primi baroni et zentilhomeni dil reame, et Paulo Trivisano, cavalier, ambassador venitiano, senza dil qual, per tuorsi benivola la Signoria, non espediva alcuna cosa, imo tutto con lui conferiva. Et arrivò a una abacia ivi vicina, et Paulo Pisani preditto andoe a inchinarsi a Sua Maestà el qual era in chiesa, et fatto le debite accoglienze, montati a cavallo, veneno a Vicoaro dal Pontifice, el qual era in una sala, et abbrazati andono tutti do a uno balcon apuzati a parlar, et steteno tre zorni a consultar, dove ivi concluseno liga et intelligentia tra esso sommo Pontifice, re Alphonso et republica fiorentina, et suzelono li capitoli. Et poi tolto licenza el Re dal Pontifice, con le debite riverentie ritornono a loro terre, non intendendo per questa romper la liga havia el Papa con Venitiani. Et adi 9 Zugno partino da Milan de comandamento regio li do soi ambassadori erano, zoè Antonio di Zenari dotor et Ferando di Zenari, nominati di sopra, et a Napoli ritornono, vedendo non poter far nulla con el signor Ludovico, el qual era fermo in dar aiuto al Re di Franza. Et ancora fece patti Alphonso con Obietto dal Fiesco protonotario fora ussito di Zenoa; el qual adi 25 Zugno partì da Carpi et andò a Fiorenza, poi a Pisa, per andar su l'armada di re Alphonso; et adi 10 Luio a Milano fu depento ditto Obietto su una tavola a la piazza dil domo, apicato, in zipon, con una chierega, et apicà per uno pè, con uno breve di sotto diceva: io son misser Obietto dal Fiesco mancator di fede; et cussì el Duca ordinò in le altre sue terre fusse fatto cussì; et la sua provisione havea dato a Zuan Alvise dal Fiesco suo fratello, zoè ducati 1500 a l'anno; et do abacie havea, dava de intrada ducati 2000, el signor Ludovico le dette al figliolo del ditto Zuan Alvise dal Fiesco. Tamen, per questo, Obietto nè Paulo di Campofregoso cardinal et arciepiscopo di Zenoa si curoe, imo fonno fermi con re Alphonso. Et inteso questo a Napoli adi 15 Luio el re Alphonso vedendo che 'l sig. Ludovico, licet fusseno stati cugnati, li era inimicissimo, li tolse el contà ( de ) Caiazo, et questo perchè il sig. Zuan Francesco di Sanseverino era sta creato capitano di le zente italiane per questa imprexa, come dirò sotto. Et messe li soi officiali al ducato di Bari, era proprio del sig. Ludovico lì in reame, et deputà uno dovesse scuoder le intrade, tamen voleva tenisse bon conto, acciò si Ludovico si portava bene, potesse renderle. Et scrisse ( ad ) Antonio Stanga dottor, era stato lì a Napoli ambassador de Milano, el qual ritornava a Milan, et ancora non era ussito di reame, che dovesse mandar uno suo a governar la casa sua, et mandò a compagnar ditto ambassador fino fuora di reame, et non lassò che 'l parlasse a niuno. El qual, partito, se ne tornò di longo a Milano. In questo mezzo, pratiche grandissime fonno fatte in Italia et a Bologna al magnifico Joanne Bentivoi; et quelli signori bolognesi faceva fortificar la terra, fece cavar le fosse di Bologna, et dil mese di Zugno fe' cavar quelle di s. Zuanne, e fe' far alcuni bastioni, et molto adoperava li villani per guastatori. Era Bologna molto nominata, perchè si credeva el Re facesse quella via. El Pontifice mandoe ambassador al ditto Joanne Bentivoi, et il simile re Alphonso et Fiorentini a exhortar volesse esser da la loro banda. Li promettevano di dar ducati 30 milia, far suo fiol protonotario cardinal, et li mandoe il cappello fino a Bologna, et farlo lui vicario di Bologna per nome di la Chiesia, però che Bologna è terra di la Chiesia, et era in questo tempo legato apostolico el cardinal Ascanio[98], fratello del sig. Ludovico. Item el re Alphonso li prometteva dar a uno altro so fiol chiamato Alexandro una soa figliola per moglie con uno stato in reame, con intrada più de X milia ducati. Etiam fu divulgato el Pontifice li deva do castelli nel Bolognese al ditto magnifico Joanne, zoè Zento ( Cento ) e la Pieve, tenuti per el cardinal San Piero in Vincula, per esser vescovo di Bologna, tamen, non obstante promissione, mai si volse voltar ditto magnifico Joanne dil stado di Milano et promessa fatta al Re di Franza. Et al principio di Zugno el Duca di Ferrara se ne andò a Bologna, per veder di redurlo col Duca di Milano; et adi 8 tornoe a Ferrara. Pur non lassava intender nel principio con chi voleva esser, et il suo figliol primogenito nominato Annibal era a Pisa soldato de Fiorentini, nè quelli li volevano dar licenza. Et cussì stavano queste pratiche zerca a Bologna.
Et zercò haver la madonna Catharina di Forlì, che fu moglie dil conte Hyeronimo de Riario, nipote di Sixto quarto pontifice, el qual di Imola et Forlì si fè signore, ma mentre tyrannice governasse, fu da li cittadini di Forlì nel suo palazzo morto nel 1488, et butato fuora di le fenestre per più disprecio suo: tamen chiamano per suo signor Ottaviano, figliol primario di detto conte Hyeronimo, el qual era in età di anni X. Adoncha questo Stato la madre governa, la qual fo fia dil duca Galeazzo, padre di questo Duca de Milano, natural. Or questa mostrava voler aiutar Alphonso, et non dar passo nè vittuarie a le zente franzese e ducheschi, dovevano venir di breve in quel contorno. Et zà erano parte adunati, come dirò di sotto, et dil mexe di Luio ditta madonna si amaloe gravemente, et poi el Pontifice mandò per la via di Rimano el cardinal di s. Zorzi lì a Forlì, el qual zonse adi 30 Luio a Cesena, et poi andoe in la rocca di Forlimpuovolo ( Forlimpopoli ) sotto Forlì, dove era ditta madonna, et conferiteno insieme. Demum esso cardinal andoe a Bertinoro con alcuni cittadini forliviensi, et madonna di Forlì, con li fioli et il suo Jacomo Fea genoese favorito, ritornò in Forlì. Questo cardinal venne per pregar madonna dagi il passo et vittuarie a le zente dil Papa, et il Re dovea venir in quelle parte fra otto zorni. Et la ditta madonna li rispose volea essere amica di Milano, et bona fia di chi li havea dato il Stato; et ancora dal sig. Ludovico li fo mandato uno secretario chiamato Jacomo del Quartier, per veder si essa madonna potesse accordar, et far fusse ferma in opinione, di dar passo et vittuarie a le sue zente.
Fiorentini considerando el fatto loro, et che erano in mezzo de tute queste cose, però che Franzesi conveniva passar per il suo, volendo andar in reame, vedendo le cose andar da dovero, mandono a la Signoria di Venetia doi soi ambassadori, i quali fonno Zuan Battista Ridolphi et Paulo Antonio Soderini, i quali con bella compagnia vestiti con mantelli curti la sua famiglia fino a mezza gamba rossi et barete rosse, tutti a uno modo, arrivono adi 30 Luio, et fo preparato a la Zuecca, et datoli stantia publica. Or questi, habuto audientia, exposeno il fatto loro, domandando cussì come in ogni loro adversità Venitiani li haveano dato favore, cussì al presente li consegliassero quello havessero a fare. A quali, fatte le consultationi debite nel consiglio di Pregadi, li fu risposto erano sapientissimi, et in ogni loro operatione si haveano saputo ben governar, et cussì in questo saperebbono far, et che Venitiani erano disposti non se impazar in tal cose dil Re di Franza et dil Re di Napoli, i quali tutti do li erano amicissimi, che stagando fermi in la liga etc. Et poi dil mexe di Settembrio el Ridolphi, el qual alias fu qui mercadante insieme con Zuan Arfandini ( Orlandini? ) et faceva gran fatti, andoe a Milan per ambassador a pregar el sig. Ludovico non volesse dar il passo a Franzesi, nè metter la terra loro a pericolo, imo si ricordasse de l'amicitia haveva con Fiorentini, et che era mal esser causa di dar adito a questo Re oltramontan che vegni a dominar et far cede in Italia, et maxime contra re Alphonso suo carissimo parente, sì del Duca ex utraque parte, quam di esso sig. Ludovico. Al qual fo risposto non poteva far altro. Et questo oratore longamente dimoroe lì a Milano, et l'altro a Venetia rimase fino che Piero di Medici fo scacciato di Ferrara, come dirò di sotto. Et è da saper che adi 21 Zugno Guido Antonio Vespuzi et Piero Capponi, ambassadori de Fiorentini, erano andati al Re di Franza, partino da Lion, et Piero Capponi adi 2 Luio venne incognito a Milano, poi andò a ritrovar el compagno andava di longo, et insieme ritornorono a Fiorenza.