Et havendo el Duca de Milan bisogno de danari, mandò a dimandar per el so Ambassador danari in prestedo, et non essendo honesto se fasse senza qualche cautione, perchè bastava di la grandissima spesa faceva nostri, tutto per aiuto di esso Duca, che 'l Re de Franza et Duca de Orliens voleva privarlo dil Stado; et però mandò alcune zoie et perle, et cussì in questo zorno, a dì 5, per deliberation dil Consejo di X fo trato dil santuario ducati 50 milia, et prestati a ditto Duca Ludovico; et poi ancora fo prestati di altri, come al loco suo tutto, Domino concedente, sarà scritto.
In questo zorno di 5 Luio, essendo Gran Consejo reduto, fo chiamati zerca 50 patricii, tra cavalieri, dottori et altri, et fonno mandati contra el Vescovo de Brexanon veniva in questa terra Ambassador dil Re de Romani, et era zonto a Mestre con 30 cavalli. Et cussì questi, venuti zo di Consejo, et non poteno esser a hora a Margera, et trovato che za ditto orator veniva, dismontono li patricii a San Segondo, et per Nicolò Michiel dottor più zovene, secondo el consueto, li fo fatto una oratione latina assà breve et ex tempore, excusando la Signoria non havea saputo avanti. Et cussì lo acompagnò a San Zorzi Mazor, dove habitava l'ambassador dil Re de Franza, et honorifice, a spexe de San Marco, stete qui alcuni zorni, et a dì 7, el Marti, fo a l'audientia et referite la soa legatione, zoè che la Majestà dil suo Re dimandava ducati 100 milia da questa Signoria per dover venir in Italia, et per el primo Ambassador suo, el qual era etiam qui et stete fermo, et questo Episcopo ritornò, insieme con ditto orator dimandò questo medemo. Ma per el Vicedoxe li fo risposto se faria li consegi per darli risposta; in questo mezo dovesse veder la terra. Et in questa matina medema, per lettere de Roverè se intese esser zonto a Trento quel capetanio di ditto Re de Romani, con zente, chiamato domino Sigismondo Belsperger sopra nominato, che veniva in campo a Novara de Milan, et ancora che in Trento se faceva preparamenti per 800 cavalli, che el zorno drio dovea lì zonzer, come etiam de questa venuta de ditti cavalli per lettere di oratori a esso Re se intese.
A di 6 Luio da matina zonse lettere di campo di 4, hore 24, per le qual, oltra quello advisò la Signoria secrete, se intese come era in quel zorno zonto Zenoa con li 300 fanti, et havia fatto la mostra. Et è da saper che ditto Zenoa menò con lui alcuni valenthomeni bandizati di le terre nostre, et per Quarantia Criminal li fo fatto salvo condutto. Item che era zonto fanti de li campi ultimamente fatti, et do fradelli fioli che fo dil conte Iulio da San Bonifacio da Verona, erano venuti con 200 provisionati a soe spexe per do mexi, pagati in campo; et che l'exercito era benissimo in ordene, non dubitando de Franzesi, i quali non parevano, et judicavano fusse assà confusi; et che haviano inteso quanto la Signoria nostra li haveano advisati, de haver cura et andar saldi etc.; et che la causa non erano andati ad alozar col campo a Fornovo era per boni respecti, et che di questo nè di altro la Signoria non se dovesse dar alcun fastidio, che non facevano niente senza el consejo, oltra di lo Illustre Governador et signor Rodolfo, etiam dil Conte de Caiazo, conte Ranuzo, conte Carlo de Pian de Meleto, conte Bernardin et altri strenui condutieri, et che 'l meglio era terminato tra loro, et però haviano deliberato de star lì a Gierola per comodità de cavalli; et venendo zoso Franzesi, sariano più a la larga a far fatto d'arme; et haveano fatto li colonnelli, di esser a la battaglia, bisognando, li qual saranno notadi qui sotto: tamen che a Fornovo haveano messo bona custodia de fantarie. Ancora che in quel zorno, parendo pur certi Franzesi su quelle colline armati, parse a Nicolò di Nona, fo quello venne in campo con Piero Duodo con 22 cavalli, ha ducati 20 al mexe de provision, et sta a Zara, homo valentissimo, havendo grandissima voluntà de operarse et dimostrar la fede havia a questa Signoria, non però con licentia de Provedadori, ma da lui, andò con X cavalli di soi a sopraveder, et trovato questi Franzesi armati per numero 40 a cavallo, dette dentro con li soi cavalli lezieri, a modo de Stratioti; et Franzesi non si sepe tanto difender, che ne amazò 4 di loro, et portò tre teste in campo, et uno Franzese vivo; el qual havendo una gran ferita di lanza, zonto in campo morite: pareva homo de conditione et assà disposto. Et che quel zorno fo cridato: Arme! Arme! et tutti se messeno in ordene, come havesseno a combatter, che fo bel veder.
Ordene de li colonnelli come haverano andar contra li nemici, fatto a dì 3 Luio 1495 in campo a Gierola
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Da Milan se have lettere di 4, come in campo era stà preso uno portava lettere del Duca de Orliens al Re de Franza, date a dì ultimo Zugno et primo Luio, et par siano responsive ad alcune ricevute di esso Re, dicendo: Christianissimo Roy, ho inteso che volete io vegni con le mie zente a dì 13 di questo mexe verso Piasenza, per ritrovarse tutti do li exerciti in uno, et che Vostra Majestà sarà lì a quel tempo. Ve notifico come in campo dil Duca de Milan, come vi ho scritto, se ritrova certa zente chiamata da loro Stratioti, che non so si sia Turchi o diavoli, che danno tanta molestia a nostri, che non osano ussir fuora di la terra de Novara, perchè li amazano, e porta le teste su le lanze, et coreno ogni zorno fino su queste porte, cussì come per avanti nuj corevamo fino a Vegevene, sì che non è possibil de venir, perchè le zente hanno paura, et non voleno venir; et si venisseno sariamo rotti, et tutti amazati. Con altre parole, ma questa è la conclusione di ditta lettera.
Da Bologna, come, a dì 4, mille fanti benissimo in ordene, fatti per el nostro secretario, erano de lì partiti, venendo a la volta dil campo, et che fin do zorni spazerebbe li altri 1000, et manderia subito via, cognoscendo la celerità bisognava; et che 'l magnifico Iohanne Bentivoi, et li signori Bolognesi erano fermi et in grande amicitia con la Signoria, et erano certi se havesse a far fatto d'arme, perchè el Re era su quei monti poco lontan dil nostro campo.
Da Ferrara, el Duca esser zonto a Rezo, et per Ferrara se divulgava come etiam esso signor disse al suo partir al Vicedomino, che l'andava a compiacentia de so zenero Duca de Milan, et che di la soa andata non se dovesse haver paura, et che voleva esser bon fiol de questa Signoria, non però voleva esser nimico dil Re de Franza. Ma Venetiani sospettava assà, per la via de Rezana non mandasse vittuarie al Re, et però li haveano mal animo. Et in piaza de San Marco tutti, quando era Pregadi suso, mormorava se dovesse far capetanio in Po, et mandar gripi, fusti et barche con alcuni rediguarda erano sta reconzati in l'arsenal. Et a dì 2 Luio, a ciò io noti molte cosse, zonse a Ferrara Sigismondo Cantelmo fo fio dil Duca de Sora, veniva di Ortona, el qual era sta con el Re de Franza in Reame per veder si poteva rehaver el stato dil padre, ma non havendo potuto rehaverlo, era ritornato a Ferrara assà mal contento. Ancora Antonio di Contestabele kav., che fo quello andò per el Duca de Ferrara ambassador a esso Re a Siena, et con Soa Majestà venne fino a Pontremolo, et de lì se partì et ritornò a Ferrara, nel qual zorno el Duca se partì et andò a Rezo, lassando governador in Ferrara so fradello sig. Sigismondo di Este.
A Ravena, per lettere de Andrea Zanchani podestà et capetanio, se intese ivi esser zonto Zuan Paulo de Manfron, che fo quello era a Napoli con re Alphonso, et per nostri conduto con 200 cavalli, et che se aviava alla volta dil campo, et che a dì... ditto passò de lì el sig. Pandolfo de Rimano con la sua compagnia venivano in campo, ma questi do non veneno a tempo.
Da Roma, per lettere di 3 dil mexe, come Hieronymo Zorzi orator nostro havea visto una lettera drizzata al cardinal Curcense, scritta in Napoli a dì 22 Zugno per mons. di Mompensier vicerè, come a dì 21 mons. di Obegnì vicerè in Calavria, el qual era con 100 homeni d'arme et 1200 Sguizari, havia rotto re Ferando, a uno loco ditto Semenara, el qual havia 1000 cavalli et 4000 pedoni, de li quali era sta amazati più di 3000, el resto rotti e fracassati; et che ditto re Ferando era fuzito con 4 cavalli in Rezo. Questa tal nuova, come scrisse ditto orator, non era credibile, per non haverla per niuna altra via. Tamen che dil tutto havea voluto advisar la Signoria: tamen, si questo fusse, vegniria a verificar quello mandò a dir el Re a li nostri in campo. Item che in Roma si faceva ogni giorno comedie et feste, et qualche oratione si recitava al Pontifice per alegrezza di la sua tornata; et come in quella notte di 3 Luio ivi era morto Benedetto Soranzo patricio nostro, Arciepiscopo di Nicosia su l'isola de Cypri; el qual el zorno avanti havia disnato di bona voia, et tre ore da poi li vene uno accidente, et butato al letto perse la favela et ogni sentimento, zoè cadete apopletico, ut mos est praelatorum, et morite la note. Questo havia beneficij per ducati 1500 de intrada a l'anno; et el Pontefice subito mandò a bollar tutto quello havia, et sequestrar li danari in banchi 14 milia, et conferite l'arcivescovado de Nichosia al Rev. mo cardinal Grimani, et una abatia a Campo S. Piero fu data a Francesco Querini episcopo di Sebenico, et un'altra di Ravena fu data a requisition dil Cardinal nostro patricio di cha Gritti, adhuc puto. Item che 'l cardinal Grimani havia dato el suo vescovado de Baffo, havia, a Jacomo da cha da Pexaro pur nostro patricio, era suo maestro di caxa, et cussì fonno dispensati ditti beneficij. Et subito in questa terra per el consejo de Pregadi fonno confirmati, et datoli le lettere dil possesso, havendo le bolle di Roma. Ma el cardinal Grimani, volendo el Pontifice l'arciepiscopo de Nichosia andasse a ressidentia nel so arciepiscopato, contracambiò con Sebastian di Priuli prothonotario apostolico, che li dette una abatia havea a Zara, et certa pensione; et cussì ditto prothonotario fu fatto arciepiscopo; et cussì fonno adattate quelle cosse. Sed ad rem revertamur.
In questo medemo zorno, a hore 24, zonse lettere de li oratori al Re di Romani, date a dì 28 Zugno, che la dieta pur si faceva, et el Re non poteva venir in Italia per questo anno, et similia verba: dil qual ozimai non è più bisogno.