Digresso di l'auctore, come stava Italia in questo tempo, et li potentati.

Ben che fino questo zorno habbi narato tuto el seguito di la venuta di Carlo re de Franza, al presente esso Re volendo ritornar in Aste, sia per qual cagion si voglia, et l'esercito di la Serenissima Signoria con alquante zente de Milan, essendoli opposto contra, unde necessario è di far fatto d'arme; voglio qui descriver come in questo tempo Italia si ritrovava, et la conditione de li potentati succincte, a ciò se veda et intenda in quanto pericolo era di esser subietta et dominata da zente gallica. Alexandro romano pontifice con alcuni cardinali era in Roma tornato, dove confusione grandissime de Colonnesi et Orsini, principal parte Romane, vi era, et tra loro se molestavano. Cinque Cardinali seguiva el Re: Vincula, Zenoa et Samallo, et do altri. Erano pur da la so parte, ma non si partino de li soi castelli, Savello et Colonna. El Reame de Napoli dilacerato da Franzesi. Napoli, con molte terre, si teniva per esso Re, et Ferandino danizava in la Calavria, et l'armata veneta in la Puglia. La Signoria di Venetia era su grandissima spexa; licet fusse ligata con Papa, Re di Romani, Re di Spagna et Duca de Milano, lei sola spendeva assà quantità de danari. Havia exercito instructissimo, et za molti anni non visto tale in Italia; armata di galie zerca 40, et Antonio Grimani procurator loro capitano maritimo. Et questa Venetia sola, ut ita dicam, fu quella varentò Italia. El Duca de Milan, molto odiato dal populo, senza danari, et con exercito a recuperar Novara et etiam in Parmesana et a difender Zenoa, dubitando dil Re non li tolesse el Stado, et molto in benivolentia con Venetiani, dicendo: Quis separabit nos? Fiorentini, perso el dominio de Pisa, dato al Re Pietrasanta, Serzana, Serzanello et Livorno, et ancora non li erano sta restituiti. Et Monte Pulzano ribellatosi a Senesi, et quello comandava el Re, faceva; quasi havendo persa la loro libertà et teniva col Re. Senesi in confusion, et grandissima parte sottoposti a voleri gallici. Zenoa in magno periculo; pur Augustin Adorno teniva con il loro signor Duca de Milan; et in Riviera, per le parte de Franzesi, seguiva assà novitade. Luchesi quello ordinava el Re seguiva; et do.... li presentò le chiave, ma el Re non li fece alcun danno, et era de soi. Bologna et il magnifico Ioanne, conoscendo el ben suo et de Italia, era con Venetiani et Duca de Milano federati. Peroso, su le arme, per le parte de Oddi et Bajoni, Cesena ancora in comotione, per Tiberti et Martinelli, intervenendo Guido Guerra, che pur teniva dal Re de Franza. El Duca de Ferrara se dimostrava neutral, ma per esser cupido di nove cosse tramava col Re occulte, et havia mal animo a Venetiani. Duca Guido de Urbino, soldato de Fiorentini. Marchese di Mantoa nostro Governador zeneral nel exercito, et il suo stado tutto marchescho. Sig. Iulio di Chamarin non era operato, stava a le so terre. Sig. Rodolfo Malatesta di Rimano, con Venitiani soldato. Sig. Zuane Sforza de Pesaro, soldato di la liga. Madama di Forlì in amicitia con Franza, et con Milano, et nel principio si operò, ma al presente si stava a li soi Stati, et governava so fiul Ottaviano. Sig. di Piombino era casso dil soldo havia con Senesi. Vitelli, et prefato sig. di Senegaia, soldati dil Re; Mirandola, Corezo et Carpi con la Signoria et Milano. Conte di Petigliano et sig. Virginio Orsini erano contra so voja menati col Re de Franza. El sig. Prospero et Fabricio Colonna, rimasti a soi castelli, teniva dal Re. La Marchesana de Monferà et Duchessa de Savoia mostravano esser neutral tra il Re et Milano, tamen davano assà aiuti et lozamenti a esso Re. Sì che a questo modo era partita la povera Italia; la qual, si ben havesseno tutti considerato il danno harebbe a seguir, si Franzesi vi ponesse la mano su qualche altro Stato oltra el Reame acquistato, sine dubio la ragione voleva tutti havesseno seguitato el savio consiglio de Venetiani; i quali, visto el Re non si contentava di haver hauto el Reame, che voleva altro in Italia, et non più se parlava de andar contra infedeli, li puoseno le man davanti, et liberò Italia de tanto pericolo. Sed de his hactenus.

Finit Liber Tertius

Clarissimo Melchiori Trivisano Classis Maritimæ Reipublicæ Venetæ Imperatori designato Meritissimo Marinus Sanutus Leonardi filius Venetus Patricius Salutem.

Quanto sia l'amore et ubligatione che ciascuno patricio debbe havere a li soi compatrioti, li quali in ogni loro operatione per la Republica più che bene si portano, magnifico Marchiò Trevixano, non mi accade exprimere, perchè gli eruditi l'intendeno, et gli ignoranti il cognoscono, et il vulgo il predicano. Ma solum vi entra medio una rubigine, la quale intermossa, tutti operanti a benefitio publico sarebbeno exaltati; et vi subjunge la invidia, ch'è di natura pessima, nemica dil bene e contraria a ogni honesto vivere: le qual do parte de invidia, con la detratione, sono quelle che, come ho ditto, pervertono gli homeni dal recto judicio. Ma ben che queste vi sia, pur la fama de la verità è sempre, nè pol star molto occulta. Che, si questo non fusse, vedendo per far bene talhor esser mal da alcuni remeritati, niuno si sforzeria patir fatiche, continui affanni, sonni perdere, il giorno senza quiete stare, et cose contrarie a la età loro sostenere. Adoncha il merito pur è dato a ciascuno secondo li gradi soi. Et io, uno di quelli patricii mi ritrovo essere, el quale con ogni dimostratione, et non solum con li suffragii, honoro, extollo et magnifico quelloro si operano bene per la nostra Republica, come Toa Magnificentia continuamente ha fatto, sì alias essendo in armada vice generale, et in la pretura patavina, quam in questa legatione in exercito terrestre contra a l'impeto gallico posto; et a quelli legeranno li toi progressi et sapientissimo governo, li sarà spechio e norma, maxime a chi useran tal ufficio ne li posteri tempi. Et havendo alquanto considerato, dopoi finita questa mia decima lucubratione, ch'è tutta la guerra gallica in Italia, opra di farne qualche conto per la verità di quella et cosse nuove, poi l'intitolata al Serenissimo Principe nostro, mi pensai extollerte con questo poco de inculte parole, et titolarti uno di cinque libri. Concludendo, io et tutti gli altri patricii et senatori te siamo grandemente ubligati per li modi tenuti, frequenti a imitatione, trovarsi in questa tua età ne la battaglia al Taro in Parmesana, dove fu spanto assà sangue, et fortasse più che za molti anni in Italia sia seguito; et poi seguir l'exercito gallico già quasi rotto et posto in fuga, et governar pacifice col collega tuo tanto exercito di la Signoria nostra, a presso di quaranta millia persone; et demum, andato a l'ossidione di Novara, terra dil Duca de Milano, da Galli tenuta, dove sei stato qualche zorno; et benchè quella non si ottenisse, pur chi legerà questa vedrà esser ivi sta fatto assai. Ergo, merito te habiamo designato la pretura maritima, ne la qual son certo, ut moris est, talmente ti porterai, che a la dignità ultima, inter nos Venetos, adjungerai. Et quanto sia di Toa Magnificentia, licet longa familiarità con quella non habbi per avanti habuta, per questa la sarà certificata, io esser suo quanto io son. Et a Toa Magnificentia mi ricomando, quae diu felix valeat. Vale.

Ex urbe Veneta, ultimo Decembris 1495.

Marini Sanuti Leonardi Filii de reditu Caroli Franchorum Regis ex Neapoli in Gallia et de fuga et clade accepta ab exercitu Venetorum apud Fornovum Parmesani Districtus Incipit Liber Quartus Feliciter.

Essendo lo exercito franzese disceso per la via di Pontremolo propinquo a Fornovo, ultra el Taro, fiume torentuale, fu scontrato ultra flumen da l'exercito instructissimo di la Illustrissima Signoria di Venetia, propinqui a miglia 4, che erano alozati a Gierola, li qual feceno diversi movimenti et scaramuze, sachizato il loco di Fornovo per nostri, et Franzesi expulsi, sì come nel libro precedente è scritto. Il perchè poi si redusseno Franzesi in capo di la valle, et ivi in una collina eminente, a la ripa dil Taro, distante da Parma mia 5, et stabiliti et fixi; deliberono nostri, movendose, omnino apizare et far fatto d'arme. Et inteso questo la Majestà dil Re de Franza, venne la Domenega et tutta la notte seguente nel suo campo, per non dimorar più su quelle montagne; et havia exercito de homeni et cavalli da fatti zercha 8000, et cavalli lezieri 2000, el resto zente inutile; et altri attendevano a li cariazi per ritornar in Franza, et questo non era poco numero di zente di tal sorte inutile. Havea zerca colpi 60 de artigliarie su carete, zoè spingardi, passavolanti, et altre generatione o vero sorta de artiglierie, variamente per loro chiamate, et butavano ballotte de ferro de assà grandezza, harebbe bastato a una bombarda non picola: in tutto, concludendo, erano da XV in XVI milia persone.

El nostro veramente exercito era bellissimo, et forsi za molti anni tale in Italia ( non si era ) visto, sì come molti veterani homeni d'arme publice dicevano, zente disposta sì da pie' come da cavallo numero grande: di cavalli 12 milia, nei qual era homeni d'arme 2800, li primi de Italia, condutieri strenui et experimentati; cavalli lezieri, computando ballestrieri a cavallo, numero zerca 1500, et Stratioti 750; fanterie da zerca X milia, et el Duca de Milan; sotto el conte de Caiazo era persone zerca 2000 tra cavalli et pedoni, però che esso Duca il cargo di qua havia lassato a la Signoria, et lui pur havea el campo a Novara. Mancava zonzer, in ditto exercito venuto, Cozanderle thodesco, capo di 1000 teutonici tra schiopetieri et lanzarioli, el qual a dì 20 Zugno havia fatto la mostra soa a Trevixo, et andava in campo, et era poco lontano. Ancora Paris da Lodron con li soi provisionati, li qual di hora in hora dovea zonzer, et eran in camino cernide de Veronese et Vicentina; et li 2000 fanti fatti a Bologna mancavano; de li qual parte el zorno driedo el fatto d'arme zonseno in campo. Oltra di queste fantarie, mancava di zente d'arme el sig. Pandolfo Malatesta di Rimano con 400 cavalli, Zuan Paolo di Manfron, vicentino, condutto nuovamente con 200 cavalli i quali tutti erano inviati per venir in campo. Ancora la conduta dil sig. Zuane Sforza di Pexaro, era a soldo dil Pontifice et nostro, con 80 homeni d'arme et 60 balestrieri a cavallo, et cussì le zente dil Duca de Gandia, le qual veneno poi quando el campo fo a Novara, sì come dirò di sotto. Adoncha mancava assà zente di venir, per augumento di l'exercito nostro.

Hor venendo el Luni, a dì 6 Luio, el qual zorno era ordinato per le disposition fatal se dovesse far fatto d'arme con Franza, et in questa matina venne uno trombetta in campo nostro, zoè da parte di Zuan Iacomo di Traulzi, era uno de capitanei dil Re, el qual ne li zorni superiori ritrovandose su quelle montagne, le so zente italiane con Franzesi veneno a parole per caxon di alozamenti et vittuarie, adeo esso Zuan Iacomo l'have molto a mal, et più volte volse venir da la banda nostra, ut dicitur, cossa che molto nostri desiderava, et za ne era qualche pratica; et cussì mandò uno suo trombetta, come ho ditto, fenzando de mandar a dimandar al Marchexe de Mantoa alcuni danari che l'avea spexo a Napoli in uno cavallo per Soa Signoria. Tamen è da considerar mandasse o lettere o vero qualche aviso; conclusive fo divulgato voleva la notte passar di qua; et li Provedadori di campo, subito a hore 13 spazò uno corier in questa terra, a dì 7 hore 22, et perchè non era redutto el Collegio nè alcun altro Consejo, et el Principe nostro pur amalato, unde subito zonte tal lettere, mandono per li Savij dil Collegio, et per li cai dil Consejo di X, tra li qual vidi Paulo Trivixan kav., era Cao quel mexe, andar in gran pressa in palazo, et lesseno le lettere, et cussì nostri stavano in questa expectatione che ditto Traulzi dovesse venir di qua, et anche quello havesse a seguir di campo, essendo propinqui tre mia de inimici, et non restavano de far far oratione. Et unum non praetermittam di scrivere, che uno, qual fusse non so, andò a trovar alcuni di Collegio, notificandoli che al tutto Franzesi con nostri in questo zorno di 6 Luio doveano esser a le man: la qual cossa non potea saper nisi per astrologia o altra indivinatione et virtù havesse. Et queste parole per piaza di S. Marco se diceva, dove continuamente patricii et altri se reducevano per intender quello seguiva.