Exemplum litterarum D. Jacobi de Capua ad Ill.
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et Rev.
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Dominum Vicecancellarium.
Alla gratia bona de Vostra Ill. ma S. me ricomando. Aviso quello ch'è in questa hora 17. Questa città de Capua ha alzate le bandiere di la Majestà dil sig. re don Ferando el quale con grande alegrezza...... et saria impossibile a scriver con quanta alegrezza tutto è fatto per questa università, m'è parso dar aviso a Vostra Illustrissima Signoria, tenendomi certo che la ne piglierà piacere, per lo amore grande che quella porta a ditta Majestà dil Re suo nepote. Et ancora il simele ha fatto Napoli et Aversa. Baso le man a Vostra Illustrissima Signoria, et in bona gratia di quella de continuo mi racomando. In Capua, 7 de Luio 1495.
Et zonto che fo questa nuova a Venetia, Zuan Battista Spinello dottor et cavalier, orator di esso re Ferandino, andò con grande alegrezza in Collegio, et la sera havia sul campo di San Polo fatto far grandissimi fuogi in segno di leticia, però che la notte lui have lettere di questo. Et cussì questa mattina, a dì 13 Luio, si congratulò con el Principe era andato in Collegio quella mattina, et con la Serenissima Signoria, di esser tornato el suo Re in caxa soa, pregando fusse ajutato; et etiam esso orator et quello di Spagna domandò fusse fatto sonar campanon in segno di gaudio per la terra. Et cussì per la Signoria fu ordinato che per quel zorno tutte le contrade et a San Marco sonasseno campane, ma non fo fatto lumiere ni fuogi. Et quam primum fo udito ste campane sonar, tutta la terra credeva nostri, seguiva el Re de Franza, havesse habuto qualche vittoria, ma poi inteseno la verità, et la cagione perchè si sonava. Unde molti si dolseno che per tanta nostra vittoria non se havesse fatto dimostratione alcuna de alegrezza, altro che la processione fo fatta. Et da poi disnar, chiamato el Consejo de Pregadi, consultono quello havesse a far, et si dovesse seguir l'impresa di Puia, et fu decreto et scritto al capetanio zeneral dovesse seguitar in acquistar terre teniva el Re de Franza nostro nemico, ma che vardasse di haverle pacifice, et far ogni acordo prima che darli battaia, a ciò non segui la morte de nostri, et la crudeltà seguì a Monopoli; benchè nostri judicava fino quell'hora esso capetanio havesse acquistato altro, ma nulla fece, come dirò di sotto. Et ancora li fo mandato ducati 3000, et do gripi cargi de munitione et artilarie tolte da l'arsenal nostro.
In questo tempo a Cesena, terra di la Chiesia, seguite alcune novità, come per lettere di Andrea Zanchani podestà et capetanio di Ravena se intese: zoè a dì 12 Luio di Domenega, celebrandose uno solenne vespero ne la chiesia di San Francesco, ne la qual se ritrovava molta zente, venne Achylle Tiberti con 13 compagni con certi pugnali et spade sotto li mantelli, et andorono 4 volte su e zo per ditta chiesia, et quando li frati comenzono a cantar questo salmo: Laudate pueri Dominum, messeno man a ditte arme, tutti a uno tratto et comenzono a menar le mano in tal forma, che immediate in ditta chiesia subito fonno morti 7 et certi altri si messeno in fuga, et li preditti seguitandoli, per modo che ne morì zerca 25, li quali saranno notadi qui da st'altro ladi, et questi fo de li Martinelli et altri, loro parte contraria; et sachizò et spianò le caxe, gridando: Giesia et Libertà! Et poi andorono a la rocca, et feceno intender al castelano non tragesse per la terra, perchè loro la tenivano per Santa Chiesia, ma che haveano estirpati li traditori; et si fortificano in la murata. Et el Luni seguente da matina haveano ordinato di far li Martinelli assà più male, zoè che si dovevano adunar in piaza le zente dil Duca de Gandia et, adunate, seriano corso el volgo per vederle, et li soldati, qualli erano deputati, doveano cinque o sei per parte pigliare le boche di la piaza, et certi altri qualli erano ascosi in caxa di li Martinelli, et doveano a uno segno de spingarda correr al palazo di li Signori, et quello pigliar et amazarli; et il simel dovevano far quelli di la piaza, et poi andar per la terra amazando quanti ne trovavano de li soi nemici Tiberti. Ma prima, a loro Martinelli el zorno avanti intervene che fonno amazati, sì che credendo amazar, loro furon li morti. Ma per questo successe la Domenega, non seguite altro se non la morte di questi 25 di Martinelli. Et da poi in Cesena feceno uno zeneral consejo, et volseno che ogni sorte di zente, et di contado et di la cittade, intervenisse, et proposeno, come era di novo designato dal Pontifice loro governadore el Vescovo di Arles, per el qual segue tutti questi inconvenienti, come dirò di sotto; et cussì volseno cadauno dicesse la sua opinione. Tandem fo concluso, nemine discrepante, di non lo voler acceptar; et cussì feceno intender a do soi, che esso Episcopo havea mandato a la comunità per intender etc. Poi formono una suplication al Pontifice, de communi omnium consensu, suplicando vogli mandarli uno altro governador, perchè niuno non vogliono aceptar el vescovo di Arles; el qual, come fo divulgato, voleva intrar per forza, con lo ajuto dil sig. di Pesaro, et che havia fatto comandamento per tutto el vicariato de Fano vengi zente; et el castellano di Cesena era suo parente. Quello seguirà l'intenderete da poi. Ma per saper la causa de questi homicidii et novità de Tiberti et Martinelli, la qual inimicitia prese origine zerca anni 7, però che essendo in Cesena governador el Vescovo di Rimano, contraxe parentella con questi Martinelli, et successive comenzò a favorirli et honorarli più che non faceva di Tyberti; per la qual cosa l'odio, stato za molti anni tra queste parte, et era quasi extinto et viveveno pacifice, comenzò a rinovarsi, et Martinelli vedendo haver parentado con el governador et esser exaltati, etiam suscitò novi odij con li Tyberti, unde, partito ditto governador di Cesena et functo officio, fo spegazate le sue arme per Cesena, et prohibiteno non se portasse calze a la sua divisa, et altre inzurie feceno questi Tyberti per dispetto di la parte contraria. Da poi sucesse uno governador el qual fu neutrale et si faceva temere; demun successe questo ultimo governador Vescovo di Arles, el qual fo partesano sviscerato de Martinelli et persecutore acerrimo di Tyberti; et nel tempo suo sempre exaltono li Martinelli, et Tyberti scaciati et messi in exilij per rebelli. Et essendo pur ditto Arles governador, fo remesso a contemplation dil Re di Franza uno altro per governador pur per la Chiesia, zenoese di caxa de Fieschi, et come zeneral comissario dil Re stette alcuni zorni. In questo mezo, conclusa la liga, el Papa remesse costui dil governo, et fino questo zorno Cesena stete senza governador. Or parse al Pontifice de nuovo designar questo Episcopo de Arles, fautore de Martinelli; et pretendendo lui de vegnir al suo governo designato, questi Tyberti, cognoscendo a loro inimicissimo, per questo feceno ste novità seguite, de amazar li Martinelli e soi principali seguazi, a ciò non havesseno più contrasto, et li nomi de quelli fonno amazati quivi è notadi, zoè: Malatesta Martinello et sachizata la sua caxa, Ruberto Martinello sachizata et spianata la caxa, Francesco Martinello, D. Matheo et Francesco dottori fradelli, fiuli del dicto Gasparo Martinello con 3 soi famegli, Maestro Piero orefice, parente del Vescovo di Rimano, D. Bartholomio Benintendi dottor, Orlando Benintendi suo fradello, et sachizata la caxa, Jacomo Zamarino, capo di squadra dil duca de Gandia, et sachizata et spianata la caxa, Francesco Lanzeto, Alberto de Thomio banchier con un fameglio, Baldissera so fiul, Marco cameriere, Jacomo da Montiano, parente di Martinelli, Don Matiolo, alievo di caxa di Martinelli, Anibal di Lapi, Francesco Paxolino, Gaudiano da Montiano e Basso suo fradello, Jacomazo da Cremona, Zuan Francesco di Martinelli, Bernardino da Modiana. Item reteneno 13 altri seguazi de Martinelli. Et è fuzito Paulo di Ettor, sachizato la caxa, Anselmo di Dandini, Thomaso Martinello et Baldissera da Palazo.
Seguito dil Re de Franza.
In questo mezo el Re de Franza seguiva el suo camino. Et stato a Borgo San Donnin, andò di longo a Firenzuola, poi passò Pontemuro et alozò di fuora di Piasenza, poi a Castel San Zuane, et passò vicin a le mure di Tortona, et andò in Aste senza danno alcuno, come dirò di sotto tutto el suo successo. Et tuttavia l'exercito nostro lo seguitava. Et come per lettere di XI se intese de li Provedadori, date a hore 9 in Piasenza, che ditte nostre zente in do zorni haviano fatto mia 43 perseguitando essi Franzesi, et che il campo andava come havesse a far fatto d'arme, et in ogni loco li era portate vittuarie. Et per saper quella strada, dal Taro a Borgo San Donnin è mia 6, da Borgo San Donnin a Firenzuola mia 8, da Firenzuola a Pontemuro mia 5, et de lì a Piasenza mia 13. Et che continuamente nostri trovava qualche Franzese morto per strada et altre cose de cariazi; et che li villani li haveano ditto che li devano vittuarie et tutte le pagaveno; et che in camino morite uno de soi baroni, el qual veniva portato driedo cussì morto, et altri feriti erano portati su le sbarre. Et questo non voglio restar de scriver, che per le hosterie in questa fuga Franzesi andava scrivando con carbon: Havem più perdù che guadagnà, et la fin farà li conti.
Et a dì 14 Luio venne lettere in questa terra di 12, a hore 13, di campo, date in castel San Zuane, mia 24 di là de Firenzuola, come l'exercito Franzese andava con veloce camino, et intendevano esser lontano dal nostro campo mia 22, et che za si poteva dir esser in loco securo; tamen nostri frequentavano di andarli driedo, et che lo Conte di Caiazo lo havia zonto, et per bona via erano certificati andava parlando con quelli Signori per strata, et che quando andò driedo, andò più presto per confortar quei populi di Piasenza et Piasentina che per offender Franzesi, perchè etiam non harebbe potuto farli nulla; et che Franzesi haviano vittuarie di ogni banda, et che sì da la banda di sora havesseno voluto Milanesi far el so dover, zoè di taiar strade presto con guastadori, et altre provisione in ostarli, non passeno si presto, nostri li harebbono azonto, et che il sig. Fracasso con li cavalli lezieri et elemani erano in Tortona, et che intendevano el Vescovo di Tortona havia reduti molti paesani per mandarli a certi passi; tamen li mandò più presto per deffension dil Tortonese che per offender Franzesi; et che i nemici facevano il camin da corieri, non fazando dispiacer ad alcuno, e andavano a la soa via.
In questo interim, ritornando el Re in Aste, vedendo non haver più el conte de Petigliano, et che il sig. gentil Virgilio Orsini andava con lui di malavoia, unde li dette licentia et cussì ditto signor con zerca... cavalli andò in un castello dil Duca de Milan. Et inteso questo per la Signoria, fo scritto a li Provedadori di campo dovesseno mandar per lui, et farlo venir in campo, et far inquisitione diligente di la condition dil Re et de Franzesi, et cussì ancora dal Conte di Petigliano, el qual havia habuto ducati 1000 in dono et cavalcava con l'exercito, operandose in ogni cossa come havesse habuto nostro soldo, qual l'have dapoi, come scriverò più avanti. Et per lettere di campo poi se intese, date a Vogara a dì 13 Luio, che ditto campo franzese era reduto in loco securo di là di Tortona mia cinque, et prendeva el camino per Piamonte, per lettere di la Marchexana di Monferà, et che più non speravano di zonzerlo. Item che, passando el Re di fuora via di Tortona, mandò uno araldo al sig. Fracasso di San Severino, era lì in Tortona, li mandasse vittuarie et renfrescamenti, et che Fracasso li andò a parlar, et li fece portar vittuarie et quello rechieseno, et che li havia ditto a Soa Majestà la caxon di questa guerra; et che lui era col Duca di Orliens, li tenisse la soa terra di Novara, et che 'l Re li rispose voleva esser bon amico di esso Duca, benchè fusse seguito quello era seguito, et havesse fatto liga, et che di le cosse di Novara lui voleva esser zudexe di le differentie tra il Duca di Orliens et esso Duca de Milan, che ditto Fracasso rispose: Sacra Majestà, bisogna li sia reso una volta Novara et Pontremolo li e sta brusato. Et el Re disse: Di Novara spero conzerò tutto, et li donò uno cavallo. Poi seguite el suo camino verso Aste. Queste parole Fracasso scrisse a Milan seguite, ma la verità Deus novit. Sì che in 7 zorni el Re de Franza fece 80 mia, et cussì si redusse in loco securo. Ma voglio pur scriver come a dì 15 Luio da matina, uno savogim mercadante, venuto in questa terra, disse a la Signoria come per camino si havea scontrà nel campo dil Re, dove si mormorava di Soa Majestà, et che molti credevano fusse morto in battaia; et nostri pur stevano con qualche sospetto; ma zonto poi la nova che 'l sig. Fracasso li havia parlato, tutti fonno chiari esso Re esser vivo, licet nel principio quelli havea inzegno et pratica di le cosse sempre cussì judicò, et io sempre fui de opinione el Re fusse vivo come era.
Cosse seguite nel Campo di Novara.
Nel campo di Novara in questo mezo a dì 11 Luio la mattina per tempo si levò di la villa di Perna dove era alozato, et venne ad alozar mia do de qua de Novara in una villa chiamata Minona verso Verzei, dove arivono a hore 23; et questo per haver convenuto far una volta longa, per causa di le strade era rotte per le gran pioze erano state. Et in ditto loco el campo se puose, et tolse la via di le vittuarie venivano di Aste et Verzei. Adoncha comenzono a sediar Novara, la qual è terra situada in campagna, distante da la montagna mia X, ha quattro bellissime strade: la prima va verso Milan, passa el fiume Tesino; l'altra va verso Vegevane; la terza va verso Aste, convien passar Po a Verzei terra dil Duca de Savoia; la quarta verso il monte, dove si va a la volta di Elemagna; et ditta terra è circondata di campagne bellissime et acque in abondantia; et questo basti, per haver di questa assà scritto di sopra. Et a dì 13 da poi una Bernardo Contarini montò a cavallo con 70 Stratioti, andando a piacer verso Franzesi, et trovono 6 cavalli di loro, et quelli prese; et come scrisse in questa terra, li cavalli et panni non valeva 4 ducati per uno; unde fonno spogliati, tolti li cavalli, e lassati andar. Et a dì 15 cavalcò esso Provedador con 300 cavalli de Stratioti, et la mazor parte andono fino ne li borgi di la terra, e snudò certe case, tolto li letti, et niuno Franzese venne fuora a la difesa. Et in questo zorno a hore 16 ivi arivò 14 Stratioti, et quelli sotto Piero Duodo, i quali non sapevano dove si andasse, et stete con li altri. Et è da saper che el nostro campo che seguiva el Re, visto non poter far nulla, a compiacenza dil Duca de Milan passò Po et venne a conzonzersi con questi a l'impresa preditta, come scriverò il tutto al luoco suo. Et adoncha, aproximatosi ditto campo mia 14, però che a dì... Luio zonze, a dì 16 ditto da mattina venne el conte de Petigliano avanti nel campo duchesco, et insieme con el sig. Galeazo, capetanio Bernardo Contarini, et altri conduttieri andono a veder uno alozamento distante mia uno, dove era el campo preditto duchesco, et questo per alozar el nostro exercito, era atraverso le montagne sopra la strada andava a Novara comodo assà de acque, pradi et strami; et visto diligentemente esso Conte ogni cossa, tornono a disnar; et poi le scolte fece intender come i nemici erano ussiti fuora, 100 homeni d'arme, 600 arzieri a cavallo et 200 elemani a piedi. Unde el capetanio sig. Galeazo subito mandò tanta zente contra de ditti inimici, et ancora Bernardo Contarini armato montò a cavallo con tutti li Stratioti, et fece 3 squadre di Stratioti, in modo di una ala, et fece tutti zurasse voler morir per honor di la Signoria, lui era ne le squadre di mezo; ed andavano cridando: Marco! Marco! San Zorzi! San Zorzi! Et esso Provedador vedendo li nemici in ordine de battaia, non obstante questo fo el capetanio, comenzò a dimostrar de investir: et cussì tutte tre le squadre de Stratioti deteno dentro in uno istante, et nemici si messeno in fuga; li pedoni se tirò a le sbarre per esser vicini al borgo, fo discavalcati 26 homeni d'arme, morti de questi 10, et 12 fonno recuperati per li loro pedoni, ma ben morti li cavalli, et fo fatto presoni 4, tamen feriti a morte, et di pedoni et arzieri molti ne fonno feriti. Et questa vittoria fo senza aiuto de zente d'arme nè de cavalli lezieri nè balestrieri, però che nunquam niun homo d'arme fin qui a Novara havia visto Franzese per la ciera in campagna, se non li presoni erano menati in campo. Adoncha tutto l'honor era de Stratioti, i quali venivano adorati in ditto campo. Et in ditto campo et in questa baruffa fo ferito do Stratioti et uno cavallo; et per questo Bernardo Contarini comenzò a venir, et merito, in gran fama apud Venetos, et la Signoria li scriveva lettere laudandolo summamente. Et a ciò il tutto se intenda, qui sotto sarà scritto uno summario di quello fece Stratioti lì in campo, dal tempo zonseno fino che venne il nostro exercito lì a Novara, et prima.