Che missier Tuzo et Aloisio de San Nazaro stiano a la cura de cariazi, et per camino provedino che si vadi con l'hordine statuito, drizando simelmente le artilarie al loco suo.
Che Zuliano de Cotignola habi cura continuata de li guastadori, et de far far le spianate, tante nel cavalcar come ne li alozamenti et dove bisognasse.
Item, che ancora che li ditti marascalchi siano deputati a la factione partitamente, come di sopra, si debbano però in tutte le altre cosse varie et operare et atendere insieme, et ad ogni volta che chiunque di loro si trovano uniti possano dar sententia et determinare ogni cossa di qual sorta si voglia, pertinente a l'oficio suo.
Exemplum cuiusdam literae Alexandri Benedicti Veronensis, physici in castris.
In castrorum tumultu sumus, tumultuarias accipies literas meas, passus.... prope Novariam sumus, geminaque castra locata sunt, in quibus XL. ta milia hominum firmata sunt. Novarienses auxilia a rege expectant; ille Aste fixit castra; tormenta maxima huc mittuntur pro.... oppugnatione, circa Urbem.... non constituunt: in dies res protrahitur, magna Venetorum impensa. At Ludovicus Mediolani Dux consulto id facit; qui capta urbe, Venetos domum reverti dubitat, Gallorumque regem redditurum. De Venetis militibus hic pauca subjungam.
Petrus Duodus, militum levis armaturae Dux, magna potitus est.... V. m aureorum, nequiter inter stratiotas divisa. Aloysius Valaressus acriter pugnavit, ab omnibus laudatur, sine praeda est totus miles... Grittius in agmine erat juxta castra, cui pugnare non contigit. In commentariis historiam redegimus, quam expectabis. Vale. Ex castris venetis et sociorum, die 22 Julii 1495.
Non voglio restar da scriver come fo divulgato, che 'l Re de Franza, essendo za securatosi et fugito, ut ita dicam, de Italia, a quelli soi che nel fatto d'arme ben se portò a Gierola da poi a chi donò 1000 scudi, a chi 500, a chi possessione, a chi gratie. Et come fo ditto, el fiol dil Duca de Ferrara, don Ferante era con lui, li concesse privilegio de Duca de Melfi. Et è da saper che ditto Duca de Ferrara advisò esso Re, essendo per discender li monti al Taro, de 3 cosse, le qual fo causa che ditto Re si apizasse con le zente nostre et venisse di longo a passar: primo che la Signoria nostra non havia tante zente come era la fama, et, si ben fusse, non sariano preste; secondo, che Italiani haveano poco animo, et non poriano resister a le forze de Franzesi; tertio, che nostri in campo non haviano libertà de investir nè apizarse, et che questa era l'opinione di la Signoria; di le qual cosse tutte andò fallite.
Ancora voglio scriver, come partito el nostro exercito da Gierola, in campo fo amazà Lorenzo Avogaro, zentihomo nostro et cittadino di Brexa, era lì in campo franzese, et venuto nel nostro per adatar el conte de Petigliano, et fo incolpò di.... et vero. Lo amazò do fratelli, videlicet Hannibal et Zuan Antonio Del Denedo.
A dì 19 Luio zonse lettere di Roma, a dì 16, come el Pontifice era molto alegro di la gran vittoria havia inteso esser stata, benchè molti scrivesse in Corte al contrario, maxime Fiorentini, come ho ditto; et che di le cosse successe a Napoli, esso orator nostro non havia alcuna cossa, ma ben havia mandà tre messi, parte per mar et parte per terra a Napoli, con lettere a Lunardo di Anselmi et ad altri, per inquerir alcuna nuova; tamen ancor non erano tornati. Et che 'l cardinal Orsini li havia mostrato lettere, et etiam a la Santità del Pontifice, come mons. di Belcher era intrato con li altri in Castelnuovo, sì che non fu vero che Ferandino l'havesse ne le mano, come fo ditto; et che sperava di brieve Ferandino haria li castelli. Item, che 'l signor Prospero Colonna era andato a Napoli per veder de assestar le cosse, et voleva esser in amicitia con Ferandino preditto, el qual se ritrovava in Napoli in Castel de Capuana, et che se divulgava voleva mandar tre ambassadori, uno al Pontifice, l'altro a questa Signoria, et el terzo a Milan; et che molti lochi dil Reame voluntarie erano venuti sotto soa Majestà et caxa di Ragona, non però le terre grosse. Et quei de San Zermano, volendo per suo Re esso Ferando et non più el Re de Franza, li habitanti si erano levati in arme et pigliato el capetanio era lì a quel passo, franzese, et quello fece squartar in obrobrio de Franzesi et exaltation di Aragonesi; et che fino do zorni a la più longa ritorneria li messi mandati a Napoli, per li qual copiose l'ambassador nostro preditto sarà advisato dil tutto. Item, che 'l reverendissimo Cardinal de Medici era tornato in Roma, et dimostrava non voler cussì questa rotta, tamen Romani la credevano. Et poi a dì 24 ditto zonse altre lettere pur di Roma, date a dì 20, per le qual la Signoria fo advisata di molte cosse di Napoli; tamen che ancora non havia hauto risposta di sue lettere. Ritornati li tre messi mandati qui, vehementer se meravigliava, ma che havia hauto una lettera di 14 dil Ferandino, data in Castel de Capuana, drizata a esso Hyeronimo Zorzi, orator nostro, per la qual li advisava Soa Majestà come havia reabuto pacifice quasi tutta la Puia, tranne Barletta et Manferdonia, nominando fra le altre città. Item, Terra di Lavoro, Salerno et S. Severino in la Calavria, et altri luogi; et che ogni zorno veniva syndici de diverse terre a darse et ritornar sotto di lui, zurandoli di novo homazo, et che sperava di brieve haver el Castelnuovo, nel qual era mons. di Mompensier et el Principe di Salerno con altri, et che ditto castello bombardava la terra, facendo molti danni. Si ralegrava di la vittoria habuta la nostra Signoria contra el Re de Franza. Et come da poi per altre lettere se intese, in Napoli fece gran feste de fuoghi per la terra per tutte le strade, li qual durava tutta la notte, tamen quelli de li Castelli non sapevano la causa di questi fuogi, et credeva facesseno per esser ritornato il loro primo Re. Et tal rota a Napoli se intese a dì 2; ergo in cinque zorni l'ebbeno, che fo molto veloce et prestissimo; et la copia di ditta lettera mandò a la Signoria. Et ancora el so ambassador andò a la Signoria con grande alegrezza, et a molti patricii mostrava una poliza, diceva haver habuta dal suo Re don Ferando, de li lochi et terre reaquistate; la qual sarà qui sotto notada. Et esso Re medemo scrisse una lettera in questa terra, data in Castel di Capuana, a dì.... de l'istante, dagando al Principe dil Padre colentissimo, ringratiando molto la Ill. ma Signoria, però che, mediante quella, era ritornato nel Stato, et sperava haver li castelli, et recuperar tutto el Regno perso; et notificò el modo era intrato. La qual lettera era in carta pergamina, bollata tamen di cera; et il suo orator la presentò: la qual qui sarà notada, et fo letta in consejo de Pregadi a dì 25 Luio con grande piacer de tutti.