Et a dì 3 Luio, come se intese a dì 5 da matina per lettere di Provedadori date a Gierola a dì 3 hore 22, in questo zorno zonse assà numero de persone in campo; la compagnia de d. Alphonso fiul dil Duca de Ferrara, cavalli 600, era soldato de Milan, et la soa persona non venne, ma rimase col cognato in castello a Milan. Item venne Gilberto da Carpi con cavalli 200, pur per el Duca preditto. Ancora era zonto cavalli lizieri dil Marchexe de Mantoa Governador zeneral nostro, et mancava venir 200. Zonse lanze spezade rubertesche cavalli 340, et de ditta compagnia non mancava se non do homeni d'arme a zonzer. Etiam de altri condutieri che mancava compir le sue condute, a hora tutti erano zonti. Et come vidi per una lettera, in questo zorno zonse 8 squadre de cavalli armati senza cavalli lezieri, et etiam vi zonse Nicolò Savorgnan con li 1000 schiopetieri et provisionati dil Friul, benchè scrivesse di sopra era zonto, ma, per esser poco lontano, quei di campo reputava zonto. Et ancora venne 200 provisionati di la comunità di Asola benissimo in ordene, pagati a soe spexe per mexi uno. Mancava zonzer li 600 provisionati, che 'l signor Governador havea scritto a Mantoa a la Duchessa soa moglie et soi comissarii fosseno fatti di Mantoana, i quali di brieve doveano zonzer; et cussì Cozanderle, Zenoa et d. Paris de Lodron, al qual era Francesco de la Zueca nostro secretario et molto sollicitava; et questi tre de hora in hora erano aspettati in campo. El signor de Rimano era in camino, tamen molto longo, et non zonse a tempo. Soldati erano molto desiderosi, per el gran numero de zente a hora de squadre 130 et X milia fanti, de esser a le man con Franzesi, et haveano mandà molti de soi cariazi, chi a Parma et chi a Cremona, per remagnir più lezieri in far fatti d'arme. Abondantia grandissima era nel campo nostro, et in loco securo per li repari haveano fatti, et non si volseno muover de lì per molti respecti, maxime per li strami per li cavalli; et erano lontani di Fornovo mia cinque, dove era posto bona custodia, et cussì a Garona, ch'è sul monte una rocca, et Fornovo è il suo borgo a basso. Et el zorno avanti el conte Alvixe Avogaro con altri condutieri et cavalli lezieri et fanti andò alquanto su la montagna per intender de Franzesi; tamen niuno non parseno. Et a dì 3 inteseno per una spia tornata di campo nemico, come el Re in persona era partito de Pontremolo et venuto mia 12 più in qua a Barze, dove era una parte dil so exercito, et el resto a Tarenza e Bardon mia X da Barze et 6 da Fornovo.

Adoncha Franzesi era mia 15 lontan dil nostro campo, zoè di Barze a Gierola, et li villani tutti de quelli monti si messeno su le arme per poder menar le man bisognando, maxime si Franzesi fusseno rotti, per haver etiam loro, di questo gran butino menavano, qualche parte. Et fo advisato la Signoria che Franzesi venendo zoso de monti voleva mandar li soi cariazi avanti, a ciò soldati et Stratioti atendesseno a robar, et loro in questo mezo o andar su la strada romea, o vegnir a combatter, et esser vincitori, volendo prima metter la roba che la persona a pericolo. La qual cossa fo mandato advisar a li Provedadori dovesseno questa stratagema notificar in campo; onde fo fatto bone provisione per el Governador zerca questo.

Et in ditto zorno di 3 Luio venne in campo nostro do trombeti dil Re de Franza, uno da matina, l'altro da poi manzar. El primo, andato davanti el Governador et Provedadori, domandò do cosse: prima de voler parlar al Conte de Caiazo, et essendo ivi ditto Conte, dimandò quello el voleva. Li disse che la Majestà dil Roy mandava per lui, che li dovesse venir a parlar. Al qual rispose el Conte non poteva venir, per esser homo di la liga et nel campo di la Illustrissima Signoria de Venetia. Et pur ditto trombetta o vero araldo replicò dovesse venir. La seconda fo che dimandava li presoni pigliati el zorno primo de Luio, et maxime uno zentilhomo di Bertagna, per el qual faceva grande instantia, offerendo assà danari; et pregava, non lo volendo dar, li fosse fatto bona compagnia. El qual preson era de Stratioti, et li haveano dato taia. Dimandato a questo trombeta per el Governador, quello feva el Roy; rispose che al tutto voleva venir zoso di monti di brieve, et benissimo in ordene de zente. Hor fu licentiato; et poi la sera ne venne uno altro con quelle medeme parole, de voler el Conte de Caiazo vengi a parlar al Roy, et che Soa Majestà mandava a notificar al Marchexe de Mantoa, come le so zente in Calavria havea amazà re Ferando et che re Alphonso era morto; sì che dil Reame non restava più altro contrasto. Et che el Duca de Milan non haverà più paura, essendo morto questi do soi nemici, et che al tutto el Roy voleva venir a provar le soe spade, et che l'era propinquo al nostro campo. Et Marchiò Trivixan provedador li disse: prima che 'l conte de Caiazo essendo in campo di la Illustrissima Signoria, non volevano lui andasse dal Re; et che se maravegliavano di uno Re cussì fatto, che ha fama di Christianissimo, de mandar a dir busie; et che non era el vero quello diceva, però che haveano novelle più fresche di loro, che re Ferando prosperava in la Calavria, et za tutta era recuperata mediante l'armada di serenissimi Re et Raina de Castiglia, et che di brieve intenderanno l'haverà recuperato Napoli, come fin quell'hora nostri erano certi l'avesse recuperato; et che nostri steva con bon animo, volonterosi de apizarse; et che 'l Re vostro vegna pur presto, che li mostreremo gaiardamente el volto et da valenthomeni, et proverà si le arme de Italiani et di la Excelentia dil signor Marchexe et altri condutieri di la Illustrissima Signoria sono bone de difender et offender, et che erano gaiardi in expectarlo. Et poi li feceno admonitione non dovesse più vegnir alcun Franzese in campo, et dovesse dir al Roy non mandasse; perchè, venendo, ordinaria a le antiguarde fusseno taiati a pezi. Et con tal risposta, et alcune savie et fidelissime parole mandò a dir el Governador al Roy, di simel sustantia, ditto trombeta ritornò a Berze, et poco mancò che nel ritorno fusse amazato da Stratioti; ma pur fo acompagnato via senza alcun danno.

Et in questa terra a dì 5 la sera pur zonse lettere, (scritte) a dì 4 dil mexe a hore ij, et qui zonse a hore 22, le qual conteniva come in quella matina essendo li Provedadori in chiesia per udir messa, et a pena cominciata la messa, che zonse lì uno trombeta dil Re, vestito di veluto negro, con una tromba mazor di quelle va davanti al Prencipe, et una bandiera atacà a la tromba di 4 braza per longeza et uno e mezo per largeza. Et quando zonse lì, Marchiò Trivixan provedador li disse: Che diavolo vienstu a far qui? Lui rispose veniva da parte dil Roy a portar una lettera a li signori Provedadori. Et li disse ditto Provedador: Va in malora, che non volemo sue lettere. Et lui si volse partir; ma Luca Pisani, altro Provedador, disse: Vien qua, lassa veder. Et el trombeta, che za havea ditto: In bon hora, io mi tornerò in driedo; per queste parole dette le lettere. La qual era di monsignor di Arzenton che fo qui ambassador, drizata a Marco Antonio Moroxini kav. et Marchiò Trivixan, credendo el Moroxini fusse in campo, come fo eletto Provedador. Et conteniva che el suo Roy havia bona lianza, liga et amicitia con la Signoria nostra, et mai havia voluto romperla; et cussì era certo che Venetiani non voleva altro che conservarla; et però se maravegliava de questo exercito sì grande ivi posto, a ciò la Majestà dil Roy non passasse. El qual Roy prometteva de ritornar in Franza senza far alcun danno, con altre parole simele. Et subito li Provedadori spazò uno corrier con questa lettera a la Signoria; la qual lettera, come se diceva, fu drezata al Consejo di X. Et dato la risposta a ditto trombeta per li Provedadori, dimandato dil Re, disse che bisogneria menar le man, et non parole; et che el Re facia in persona fatti d'arme, el qual era sempre circondato da 50 zentilhomeni franzesi, et che se nuj l'aspetemo, Soa Majestà non fuzirà. Et cussì ritornò dal Re preditto. El campo nostro era benissimo in ordene, et assà incrudeliti contra Franzesi; et questo li Provedadori conoscete, per più fiate fo cridato: Arme! Arme! che in uno ottavo de hora tutto lo exercito fo armato a cavallo, aviandose verso el monte. Et fra a dì 3 da sera, la note, et a dì 4 el zorno, se armò cinque fiate tutte le zente, perchè le guarde vedeva qualche Franzese venir a soraveder, et cridava: Arme! Arme! in campo, et tamen era 0.

In questa matina di 5 Luio venne lettere de Milan, narra le cosse seguite per Stratioti, sì come ho scritto più avanti, et notificò quello haveva el Duca habuto di Zenoa, di l'armata de Franza, mandando la copia di le lettere a la Signoria, le qual qui sotto saranno poste. Et oltra di questo, per lettere di Zorzi Negro nostro secretario a Zenoa di do de l'instante, se intese prima come era arivato, et li grandi onori li era sta fatto et li fanno Zenoesi, qual etiam per altre havia scritto; et che Zenoesi se volevano mantenir in la fede data al Duca de Milan, et per conseguente a la Signoria nostra; et el grandissimo dispiacer ricevuto havea quelli Signori dil scorno hanno fatto quelli di la Riviera, de darse al Re de Franza. Et che a la Speza volendo metter Franzesi a sacco alcune caxe di Zenoesi; quelli, al meglio poteno, mandono loro robe in caxa dove alozava el Cardinal de Zenoa, a ciò fusse difese da lui, essendo da la parte franzese et con Franzesi ivi intrato. Ma per questo Franzesi insolenti non steteno, che volseno intrar in ditta caxa, non obstante che 'l Cardinal se li fece in contra su la porta, non volendo intrasseno: et loro non riguardando a la dignità ecclesiastica, imo con furia quello ferino, et poco mancò non fusse morto; et messeno la roba a sacco, secondo el consueto de far danno a tutti.

Item come l'armada di esso Re (galie 7, fuste 2, galioni 2 et uno bragantino), havendo l'armada de Zenoa galie 9 et 4 nave grosse, capetanio Bricio Justiniano, la qual era vicina a la Speza, lì al Porto Venere, et habuto vista di ditta armada la qual tornava di Napoli, et fo quella era sta a combattere Yschia, li deteno l'incalzo; la qual se tirò in uno porto chiamato Sestri, vicino al colfo di Rapalli; et questa armada zenoese li andò drieto, et in quel ponto, uno trar di balestra luntano, si messe et subito spazò a Zenoa a notificar de questo. Et cussì Coradolo Stanga prothonotario comissario dil Duca de Milan expedite lettere al Duca; et questa mattina de 5 Luio, Domenega, Tadio de Vicomercà kav. orator de Milan andò in Collegio con grande alegreza a presentar la copia de ditta lettera, la qual è qui sotto scritta. Et in campo, el conte de Caiazo have questa nova a dì 4 ditto la matina, et notificò a li Provedadori.

Exemplum literarum d. Coradoli Stangae prothonotarii ad Illustrissimum Dominum Ducem Mediolani.

Illustrissimo signor mio. In questa ora è gionto uno messo di l'armada nostra venuto a posta, quale dice come l'armada inimica s'era retrata in terra, e che la nostra li era sotto uno tirar di balestra, in modo che tenimo per certo de haver almanco tutti li legni, et quello li era dentro; quale sono galeaze 7, due fuste, uno brigantino, et due galioni; et la Excelentia Vostra tenga la presa fatta per certa. Se pensa hora de mandar per terra per pigliar tutti li homeni desesi; la qual nova me ha parso dar volando a quella per consolation, con la qual el bono animo vedo in questi magnifici, et spero ancora consolarla presto dil resto, perchè comprendo in loro tanto dispiacere dil scorno ricevuto de la preda de li lochi de Riviera, che non pensano in altro che recuperar la gloria amissa. Li nemici sono stati a Portofino, e quello castellano si fece forte incredibilmente, in modo che perseverando merita da la Excellentia Vostra laude e merito. In bona gratia soa humilmente me racomando.

Genuae, die secundo Julii 1495.

Coradolus Stanga prothonotarius et comissarius.